L’impatto ambientale dei bicchieri monouso perché scegliere quelli di carta

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La sostenibilità ambientale è tema al centro del dibattito internazionale, oggi più che mai una priorità per tutti.

Tra i numerosi oggetti del nostro quotidiano che generano un significativo impatto ecologico, i bicchieri monouso hanno un ruolo di un certo peso.

È stato calcolato infatti che solo in Italia si utilizzano circa 3-4 miliardi di bicchieri di plastica monouso ogni anno, che generano approssimativamente: 150.000 tonnellate di rifiuti.

L’emergenza dei rifiuti da bicchieri monouso

Come accennato, i bicchieri monouso sono una delle principali fonti di inquinamento ambientale. Ogni anno, milioni di bicchieri vengono utilizzati e immediatamente dismessi, generando un impatto devastante sugli ecosistemi.

La maggior parte di questi prodotti (generalmente realizzati in plastica, polistirolo o materiali non biodegradabili) richiedono centinaia di anni per decomporsi, contribuendo all’accumulo di rifiuti nei nostri mari, fiumi e discariche.

È facile intuire si tratti di un problema oggi non rimandabile, una priorità per tutti prima ancora che una nostra responsabilità nei confronti delle generazioni future.

Confronto tra materiali: plastica vs carta

  • Plastica: i bicchieri in plastica sono particolarmente dannosi. Ottenuti da prodotti derivati dal petrolio, non sono biodegradabili e rilasciano microplastiche nell’ambiente. Un singolo bicchiere in plastica può impiegare fino a 450 anni per decomporsi, provocando danni irreversibili agli habitat naturali e alla fauna selvatica.
  • Bicchieri di carta: i bicchieri di carta sono una soluzione decisamente più ecologica. Realizzati partendo da materiali rinnovabili e parzialmente riciclabili, hanno un impatto ambientale significativamente inferiore. Inoltre, le produzioni moderne utilizzano carta proveniente da foreste gestite responsabilmente, garantendo un ciclo produttivo più sostenibile.

Il ciclo di vita dei bicchieri di carta

Il processo produttivo dei bicchieri di carta è dunque più sostenibile rispetto quello relativo ad altri materiali.

Le moderne industrie del settore adottano pratiche di gestione forestale responsabile, facendo in modo che per ogni albero abbattuto ne vengano piantati altri.

Inoltre, la carta può essere riciclata più volte, riducendo così il consumo di risorse naturali.

Riciclo e smaltimento: le best practices

Per massimizzare la sostenibilità dei bicchieri di carta, è fondamentale da parte di tutti seguire corrette pratiche di smaltimento, chiaramente ciò coinvolge anche i cittadini.

 La raccolta differenziata, la selezione accurata e il conferimento negli appositi contenitori sono passaggi molto importanti per permettere il riciclo efficace di questi prodotti.

Innovazioni tecnologiche nel settore dei bicchieri monouso

Il mercato sta lavorando a soluzioni sempre più innovative.

Alcuni produttori stanno sperimentando rivestimenti biodegradabili, materiali completamente compostabili e processi produttivi a basso impatto ambientale, dimostrando in che modo l’industria di settore sia sempre più orientata verso la sostenibilità ambientale.

Scelte consapevoli: il ruolo del consumatore

Il consumatore ha un ruolo chiave nella riduzione dell’impatto ambientale.

Effettuare scelte consapevoli è più semplice di quanto si pensi: basta imparare ad acquistare in modo intelligente e informato, privilegiando prodotti sostenibili e adatti al contesto specifico.

I bicchieri di carta possono essere utilizzati tranquillamente in molteplici contesti, sostituendo efficacemente quelli in plastica:

  1. Distributori automatici di bevande
  2. Uffici e spazi di coworking
  3. Mense aziendali e scolastiche
  4. Catering ed eventi
  5. Bar e punti ristoro temporanei
  6. Congressi e conferenze
  7. Sagre e manifestazioni pubbliche
  8. Ospedali e strutture sanitarie
  9. Cineforum e sale d’attesa
  10. Bicchieri caffè carta per il consumo a casa

Dunque scegliere bicchieri di carta, preferire prodotti certificati, ridurre il consumo di monouso e prediligere alternative riutilizzabili sono azioni concrete che consentono di proteggere l’ecosistema.

In breve

I bicchieri monouso di carta sono un’importante evoluzione verso pratiche più sostenibili.

Per mezzo di scelte consapevoli e soprattutto responsabilità individuale, possiamo contribuire concretamente alla salvaguardia del nostro pianeta.

Quando è il caso di ricorrere alla rinoplastica?

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La rinoplastica è un intervento chirurgico il cui scopo è quello di ritoccare o modificare la forma del naso.

Molte persone considerano di ricorrere a questo tipo di intervento per ragioni prinicpalmente estetiche, ma è importante capire quando sia effettivamente necessario o consigliabile sottoporsi a un’operazione di questo tipo.

Questo è proprio quel che cercheremo di capire di seguito, ed andremo per questo ad approfondire le diverse situazioni in cui la rinoplastica potrebbe essere effettivamente una soluzione da considerare, analizzando ogni aspetto utile a scioglere il dubbio.

Problemi respiratori cronici

Uno dei motivi principali per cui si può pensare di ricorrere alla rinoplastica è la presenza di problemi respiratori cronici.

In alcuni casi, la struttura interna del naso può ostacolare il normale flusso d’aria, causando difficoltà respiratorie persistenti.

Condizioni come la deviazione del setto nasale o l’ipertrofia dei turbinati possono rendere necessario un intervento chirurgico per migliorare la respirazione.

Deformità congenite o traumatiche

Le deformità nasali congenite, presenti dalla nascita, o quelle derivanti da traumi, possono essere ragioni valide per considerare la rinoplastica.

Queste alterazioni possono influire non solo sull’aspetto estetico, ma anche sulla funzionalità del naso.

In tali casi, l’intervento chirurgico può correggere sia la forma esterna che la struttura interna, migliorando contemporaneamente l’estetica e la respirazione.

Insoddisfazione estetica significativa

L’aspetto del naso può avere un impatto considerevole sull’autostima e sulla percezione di sé.

Quando l’insoddisfazione per la forma o le dimensioni del proprio naso è tale da influenzare negativamente la qualità della vita e il benessere psicologico della persona, la rinoplastica potrebbe essere una soluzione da valutare.

È importante che questa decisione sia ponderata e non dettata da pressioni esterne o standard di bellezza irrealistici.

Asimmetrie evidenti

Le asimmetrie nasali evidenti, sia congenite che acquisite, possono essere corrette mediante la rinoplastica.

Queste asimmetrie possono essere di vario tipo come una punta del naso deviata, narici di dimensioni diverse o un profilo irregolare.

In questi casi, l’intervento chirurgico può fare in modo da restituire una migliore armonia e simmetria del viso.

Per valutare il proprio caso è possibile richiedere una consulenza al Dott. Domenico Palomba, chirurgo estetico a Napoli specializzato in rinoplastica.

Età e sviluppo facciale completato

La decisione di sottoporsi a una rinoplastica dovrebbe essere presa solo quando lo sviluppo facciale è completato.

Generalmente, questo avviene intorno ai 16-18 anni per le ragazze e ai 17-19 anni per i ragazzi.

Intervenire prima che la crescita sia terminata potrebbe portare a risultati non ottimali o richiedere ulteriori correzioni in futuro.

È quindi consigliabile attendere il completamento dello sviluppo prima di considerare l’intervento.

Valutazione psicologica e aspettative realistiche

Prima di procedere con un intervento di rinoplastica, è importante sottoporsi a una valutazione psicologica e avere aspettative realistiche riguardo ai risultati dell’intervento.

Un chirurgo etico parlerà approfonditamente con il paziente per tutto quel che riguarda le sue ragioni e aspettative, assicurandosi che la decisione di sottoporsi all’operazione sia presa in modo consapevole e per le giuste ragioni.

È importante comprendere che la rinoplastica può migliorare l’aspetto del naso, ma non può garantire la perfezione assoluta o risolvere problemi personali non correlati all’aspetto fisico (vedi insicurezza e non accettazione di sé).

In sintesi, la decisione di ricorrere alla rinoplastica dovrebbe essere presa dopo un’attenta valutazione di fattori medici, estetici e psicologici.

È bene per questo consultare un chirurgo plastico qualificato che possa offrire una valutazione professionale e approfondire in dettaglio i potenziali benefici e rischi legati all’intervento.

La rinoplastica può offrire dunque significativi miglioramenti sia funzionali che estetici, ma è importante approcciarsi a questa soluzione con consapevolezza e aspettative realistiche.

Piscine Jacuzzi da esterno: il Lusso di una SPA nel tuo giardino

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Se stai cercando un modo per rilassarti e goderti il lusso di un profondo benessere nel verde del tuo giardino, le piscine Jacuzzi da esterno potrebbero essere la soluzione ideale per te.

Grazie all’azione combinata di acqua calda egetti massaggianti infatti, le Jacuzzi da esterno offrono un’esperienza piacevole senza doversi recare in un centro benessere.

Perché scegliere una piscina Jacuzzi da esterno?

Una piscina Jacuzzi da esterno offre numerosi vantaggi rispetto al recarsi in una SPA tradizionale o centro benessere.

Innanzitutto è estremamente comoda, poiché puoi usarla in qualsiasi momento senza dover prenotare un appuntamento.

Inoltre, le Jacuzzi da esterno sono progettate per resistere alle intemperie, il che significa che puoi goderti la tua oasi di benessere all’aperto tutto l’anno, indipendentemente dal clima.

Oltre a questo, considera le piscine da esterno sono anche un’ottimo elemento visivo da inserire nel tuo giardino, dato che aggiungono un tocco di eleganza e di lusso.

Le caratteristiche delle piscine Jacuzzi da esterno

Questa vasche con idromassaggio sono disponibili in una vasta gamma di dimensioni e stili, che ti permettono di scegliere quella che meglio si adatta allo stile della tua abitazione o necessità di spazio.

Prima di accennare alle caratteristiche, diciamo che ti farà piacere sapere che questi elemetni offrono anche la possibilità di poter scegliere tra tanti optional,  tra questi luci a LED, cascate e getti personalizzabili, che puoi utilizzare per creare l’esperienza di una SPA perfetta e su misura per te.

Dimensioni:le piscine Jacuzzi da esterno sono disponibili in varie dimensioni, a partire dalle piscine per due persone, fino alle piscine più grandi che possono ospitare fino a sette persone o quelle con tre lounges. Quindi, se vuoi un’esperienza più intima o se preferisci invitare amici e familiaria fare il bagno con te, c’è sempre una Jacuzzi da esterno che può soddisfare le tue esigenze.

Materiali: le Jacuzzi da esterno sono realizzate con materiali di alta qualità, che resistono alle intemperie e all’usura. Ad esempio, molte di queste sono realizzate con materiali quali vetroresina, acrilico, PVC o legno, che garantiscono resistenza alle macchie e facilità di pulizia. Inoltre, molte piscine Jacuzzi da esterno sono anche dotate di una copertura isotermica.

Getti massaggianti: una delle principali fonti di benessere delle piscine Jacuzzi da esterno sono i classici getti massaggianti, che ti offrono un’esperienza pari a quella di una SPA. I getti possono essere personalizzati per soddisfare le tue esigenze specifiche, ovvero il poter concentrare il massaggio sulle aree in cui ne hai maggiormente bisogno. Inoltre, molte piscine Jacuzzi da esterno offrono anche la possibilità di sfruttare l’aromaterapia con oli essenziali, per un benessere ancora più intenso.

Luci a LED: le luci a LED sono una tipica caratteristica aggiuntiva delle moderne vasche Jacuzzi con idromassaggio. Esse possono essere utilizzate per illuminare l’acqua, creando un’atmosfera rilassante e romantica anche quando la minipiscina non è in uso. Inoltre, alcuni modelli offrono anche la possibilità di usufruire delle luci a LED colorate, che puoi utilizzare per creare un’esperienza ancora più piacevole.

Cascate: le cascate sono un interessante optional per le minipiscine da esterno, soprattutto per quanti necessitano del massaggio piacevole che la forza dell’acqua è in grado di esercitare, ad esempio nella zona della cervicale. Le cascate possono essere utilizzate anche semplicemente per creare un’atmosfera pacifica e tranquilla, che ti aiuta a rilassarti e a liberarti dallo stress.

Come scegliere la Jacuzzi da esterno perfetta per te

Quando si sceglie una Jacuzzi da esterno, ci sono diverse cose da considerare per un acquisto ponderato. Innanzitutto, devi decidere quale dimensione si adatti meglio alle tue esigenze in base agli spazi disponibili.

Inoltre, dovresti pensare ben all’esatta ubicazione della piscina nel tuo giardino, considerando che potresti avvertire il bisogno di una certa privacy: meglio posizionarla dunque dove sguardi indiscreti non possano arrivare.

Conclusioni

Le piscine Jacuzzi da esterno sono l’ideale se stai cercando una soluzione comoda e lussuosa per goderti il benessere direttamente in casa tua.

Con la loro combinazione di acqua calda e getti massaggianti infatti, unite ad un design elegante e le caratteristiche luci a LED che le contraddistinguono, ti offrono un’esperienza di benessere completa all’aperto.

Come proteggere dai ladri un appartamento che si trova al piano terra

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Quello dei furti in casa è un problema particolarmente sentito in tutta Italia, indistintamente da Nord a Sud, e che sicuramente si è acuito a seguito della recente pandemia.

Secondo recenti statistiche fornite direttamente da fonti ministeriali infatti, nel corso degli ultimi sei mesi gli episodi di furti in casa sono aumentati del 5,4%.

Si tratta di dati che certamente fanno riflettere e che inducono ad individuare una soluzione che possa arginare il problema.

Bisogna considerare infatti che, oltre il valore economico ed affettivo di ciò che si potrebbe perdere subendo una rapina in casa, ci possono essere anche dei risvolti poco piacevoli per quel che riguarda la serenità e l’incolumità delle persone che potenzialmente potrebbero trovarsi in casa durante un tentativo di furto.

Le soluzioni di sicurezza per un appartamento al piano terra

Ciò è vero soprattutto per le abitazioni che si trovano al piano terreno o comunque ai piani bassi, dato che queste sono maggiormente soggette a tentativi di effrazione in quanto sono più facili da raggiungere.

Per questo motivo, le soluzioni da adottare per mettere in sicurezza ad esempio un appartamento che si trova al piano terra sono differenti da quelle di una abitazione che si trova ai piani più alti.

La porta

Certamente, la prima cosa da considerare per la sicurezza di un appartamento che si trova al piano terra è la protezione della porta d’ingresso.

Sicuramente, va bene scegliere una buona porta corazzata di quelle con il cilindro europeo, le quali sono particolarmente resistenti ed offrono una buonissima protezione.

Per una sicurezza maggiore, è possibile pensare anche a delle inferriate apribili. Le inferriate sono realizzate in acciaio e rappresentano una barriera veramente difficile da superare, sicuramente un ostacolo che richiede molto tempo anche per un semplice tentativo di attacco che già di per sé è sufficiente a indurre eventuali malintenzionati a distogliere le proprie attenzioni dall’appartamento che ne è fornito.

All’occorrenza, le inferriate possono essere aperte per consentire l’ingresso e l’uscita delle persone. Tra l’altro oggi in commercio tantissimi tipi di inferriate, per cui non ci si deve preoccupare di quello che potrebbe essere il risultato estetico finale.

Certamente infatti, sarà disponibile un modello che ben si adatta alle caratteristiche del luogo e dunque perfettamente in grado di calarsi nel contesto architettonico in cui viene inserito.

Le finestre

Un altro dei punti cosiddetti “deboli” delle abitazioni che si trovano al piano terra, o comunque ai piani bassi, sono le finestre.

Le finestre consentono agevolmente ad una persona di poter entrare in un appartamento dall’esterno, ed il semplice vetro o la serranda chiusa non sono di certo dei deterrenti per i malintenzionati.

Per questo motivo anche le finestre vanno messe in sicurezza.

Uno dei metodi più efficaci, o forse il più efficace in assoluto, sono sicuramente le grate di sicurezza.

Le grate Infatti rappresentano una barriera assolutamente invalicabile e dunque solida che consente, ad esempio anche in Estate, di poter lasciare le finestre aperte per far entrare la frescura notturna.

Certamente un vantaggio non da poco.

Il perimetro

Nel caso di abitazione che presenta un giardino, cortile o comunque uno spazio esterno, è sicuramente utile adottare un sistema in grado di rilevare la presenza di qualcuno prima ancora che possa avvicinarsi alla casa.

Esistono Infatti specifici impianti con sensori perimetrali in grado di percepire se qualcuno accede all’aria che circonda la casa nel momento in cui il sistema è attivato.

In quel caso si avvia automaticamente un allarme sonoro che consente di sapere immediatamente della presenza di estranei in giardino e che comunque il più delle volte è sufficiente a mettere in fuga i malintenzionati.

I segreti per un salone da parrucchiere con arredamento moderno e accattivante

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Avviare un nuovo salone da parrucchiere è certamente una sfida che riguarda diversi aspetti, pratici ed economici.

A queste si aggiungono inevitabilmente determinate esigenze dal punto di vista del design. Le sembianze di un salone da parrucchiere infatti, non rappresentano un aspetto marginale ma al contrario una componente essenziale del successo dello stesso.

L’aspetto estetico infatti contribuisce a rendere un determinato salone da preferire rispetto agli altri, dato che la percezione di raffinatezza e qualità nella mente dei clienti diventa motivo sufficiente per determinare se continuare a visitare quel determinato esercizio commerciale o meno.

Ecco dunque i motivi per i quali bisogna studiare tutte le possibili soluzioni per poter ottenere un design che sia effettivamente moderno, accattivante e che possa dunque rappresentare un valore aggiunto per una attività commerciale.

Quanto segue vale sia nel caso in cui tu stia avviando un nuovo salone da parrucchiere che abbia deciso di effettuare un restyling di quello esistente.

L’analisi degli spazi

Progettare gli arredi in funzione degli spazi a disposizione è un passo importantissimo. Scegliere degli arredi solo perché ci piacciono, senza tenere conto del modo in cui occuperanno volume all’interno dei locali, sarebbe Infatti un errore non da poco.

Consideriamo invece gli arredi prima di tutto in funzione dello spazio che occuperanno e delle persone che necessariamente si muoveranno all’interno del locale. Chiaramente, tutto deve essere funzionale e rendere più facile il lavoro.

Preferiamo dunque mobili che ci consentano di conservare tutti gli strumenti e gli accessori che adoperiamo quotidianamente per lavorare e che permettano di poterli prendere e riporre velocemente.

Per quel che riguarda le poltrone dei clienti, queste devono essere il più possibile comode e accessoriate, facendo così in modo che la sala d’aspetto risulti essere estremamente confortevole.

La zona shampoo

Quello dello shampoo è un momento di particolare benessere e relax. Qui clienti vogliono un po’ sentirsi come in una Spa. Per questo è bene mettere ogni persona a proprio agio sfruttando per questo apposite sedute ergonomiche che consentano anche di distendere le gambe.

Parliamo dunque di postazioni per lo shampoo assolutamente moderne accattivanti dal punto di vista estetico.

La zona taglio e piega

Qui è dove avviene la magia e soprattutto dove si trascorre la maggior parte del tempo all’interno del locale. È questo il momento in cui bisogna far avvertire le nostre coccole al cliente e fare in modo che decida di tornare ancora da noi.

Questo è il luogo giusto per stupire e affascinare il cliente, per cui facciamo bene a circondarlo di elementi d’arredo e forniture per parrucchieri che lasciano il segno.

Pensiamo ad esempio a delle bellissime poltrone che possano essere facilmente regolate in altezza, le cui imbottiture rendano la seduta particolarmente comoda e perché no, un contorno di luci diffuse e grandi specchi che consentano di visionare momento per momento la regolazione del taglio.

Possiamo approfittarne per inserire qui alcuni espositori con prodotti che andremo in seguito a proporre al cliente.

La zona cassa

Questa è soltanto una zona di passaggio, ma ciò non significa che non debba essere allestita adeguatamente.

Potresti posizionare la cassa su un bel bancone e riporre qui dei piccoli espositori con all’interno dei prodotti che i clienti potrebbero decidere di acquistare.

Questa è la zona adatta in cui inserire qualche piccola pianta grassa o vasi con fiori, l’ideale per una zona di passaggio.

Conclusione

Come hai visto, creare un arredamento moderno e accattivante per un salone da parrucchiere non è difficile.

Ci sono certamente alcune cose a cui prestare attenzione, ma in fin dei conti la cosa più importante di cui hai bisogno è la tua creatività ed un po’ di buon gusto.

IWM | Dispenser d’acqua per il tuo ufficio

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Bere il giusto quantitativo d’acqua è molto importante per garantire al corpo il livello di idratazione ottimale, che è fondamentale per il benessere dell’intero organismo ma non solo. È stato scientificamente dimostrato infatti, che una corretta idratazione riesce a far sì che la persona mantenga un livello di attenzione e concentrazione più alto, il che è molto importante per gli studenti ma soprattutto per quanti lavorano. Ecco il motivo per il quale sono sempre più gli uffici e le grandi aziende che decidono di offrire ai propri dipendenti la possibilità di bere così da potersi dissetare liberamente nel corso della giornata. Solitamente, la soluzione fino a qualche tempo fa più adottata era quella di ricorrere ai classici boccioni distributori d’acqua, ma questi presentano alcuni svantaggi da tenere in considerazione.

Il primo è legato alla qualità dell’acqua, che non è paragonabile a quella del rubinetto. Inoltre, l’acqua dei boccioni ha un costo al litro decisamente più elevato, e comporta notevoli problematiche per quel che riguarda lo stoccaggio ed il trasporto fino al piano in cui si desidera metterli in funzione. Oggi esiste finalmente l’alternativa più comoda e di qualità, per consentire a tutti di offrire ai propri dipendenti la possibilità di poter bere liberamente con dei costi più accessibili ed una logistica più semplice. La soluzione pratica ed efficace è rappresentata dai dispenser d’acqua per uso in ufficio descritti sul sito web https://aziende.iwmceasa.it dell’azienda IWM, i quali consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete idrica e la trattano eliminando ogni impurità, migliorandone il sapore e rendendola assolutamente equilibrata. Inoltre, l’acqua del rubinetto è notoriamente più economica rispetto quella dei boccioni, il che consente di avere nel luogo periodo un notevole risparmio considerando la grande quantità di acqua che ogni giorno viene mediamente consumata all’interno di un ufficio. IWM si occuperà anche della manutenzione periodica dell’impianto, liberando così i gestori da questo tipo di incombenza, che oltre ad essere conveniente è anche facile da usare.

Libri: i canali online aiutano a scoprire e acquistare nuovi titoli

Secondo i lettori italiani i negozi online in Italia e all’estero avvicinano la lettura, soprattutto coloro che vivono in aree con poche librerie.
All’estero, tre quarti degli acquirenti di libri in italiano (71,8%) acquista online, mentre in Italia uno su due legge di più grazie all’e-commerce e il 65% degli acquirenti offline consulta almeno una fonte online (70%all’estero).

Per chi vive in aree con difficile accesso alle librerie fisiche, pari al 26% della popolazione italiana, i motori di ricerca risultano il canale più utilizzato per scoprire nuovi titoli (37,2%), seguito da consigli di amici e conoscenti, vetrine dei punti vendita, contenuti sui social e siti di e-cmmerce.
Sono alcuni risultati del NetRetail Books relativo al 2024 realizzato da Netcomm.

Un ruolo complementare alle librerie

Il 56,3% del campione, che rappresenta 24,9 milioni di individui, acquista almeno un libro in negozio online o offline. Di questi, più della metà, il 57%, compra sia online sia offline, con solo il 20,6% e il 20,3% che acquista esclusivamente online e offline.

Anche per i lettori che acquistano solo in negozi fisici, i canali online rappresentano un punto di riferimento importante per la scelta del libro, svolgendo un ruolo complementare e di supporto alle librerie.
Il 65% di questa categoria, prima dell’acquisto in libreria, consulta almeno una fonte online, in particolare, motori di ricerca (24,7%), recensioni su social e blog (19,3%), i siti di e-commerce (12,9%).

L’evidenza è percepita con il crescere dell’età

Circa 8 lettori su 10 concordano sul fatto che i negozi online avvicinano la lettura alle persone che vivono in aree con poche librerie. Si tratta di un’opinione più diffusa col crescere dell’età. Questo dato tocca infatti percentuali superiori all’85% tra i lettori over55 e dell’87,5% over64.

Gli under25 sono la fascia di età con maggiore propensione all’acquisto di libri in generale: l’65,9% ha acquistato almeno un libro nell’ultimo anno.
Seguono i 35-44enni (64,1%) e i 25-34enni (62,8%), che vivono il digitale come un mezzo che consente di leggere di più.

L’e-commerce agevola la scoperta di titoli di nicchia

Mentre tra i generi più apprezzati dai lettori figurano i gialli (19,3%), la narrativa italiana (12,8%) e i fumetti (10,7%), tra i lettori online primeggiano generi più di nicchia.

Il genere più acquistato, infatti, è ‘Altro’, ovvero saggi, libri su religione, filosofia, crescita personale, formazione e viaggi, che raggiungono complessivamente il 17,2%. E dopo gli immancabili gialli e thriller, si posizionano al terzo e quarto posto la letteratura italiana e quella straniera.
Per quanto riguarda gli italiani all’estero, il genere più letto è la narrativa italiana, con un incremento del 29% rispetto all’Italia.

Fonti rinnovabili e Cer: italiani interessati all’autoproduzione energetica

Nonostante l’Italia sia al centro di importanti iniziative per la transizione verde, tra i cittadini emerge un senso di insoddisfazione diffusa. Due italiani su 3 ritengono che si stia facendo troppo poco per agevolare la diffusione delle energie rinnovabili. Una distanza che, se colmata, potrebbe liberare un enorme potenziale di innovazione sociale, economica e ambientale.

Di fatto, tra gli italiani è molto diffuso il desiderio di produrre energia pulita in autonomia (58%), e cresce il consenso (87%) verso le comunità energetiche (Cer), le iniziative di condivisione dell’energia pulita tra cittadini.
Tuttavia, l’accesso a tecnologie come il fotovoltaico e alle Cer è ostacolato da barriere percepite come ancora troppo alte. Prima fra tutte, il costo iniziale e la complessità burocratica. Emerge dallo studio condotto da Imc Holding.

Diventare prosumer: consumatori e produttori di energia

Solo il 18% degli intervistati si definisce ‘molto informato’ (il 42% ‘abbastanza’), e il restante 40% ammette di avere poche (30%) o nessuna (10%) informazioni in materia.
Analogamente, le comunità energetiche rinnovabili sono note solo al 25% del campione. Il 50% ne ha sentito parlare e il 25% non le conosce affatto.

Eppure, la voglia di attivarsi in prima persona rimane alta. Il 58% degli italiani dichiara di voler autoprodurre energia rinnovabile (ad esempio, installando pannelli solari in casa), mentre un ulteriore 30% è interessato ma desidera più informazioni.
Solo il 12% non è attratto dall’autoproduzione. 
In sostanza, la maggioranza vorrebbe diventare prosumer, consumatori-produttori di energia, sia per ridurre la bolletta sia per contribuire alla tutela ambientale.

Obiettivo: risparmio, sostenibilità, indipendenza

Risparmio economico (72%), sostenibilità ambientale (61%), maggiore indipendenza energetica (35%) sono considerati i principali benefici delle rinnovabili. Tali aspettative positive alimentano l’entusiasmo verso soluzioni come il fotovoltaico domestico e le comunità energetiche.
Di contro, emergono fattori che ne frenano l’adozione su larga scala. Gli ostacoli principali percepiti sono i costi iniziali elevati (64%), la burocrazia delle procedure (46%) e la carenza di informazioni (32%).

Molti cittadini menzionano proprio ‘costi’, ‘burocrazia’, ‘poca chiarezza’, ‘incentivi poco chiari’ e ‘tempi lunghi’ tra i timori concreti.
In altre parole, anche se esistono incentivi pubblici, vengono spesso percepiti come poco accessibili o comprensibili a causa di iter complessi.

Prevale la percezione di essere in ritardo

L’83% degli italiani ritiene che la spesa energetica incida molto (39%) o abbastanza (44%) sul bilancio familiare. Solo il 15% la giudica poco gravosa e appena il 2% per niente. Questo onere rafforza l’urgenza di soluzioni come l’autoproduzione e la condivisione dell’energia.
Il 41% aderirebbe senza esitazione a una comunità energetica nella propria zona, e un altro 46% lo farebbe se avesse più informazioni. 
Solo il 13% rimane scettico o non interessato.

Nonostante l’entusiasmo ‘dal basso’, prevale però la percezione che il Paese sia in ritardo. Il 65% ritiene che l’Italia non stia facendo abbastanza per promuovere le rinnovabili, contro il 23% convinto del contrario.
Molti cittadini giudicano quindi l’impegno nazionale ancora insufficiente rispetto alle aspettative.

Competenze green: richiesti dalle imprese 8 profili su 10

Nel 2024 la domanda di lavoratori con attitudine al risparmio energetico e formati alla sostenibilità ambientale è aumentata di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, arrivando a oltre 4,4 milioni di assunzioni. L’80,6% del totale delle entrate programmate.
Per il 42,9% dei profili ricercati la competenza green è ritenuta necessaria con un grado elevato. E oggi interessa 8 assunzioni su 10. 

Lo evidenzia l’ultima edizione del volume ‘Le competenze green’, a cura del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzato in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne.
Lo studio fa parte del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione europea in occasione della Giornata mondiale della Terra.

I settori con maggiore richiesta

L’attitudine green è necessaria per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali, ad esempio i tecnici delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 66,6% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (65,7%).
Ma non solo: questa competenza è decisiva ai fini dell’assunzione anche di tecnici meccanici (67,1%), specialisti in scienze economiche (66,4%), ingegneri energetici e meccanici (65,6%).

I risultati del Sistema Informativo Excelsior mostrano però che le difficoltà di reperimento delle imprese sono in costante aumento, e nel 2024 hanno riguardato il 47,8% del totale delle assunzioni programmate.
Inoltre, crescono all’intensificarsi dell’importanza con cui sono richieste le competenze green.

Cresce la difficoltà di reperimento

Quando è richiesta l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale si rileva una difficoltà di reperimento pari al 49,4% delle entrate, quota che arriva al 51,5% nel caso siano necessarie con elevato grado di importanza.

In particolare, il possesso dell’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale è considerata fondamentale per l’assunzione a prescindere dal livello di istruzione. Le richieste maggiori si osservano per il personale con una formazione tecnologica superiore, dove è necessaria per il 90,2% delle entrate con un titolo ITS Academy, ma la domanda rimane elevata anche per chi è in possesso di qualifica o diploma professionale (85,3%), laurea (84,3%) o diploma di livello secondario (82,7%).

Lauree e diplomi associati a un’attitudine green più elevata

Tra gli indirizzi di laurea cui è associata una più elevata domanda di attitudine green si evidenziano gli altri indirizzi di ingegneria, scienze biologiche e biotecnologie, ingegneria industriale, ingegneria civile e architettura, agrario, agroalimentare e zootecnico e scienze della terra.

Tra gli ITS sono più richieste le competenze green negli ambiti dell’energia, sistema casa e ambiente costruito, sistema moda, chimica e nuove tecnologie della vita.

Benessere, salute, stili di vita: healthy e sano non sempre coincidono

Lo ha scoperto la WIN Worldview Survey, l’indagine globale sullo stato di salute percepito e gli stili di vita, svolta in Italia con il contributo di BVA Doxa: sentirsi sani non equivale necessariamente a vivere in modo sano. Tra ciò che le persone credono riguardo al proprio benessere e le loro effettive abitudini quotidiane emerge una distanza significativa.

In Italia, ad esempio, il 79% della popolazione si considera in buona salute, ma questo dato si scontra con livelli preoccupanti di stress, sedentarietà e uso di farmaci. E a livello globale, sebbene molti Paesi vantino una percezione ottimistica della propria salute, fattori come disuguaglianze educative, digitali e socioeconomiche continuano a minare il benessere reale.

In un’epoca in cui il benessere personale è al centro del dibattito pubblico, dalla crescente attenzione alla salute mentale al boom del wellness, emerge una realtà complessa e spesso contraddittoria.

Un ottimismo soggettivo che non riflette abitudini salutari

A livello globale, il 75% delle persone si considera in buona salute, un dato stabile dal 2018, ma questo ottimismo soggettivo non sempre riflette abitudini salutari.
In Italia la percezione è ancora più alta (79%), ma varia significativamente con l’età, dall’85% degli under25 si scende al 69% tra gli over64.

Non emergono differenze rilevanti tra Nord e Sud Italia, ma al Centro la percentuale cala leggermente al 75%.
Tuttavia, il livello di istruzione risulta determinante: il 21% di chi possiede un master o un dottorato si considera ‘molto sano’, contro il 14% di chi ha solo l’istruzione di base.

Italiani stressati e insonni

Nonostante una percezione di salute generalmente alta, lo stress colpisce circa il 38% degli italiani, con picchi tra le donne (47%) e i giovani sotto 34 anni (50%).

Anche la qualità del sonno è compromessa: solo il 51% degli italiani afferma di dormire bene, sebbene al Centro la percentuale salga al 56%. L’uso di farmaci prescritti coinvolge un italiano su tre, con un chiaro aumento nella fascia over 64 (69%).
A livello globale, il 35% delle persone ricorre all’automedicazione, soprattutto i giovani sotto 44 anni e chi ha un basso livello di istruzione. Un fenomeno più diffuso in Paesi come Marocco (39%) e Pakistan (36%), e quasi inesistente in Vietnam (5%) e Norvegia (2%).

Poca attività fisica e abuso di schermi

Il 50% della popolazione mondiale riconosce gli effetti negativi dell’uso eccessivo della tecnologia sulla salute fisica e sulla qualità del sonno. Un terzo riferisce conseguenze sulla salute mentale, con il 16% che soffre spesso di ansia o depressione associate all’abuso di schermi. Giovani e donne sono i gruppi più colpiti.
In Italia, poi, il 21% fuma regolarmente, con un picco del 36% tra i 25-34enni, e il 14% consuma abitualmente alcolici.

L’attività fisica regolare coinvolge invece solo il 36% della popolazione (31% over64). E se globalmente si registra una crescita dal 37% nel 2018 al 43% nel 2025, le disuguaglianze restano marcate. Sia per divario di genere (45% uomini vs 40% donne) sia educativo: solo il 34% di chi ha un basso livello di istruzione fa attività fisica regolare, contro il 58% tra chi possiede un master o un dottorato.

Le abitudini di backup nel mondo: cosa dicono i dati

Western Digital ha diffuso i risultati di un’indagine globale sulle pratiche di backup dei dati, offrendo uno spaccato sulle abitudini digitali dei consumatori. Lo studio ha coinvolto oltre 6.000 persone in dieci diversi paesi, evidenziando che il 79% degli intervistati esegue il backup dei propri dati, sia manualmente che attraverso sistemi automatici.

L’indagine è stata condotta da Researchscape, società specializzata in ricerche di mercato, tra il 7 e il 25 febbraio 2025.

Perché le persone fanno il backup dei dati?

Tra le principali motivazioni che spingono gli utenti a proteggere i propri file, spiccano la paura di perdere documenti importanti, la necessità di liberare spazio sui dispositivi e la difesa contro minacce informatiche.

Secondo Nitin Kachhwaha, direttore della gestione dei prodotti presso Western Digital, “è incoraggiante vedere sempre più persone consapevoli dell’importanza di proteggere i propri dati. Il World Backup Day rappresenta un’opportunità per sensibilizzare coloro che ancora trascurano questa pratica e per sottolineare che basta un piccolo incidente per perdere informazioni preziose per sempre”.

Quali sono le criticità?

Nonostante la crescente attenzione verso la sicurezza digitale, molte persone ancora non eseguono il backup dei propri dati. Il 35% degli intervistati ha dichiarato di non sapere come farlo, esponendosi così al rischio di perdite improvvise.

Altri motivi includono la percezione che il backup non sia necessario (26%), la mancanza di spazio di archiviazione (23%) e il tempo richiesto per il processo (21%).

Soluzioni più efficienti per proteggere i dati

La ricerca evidenzia che il 56% degli utenti sarebbe più propenso a eseguire il backup se il processo fosse completamente automatizzato. Gli esperti consigliano di adottare la strategia 3-2-1, che prevede tre copie dei dati conservate su due supporti diversi, con almeno una copia situata in un luogo separato.

L’evoluzione del cloud

Molti utenti stanno ripensando le proprie strategie di archiviazione, anche a causa delle limitazioni dei servizi cloud gratuiti. Il 62% degli intervistati utilizza attualmente il cloud, ma il 35% ha esaurito lo spazio disponibile negli ultimi sei mesi. Per questo motivo, il 44% ha scelto di pagare per ulteriore spazio di archiviazione, nonostante il 65% ritenga che i costi siano in crescita.

Sempre più persone stanno quindi adottando un approccio misto, combinando archiviazione locale e cloud per una maggiore sicurezza e convenienza. Il 37% degli intervistati utilizza hard disk esterni, l’8% sfrutta soluzioni NAS (Network Attached Storage) e l’81% continua a fare affidamento sui servizi cloud.

Supply Chain Finance: in Italia nel 2024 vale tra 594 e 599 miliardi di euro 

Dopo una crescita del 6,3%, che nel 2023 ha portato il Supply Chain Finance a toccare 596 miliardi di euro, nel 2024 il mercato potenziale italiano del credito di filiera è cresciuto tra lo 0,5 e il 3%, raggiungendo un valore compreso tra 594 e 599 miliardi di euro di crediti commerciali.

Nel 2024 i valori del Supply Chain Finance in Italia mostrano quindi una sostanziale stabilità, dovuta a uno scenario macroeconomico anch’esso più stabile, caratterizzato dall’aumento dei tassi di interesse.
Ma a movimentare il settore sono arrivate importanti evoluzioni normative e tecnologiche.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano.

L’impatto della nuova regolamentazione

“Anche nel 2024 il Supply Chain Finance si conferma una leva strategica per affrontare le sfide dello scenario macroeconomico, caratterizzato da incertezze e pressioni sul capitale circolante – afferma Federico Caniato, direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance -. Ma, se il mercato mostra una certa stagnazione, stanno profondamente impattando il settore importanti novità relative a regolamentazione e tecnologia. Le nuove regole sulla rendicontazione delle soluzioni di supplier financing, basate sulle linee guida introdotte dallo IASB, infatti, sembrano rallentare l’adozione di soluzioni di supplier financing, per l’incertezza e le complicazioni tecniche nella rendicontazione”.

Un settore centrale per la transizione sostenibile

Al contrario, le nuove direttive UE CSRD e CS3D sulla sostenibilità rimarcano la centralità del settore. “Le soluzioni ‘sostenibili’ di Supply Chain Finance possono aiutare le imprese nella transizione – aggiunge Federico Caniato -, e gli ESG information provider possono ricoprire un ruolo centrale per abilitare la sostenibilità nelle soluzioni SCF”.

Di fatto, secondo le stime dell’Osservatorio, nel 2024 il mercato servito da soluzioni di Supply Chain Finance resta sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Nello specifico, per il 2024 le stime indicano che il 22% del mercato potenziale è servito da soluzioni di Supply Chain Finance, per un valore complessivo di circa 131 miliardi di euro.

Cresce l’utilizzo di soluzioni innovative

Si mantengono sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente i valori del Factoring (60,4 miliardi di euro), dell’Anticipo Fattura (54 miliardi), del Reverse Factoring (9 miliardi) e del Confirming (1,6 miliardi).

Crescono, invece, in modo rilevante le soluzioni più innovative, come il Purchase Order Finance, che ha registrato un aumento del 35%, raggiungendo 1,4 miliardi di euro, ma anche il Dynamic Discounting, che cresce del 17% (0,8 miliardi), la Carta di Credito B2B, che cresce dell’11% (3,8 miliardi), e l’Invoice Trading, che segna un +5% per un valore di 0,6 miliardi di euro.

L’automazione dei processi digitali: cosa succede nelle grandi aziende

Le tecnologie di automazione dei processi digitali stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende operano, consentendo di ridurre tempi e costi e di ottimizzare le attività.

In Italia, oltre la metà delle grandi imprese ha già adottato soluzioni di automazione, ma solo una piccola parte ha implementato questi strumenti su larga scala. Attualmente, solo l’8% delle aziende ha esteso l’uso della Business Process Automation in modo trasversale a più aree operative. In ogni caso, cresce l’interesse per queste tecnologie: tra coloro che ancora non le utilizzano, il 45% prevede di introdurle nei prossimi dodici mesi. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Intelligent Business Process Automation della School of Management del Politecnico di Milano.

Il ritardo delle PMI nell’adozione dell’automazione

Se le grandi aziende stanno già sperimentando l’automazione con un certo successo, la situazione è diversa per le piccole e medie imprese. Solo il 9% delle PMI ha implementato la Robotic Process Automation (RPA), una tecnologia che consente di eseguire attività ripetitive attraverso software intelligenti.

L’adozione di soluzioni più avanzate basate sull’intelligenza artificiale è ancora più limitata, con meno dell’1% delle imprese che ha avviato sperimentazioni in questo ambito. Tuttavia, il mercato sta evolvendo, e nuove soluzioni, sempre più accessibili e flessibili, potrebbero favorire una diffusione più ampia anche tra le PMI nei prossimi anni.

Startup e investimenti nel settore

Il panorama delle startup nel settore dell’automazione mostra una crescita veloce. A livello globale, sono state identificate 312 startup che offrono soluzioni avanzate di intelligenza artificiale per l’automazione dei processi. Queste aziende hanno già raccolto oltre 2 miliardi di dollari in finanziamenti, con una media di quasi 9 milioni di dollari per startup.

Particolarmente apprezzate dagli investitori sono le soluzioni che non si limitano a fornire applicazioni specifiche, ma che offrono piattaforme per la gestione, il monitoraggio e l’orchestrazione di agenti intelligenti, rendendo l’automazione più accessibile e scalabile.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione aziendale

L’intelligenza artificiale sta diventando un elemento centrale nei processi di automazione più avanzati. Soluzioni come l’Intelligent Document Processing, che permette di estrarre informazioni da documenti non strutturati, o la RPA conversazionale, che migliora l’interazione con i clienti, stanno trovando applicazione in settori chiave come finanza, telecomunicazioni e industria manifatturiera.

L’’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei: solo il 23% delle grandi aziende utilizza soluzioni di Intelligent Process Automation, contro il 32% del Regno Unito e il 26% della Germania e della Spagna.

Le competenze necessarie per guidare il cambiamento

L’adozione di soluzioni di automazione richiede non solo investimenti tecnologici, ma anche un cambiamento organizzativo e culturale. Tra le aziende che hanno avviato progetti di automazione, solo il 17% si affida esclusivamente a partner esterni, mentre il 43% ha creato team interni dedicati. La formazione è fondamentale: il 54% delle aziende ha già attivato programmi per sviluppare competenze specifiche nel settore, ma rimane ancora un divario tra la necessità di esperti e la disponibilità di professionisti qualificati.

Le prospettive per l’automazione dei processi digitali sono in continua evoluzione. Il 45% delle aziende che oggi utilizzano strumenti di automazione tradizionale prevede di integrare tecnologie di intelligenza artificiale entro il prossimo anno. Tra coloro che già impiegano soluzioni avanzate, il 62% intende espandere l’uso dell’automazione a nuovi processi aziendali.

Restano però alcune criticità: solo il 12% delle aziende ha previsto un piano strutturato per la formazione del personale, e appena il 7% ha definito una roadmap strategica per l’adozione dell’automazione su larga scala.

Italia, contenuti digitali: continua la crescita 

Nel 2024, la spesa dei consumatori italiani per i contenuti digitali d’informazione e intrattenimento ha raggiunto i 3,7 miliardi di euro, registrando una crescita di circa 200 milioni rispetto all’anno precedente. Questo aumento è stato favorito sia dall’incremento dei prezzi medi sia dal maggior numero di abbonati.

Parallelamente, il mercato pubblicitario ha mostrato segnali di crescita, trainato dalla diffusione di modelli ibridi ASVOD, dalla centralità della Smart TV e dallo sviluppo dell’audio advertising.

L’evoluzione del mercato e le nuove dinamiche

Secondo il report dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, il settore dei contenuti digitali in Italia sta attraversando una fase di consolidamento, dopo la crescita esponenziale avvenuta durante la pandemia. Sebbene il consumo multi-contenuto sia stato razionalizzato, il futuro del settore dipenderà fortemente dall’evoluzione tecnologica e dalla capacità di innovare i modelli di business.

I settori chiave: video, gaming e audio

Il video intrattenimento continua a rappresentare la fetta più ampia della spesa dei consumatori, con 1,7 miliardi di euro nel 2024, pari al 45% del totale. Nonostante una crescita più moderata rispetto al passato (+3%), le piattaforme stanno adottando modelli ibridi per rendere i propri cataloghi più accessibili. Anche il gaming ha registrato un incremento del 5%, raggiungendo 1,5 miliardi di euro. Dopo una contrazione nel 2023, i consumatori sono tornati ad acquistare titoli di gioco in misura maggiore.

L’audio digitale è il segmento con la crescita più significativa (+20%), totalizzando 380 milioni di euro. La musica resta il settore trainante, mentre gli audiolibri mostrano segnali di espansione grazie all’interesse crescente e all’ingresso di nuovi player. I podcast, invece, faticano ancora a trovare un modello di business sostenibile.

Informazione digitale, bene gli eBook 

La spesa per contenuti informativi e eBook ha visto una crescita limitata (+3%), raggiungendo i 185 milioni di euro. I modelli di abbonamento digitale ai quotidiani sono in crescita, ma non sufficienti a compensare il calo delle vendite cartacee. Al contrario, il mercato degli eBook continua a crescere grazie alla preferenza per l’acquisto singolo.

Il problema della pirateria

L’intelligenza artificiale sta trasformando il settore, migliorando la produzione e la personalizzazione dei contenuti. Tuttavia, permangono criticità legate alla gestione del copyright e all’impatto occupazionale.

La pirateria digitale rimane un problema rilevante, con il 39% degli adulti e il 45% degli adolescenti che hanno usufruito di contenuti da fonti illegali nell’ultimo anno, con perdite stimate in 2 miliardi di euro. Affrontare queste sfide sarà cruciale per il futuro del settore.

Italiani, quanto si sentono amati nel 2025?

Lo rileva l’Ipsos Love Life Satisfaction 2025, condotto in occasione di San Valentino (14 febbraio), la ricorrenza internazionale dedicata agli innamorati: rispetto all’anno scorso aumenta quasi in tutto il mondo il numero di persone che dichiarano di sentirsi amate.
Le quote più alte sono in America Latina, con Messico e Cile in testa, entrambi all’86%, seguiti dalla Colombia (85%.  

In Italia è il 73% delle persone si sentono amate, dato in linea con la media internazionale del 76%, e in aumento di 10 punti rispetto al 2024.
Il Giappone, nonostante un aumento di 5 punti percentuali, rimane il Paese dove le persone si sentono meno amate, con solo il 55% che esprime questo sentimento. 

La correlazione tra reddito e amore

Le persone con un reddito più alto tendono sentirsi più amate e a essere più felici della loro vita romantica/sessuale. 
A livello internazionale, in media, l’83% delle persone con reddito elevato si dichiara soddisfatto della propria vita amorosa, contro il 76% di coloro con reddito medio e il 69% con reddito basso.

Questa tendenza si estende anche alla sfera più intima delle relazioni, con il 67% delle persone con reddito elevato che esprime soddisfazione per la propria vita sessuale, in contrasto con il 51% di coloro che hanno un reddito inferiore.

Millennials più soddisfatti della vita sentimentale 

In 21 dei 30 Paesi presi in esame, la percentuale di persone soddisfatte della propria vita sentimentale/sessuale  negli ultimi 12 mesi è diminuita.
In media, a livello internazionale, è il 59% a dichiararsi complessivamente soddisfatto. Ancora una volta, i Paesi latinoamericani guidano la classifica, con la Colombia al 74% e il Messico al 72%.

Al contrario, Giappone (39%) e Corea del Sud (47%) mostrano i livelli più bassi di soddisfazione, sebbene entrambi abbiano registrato un lieve aumento del 2%. L’Italia, con un incremento del 5% raggiunge il 57% di soddisfatti nella vita sessuale.
I Millennials risultano più soddisfatti della loro vita sentimentale e sessuale rispetto alle altre generazioni (63%). Un dato superiore al 58% di soddisfazione riscontrato nella GenZ e nella Generazione X, e al 55% dei Baby Boomers.

Quest’anno love is in the air

A livello internazionale, una significativa maggioranza delle coppie, in media l’82%, dichiara di essere felice con il proprio partner, dipingendo un quadro ottimistico delle relazioni in tutto il mondo. 
In particolare, le quote di soddisfazione più alte si registrano in Thailandia e Paesi Bassi (entrambi al 92%), Colombia (89%) e Perù (88%).

Mentre tra i Paesi che mostrano livelli di soddisfazione più contenuti, l’India e la Corea del Sud, che si attestano entrambe al 67%. Il Giappone raggiunge il 73%.
Anche la maggior parte delle persone nel nostro Paese si dichiara felice della propria relazione. L’80% degli italiani in una relazione si dichiara soddisfatto del proprio partner o coniuge, segnando un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente.

HR, AI, big data: la rivoluzione tecnologica fa crescere l’azienda e semplifica il lavoro

Emerge dal ‘McKinsey 2024 Global Survey on AI’, riportato all’interno della ricerca ‘Com’è cambiato e come sta cambiando il ruolo dell’HR’, condotta da TeamSystem: il 65% delle imprese ha adottato l’Intelligenza artificiale in almeno un ambito operativo, quasi il doppio rispetto al 33% del 2023. 
In pratica, oggi l’Intelligenza artificiale non è più solo una promessa tecnologica, ma sta ridefinendo le funzioni aziendali, in particolare, il ruolo delle Risorse Umane.

Le HR poi si stanno trasformando in un motore strategico per il successo aziendale grazie alle potenzialità dell’Intelligenza artificiale. Non si tratta più solo di snellire attività amministrative, ma utilizzare strumenti avanzati per prevenire il turnover, migliorare la retention dei talenti e garantire processi di selezione più equi e inclusivi.

“Concentrarsi su ciò che davvero conta”

Secondo Donatella Isaia, Group Chief People & Culture Officer di TeamSystem, sintetizza così l’importanza di questa rivoluzione tecnologica: “I big data ci aiutano a comprendere fenomeni complessi e a semplificare il lavoro, favorendo relazioni più autentiche e sostenibili all’interno dell’azienda”.

Di fatto, l’Intelligenza artificiale libera i professionisti HR dalle incombenze ripetitive, consentendo loro di focalizzarsi su aspetti fondamentali come la costruzione di ambienti di lavoro inclusivi e lo sviluppo delle persone.
“L’Intelligenza artificiale non è un sostituto del tocco umano – aggiunge Donatella Isaia -. È uno strumento che consente di ottimizzare il tempo e le risorse, così da concentrarsi su ciò che davvero conta: il benessere e la crescita delle persone”.

L’evoluzione delle Risorse Umane verso una funzione più strategica

Ma con l’adozione crescente dell’Intelligenza artificiale, le Risorse Umane stanno anche evolvendo verso una funzione sempre più strategica. Gli strumenti tecnologici permettono di monitorare costantemente il clima aziendale, migliorare il benessere dei dipendenti e ottimizzarne la gestione, rafforzando la competitività delle imprese.

Guardando al 2025, l’integrazione tra Intelligenza artificiale e HR rappresenta una direzione chiave per le aziende che vogliono massimizzare efficienza e risultati, senza mai perdere di vista l’importanza della persona come pilastro del successo organizzativo.

Un ecosistema tecnologico che supporta processi come recruiting e formazione

TeamSystem è una realtà all’avanguardia nell’adozione di Intelligenza artificiale e big data per trasformare il settore delle Risorse Umane. Il suo ecosistema tecnologico supporta infatti processi fondamentali come il recruiting e la formazione, ponendo grande attenzione allo sviluppo delle competenze digitali.

Attraverso iniziative come il programma ‘Digital Matters’, l’azienda promuove l’apprendimento continuo, preparando i propri collaboratori ad affrontare le sfide del futuro con un approccio consapevole e proattivo.