Che cosa è il cancro al seno?

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Il cancro al seno, detto anche tumore della mammella oppure carcinoma mammario, è una patologia legata all’incontrollata nascita di nuove cellule che fanno parte della ghiandola mammaria, le quali si trasformano in cellule maligne.

Ci sono alcuni sintomi che solitamente rappresentano dei veri e propri campanelli d’allarme e indicano la presenza di questa malattia.

In genere questi sono i noduli, anche se la maggior parte di questi è innocua, così come eventuali piccole calcificazioni e secrezioni che avvengono nel capezzolo.

Sono questi in genere i sintomi che possono lasciar pensare che sia necessario andare ad effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici per riuscire a capire se veramente ci troviamo di fronte a questa patologia o meno.

Ricordiamo comunque che la prevenzione rappresenta il più importante strumento per avere maggiori possibilità che le cure abbiano il successo sperato.

L’autopalpazione

Ad ogni caso, è sempre importante ricordare che la prevenzione è fondamentale e che rappresenta l’arma più importante a disposizione di ogni donna per poter riuscire ad individuare con tutto l’anticipo possibile un eventuale patologia e avere molte più probabilità di guarire con successo.

A tal proposito, l’autopalpazione rappresenta una delle più importanti tecniche a disposizione per individuare in anticipo eventuali noduli o anomalie nel seno. Si tratta di una tecnica assolutamente indolore che può essere messa in pratica da qualsiasi donna in ogni momento della giornata, in completa autonomia e senza alcun tipo di strumento.

Essa prevede semplicemente la palpazione del seno in tutte le sue parti, incluse le cavità ascellari, per andare alla ricerca di eventuali indurimenti, noduli o corpi estranei che siano percepibili al tatto.

L’autopalpazione è considerata dai medici come il primo strumento di prevenzione e per questo la sua importanza non è da sottovalutare. Ogni donna dovrebbe praticarla superati i 30 anni, associandola chiaramente ad una visita periodica presso uno specialista, magari cercando un esperto senologo a Milano.

Il fenomeno in Italia

Quello del seno è un tipo di tumore che in Italia riguarda una donna su nove. Inoltre, nel corso degli ultimi anni c’è da registrare una maggiore incidenza su quella fascia di persone che va dai 35 ai 55 anni.

Ancora una volta Importante è sottolineare quanto sia bene fare delle visite periodiche, e comunque l’autopalpazione, così da poter andare a lavorare sulla malattia nella sua fase iniziale.

Essa infatti consente di avere maggiori possibilità di successo e dunque il riuscire ad avere ottime probabilità di guarire.

Ci sono dei fattori di rischio?

Sicuramente ci sono dei fattori di rischio da considerare nel tumore del seno. Tra questi certamente l’età, in quanto il rischio aumenta progressivamente assieme all’età.

C’è anche una forte componente familiare, in quanto se in famiglia vi è una certa casistica di tumore alla mammella è possibile che anche le nuove generazioni vadano a sviluppare questa patologia, ragion per cui diventa ancora più importante effettuare i controlli periodici.

Ci sono inoltre dei fattori ereditari che riguardano la mutazione di alcuni geni, i quali vanno ad aumentare il rischio di poter sviluppare il tumore al seno.

Incidono anche l’obesità e l’inizio della menopausa in età tarda, ovvero dopo 55 anni. Incidono in maniera minore l’abuso di alcool e l’aver avuto il primo figlio dopo i 35 anni.

Conclusione

Come in tutte le cose dunque, è importante ricordare che la prevenzione è in grado di salvare la vita proprio perché permette di diagnosticare con grande anticipo un eventuale patologia.

In questa maniera è possibile accedere a cure meno invasive e che soprattutto hanno probabilità di guarigione molto più alte dato che si è iniziato a lavorare sulla malattia con grande anticipo, prima ancora che essa abbia avuto l’opportunità di far danni.

I segreti dell’arredamento di lusso

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Arredamento di lusso, che passione! Riuscire a realizzare un arredamento di lusso è il sogno di tantissime persone. Per riuscire in questo obiettivo, è necessario che si seguano quelle che sono le nuove tendenze nell’ambito dell’interior design.

Il concetto che è alla base di un arredamento di lusso sta soprattutto nel fatto che questi elementi riescano a fare la differenza, dato che sono di altissima qualità.

Un arredo luxury infatti, deve tener conto di materiali di pregio, come i legni più particolari e resistenti, le pietre naturali. La scelta dei materiali di qualità è la base da cui partire che però va sintetizzata anche con scelte di tendenza, che non possono essere messe assolutamente in secondo piano.

Gli aspetti fondamentali dell’ arredamento di lusso

Un arredamento luxury è composto da accessori di alto prestigio spesso realizzati a mano da artigiani che conoscono bene questo settore. Si tratta di elementi in grado di soddisfare diversi tipi di esigenze.

Per realizzare tale tipo di arredi bisogna scegliere elementi ben precisi, soprattutto lavorati e tagliati con una precisione estrema, e adoperare creatività ed ingegno.

Un’altra cosa importante è che ogni aspetto e ogni mobile scelto venga percepito da chi lo osserva come una vera e propria opera d’arte. Scegliere per la propria casa un arredamento di lusso significa dare anche eccentricità all’ambiente.

Altre idee per un arredamento di lusso

Un ulteriore dettaglio che vale la pena prendere in considerazione è quello di abbellire lo spazio con le boiserie.

Si tratta di una tecnica decorativa per le mura con una copertura fatta di pannelli che possono essere in metallo, in ceramica e in legno magari pantografati, intarsiati, incisi o anche lisci.

Si tratta di un elemento che da sempre rispecchia l’alta borghesia. In più, è importantissimo anche puntare su un particolari effetti nei colori e nei materiali che, fusi insieme, devono dare un tocco di classe ad un intero ambiente.

I COMPLEMENTI D’ARREDO CHE NON POSSONO MANCARE IN CASA

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Tutti noi abbiamo il piacere di arricchire e definire casa con soluzioni decorative che siano carine e originali. Questi sono quasi sempre pezzi piccoli o secondari, ma che portano familiarità e colore in ogni ambiente del nostro appartamento.

Tra l’altro gli accessori decorativi consentono effettivamente di cambiare l’aspetto degli interni di casa con un investimento anche relativamente piccolo, che rende questo tipo di personalizzazione alla portata di tutti. Ecco allora  alcune idee di complementi d’arredo che non possono mancare nella tua casa!

Tappeti e cuscini

Sicuramente arricchire casa con dei bei tappeti può essere una buona idea per apportare il tuo tocco di personalizzazione in più. Tappeti e cuscini infatti, giocano un ruolo di rilievo nel decorare e arricchire ogni stanza, in quanto sono in grado di fornire colore e comfort al resto dell’arredamento circostante. Se scelti adeguatamente, questi elementi sono in grado di rendere ogni stanza del tuo appartamento più calda e confortevole.

Copridivani

Il copridivano è un altro interessante accessorio in grado di aumentare il livello di colore e calore in casa. Un buon copridivano, ne esistono di ogni colore e texture, può anche consentirti di stare più al caldo quando fuori fa freddo. Inoltre essi forniscono all’intera stanza il colore necessario che tu avrai deciso di conferirle, considerando che puoi cercare di abbinarlo a quello di quadri e altri suppellettili presenti.

Vasi

 I vasi rappresentano un altro elemento chiaramente in grado di fornire del valore aggiunto ad ogni ambiente. Essi svolgono principalmente un ruolo che è duplice, in quanto da un lato aiutano a sorreggere piante e fiori, ma d’altra parte consentono di aggiungere all’ambiente un tocco in più di consistenza ed eleganza.

Sculture luminose

Le sculture luminose, oltre a rappresentare una manifestazione culturale e artigianale del laboratorio che le realizza, offrono un contributo molto valido ad ogni ambiente di casa. Chiaramente è bene scegliere con attenzione la zona di casa in cui esporle così che queste sculture possano “dialogare” perfettamente con gli altri arredi che si trovano nelle vicinanze, e soprattutto offrire una buona illuminazione.

Sfruttare i complementi qui citati ti consentirà di aggiungere agli ambienti in cui vivi quel tocco in più di personalizzazione e calore che stavi cercando, riuscendo a mostrare a tutti la tua cura per i dettagli e la ricerca delle soluzioni più congeniali.

IWM | Dispenser d’acqua per il tuo ufficio

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Bere il giusto quantitativo d’acqua è molto importante per garantire al corpo il livello di idratazione ottimale, che è fondamentale per il benessere dell’intero organismo ma non solo. È stato scientificamente dimostrato infatti, che una corretta idratazione riesce a far sì che la persona mantenga un livello di attenzione e concentrazione più alto, il che è molto importante per gli studenti ma soprattutto per quanti lavorano. Ecco il motivo per il quale sono sempre più gli uffici e le grandi aziende che decidono di offrire ai propri dipendenti la possibilità di bere così da potersi dissetare liberamente nel corso della giornata. Solitamente, la soluzione fino a qualche tempo fa più adottata era quella di ricorrere ai classici boccioni distributori d’acqua, ma questi presentano alcuni svantaggi da tenere in considerazione.

Il primo è legato alla qualità dell’acqua, che non è paragonabile a quella del rubinetto. Inoltre, l’acqua dei boccioni ha un costo al litro decisamente più elevato, e comporta notevoli problematiche per quel che riguarda lo stoccaggio ed il trasporto fino al piano in cui si desidera metterli in funzione. Oggi esiste finalmente l’alternativa più comoda e di qualità, per consentire a tutti di offrire ai propri dipendenti la possibilità di poter bere liberamente con dei costi più accessibili ed una logistica più semplice. La soluzione pratica ed efficace è rappresentata dai dispenser d’acqua per uso in ufficio descritti sul sito web https://aziende.iwmceasa.it dell’azienda IWM, i quali consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete idrica e la trattano eliminando ogni impurità, migliorandone il sapore e rendendola assolutamente equilibrata. Inoltre, l’acqua del rubinetto è notoriamente più economica rispetto quella dei boccioni, il che consente di avere nel luogo periodo un notevole risparmio considerando la grande quantità di acqua che ogni giorno viene mediamente consumata all’interno di un ufficio. IWM si occuperà anche della manutenzione periodica dell’impianto, liberando così i gestori da questo tipo di incombenza, che oltre ad essere conveniente è anche facile da usare.

Hotel, sempre più viaggiatori lo scelgono in base alla sostenibilità

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I viaggiatori di tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità e alle pratiche a favore dell’ecologia. Anche per quanto riguarda la scelta dell’albergo. Lo rivelano i risultati dell’ultimo studio Sustainable Travel Report, condotto su su scala globale dal portale di prenotazioni Booking.com.

Viaggi green, un trend in costante crescita

Lo studio evidenzia come il trend dei viaggi green sia in continua crescita. La maggior parte dei viaggiatori (l’87%) infatti dichiara di voler viaggiare in modo sostenibile e circa 4 su 10 (39%) confermano di farlo sempre o quasi sempre. Tuttavia, il 48% sostiene di non riuscire a viaggiare mai (oppure solo raramente) in modo sostenibile. Insomma, questo significa che c’è ancora  da fare per trasformare il trend dei viaggi green in una realtà certa e disponibile per tutti, in ogni parte del mondo.

Alloggio, meglio ecosostenibile anche se costa un po’ di più

Sebbene l’idea di “viaggio sostenibile” sia personale,  circa la metà dei viaggiatori (46%) associa questa idea a soggiorni in strutture eco-friendly o green. I motivi principali che spingono a scegliere questo tipo di soggiorno sono abbattere l’impatto negativo sull’ambiente (40%), vivere un’esperienza davvero locale (34%) e il voler fare la scelta giusta rispetto all’alloggio dove si soggiorna (33%). Rispetto alle previsioni future, la tendenza è destinata a crescere: oltre due terzi (68%) dei viaggiatori afferma di voler soggiornare in una struttura ecosostenibile nel 2018, una percentuale in netta crescita rispetto al 2017 (65%) e al 2016 (62%). Ancora, scende la percentuale dei viaggiatori che non ha preso in considerazione un soggiorno eco-friendly perché non al corrente dell’esistenza di questa tipologia di viaggio. Molto interessante è anche notare che circa due terzi dei viaggiatori (67%) sono disposti a spendere almeno il 5% in più per assicurarsi che il viaggio abbia il minore impatto possibile sull’ambiente.

Stessa ideologia anche per i viaggiatori business

La voglia di viaggiare green non riguarda però soltanto i “vacanzieri”, ma anche gli uomini d’affari che viaggiano per lavoro. Oltre la metà dei businessman intervistati (il 52%), infatti, afferma di voler fare scelte più eco-compatibili. I viaggiatori d’affari ricercano anche alberghi o location più green, e già il 69% intende soggiornare in una ricettiva eco-friendly il prossimo anno.

Pratiche eco da adottare subito in albergo

Ci sono dei comportamenti green e allo stesso tempo “economici” che gli alberghi, di qualunque categoria, possono mettere in atto con estrema facilità e budget contenuti a fronte di un grande beneficio. Ad esempio, adottare nei bagni delle camere – così come degli spazi comuni – asciugamani elettrici assicura un notevole risparmio in termini di consumi, sprechi, carta o lavaggi inquinanti di teli tradizionali.  Ad esempio, con un solo asciugamano elettrico prodotto in esclusiva da Mediclinics, è possibile risparmiare mediamente 24 alberi in 16 anni e preservare l’ambiente. Inoltre, si tratta di una strada conveniente anche per il titolare di hotel, ostelli o ristoranti: con l’asciugamani elettrico si paga solo al momento dell’acquisto, con un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto ad esempio all’uso della carta.

Cotini.it – Sistemi di rilevazione presenze

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Avere la possibilità di rilevare le presenze e gli orari di ingresso ed uscita dei dipendenti è una necessità comune a tantissime aziende o realtà commerciali di ogni tipo. Quando il numero dei lavoratori in sede è piuttosto numeroso, e si ritiene per questo necessario passare ad un sistema che consenta di registrare orari e presenze così da poter migliorare la gestione del personale, la soluzione più efficace da adottare è quella di ricorrere ad un sistema di ultima generazione che possa rilevare i movimenti in entrata ed in uscita dei dipendenti in maniera rapida ed infallibile.

Cotini srl è una azienda che progetta e commercializza sistemi di rilevazione presenze e controllo degli accessi, perfetti per soddisfare le esigenze di tutte quelle realtà che desiderano poter aver accesso a questo tipo di dati così da poter gestire al meglio le risorse. SferaCloud è ad esempio una delle soluzioni proposte da Cotini srl, un sistema progettato e sviluppato per far si da rendere più efficace e rapido il rilevare le presenze nonché la timbratura da parte dei dipendenti. Anche i lettori badget e biometrici di Cotini srl consentono di effettuare in maniera rapida la rilevazione delle presenze, sia mediante l’utilizzo del classico badge che per mezzo dell’avanzato sistema di riconoscimento utente tramite la biometria del viso o le impronte digitali, tra le prime aziende italiane ad investire nella tecnologia biometrica relazionata alla rilevazione di presenze.

Per realtà più piccole, o comunque con un numero limitato di dipendenti, il timbracartellini può comunque rappresentare a tutt’oggi la soluzione più adatta ed economica, e vi sono diverse tipologie di modelli in pronta consegna tra i quali poter scegliere. È possibile usufruire della consulenza di un esperto Cotini srl per individuare il prodotto più adatto alle necessità della propria azienda, o per richiedere un preventivo personalizzato su misura.

Lavoro, per i giovani talenti conta la stabilità

A cosa puntano i giovani talenti per quanto riguarda il loro futuro professionale? A sorpresa, gli obiettivi principali sono lo stabilità e, in seconda battuta nonché molto meno sorprendente, a poter raggiungere guadagni elevati. Insomma, il desiderio di una carriera “avventurosa” non c’è più, a fronte del desiderio – fatte le dovute proporzioni – del “vecchio posto fisso”. A dirlo è il report annuale di Universum su professioni e datori di lavoro, realizzato intervistando oltre 220mila studenti universitari di economia, ingegneria e informatica in 10 delle maggiori economie mondiali. Oltre a indagare i desiderata delle nuove leve lavorative, il rapporto ha esplorato quali siano le aziende preferite e desiderate dagli studenti Stem una volta concluso il loro ciclo di studio. E si scopre così che ai vertici ci sono solo colossi.

Come è cambiato l’approccio al lavoro

Questo cambio di rotta – la voglia di stabilità sul posto di lavoro, anche per i più giovani – è sicuramente frutto della sensazione di insicurezza indotta dalla pandemia da Covid-19 che tanti sconvolgimenti ha portato nelle nostre vite. In quest’ottica si inserisce il desiderio di sicurezza professionale, che spinge quindi a preferire percorsi professionali in realtà consolidate piuttosto che in start-up dal futuro più incerto. Allo stesso modo, cala l’appeal delle carriere all’interno di multinazionali, proprio perchè l’emergenza sanitaria ha reso più difficile i viaggi e la mobilità in generale. “Cercare stabilità e sicurezza è tipico durante una recessione economica, così come la riduzione d’interesse verso le startup, solitamente caratterizzate da un rischio più elevato”, spiega Richard Mosley, Global Client Director di Universum. “Questo è probabilmente il motivo per cui le aziende innovatrici e più affermate come Amazon e IBM sono state le maggiori vincitrici nelle classifiche”.

Le aziende preferite dagli studenti Stem

Il report ha anche stilato una classifica delle aziende considerate ideali dai giovani talenti come “casa” professionale”. Ai primi tre posti della lista generale – valida cioè per tutti i laureati dei tre diversi percorsi di studi, economia, ingegneria e informatica – si piazzano i big della tecnologia: nell’ordine, Google, Microsoft e Apple. Al quarto posto c’è Deloitte, polo di superconsulenza, mentre al quinto si colloca il Gruppo L’Oreal. Appena fuori dalla top five, al sesto posto, c’è Amazon. Per completezza, le ultime quattro posizioni della classifica sono occupate rispettivamente da EY (Ernst & Young), KPMG, JP Morgan e PwC (PricewaterhouseCoopers). 

Il turismo riprende a correre: +70% di annunci di posti di lavoro

Dopo il fermo obbligato dalla pandemia e le difficoltà connesse alle tante limitazioni, il settore del turismo ricomincia a prendere fiato. La riprova, oltre alla possibilità di viaggiare che via via si allarga a nuove destinazioni, è il boom di offerte di lavoro nel comparto del turismo e dell’ospitalità. Lo certifica il sito per la ricerca di lavoro Indeed, che ha appena diffuso i dati relativi a questo specifico segmento professionale.

Recupero con sprint sul 2020

Come precisa l’analisi del portale, gli annunci di lavoro e le ricerche contenenti keyword come ‘turismo’ e ‘ospitalità’ hanno recuperato e superato i livelli del 2020, anno in cui gli annunci nel settore turistico sul portale sono diminuiti del 40%. Nel 2021 si è verificato un rimbalzo, con un aumento del 70% rispetto allo stesso periodo del 2020. In crescita anche i click degli utenti sui lavori legati al turismo, in aumento del 96% rispetto allo scorso anno. 

Più offerte, meno ricerche

Un altro elemento interessante è che, a fronte di un aumento di offerte di lavoro, sono invece diminuite del 2% le richieste. Secondo gli esperti del sito, si tratta di una dimostrazione del fatto che chi opera nel turismo ha capacità trasversali e che quindi ha saputo “riciclarsi” anche in altri ambiti. Ancora, ciò significa che il comparto del turismo ha perso un po’ di smalto per quanto riguarda la sua capacità di attrazione. In sintesi, è un mondo che deve recuperare in termini di appeal professionale.

“Il turismo e l’ospitalità sono la spina dorsale di molte regioni d’Italia”

“E’ incoraggiante vedere che i posti di lavoro nell’industria del turismo quest’anno hanno subito un rimbalzo così forte, speriamo che questo trend continui. Il turismo e l’ospitalità sono la spina dorsale di molte regioni d’Italia e sono vitali per i lavoratori stagionali. Il turismo conta per 1 posto di lavoro su 10 in tutto il mondo. Data la sua natura di settore ‘labour-intensive’, il turismo gioca un ruolo importante per l’occupazione, anche in virtù dell’’effetto moltiplicatore’ che determina nello sviluppo di posti di lavoro nelle regioni rurali e non solo. Tale effetto si verifica anche nelle città più grandi, come Roma e Venezia, in settori come l’arte e la cultura, che sovente dipendono dall’arrivo di turisti internazionali” ha dichiarato Dario D’odorico, responsabile di Indeed per il mercato Italia. I prossimi mesi saranno determinanti per comprendere meglio la tenuta e l’attrattività del turismo italiano.

L’eBike traina il mercato delle bici e il settore… pedala

Mai come in questo ultimo periodo gli italiani si sono avvicinati a nuovi sistemi di mobilità, e in moltissimi hanno riscoperto l’appeal della bicicletta, meglio ancora se elettrica. Tanto che la filiera delle due ruote ha ottenuto risultati record, raggiungendo addirittura un valore di 9 miliardi di euro. Ecco la “fotografia” del comparto della bici, che si è evoluto dalla mountain bike degli anni Novanta alle nuove eBike da città per essere sempre più green. Cambiano i costumi e le mode ma non la passione per le due ruote che in Italia hanno un mercato sempre più esigente e raffinato. La produzione e la vendita di biciclette Made in Italy non ha nulla da invidiare ad altri comparti manifatturieri: dopo una fase di contrazione, che ha caratterizzato l’industria delle due ruote tra fine degli anni Novanta fino al 2017, causa delocalizzazione delle filiere e calo della domanda interna, dal 2018 a oggi la produzione italiana segna +20% grazie proprio al fenomeno della bicicletta elettrica trainata dalle nuove politiche di mobilità sostenibile e dallo sprint ecologico degli stessi abitanti, cittadini e turisti. 

Un ecosistema composto da 2.900 imprese

Le cifre emergono dall’ultimo Market Watch di Banca Ifis, che ha tracciato i confini dell’ecosistema della bicicletta: una filiera che conta circa 2.900 imprese per 17 mila addetti e produce ricavi per 9 miliardi di euro annui. La buona notizia, stando all’analisi, è che nel biennio 2021-2022 un’industria su due prevede un aumento dei ricavi e solo il 10% stima una contrazione. Un segnale di un comparto che cresce sull’onda dell’innovazione e dell’impronta sostenibile: nel 2020 sono state prodotte in Italia oltre 3 milioni di bici, +20% rispetto al 2018.

Un comparto innovativo

Nel 2020 il 90% dei produttori italiani ha aumentato o lasciato invariata la quota destinata agli investimenti. Digitale, sostenibilità e ricerca sono ai primi posti nei piani di investimento. Stando al campione, nel biennio 2021-2022, il 45% degli imprenditori intende ampliare i mercati di riferimento e il 29% punterà anche a rinnovare l’offerta. Il mercato è vivace con una forte richiesta di prodotti più economici e più tecnologici. Sul fronte eBike, negli ultimi 5 anni in Italia, si sono quintuplicate le vendite di biciclette elettriche, passando da poco più di 50.000 pezzi annui ai 280.000 del 2020, il 14% del totale venduto. L’80% dei distributori prospetta un aumento anche nel biennio 2021-2022. Il 90% dei produttori è sicuro che l’eBike sarà una rivoluzione duratura della mobilità per la crescente attenzione alla sostenibilità, gli incentivi all’acquisto e all’innovazione che porta modelli sempre più leggeri e performanti.

In un anno raddoppia il numero di attacchi ai dispositivi IoT

I dispositivi IoT (Internet of Things) smartwatch, serrature, fitness tracker e molti altri sono ormai ovunque. Secondo gli analisti del mercato IoT, ogni secondo vengono connessi a Internet 127 nuovi dispositivi. Dato il numero elevato, questi dispositivi attirano l’attenzione non solo degli utenti entusiasti ma anche dei criminali informatici. Durante i primi sei mesi del 2021 gli honeypot di Kaspersky, software che imita un dispositivo vulnerabile, hanno rilevato oltre 1,5 miliardi di attacchi indirizzati a dispositivi IoT. Il numero è raddoppiato rispetto al semestre precedente.

Barattoli di miele virtuali per catturare i cybercriminali

Per tracciare e prevenire gli attacchi contro i dispositivi smart, gli esperti di Kaspersky hanno creato degli honeypot, letteralmente “barattoli di miele”. Si tratta di software speciali che imitano un dispositivo vulnerabile. Distribuiti pubblicamente su Internet, gli honeypot simulano i dispositivi reali e funzionano come trappole per i criminali informatici. Secondo l’analisi dei dati raccolti dagli honeypot creati da Kaspersky, c’è una tendenza costante all’aumento del numero di attacchi ai dispositivi IoT. Nel primo semestre 2021 il numero totale di tentativi di infezione è arrivato a 1.515.714.259, mentre nei sei mesi precedenti ne sono stati registrati 639.155.942.

Crescono gli attacchi provenienti dall’Italia

Nella maggior parte dei casi, i tentativi di connessione hanno utilizzato il protocollo telnet (utilizzato per accedere a un dispositivo e gestirlo da remoto), mentre i restanti hanno utilizzato SSH e web. Anche il numero di attacchi IoT provenienti dall’Italia ha subito una notevole crescita nell’ultimo periodo, con un incremento del 93%. Nel secondo semestre del 2020, infatti, il numero di attacchi registrati ammontava a 1.892.200, mentre nel primo semestre del 2021 il dato è raddoppiato, raggiungendo i 3.650.500. I criminali informatici che prendono di mira i dispositivi IoT tengono i loro toolset sempre aggiornati. Gli esperti di Kaspersky segnalano che sempre più exploit vengono usati come arma dai criminali informatici, e che i dispositivi infetti vengono spesso utilizzati per rubare dati personali, per il mining di criptovalute, e per i più tradizionali attacchi DDoS.

Installare una soluzione di sicurezza affidabile

“Da quando i dispositivi IoT, come smartwatch e accessori smart per la casa, sono diventati una parte essenziale della nostra vita quotidiana, i criminali informatici hanno sapientemente spostato la loro attenzione in quest’area – commenta Dan Demeter, security expert di Kaspersky -. Abbiamo notato che gli attacchi si sono intensificati con l’aumento dell’interesse degli utenti verso questo tipo di dispositivi. Le persone credono di non essere abbastanza importanti per essere vittima di un hacker, ma nell’ultimo anno abbiamo potuto osservare un grande aumento degli attacchi verso i dispositivi IoT. La maggior parte di questi attacchi si può prevenire, ecco perché consigliamo ai possessori di smart home di installare una soluzione di sicurezza affidabile, che li aiuti a proteggersi”. 

Per aumentare la produttività al lavoro serve… un sonnellino

Qualche piccolo pisolino anche sul luogo di lavoro può aumentare in maniera significativa la produttività. In effetti, gli esempi di sonnellini illustri non mancano: innovatori e geni come Albert Einstein, Leonardo Da Vinci, Thomas Edison e Winston Churchill si concedevano una breve pennicchella per rinfrescare la mente e ricaricarsi di energie preziose. E la validità di questo sistema è sempre più condivisa, tanto che il 6% delle organizzazioni statunitensi, tra cui The Huffington Post, Nike e Pizza Hut, ha iniziato a fornire stanze per il pisolino ai propri dipendenti. Postazioni per i sonnellini, amache e persino suite per i pisolini si sono fatte strada anche negli aeroporti, nelle università e nei centri commerciali. Insomma, il sonno extra è un toccasana per produrre di più e meglio.

Cosa dice la scienza

Dormire un po’ può aiutare a combattere le sfide di un lavoro particolarmente impegnativo. La scienza lo conferma: secondo la rivista Sleep, la mancanza di sonno costa alle aziende statunitensi ben 63 miliardi di dollari di perdita di produttività ogni anno. Un problema a cui si potrebbe ovviare semplicemente con una pennichella. La ricerca mostra che anche un pisolino di 30 minuti può migliorare la memoria e aumentare la concentrazione. Ma il pisolino serve anche ad abbassare i livelli di stress: quando si dorme, il cervello elabora i sentimenti e le esperienze vissuti durante il giorno. Di conseguenza, se il sonno viene interrotto o è troppo breve, rimangono più emozioni negative che positive. Diversi studi illustrano l’impatto benefico che ha sulla salute un basso livello di stress e, di conseguenza, sulle prestazioni lavorative. Il sonnellino può ridurre l’ansia e la depressione a livello chimico, riducendo al minimo i livelli di cortisolo (un ormone che eleva la glicemia). In sintesi, un breve sonnellino può rivelarsi la “medicina” migliore per contrastare lo stress e ritrovare la concentrazione.

A proposito di concentrazione e memoria

Dormire, anche solo per una ventina di minuti, può avere un effetto positivo sulla memoria. Uno studio della Nasa ha scoperto che il pisolino migliora attivamente la memoria sul lavoro, il che comporta la focalizzazione dell’attenzione su un compito mentre si tengono in memoria altre mansioni. Certo, pochi di noi hanno ruoli importanti come quelli di chi deve guidare una missione spaziale, ma la “tecnica” funziona ovviamente anche se si devono eseguire compiti più “normali”. Non resta che provare… schiacciando un pisolino.

Combattere lo stress: nei giovani è la prima motivazione per fare sport

Sei ragazzi su 10 lo fanno per combattere lo stress, arrivato a livelli altissimi durante le diverse fasi della pandemia. E solo la restante parte, più o meno, lo pratica per passione. È questa l’istantanea del rapporto tra i giovani e lo sport scattata da Terre des Hommes e OneDay, che hanno condotto una ricerca su 1000 ragazzi tra i 13 e i 23 anni in tutta Italia attraverso l’Osservatorio Permanente sullo Sport e le Nuove Generazioni. 

Inclusione? Sì, ma anche discriminazione

Ragazzi e ragazze credono nello sport come strumento di inclusione, però il 77% di loro ritiene che lo Stato e le Istituzioni non investono abbastanza per renderlo tale, tanto che nelle scuole e nelle città non ci sono sufficienti strutture per renderlo accessibile a tutti gratuitamente (il 50% dei giovani dichiara che nelle loro scuole non hanno campi sportivi).
Ma non solo, i giovani della generazione Z hanno le idee chiare anche sul tema delle differenze di genere: ritengono infatti che i ragazzi siano spesso, ingiustamente, avvantaggiati rispetto alle ragazze nella carriera sportiva così come negli stipendi (sostenuto da oltre il 90%) e che dentro e fuori dalle competizioni sportive troppo spesso si verifichino episodi di bullismo (42%), violenza (sia verbale che fisica, rispettivamente 72% e 46%), abusi e molestie sessuali (17%). Infine, circa 1/3 tra ragazzi e ragazze dice di aver subito comportamenti inappropriati da parte di adulti e il 45% da pari.

Che cosa vogliono i giovani

Dopo aver messo in luce quello che non va, i ragazzi dicono la loro anche su cosa cambiare e soprattutto su come farlo. Il 60% di loro, infatti, vorrebbe contribuire a scrivere un regolamento condiviso da atleti, famiglie e società sportive per renderlo più equo, inclusivo e sicuro.
“Attraverso questo Osservatorio ragazzi e ragazze ci fanno capire quanto lo sport sia una parte fondamentale della loro vita, esprimendo tutto il disagio che hanno vissuto in questo anno e mezzo di pandemia, quando non hanno potuto praticarlo regolarmente. Non solo, i giovanissimi ci dicono anche chiaramente tutto quello che non va nel mondo dello sport – commenta Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia -. I campi da gioco sono un luogo cruciale per la crescita di bambini, bambine, ragazze e ragazzi e dobbiamo garantire che siano un ambiente sicuro, sereno e piacevole per tutti.”.
“I giovani ripongono grande fiducia nello sport attribuendogli un ruolo fondamentale come motore di inclusione sociale, ma ritengono che le istituzioni non facciano abbastanza. Credo proprio che dovremmo ascoltarli di più!” conclude Gaia Marzo, Corporate Brand Director & Equity Partner OneDay Group.

L’89% dei link dannosi viene diffuso tramite WhatsApp

Quali sono le app di messaggistica più popolari tra i truffatori che utilizzano tecniche di phishing? Non c’è dubbio, il maggior numero di link dannosi rilevati tra dicembre 2020 e maggio 2021 è stato inviato tramite WhatsApp (89,6%), seguito da Telegram (5,6%), Viber, al terzo posto con una percentuale del 4,7%, e Hangouts, con l’1%. E i Paesi che hanno subìto il maggior numero di attacchi di phishing? Al rpimo posto la Russia (46%), seguita da Brasile (15%) e India (7%). Questo è quanto risulta dai dati anonimizzati forniti volontariamente dagli utenti di Kaspersky Internet Security for Android, che segnala come a livello globale siano stati registrati 480 casi di phishing al giorno.

Il maggior numero di messaggi dannosi su WhatsApp è stato rilevato in Russia

L’azienda ha analizzato i clic anonimi sui link di phishing in queste applicazioni e ha rilevato che tra dicembre 2020 e maggio 2021 sono stati registrati 91.242 casi a livello globale. Secondo le statistiche, Kaspersky Internet Security for Android ha rilevato il maggior numero di link dannosi in WhatsApp, in parte a causa del fatto che si tratta dell’applicazione di messaggistica più popolare a livello globale. Il maggior numero di messaggi dannosi su WhatsApp è stato rilevato in Russia (42%), seguita da Brasile (17%) e India (7%).

Telegram è l’app con il minor numero di rilevamenti

Sempre guardando agli utenti di Kaspersky Internet Security for Android, risulta come Telegram sia l’app con il minor numero di rilevamenti, mentre per quel che riguarda la distribuzione geografica è simile a quella di WhatsApp. Il maggior numero di link dannosi è stato, infatti, rilevato in Russia (56%), seguita da India (6%) e Turchia (4%). Le percentuali elevate in Russia sono probabilmente dovute all’incremento della popolarità di questo servizio di messaggistica nel Paese.

La maggior parte dei rilevamenti di Hangouts proviene da dagli USA

In base alle statistiche, Viber e Hangouts hanno avuto un numero inferiore di casi registrati. La differenza fondamentale tra loro è la distribuzione geografica. Il maggior numero di rilevamenti in Viber è stato identificato principalmente in Russia, con l’89%, e nei paesi della CSI, tra cui Ucraina con, il 5%, e Bielorussia con il 2%, mentre la maggior parte dei rilevamenti di Hangouts proveniva da Stati Uniti (39%) e Francia (39%). In termini di numero di attacchi di phishing registrati per singolo utente su WhatsApp, riporta Adnkronos, il primato è detenuto da Brasile con 177 attacchi e India con 158. Rispetto agli altri Paesi, gli utenti russi sono in testa per quel che riguarda il numero di rilevamenti su Viber (305) e Telegram (79).

Gli studi professionali investono nel digitale: nel 2020, +l 7,9%

Sono 1,694 miliardi di euro gli investimenti in strumenti digitali attuati da avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro nel 2020, una cifra del l 7,9% in più rispetto all’anno precedente. E per il 2021 le stime indicano un’ulteriore crescita del +5,6%, che porterà il budget a sfiorare quota 1,8 miliardi. Nel 2020 gli investimenti in tecnologie per la gestione elettronica documentale (+34%), strumenti di workflow (+57%), CRM (+120%), business intelligence (+86%) e machine learning (+125%), hanno trainato la spesa negli studi di piccole, medie e grandi dimensioni, mentre le micro strutture, oltre che sulla gestione elettronica documentale (+37%), hanno puntato su tecnologie più centrate sulle esigenze immediate, come canali social (+26%) e VPN (+44%). Si tratta di alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Una nuova consapevolezza sui cambiamenti necessari a rendersi competitivi

L’emergenza sanitaria ha portato nuova consapevolezza sui cambiamenti necessari per mantenere competitivo lo studio, come una maggiore comprensione dei propri punti di forza e debolezza, soprattutto fra gli avvocati (nel 25% dei casi), e una più attenta valutazione delle attitudini dei collaboratori, oltre che dei soli aspetti organizzativi del lavoro in remoto, soprattutto fra i consulenti del lavoro (34%) e negli studi multidisciplinari (43%). Uno studio su quattro, poi, è pronto a ripensare i propri modelli organizzativi, e per il 70% la crisi ha cambiato le modalità di gestione della clientela, per la quale servono più adeguate tecnologie collaborative e un investimento nella formazione. 

Micro e piccole strutture non hanno dedicato risorse all’innovazione digitale

Nel 2020 il 31% degli studi professionali ha investito oltre 10mila euro in tecnologie digitali (+6% rispetto al 2019), il 36% fra 3mila e 10mila euro, il 17% fra mille e 3mila e il 12% meno di mille euro. Il 4%, composto quasi totalmente da micro e piccole strutture, non ha dedicato risorse all’innovazione digitale, esponendosi a ulteriori rischi di marginalizzazione in un periodo in cui la tecnologia è risultata ancor più abilitante per lo svolgimento delle attività lavorative.
Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha investito di più (in media 25.300 euro), seguita da commercialisti (12.100 euro), consulenti del lavoro (10.100 euro) e avvocati (8.700 euro). Questi ultimi hanno anche aumentato maggiormente la spesa digitale (+29,9%).

Fatturazione elettronica e applicazioni per videochiamate le tecnologie più adottate

Le tecnologie più presenti in tutte le categorie professionali sono la fatturazione elettronica e le applicazioni per le videochiamate. Quasi un commercialista su due punta sull’e-learning (49%), mentre è ancora limitato l’investimento nei canali digitali, con solo il 39% che ha un sito proprietario e il 25% che è presente sui social media.
Limitata ma in miglioramento la presenza digitale dei consulenti del lavoro (il 45% ha un sito e il 27% uno o più account social), che risulta invece più sviluppata fra gli avvocati (il 54% ha un sito e nel 36% è presente sui social) La VPN invece è la terza tecnologia più adottata dagli studi multidisciplinari (61%), che hanno anche la presenza digitale più strutturata: il 59% ha un sito web, il 40% almeno un account social.

Meglio lo smart working che una promozione sul lavoro

Lo smart working da soluzione di emergenza a nuova normalità, anzi di più: a condizione perfetta per il lavoro la work life balance. A sostenerlo arriva una nuova ricerca condotta fra i dipendenti del Regno Unito, ma è assai probabile che i risultati siano assimilabili anche nel resto d’Europa e in Italia. Più nel dettaglio, si scopre che la metà dei dipendenti inglesi accetterebbe una riduzione dello stipendio mentre i due terzi degli intervistati rinuncerebbe a una promozione pur di continuare a lavorare da remoto. Solo il 16% dei dipendenti vorrebbe tornare in ufficio a tempo pieno, confermando la validità dell’approccio dell’Everywhere Workplace.

Cosa piace del lavoro da remoto…

Entrando nel merito dei risultati, si scopre che il sondaggio condotto da Ivanti Inc., piattaforma di automazione, fra i lavoratori inglesi fa emergere che il 66% degli intervistati dichiara che preferirebbe lavorare da remoto anziché ricevere una promozione e quasi la metà (49%) ha affermato che accetterebbe una riduzione dello stipendio in cambio della possibilità di lavorare da remoto. Confermando ulteriormente il desiderio di lavorare a distanza, solo il 16% degli intervistati ha sostenuto di voler tornare in ufficio a tempo pieno in futuro. Gli aspetti che più piacciono del lavoro a distanza sono la riduzione da stress (42%), il risparmio di tempo (48%) e un migliore equilibrio lavoro-vita privata (45%). 

… e cosa no 

Di contro, le principali preoccupazioni sono legate a una minore attività fisica durante la giornata (40%), l’assenza di interazioni con i colleghi (44%) e il restare troppe ore davanti allo schermo (33%). Però la gran parte di chi ha risposto al sondaggio (il 55%) ha affermato di aver registrato un notevole aumento del proprio buonumore.

La soluzione? Forse una modalità ibrida

Come si può bilanciare ora la modalità di lavoro in remoto e in presenza? L’analisi rivela che il 39% degli intervistati preferirebbe lavorare da casa anche dopo l’emergenza sanitaria, mentre il 41% preferirebbe una combinazione tra casa e ufficio, confermando che questa flessibilità può essere un valido strumento di selezione del personale per le imprese, garantendo al tempo stesso protocolli di sicurezza, formazione e strumenti tecnologici adeguati a proteggere da eventuali cyberattacchi. Le organizzazioni hanno anche bisogno di modernizzare i loro help desk per garantire che i lavoratori da remoto ricevano soluzioni veloci e personalizzate a ogni problema IT. Sono infatti alcuni problemi legati alla tecnologia a preoccupare chi lavora da remoto: basti pensare che il 23,38% degli intervistati ha contattato l’help desk almeno una volta alla settimana.