Che cosa è il cancro al seno?

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Il cancro al seno, detto anche tumore della mammella oppure carcinoma mammario, è una patologia legata all’incontrollata nascita di nuove cellule che fanno parte della ghiandola mammaria, le quali si trasformano in cellule maligne.

Ci sono alcuni sintomi che solitamente rappresentano dei veri e propri campanelli d’allarme e indicano la presenza di questa malattia.

In genere questi sono i noduli, anche se la maggior parte di questi è innocua, così come eventuali piccole calcificazioni e secrezioni che avvengono nel capezzolo.

Sono questi in genere i sintomi che possono lasciar pensare che sia necessario andare ad effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici per riuscire a capire se veramente ci troviamo di fronte a questa patologia o meno.

Ricordiamo comunque che la prevenzione rappresenta il più importante strumento per avere maggiori possibilità che le cure abbiano il successo sperato.

L’autopalpazione

Ad ogni caso, è sempre importante ricordare che la prevenzione è fondamentale e che rappresenta l’arma più importante a disposizione di ogni donna per poter riuscire ad individuare con tutto l’anticipo possibile un eventuale patologia e avere molte più probabilità di guarire con successo.

A tal proposito, l’autopalpazione rappresenta una delle più importanti tecniche a disposizione per individuare in anticipo eventuali noduli o anomalie nel seno. Si tratta di una tecnica assolutamente indolore che può essere messa in pratica da qualsiasi donna in ogni momento della giornata, in completa autonomia e senza alcun tipo di strumento.

Essa prevede semplicemente la palpazione del seno in tutte le sue parti, incluse le cavità ascellari, per andare alla ricerca di eventuali indurimenti, noduli o corpi estranei che siano percepibili al tatto.

L’autopalpazione è considerata dai medici come il primo strumento di prevenzione e per questo la sua importanza non è da sottovalutare. Ogni donna dovrebbe praticarla superati i 30 anni, associandola chiaramente ad una visita periodica presso uno specialista, magari cercando un esperto senologo a Milano.

Il fenomeno in Italia

Quello del seno è un tipo di tumore che in Italia riguarda una donna su nove. Inoltre, nel corso degli ultimi anni c’è da registrare una maggiore incidenza su quella fascia di persone che va dai 35 ai 55 anni.

Ancora una volta Importante è sottolineare quanto sia bene fare delle visite periodiche, e comunque l’autopalpazione, così da poter andare a lavorare sulla malattia nella sua fase iniziale.

Essa infatti consente di avere maggiori possibilità di successo e dunque il riuscire ad avere ottime probabilità di guarire.

Ci sono dei fattori di rischio?

Sicuramente ci sono dei fattori di rischio da considerare nel tumore del seno. Tra questi certamente l’età, in quanto il rischio aumenta progressivamente assieme all’età.

C’è anche una forte componente familiare, in quanto se in famiglia vi è una certa casistica di tumore alla mammella è possibile che anche le nuove generazioni vadano a sviluppare questa patologia, ragion per cui diventa ancora più importante effettuare i controlli periodici.

Ci sono inoltre dei fattori ereditari che riguardano la mutazione di alcuni geni, i quali vanno ad aumentare il rischio di poter sviluppare il tumore al seno.

Incidono anche l’obesità e l’inizio della menopausa in età tarda, ovvero dopo 55 anni. Incidono in maniera minore l’abuso di alcool e l’aver avuto il primo figlio dopo i 35 anni.

Conclusione

Come in tutte le cose dunque, è importante ricordare che la prevenzione è in grado di salvare la vita proprio perché permette di diagnosticare con grande anticipo un eventuale patologia.

In questa maniera è possibile accedere a cure meno invasive e che soprattutto hanno probabilità di guarigione molto più alte dato che si è iniziato a lavorare sulla malattia con grande anticipo, prima ancora che essa abbia avuto l’opportunità di far danni.

I segreti dell’arredamento di lusso

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Arredamento di lusso, che passione! Riuscire a realizzare un arredamento di lusso è il sogno di tantissime persone. Per riuscire in questo obiettivo, è necessario che si seguano quelle che sono le nuove tendenze nell’ambito dell’interior design.

Il concetto che è alla base di un arredamento di lusso sta soprattutto nel fatto che questi elementi riescano a fare la differenza, dato che sono di altissima qualità.

Un arredo luxury infatti, deve tener conto di materiali di pregio, come i legni più particolari e resistenti, le pietre naturali. La scelta dei materiali di qualità è la base da cui partire che però va sintetizzata anche con scelte di tendenza, che non possono essere messe assolutamente in secondo piano.

Gli aspetti fondamentali dell’ arredamento di lusso

Un arredamento luxury è composto da accessori di alto prestigio spesso realizzati a mano da artigiani che conoscono bene questo settore. Si tratta di elementi in grado di soddisfare diversi tipi di esigenze.

Per realizzare tale tipo di arredi bisogna scegliere elementi ben precisi, soprattutto lavorati e tagliati con una precisione estrema, e adoperare creatività ed ingegno.

Un’altra cosa importante è che ogni aspetto e ogni mobile scelto venga percepito da chi lo osserva come una vera e propria opera d’arte. Scegliere per la propria casa un arredamento di lusso significa dare anche eccentricità all’ambiente.

Altre idee per un arredamento di lusso

Un ulteriore dettaglio che vale la pena prendere in considerazione è quello di abbellire lo spazio con le boiserie.

Si tratta di una tecnica decorativa per le mura con una copertura fatta di pannelli che possono essere in metallo, in ceramica e in legno magari pantografati, intarsiati, incisi o anche lisci.

Si tratta di un elemento che da sempre rispecchia l’alta borghesia. In più, è importantissimo anche puntare su un particolari effetti nei colori e nei materiali che, fusi insieme, devono dare un tocco di classe ad un intero ambiente.

I COMPLEMENTI D’ARREDO CHE NON POSSONO MANCARE IN CASA

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Tutti noi abbiamo il piacere di arricchire e definire casa con soluzioni decorative che siano carine e originali. Questi sono quasi sempre pezzi piccoli o secondari, ma che portano familiarità e colore in ogni ambiente del nostro appartamento.

Tra l’altro gli accessori decorativi consentono effettivamente di cambiare l’aspetto degli interni di casa con un investimento anche relativamente piccolo, che rende questo tipo di personalizzazione alla portata di tutti. Ecco allora  alcune idee di complementi d’arredo che non possono mancare nella tua casa!

Tappeti e cuscini

Sicuramente arricchire casa con dei bei tappeti può essere una buona idea per apportare il tuo tocco di personalizzazione in più. Tappeti e cuscini infatti, giocano un ruolo di rilievo nel decorare e arricchire ogni stanza, in quanto sono in grado di fornire colore e comfort al resto dell’arredamento circostante. Se scelti adeguatamente, questi elementi sono in grado di rendere ogni stanza del tuo appartamento più calda e confortevole.

Copridivani

Il copridivano è un altro interessante accessorio in grado di aumentare il livello di colore e calore in casa. Un buon copridivano, ne esistono di ogni colore e texture, può anche consentirti di stare più al caldo quando fuori fa freddo. Inoltre essi forniscono all’intera stanza il colore necessario che tu avrai deciso di conferirle, considerando che puoi cercare di abbinarlo a quello di quadri e altri suppellettili presenti.

Vasi

 I vasi rappresentano un altro elemento chiaramente in grado di fornire del valore aggiunto ad ogni ambiente. Essi svolgono principalmente un ruolo che è duplice, in quanto da un lato aiutano a sorreggere piante e fiori, ma d’altra parte consentono di aggiungere all’ambiente un tocco in più di consistenza ed eleganza.

Sculture luminose

Le sculture luminose, oltre a rappresentare una manifestazione culturale e artigianale del laboratorio che le realizza, offrono un contributo molto valido ad ogni ambiente di casa. Chiaramente è bene scegliere con attenzione la zona di casa in cui esporle così che queste sculture possano “dialogare” perfettamente con gli altri arredi che si trovano nelle vicinanze, e soprattutto offrire una buona illuminazione.

Sfruttare i complementi qui citati ti consentirà di aggiungere agli ambienti in cui vivi quel tocco in più di personalizzazione e calore che stavi cercando, riuscendo a mostrare a tutti la tua cura per i dettagli e la ricerca delle soluzioni più congeniali.

IWM | Dispenser d’acqua per il tuo ufficio

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Bere il giusto quantitativo d’acqua è molto importante per garantire al corpo il livello di idratazione ottimale, che è fondamentale per il benessere dell’intero organismo ma non solo. È stato scientificamente dimostrato infatti, che una corretta idratazione riesce a far sì che la persona mantenga un livello di attenzione e concentrazione più alto, il che è molto importante per gli studenti ma soprattutto per quanti lavorano. Ecco il motivo per il quale sono sempre più gli uffici e le grandi aziende che decidono di offrire ai propri dipendenti la possibilità di bere così da potersi dissetare liberamente nel corso della giornata. Solitamente, la soluzione fino a qualche tempo fa più adottata era quella di ricorrere ai classici boccioni distributori d’acqua, ma questi presentano alcuni svantaggi da tenere in considerazione.

Il primo è legato alla qualità dell’acqua, che non è paragonabile a quella del rubinetto. Inoltre, l’acqua dei boccioni ha un costo al litro decisamente più elevato, e comporta notevoli problematiche per quel che riguarda lo stoccaggio ed il trasporto fino al piano in cui si desidera metterli in funzione. Oggi esiste finalmente l’alternativa più comoda e di qualità, per consentire a tutti di offrire ai propri dipendenti la possibilità di poter bere liberamente con dei costi più accessibili ed una logistica più semplice. La soluzione pratica ed efficace è rappresentata dai dispenser d’acqua per uso in ufficio descritti sul sito web https://aziende.iwmceasa.it dell’azienda IWM, i quali consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete idrica e la trattano eliminando ogni impurità, migliorandone il sapore e rendendola assolutamente equilibrata. Inoltre, l’acqua del rubinetto è notoriamente più economica rispetto quella dei boccioni, il che consente di avere nel luogo periodo un notevole risparmio considerando la grande quantità di acqua che ogni giorno viene mediamente consumata all’interno di un ufficio. IWM si occuperà anche della manutenzione periodica dell’impianto, liberando così i gestori da questo tipo di incombenza, che oltre ad essere conveniente è anche facile da usare.

Hotel, sempre più viaggiatori lo scelgono in base alla sostenibilità

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I viaggiatori di tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità e alle pratiche a favore dell’ecologia. Anche per quanto riguarda la scelta dell’albergo. Lo rivelano i risultati dell’ultimo studio Sustainable Travel Report, condotto su su scala globale dal portale di prenotazioni Booking.com.

Viaggi green, un trend in costante crescita

Lo studio evidenzia come il trend dei viaggi green sia in continua crescita. La maggior parte dei viaggiatori (l’87%) infatti dichiara di voler viaggiare in modo sostenibile e circa 4 su 10 (39%) confermano di farlo sempre o quasi sempre. Tuttavia, il 48% sostiene di non riuscire a viaggiare mai (oppure solo raramente) in modo sostenibile. Insomma, questo significa che c’è ancora  da fare per trasformare il trend dei viaggi green in una realtà certa e disponibile per tutti, in ogni parte del mondo.

Alloggio, meglio ecosostenibile anche se costa un po’ di più

Sebbene l’idea di “viaggio sostenibile” sia personale,  circa la metà dei viaggiatori (46%) associa questa idea a soggiorni in strutture eco-friendly o green. I motivi principali che spingono a scegliere questo tipo di soggiorno sono abbattere l’impatto negativo sull’ambiente (40%), vivere un’esperienza davvero locale (34%) e il voler fare la scelta giusta rispetto all’alloggio dove si soggiorna (33%). Rispetto alle previsioni future, la tendenza è destinata a crescere: oltre due terzi (68%) dei viaggiatori afferma di voler soggiornare in una struttura ecosostenibile nel 2018, una percentuale in netta crescita rispetto al 2017 (65%) e al 2016 (62%). Ancora, scende la percentuale dei viaggiatori che non ha preso in considerazione un soggiorno eco-friendly perché non al corrente dell’esistenza di questa tipologia di viaggio. Molto interessante è anche notare che circa due terzi dei viaggiatori (67%) sono disposti a spendere almeno il 5% in più per assicurarsi che il viaggio abbia il minore impatto possibile sull’ambiente.

Stessa ideologia anche per i viaggiatori business

La voglia di viaggiare green non riguarda però soltanto i “vacanzieri”, ma anche gli uomini d’affari che viaggiano per lavoro. Oltre la metà dei businessman intervistati (il 52%), infatti, afferma di voler fare scelte più eco-compatibili. I viaggiatori d’affari ricercano anche alberghi o location più green, e già il 69% intende soggiornare in una ricettiva eco-friendly il prossimo anno.

Pratiche eco da adottare subito in albergo

Ci sono dei comportamenti green e allo stesso tempo “economici” che gli alberghi, di qualunque categoria, possono mettere in atto con estrema facilità e budget contenuti a fronte di un grande beneficio. Ad esempio, adottare nei bagni delle camere – così come degli spazi comuni – asciugamani elettrici assicura un notevole risparmio in termini di consumi, sprechi, carta o lavaggi inquinanti di teli tradizionali.  Ad esempio, con un solo asciugamano elettrico prodotto in esclusiva da Mediclinics, è possibile risparmiare mediamente 24 alberi in 16 anni e preservare l’ambiente. Inoltre, si tratta di una strada conveniente anche per il titolare di hotel, ostelli o ristoranti: con l’asciugamani elettrico si paga solo al momento dell’acquisto, con un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto ad esempio all’uso della carta.

Cotini.it – Sistemi di rilevazione presenze

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Avere la possibilità di rilevare le presenze e gli orari di ingresso ed uscita dei dipendenti è una necessità comune a tantissime aziende o realtà commerciali di ogni tipo. Quando il numero dei lavoratori in sede è piuttosto numeroso, e si ritiene per questo necessario passare ad un sistema che consenta di registrare orari e presenze così da poter migliorare la gestione del personale, la soluzione più efficace da adottare è quella di ricorrere ad un sistema di ultima generazione che possa rilevare i movimenti in entrata ed in uscita dei dipendenti in maniera rapida ed infallibile.

Cotini srl è una azienda che progetta e commercializza sistemi di rilevazione presenze e controllo degli accessi, perfetti per soddisfare le esigenze di tutte quelle realtà che desiderano poter aver accesso a questo tipo di dati così da poter gestire al meglio le risorse. SferaCloud è ad esempio una delle soluzioni proposte da Cotini srl, un sistema progettato e sviluppato per far si da rendere più efficace e rapido il rilevare le presenze nonché la timbratura da parte dei dipendenti. Anche i lettori badget e biometrici di Cotini srl consentono di effettuare in maniera rapida la rilevazione delle presenze, sia mediante l’utilizzo del classico badge che per mezzo dell’avanzato sistema di riconoscimento utente tramite la biometria del viso o le impronte digitali, tra le prime aziende italiane ad investire nella tecnologia biometrica relazionata alla rilevazione di presenze.

Per realtà più piccole, o comunque con un numero limitato di dipendenti, il timbracartellini può comunque rappresentare a tutt’oggi la soluzione più adatta ed economica, e vi sono diverse tipologie di modelli in pronta consegna tra i quali poter scegliere. È possibile usufruire della consulenza di un esperto Cotini srl per individuare il prodotto più adatto alle necessità della propria azienda, o per richiedere un preventivo personalizzato su misura.

Cosa hai fatto nel lockdown? La nuova domanda al colloquio di lavoro

La crisi sanitaria ha profondamente cambiato il mondo del lavoro, così come quello della sua ricerca e del successivo reclutamento. Ma a cambiare è anche il colloquio di lavoro.
“Chi è alla ricerca di un lavoro, e che dopo aver inviato il proprio curriculum vitae in risposta a un annuncio viene contattato per un colloquio, non dovrebbe farsi prendere alla sprovvista da una domanda del tipo ‘come ha vissuto i mesi di lockdown?’ – spiega Carola Adami, fondatrice della società Adami & Associati -. o magari da un quesito più complesso, come: cosa ha fatto durante la pandemia per migliorare la sua situazione professionale o personale?”. E a contare nelle risposte a queste domande non è quasi mai il contenuto in sé, quanto il modo in cui si risponde.

L’importante è essere sinceri

In ogni caso, a nessuno viene chiesto di affrontare in modo perfetto una pandemia del tutto inaspettata, per la quale non una sola persona era effettivamente preparata.  Le risposte possibili alle possibili domande legate all’attività svolta durante la pandemia e i lockdown sono tantissime. Da quelle di chi spiega di aver imparato una nuova lingua a quelle di chi ha coltivato un orto dietro casa, fino a quelle di chi si è dato da fare per mantenere vivo il rapporto con i colleghi.
“L’importante – sottolinea Adami – è essere sinceri, mostrando il proprio personale modo messo in campo per reagire a questa situazione del tutto eccezionale”.

I quesiti sullo smart working

Va sottolineato che nei colloqui di lavoro post-Covid, a poter essere presi di sorpresa da domande inedite potrebbero essere anche gli stessi intervistatori. I candidati potrebbero infatti porre quesiti volti a capire nel dettaglio come si potrebbe svolgere il lavoro da remoto, chiedendo, ad esempio, se in caso di smart working sarà comunque garantita la sufficiente formazione ai nuovi assunti.
Partecipare a un colloquio di lavoro in questo periodo, quindi, potrebbe essere sensibilmente diverso da quanto ci si potrebbe aspettare, da una parte e dall’altra del tavolo. Sperando che l’impressione su chi deve dire ‘sì’ sia positiva, riporta Ansa.

Attenzione alla formazione e alle priorità strategiche dell’azienda

“L’attenzione alla formazione e alla crescita continua, soprattutto tra i più giovani, è altissima – mette in evidenza l’head hunter – ed è quindi fondamentale essere pronti a rispondere a domande di questo tipo. Altri candidati, dopo essersi informati online sull’azienda, potrebbero inoltre chiedere come sono cambiate le priorità strategiche dell’azienda con la pandemia, e in che modo il neo-assunto dovrebbe dare il proprio contributo per raggiungere i nuovi obiettivi”.

Risparmi e investimenti: diminuiscono le entrate delle famiglie

A causa delle conseguenze economiche del Covid, per il 36,8% delle famiglie italiane le entrate ordinarie si sono ridotte o azzerate. In particolare, per il 19,6% sono ‘un poco’ diminuite, per il 15,7% ‘molto’ diminuite e per l’1,5% sono state perdute. Le percentuali evidenziate dalla ricerca BVA Doxa sul rapporto degli italiani con il risparmio e l’impatto della pandemia sulle scelte di investimento, mostrano che le conseguenze economiche del Covid si sono scaricate su poco più di una famiglia su tre.  In media, i sussidi o altre forme di supporto economico hanno raggiunto il 28% del campione, in pratica il 74% di coloro che hanno perduto entrate, con quote che salgono nelle categorie degli esercenti (53%), operai (48%) e giovani (44 %). Dalla ricerca emerge poi che un italiano su due (53%) non aveva accantonato un fondo di riserva per far fronte all’emergenza economica. 

Il risparmio durante la pandemia

La pandemia è intervenuta anche sui comportamenti di risparmio, evidenziando due macro-cambiamenti: la diminuzione della quota di risparmiatori (dal 55,1% al 48,6%), e la crescita di chi ha risparmiato in modo involontario per non essere riuscito a spendere durante l’anno della pandemia (+6,7%). Gli investimenti finanziari nell’anno del Covid-19 si sono ridotti e sono stati messi in larga parte in standby proprio per l’incertezza. Se le obbligazioni ricevono un consenso limitato (22%) le azioni sono appannaggio di una minoranza del campione (6,1%), mentre il risparmio gestito ha l’indice di soddisfazione maggiore di tutte le classi di investimento.

Prestiti, mutui e case

Dalla ricerca emerge anche che i prestiti relativi ai mutui per le case, richiesti dall’1,1% del campione, hanno seguito la flessione nel 2020 delle compravendite immobiliari. Ma si segnala anche il rimbalzo dei mutui rinegoziati (1,3%), e una discreta adesione alla sospensione dei mutui permessa dalle norme anti-Covid.  Il 18% degli intervistati però giudica insufficiente lo spazio della propria casa, e il 2,6% avrebbe già deciso di cambiarla, mentre il 10,7% lo farebbe se si realizzassero condizioni positive per il finanziamento.

Percezione del rischio e fiducia

La quota delle persone preoccupate dalla possibilità di subire una diminuzione temporanea del reddito è salita del 10%, raggiungendo il 54% complessivo. Il 63% teme invece una perdita permanente del reddito. Confrontando la rilevazione di marzo 2021 con quella di maggio 2021 il saldo ottimisti-pessimisti sulle aspettative di reddito è passato però da -16% a -2,6%, e quello sul risparmio da -34% a -24%. Di fatto, i problemi economici e finanziari del 2020 e del 2021 sarebbero stati estremamente più seri senza l’intervento dell’Ue. Il saldo tra la quota di chi ha fiducia nell’Europa rispetto a chi non ce l’ha sale infatti al 46%. Un progresso notevole rispetto al 2020, quando il saldo era pari al 26%.

Assistenti vocali, gli anziani che li usano si sentono meno soli

La tecnologia non è a uso esclusivo dei giovani: fuori dalla stretta cerchia dei teenager anche tra chi è più avanti con l’età dalla tecnologia trae vantaggi e benessere. Ad approfondire il rapporto tra l’innovazione tecnologica e gli over 60, più precisamente la fascia 65-80 anni, è il progetto Voice4Health, condotto dal Centro di ricerca dell’Università Cattolica EngageMinds HUB, in collaborazione con DataWizard, e con il contributo di Amazon. Il progetto Voice4Health ha analizzato il rapporto tra gli anziani e l’uso dell’assistente vocale Alexa, e dai dati emerge che più di 6 over 65 su 10 dichiarano di sentirsi meno soli proprio grazie all’assistente vocale.

La tecnologia aumenta il benessere

La ricerca ha visto protagonisti 60 uomini e donne senior e anziani reclutati appositamente per lo studio. Queste persone hanno ricevuto un dispositivo Alexa e sono state intervistate quattro volte: due settimane prima dell’inizio della sperimentazione, appena prima dell’inizio, alla fine delle due settimane di sperimentazione, e dopo altri quindici giorni. Quasi la totalità degli intervistati ha espresso una maggiore volontà di comunicare con altre persone mediante nuove tecnologie, e il 75% del campione alla fine della sperimentazione sostiene di aver visto aumentare il proprio stato di benessere. 

Cos’hanno di speciale gli assistenti vocali?

Gli assistenti vocali sono tecnologie che con il solo uso della voce permettono di attivare un promemoria, riprodurre musica e video, ascoltare le ultime notizie e rimanere sempre in contatto con parenti e amici. Ci vuole poco a immaginare il ruolo di questi strumenti nella vita di chi deve fare i conti con la solitudine e vive in prevalenza in casa. Lo studio dell’EngageMinds HUB rileva infatti che la risposta positiva alla domanda ‘Mi sono sentito calmo e rilassato’ usando un assistente vocale è cresciuta nel corso del periodo di otto settimane.
“Dal punto di vista emotivo – spiega la ricercatrice Serena Barello – il 52% degli intervistati ha dichiarato di aver mantenuto un elevato stato di benessere anche nelle settimane successive alla sperimentazione. Ma di tutto rilievo è stato anche l’impatto sulle relazioni sociali – aggiunge Barello – perché dopo la sperimentazione ben il 62% degli intervistati ha avuto la sensazione di sentirsi meno solo e il 98% ha espresso una maggior volontà di comunicare con altre persone mediante le nuove tecnologie”.

Non c’è solo Alexa

Alexa è l’assistente vocale implementato su tutti i dispositivi smart prodotti da Amazon, e al momento è l’assistente vocale che ha la maggior compatibilità anche con device di terze parti, come ad esempio Philips. Ma non è l’unico,  riporta Agi. C’è anche Microsoft, con Cortana, e Google, con il suo ecosistema Google Assistant, che può inviare messaggi, avviare chiamate, riprodurre musica, ma anche controllare la domotica, come la regolazione della temperatura o l‘impianto di illuminazione. L’assistente vocale di Apple poi si integra perfettamente con tutti i dispositivi Apple e con gli accessori per la domotica certificati Works with Apple HomeKit, che permettono di controllare tutta la casa semplicemente con la voce.

Raddoppiano i finanziamenti alle startup hi-tech italiane

Nel 2021 i finanziamenti alle startup hi-tech italiane sono raddoppiati. Durante l’anno ancora in corso gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech italiane ammontano infatti a 1,461 miliardi di euro, il 118% in più rispetto al totale registrato a consuntivo del 2020, pari a 669 milioni di euro.  Un valore, quindi, più che raddoppiato, e che rappresenta un passaggio epocale per il nostro ecosistema, che finalmente ‘sfonda’ la soglia rappresentativa del miliardo di euro di investimenti annui.  Secondo l’Osservatorio Startup Hi-tech, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem, si tratta di una crescita annua senza precedenti, addirittura superiore al balzo effettuato tra il 2017 e il 2018.

La tendenza a raccogliere più investimenti nei round successivi al primo

Dei 193 round di finanziamento registrati nel 2021, 115 (60%) risultano essere ‘primi round’, ovvero il primo investimento in assoluto per la startup. Questo valore risulta in perfetta linea con quello registrato lo scorso anno, quando i primi round erano stati 94 (55% dei round 2020). Il taglio medio degli investimenti in primo round è passato da 4,7 milioni del 2020 ai 4 milioni del 2021, registrando un lieve calo. La forte crescita di quest’anno è quindi maggiormente spiegata dalla tendenza degli investimenti raccolti nei round successivi. Nel 2021, infatti, questi ultimi registrano una media per singolo round pari a 12 milioni di euro, contro i 9 milioni del 2020.

Gli investitori formali confermano il ruolo di guida per l’intero ecosistema

I finanziamenti provenienti da attori formali (i fondi di Venture Capital indipendenti, di Corporate Venture Capital aziendali e il Governmental Venture Capital o Finanziarie Regionali) confermano il loro tradizionale ruolo di guida per l’intero ecosistema. Questo, grazie a una crescita di circa il 96%, e passando dai 294 milioni di euro del 2020 ai 576 milioni del 2021 È infatti al comparto degli investitori formali che si deve buona parte dell’impresa odierna dell’ecosistema italiano. I finanziamenti da attori informali (Venture Incubator, Family Office, Club Deal, Angel Network, Independent Business Angel, piattaforme di Equity Crowdfunding e aziende non dotate di fondo strutturato di CVC), è la seconda componente a determinare il valore complessivo, e registra una crescita superiore al 92%, passando dai 245 milioni di euro del 2020 ai 449 del 2021.

Triplica il valore dei finanziamenti internazionali 

Anche la terza componente, quella dei finanziamenti internazionali, determina in maniera significativa il raddoppio degli investimenti del 2021. Passando da circa 130 milioni di euro del 2020 agli oltre 435 milioni di quest’anno esprime un valore più che triplicato, e torna a costituire circa un terzo dell’intero ecosistema come nel 2019. I capitali attratti dall’ecosistema startup hi-tech da parte di player esteri nel 2021 provengono prevalentemente dagli Stati Uniti (74%), seguiti dall’Europa (25%), e in parte minore dall’Asia (0,43%).

Così la pandemia ha cambiato le case degli italiani

Il lungo periodo di pandemia ha cambiato moltissime nostre abitudini. E la casa, che mai come in questi mesi è stata vissuta, trasformandosi a seconda dei momenti anche in scuola, ufficio, palestra, ristorante, non poteva che essere coinvolta in questa rivoluzione. Dalla cucina alla zona studio, quindi, gli interni delle nostre abitazioni sono stati ripensati e rivisti per diventare più funzionali. Allo stesso tempo, è cresciuta anche la voglia di circondarsi di mobili e oggetti che “fanno stare bene”, che avvolgono e che coccolano. Lo rivela Silvia Mugnano, sociologa dell’abitare della Bicocca di Milano, che – come riporta l’Ansa – durante il lockdown ha realizzato on line la ricerca #comerestoacasa. L’esperta ha messo in evidenza come, in questa nuova normalità, la cucina sia sempre più un ‘third place’, un luogo ibrido, e che anche se il 75% del campione non si è sentito stretto in casa, in  moltissimi hanno rimodulato gli spazi, ad esempio acquistando scrivanie e mobili per ricavare un piccolo studio casalingo.

Le cucine non devono sembrare cucine

E’ interessante notare quello che afferma l’architetta e designer d’interni Francesca Venturoni, che sempre all’Ansa dichiara che “Le cucine non devono sembrare cucine”, bensì devono assomigliare a un complemento di arredo come un altro. Abolite perciò le cappe e i tradizionali pensili a favore di mobili meglio se sollevati da piedini, così da sembrare delle consolle, e sì anche ai sistemi a scomparsa, che attraverso delle ante permettono di chiudere lo spazio cucina, come se fosse un armadio, facendolo diventare parte del soggiorno. D’altro canto, si fa strada anche un altro trend in decisa controtendenza: la cucina è la protagonista assoluta dello spazio, con colori accesi, conviviali, pensili a giorno, ritorno dell’isola con tavoli lunghi di legno collegati direttamente al piano di lavoro, con attrezzature semi professionali in modo tale da poter lavorare e cucinare.

Cambia anche il modo di cucinare (e di mangiare)

I lunghi mesi trascorsi in casa hanno anche modificato le abitudini in fatto di alimentazione: gli italiani si sono riscoperti chef, e pure per questa ragione c’è stato un vero e proprio boom nella vendita di elettrodomestici e robot da cucina. In sintesi, abbiamo avuto più tempo per preparare i nostri pasti, e abbiamo imparato ad essere più attenti anche all’aspetto nutrizionale dei cibi. Questo ha fatto sì che moltissimi italiani siano ora più selettivi mentre fanno la spesa, scegliendo più alimenti semplici e naturali rispetto a quelli già pronti, e che sia esplosa (o riesplosa) la moda della “schiscetta”. Anche ora, che si è in gran parte ritornati in ufficio, i nostri connazionali preferiscono portarsi i pasti da casa.

Utilizzare il 5G abbassa il livello di emissioni: pari a 35 milioni di auto in meno

Utilizzare la tecnologia 5G sarebbe come togliere dalle strade dell’Unione Europea un’auto su sette, ovvero oltre 35 milioni di veicoli. Il 5G, se usato in quattro settori ad alta intensità di carbonio, come energia, trasporti, manifatturiero ed edilizia, potrebbe infatti creare un risparmio annuale di emissioni tra i 55 e i 170 milioni di tonnellate di CO2.  Si tratta dei risultati di uno studio di Ericsson diffuso in occasione del summit Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Riprendendo un’analisi di McKinsey, Net-Zero Europe, il rapporto di Ericsson spiega come con la tecnologia di quinta generazione la riduzione totale delle emissioni passerebbe dal 15% al 20% delle emissioni annuali totali del Continente.

Connettività fissa e mobile tra le soluzioni per la riduzione di CO2 

Lo studio di Ericsson sostiene che almeno il 40% delle soluzioni per la riduzione di CO2 adottate nella Ue da qui al 2030 si baserà sulla connettività fissa e mobile. Queste soluzioni di connettività, così come ad esempio lo sviluppo di generatori per produrre energia rinnovabile, potrebbero ridurre le emissioni all’interno del territorio europeo di 550 milioni di tonnellate di biossido di carbonio equivalente (550MtCO2e), ovvero quasi la metà delle emissioni create dall’intero settore energetico nell’Unione nel 2017. E, sempre, nel 2017, l’anno scelto come benchmark dall’analisi, il 15% delle emissioni annuali totali della Ue.

L’implementazione del 5G non è ancora sufficiente

“Nonostante il potenziale in gioco – spiega ancora il rapporto Ericsson – le nuove previsioni sull’implementazione del 5G dipingono un quadro preoccupante per l’Europa”.
Alla fine del 2020, infatti, il 5G copriva circa il 15% della popolazione mondiale. Nel 2027 si stima che la sua diffusione globale sarà circa del 75%. Quindi, solo tre anni prima che le emissioni globali dovrebbero essere dimezzate per rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 ºC, riporta Ansa.

Entro il 2027 in Europa poco più dell’80% di copertura

Tutto ciò fa emergere la necessità di accelerare l’implementazione del 5G in tutto il territorio europeo per raggiungere gli obiettivi nazionali e comunitari di decarbonizzazione fissati al 2030. In particolare, quanto alla diffusione del 5G, lo studio prevede che il Nord America e il Nord Est asiatico godranno di una copertura della popolazione superiore al 95% entro il 2027.
“Al contrario, l’Europa è destinata a restare significativamente indietro rispetto ai suoi competitor economici – si legge ancora nel rapporto Ericsson – con poco più dell’80% di copertura della popolazione”.

Il 40% dei bambini italiani fornisce informazioni private ad “amici” virtuali

Il 40% dei bambini italiani pur avendo ricevuto consigli e istruzioni da familiari e insegnanti circa i pericoli della rete, condividerebbe senza problemi dati e informazioni personali come indirizzo di casa, scuola e lavoro dei familiari, ad amici virtuali mai incontrati prima. Il rischio che possano incorrere in malintenzionati non è solo ipotetico: il 36% ha ricevuto online proposte di giochi o sfide pericolose da parte di sconosciuti. Si tratta di alcuni dati emersi da un sondaggio di Kaspersky commissionato a Educazione Digitale, che ha coinvolto un campione di 1.833 bambini italiani tra i 5 e i 10 anni, la cosiddetta generazione Alpha.

La generazione Alpha vive in una dimensione ‘onlife’

Non avendo mai conosciuto un mondo senza internet la generazione Alpha vive in una dimensione ‘onlife’, dove la distinzione tra virtuale e reale non esiste. Questa generazione fa un uso quotidiano della rete e considera il web un vero e proprio spazio di socializzazione, un luogo familiare che li accompagna in quasi ogni attività del quotidiano. Infatti, anche quando sono in compagnia dei loro amici, i bambini italiani non si separano mai dai dispositivi: il 43% ha dichiarato di utilizzarli per fare video e foto insieme, mentre il 31% li usa per sfidarsi a giochi online o chattare con altri amici. Solo il 25% preferisce trascorre il tempo insieme ai coetanei giocando senza tablet o smartphone.

Si accede alla rete a un’età sempre inferiore

Bambine e bambini italiani accedono ai dispositivi digitali e a una connessione alla rete in età sempre più giovane. Secondo l’indagine, infatti, il 55% possiede un dispositivo personale, e il 20% lo utilizza più di 2 ore al giorno. Ma cosa piace di più ai bambini degli strumenti digitali? Il 34% dichiara che grazie alla rete e ai dispositivi tecnologici riesce a entrare in un mondo tutto suo nel quale si sente bene e a proprio agio.
La possibilità di conoscere nuovi amici e condividere le proprie giornate è invece il motivo segnalato dal 41%, mentre il 19% riconosce in questi device la possibilità di imparare cose nuove. Solo al 6% non piace utilizzarli.

“Un amico virtuale è pur sempre un amico”

Nonostante i bambini siano molto bravi nell’uso di smartphone e tablet in realtà non conoscono realmente le potenzialità di questi strumenti, né dispongono della capacità critica che consentirebbe di valutare adeguatamente le conseguenze delle loro azioni online e di quelle degli altri. Tanto che quando è stato chiesto ai bambini se sarebbero disposti a condividere informazioni personali come “dove vivi”, “dove vai scuola” o “che lavoro fanno i tuoi genitori” con amici virtuali mai incontrati prima, il 40% ha affermato che risponderebbe tranquillamente “perché un amico virtuale è pur sempre un amico”. Il 18% risponderebbe senza dare troppi dettagli, mentre solo il 42% ha affermato di essere consapevole che queste informazioni non andrebbero mai date agli sconosciuti.

Mercato del lavoro, in Lombardia crescono i contratti a tempo determinato

Il mercato del lavoro, messo a dura prova dalla pandemia da Covid-19, sembra dare segnali di ripresa, e in Lombardia è sostenuto soprattutto dai contratti a termine, ma anche da quelli stagionali, in somministrazione e intermittenti. Al contrario, le posizioni a tempo indeterminato confermano una dinamica negativa. Nel secondo trimestre 2021 in Lombardia il numero di contratti attivati nel settore privato, secondo dati Inps, è pari a 334 mila, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2020, quando il mercato del lavoro risultava sostanzialmente congelato dalla situazione di emergenza sanitaria. Si tratta di un numero non lontano dai livelli del 2019, quando i contratti attivati nel settore privato erano 351 mila.

Un saldo positivo pari a +70 mila posizioni

Sempre secondo i dati Inps, le cessazioni, pari a 264 mila movimenti in tutto, nonostante la crescita significativa (+38,5%) risultano tutt’ora lontane dai livelli pre-crisi, anche per via delle limitazioni ancora in essere sui licenziamenti nel primo semestre dell’anno. Il risultato è quindi quello di un saldo decisamente positivo, pari a +70 mila posizioni, e in miglioramento sia rispetto al valore registrato un anno fa (-19 mila) sia a quello, pur positivo, del 2019 (+39 mila). Il contributo principale proviene dai contratti a termine, che aumentano di +48 mila posizioni, ma saldi positivi si registrano anche per i rapporti di lavoro stagionali (+14 mila), in somministrazione (+12 mila) e intermittenti (+11 mila), mentre si conferma la dinamica negativa delle posizioni a tempo indeterminato (-19 mila).

Calano le ore di Cassa Integrazione autorizzate
Su base annua la variazione delle posizioni lavorative è stimabile in 96 mila unità in più, dato che rafforza la lieve crescita registrata nei primi tre mesi dell’anno (+9 mila) dopo le perdite occupazionali dei trimestri precedenti. Il miglioramento del mercato del lavoro è confermato anche dai dati relativi alle ore di Cassa Integrazione autorizzate, in marcato calo rispetto al picco di un anno fa (-59,9% considerando anche quelle autorizzate nei Fondi di Solidarietà), sebbene su livelli storicamente ancora elevati.

Imprese ancora caute nelle assunzioni a tempo indeterminato

“L’occupazione in Lombardia si sta riprendendo e il percorso di uscita dalla crisi appare evidente nel primo semestre dell’anno – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia -. Le imprese però sono ancora caute nelle assunzioni a tempo indeterminato e i riflessi positivi della ripresa sono prevalentemente concentrati nelle nuove assunzioni a tempo determinato, nei contratti di somministrazione e in altre forme di lavoro meno impegnative nel medio e lungo termine”.

Lavoro, per i giovani talenti conta la stabilità

A cosa puntano i giovani talenti per quanto riguarda il loro futuro professionale? A sorpresa, gli obiettivi principali sono lo stabilità e, in seconda battuta nonché molto meno sorprendente, a poter raggiungere guadagni elevati. Insomma, il desiderio di una carriera “avventurosa” non c’è più, a fronte del desiderio – fatte le dovute proporzioni – del “vecchio posto fisso”. A dirlo è il report annuale di Universum su professioni e datori di lavoro, realizzato intervistando oltre 220mila studenti universitari di economia, ingegneria e informatica in 10 delle maggiori economie mondiali. Oltre a indagare i desiderata delle nuove leve lavorative, il rapporto ha esplorato quali siano le aziende preferite e desiderate dagli studenti Stem una volta concluso il loro ciclo di studio. E si scopre così che ai vertici ci sono solo colossi.

Come è cambiato l’approccio al lavoro

Questo cambio di rotta – la voglia di stabilità sul posto di lavoro, anche per i più giovani – è sicuramente frutto della sensazione di insicurezza indotta dalla pandemia da Covid-19 che tanti sconvolgimenti ha portato nelle nostre vite. In quest’ottica si inserisce il desiderio di sicurezza professionale, che spinge quindi a preferire percorsi professionali in realtà consolidate piuttosto che in start-up dal futuro più incerto. Allo stesso modo, cala l’appeal delle carriere all’interno di multinazionali, proprio perchè l’emergenza sanitaria ha reso più difficile i viaggi e la mobilità in generale. “Cercare stabilità e sicurezza è tipico durante una recessione economica, così come la riduzione d’interesse verso le startup, solitamente caratterizzate da un rischio più elevato”, spiega Richard Mosley, Global Client Director di Universum. “Questo è probabilmente il motivo per cui le aziende innovatrici e più affermate come Amazon e IBM sono state le maggiori vincitrici nelle classifiche”.

Le aziende preferite dagli studenti Stem

Il report ha anche stilato una classifica delle aziende considerate ideali dai giovani talenti come “casa” professionale”. Ai primi tre posti della lista generale – valida cioè per tutti i laureati dei tre diversi percorsi di studi, economia, ingegneria e informatica – si piazzano i big della tecnologia: nell’ordine, Google, Microsoft e Apple. Al quarto posto c’è Deloitte, polo di superconsulenza, mentre al quinto si colloca il Gruppo L’Oreal. Appena fuori dalla top five, al sesto posto, c’è Amazon. Per completezza, le ultime quattro posizioni della classifica sono occupate rispettivamente da EY (Ernst & Young), KPMG, JP Morgan e PwC (PricewaterhouseCoopers). 

Il turismo riprende a correre: +70% di annunci di posti di lavoro

Dopo il fermo obbligato dalla pandemia e le difficoltà connesse alle tante limitazioni, il settore del turismo ricomincia a prendere fiato. La riprova, oltre alla possibilità di viaggiare che via via si allarga a nuove destinazioni, è il boom di offerte di lavoro nel comparto del turismo e dell’ospitalità. Lo certifica il sito per la ricerca di lavoro Indeed, che ha appena diffuso i dati relativi a questo specifico segmento professionale.

Recupero con sprint sul 2020

Come precisa l’analisi del portale, gli annunci di lavoro e le ricerche contenenti keyword come ‘turismo’ e ‘ospitalità’ hanno recuperato e superato i livelli del 2020, anno in cui gli annunci nel settore turistico sul portale sono diminuiti del 40%. Nel 2021 si è verificato un rimbalzo, con un aumento del 70% rispetto allo stesso periodo del 2020. In crescita anche i click degli utenti sui lavori legati al turismo, in aumento del 96% rispetto allo scorso anno. 

Più offerte, meno ricerche

Un altro elemento interessante è che, a fronte di un aumento di offerte di lavoro, sono invece diminuite del 2% le richieste. Secondo gli esperti del sito, si tratta di una dimostrazione del fatto che chi opera nel turismo ha capacità trasversali e che quindi ha saputo “riciclarsi” anche in altri ambiti. Ancora, ciò significa che il comparto del turismo ha perso un po’ di smalto per quanto riguarda la sua capacità di attrazione. In sintesi, è un mondo che deve recuperare in termini di appeal professionale.

“Il turismo e l’ospitalità sono la spina dorsale di molte regioni d’Italia”

“E’ incoraggiante vedere che i posti di lavoro nell’industria del turismo quest’anno hanno subito un rimbalzo così forte, speriamo che questo trend continui. Il turismo e l’ospitalità sono la spina dorsale di molte regioni d’Italia e sono vitali per i lavoratori stagionali. Il turismo conta per 1 posto di lavoro su 10 in tutto il mondo. Data la sua natura di settore ‘labour-intensive’, il turismo gioca un ruolo importante per l’occupazione, anche in virtù dell’’effetto moltiplicatore’ che determina nello sviluppo di posti di lavoro nelle regioni rurali e non solo. Tale effetto si verifica anche nelle città più grandi, come Roma e Venezia, in settori come l’arte e la cultura, che sovente dipendono dall’arrivo di turisti internazionali” ha dichiarato Dario D’odorico, responsabile di Indeed per il mercato Italia. I prossimi mesi saranno determinanti per comprendere meglio la tenuta e l’attrattività del turismo italiano.