Le abitudini digitali dei consumatori dettano nuove regole alle Pmi

Le Pmi italiane devono affrontare la sfida della trasformazione digitale, ma secondo i dati Istat l’80% di loro si colloca ancora a un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ di digitalizzazione. E solo un numero ridotto di Pmi ha avviato vendite online. Questo, nonostante i risultati del sondaggio condotto da Vista sulle abitudini dei consumatori mostrino come quasi il 90% degli italiani, a causa della pandemia, abbia acquistato online molto più rispetto al periodo pre-Covid. Tanto che sebbene fare acquisti nei piccoli negozi di quartiere sia un’esperienza gradevole per molti (85%), il 35% riconosce che doversi recare nei negozi fisici rappresenta spesso un inconveniente. Soprattutto per la mancanza di disponibilità degli articoli cercati (27,5%), la preoccupazione di ritrovarsi vicino a persone affette da Covid-19 (23,5%), le code per pagare (23%), o gli orari di attività, non sempre adeguati alle esigenze dei consumatori (16,5%).

Si afferma lo shopping online

Quanto invece alle principali cause di frustrazione riscontrate durante lo shopping online, i consumatori evidenziano l’impossibilità di toccare i prodotti prima di acquistarli (50%), parlare con qualcuno che possa fornire consigli (21%), e acquistare i prodotti delle piccole imprese rive di una presenza online. Per quanto riguarda i vantaggi, gli italiani danno maggiore importanza ai fattori quali la possibilità di fare acquisti comodamente da casa (34%), procurarsi prodotti di diverso tipo senza recarsi in più luoghi (22%), confrontare i prezzi e scegliere ciò che si adatta meglio alle proprie tasche e necessità (18,5%), gestire una lista dei desideri o un carrello della spesa virtuale per un lungo periodo fino a quando non si è pronti ad acquistare (5,5%).

Diventa quasi indispensabile trovare piccole imprese su Internet

Per questo motivo, per il 93% degli intervistati è diventato quasi indispensabile poter trovare le piccole imprese su Internet. Tuttavia, essere presenti sul web non basta. “L’alfabetizzazione digitale è necessaria, certo, ma richiede tempo e impegno di cui molti proprietari di piccole imprese non dispongono – dichiara Richard Moody, direttore generale di Vista per l’Europa centrale, settentrionale e meridionale -. Per fortuna le Pmi non sono sole, Vista si propone come partner strategico per gli imprenditori e le piccole imprese che hanno bisogno di assistenza con la realizzazione dei prodotti per il marketing, sia fisici sia digitali”.

Piccole imprese sul web: vince il settore legato a salute fisica e mentale

Vista ha elaborato una classifica dei primi 5 settori in cui le piccole imprese e gli imprenditori hanno ordinato con più frequenza prodotti per il marketing, o hanno contrattato servizi web o consulenze digitali: servizi sanitari e sociali (17%), sport e fitness (11,9%), edilizia e ristrutturazioni (11%), arte e intrattenimento (7,3%), agricoltura e allevamento (7%).
“Prendersi cura di sé, in tutte le forme, è stata una priorità per molti consumatori durante e dopo la pandemia – aggiunge Moody -. Non stupisce, quindi, osservare la presenza in cima alla classifica di imprese legate alla salute fisica e mentale, alla cura del corpo, della casa e degli spazi in cui viviamo, o al cibo che consumiamo”.

Tutti pazzi per la second hand: scelta da 23 milioni di italiani

Altro che cose di nessun valore: la second hand in Italia nel 2021 ha generato un valore economico di 24 miliardi di euro, pari all’1,4% del Pil nazionale. La spinta più significativa deriva dal volume degli affari online che costituisce quasi il 50% del totale (49%) ed è passato da 5,4 miliardi di euro nel 2014 a 11,8 nel 2021, con una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno. È quindi proprio grazie all’online che il valore totale della second hand nel 2021 è tornato a livelli pre-pandemia (24 miliardi nel 2019, 23 nel 2020). Lo afferma l’ottava edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito, piattaforma per vendere e comprare in modo sostenibile, che ha analizzato comportamenti e motivazioni degli italiani rispetto alla compravendita dell’usato.

Un’abitudine di consumo

Con questi numeri, non sorprende trovare conferma del fatto che la second hand, nel 2021, sia entrata a tutti gli effetti tra i comportamenti di consumo abituali degli Italiani, grazie al boost del digitale che contribuisce a rendere questa forma di compravendita più assimilabile all’esperienza del percorso d’acquisto dell’e-commerce. Sono infatti quasi 23 milioni gli italiani, riferisce Adnkronos, che hanno scelto questa forma di economia circolare e il 66% di chi ha comprato ha guardato alla second hand come primo canale di riferimento, dimostrando, specialmente per le vendite, in crescita rispetto all’anno precedente, di considerare questa modalità come un modo smart di fare spazio, dare valore agli oggetti e guadagnare. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che rimane il primo valore di riferimento dell’economia dell’usato (54%).  

Il business è online

Sono soprattutto gli scambi online a generare quasi la metà del fatturato (49%); questa modalità  è passata dal valore di 5,4 miliardi di euro nel 2014 a 11,8 nel 2021, con una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno. È quindi proprio grazie all’online che il valore totale della second hand nel 2021 è tornato a livelli pre-pandemia (24 miliardi nel 2019, 23 nel 2020). Ben il 69% di chi ha comprato e venduto oggetti usati, infatti, lo ha fatto attraverso questo canale perché più veloce (49%), offre una scelta più ampia (43%) e consente di fare tutto comodamente da casa (41%). Dal 2014 al 2021, cresce dal 30% al 70% il numero di chi si rivolge all’online per acquistare mentre chi vende passa dal 45% al 72% attestando una crescita sia in termini assoluti sia di frequenza. In particolare, nel 2021 l’online supera l’offline anche come canale più utilizzato per l’acquisto, mentre per la vendita era già assestato e in maniera cross target.  La second hand mantiene il terzo posto tra i comportamenti sostenibili più messi in atto dagli italiani (52%), con picchi ancora più alti di adozione nel 2021 per Laureati (68%), Gen Z (66%), 35-44 anni (70%) e Famiglie con bambini (68%).  

Le aziende disabilitano le soluzioni di cybersecurity se influiscono coi processi produttivi

Il 40% delle organizzazioni industriali europee tende a disabilitare le soluzioni di cybersecurity se influiscono sui processi produttivi o sui sistemi di automazione. Complessivamente, il 39% incontra occasionalmente questi problemi, mentre il 42% dichiara di averli affrontati almeno una volta. La motivazione può essere ricercata nei conflitti di compatibilità.  L’implementazione di soluzioni di sicurezza in un ambiente tecnologico operativo impone infatti alle organizzazioni di trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione. Diversamente, i tempi di inattività non pianificati causati da interruzioni della produzione possono costare alle aziende fino a 260.000 dollari all’ora. È quanto emerge dal nuovo report Kaspersky ICS Security Survey 2022: The seven keys to improving OT security outcomes. 

Trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione

Trovare un equilibrio tra sicurezza e continuità della produzione può portare alcune aziende a disattivare i meccanismi di protezione. La maggior parte delle aziende europee (71%) preferisce cambiare i propri sistemi di produzione e automazione per evitare il conflitto, mentre il 60% preferirebbe intervenire sulle impostazioni di sicurezza informatica. Un altro 49% attribuisce la responsabilità al vendor o al provider di sicurezza, e preferisce cambiare fornitore per mantenere inalterati i propri processi produttivi. Una possibile spiegazione ai problemi di compatibilità delle aziende risiede nel fatto che le loro tecnologie operative (OT) o i sistemi di controllo industriale (ICS) sono obsoleti e non possono essere aggiornati.

Il problema è l’aggiornamento dei sistemi

Secondo un’azienda manifatturiera che opera nel settore high-tech in Nord America “Il problema principale che abbiamo con OT e ICS è che i nostri dispositivi non possono essere ulteriormente aggiornati. I produttori non forniscono alcun tipo di aggiornamento ai nostri sistemi attuali. Siamo vincolati a piattaforme obsolete e vulnerabili”.
Infatti, secondo gli intervistati, per un’organizzazione industriale è impossibile aggiornare in media circa un endpoint su sei (17%) nella propria rete OT.
“In passato, i proprietari degli asset ritenevano che i sistemi di protezione e automazione alla base dei processi di core business di un’organizzazione industriale sarebbero rimasti immutati per decenni, per l’intero ciclo di vita delle macchine, con la sola eccezione di occasionali modifiche alle impostazioni”, spiega Kirill Naboyshchikov, Business Development Manager di Kaspersky Industrial CyberSecurity.

Come risolvere il problema?

“La prassi comune era quella di avviare i sistemi in blocco, eseguire un retesting completo e una nuova messa in funzione nel caso di modifiche – continua Naboyshchikov -. Tuttavia, l’introduzione dei sistemi di automazione digitale di nuova generazione, ha fatto sì che in molti casi ciò non fosse più possibile. Pertanto, sia i sistemi di automazione generici sia quelli ultra-specializzati basati su computer, dovrebbero essere dotati dei seguenti sottosistemi e strumenti e processi di sicurezza: un sistema di protezione approvato dal vendor, olistico e gestito a livello centrale, monitoraggio permanente della vulnerabilità e scansione della conformità, rilevamento delle intrusioni e delle anomalie di rete, aggiornamento, gestione delle patch e controllo delle versioni”.

A marzo 2022 i prezzi dei beni al consumo crescono del +6,7%

La conferma arriva dalle stime preliminari dell’Istat: nel mese di marzo 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,2% su base mensile, e del 6,7% su base annua, rispetto al +5,7% del mese di febbraio. Secondo l’Istat, l’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale anche nel mese di marzo è dovuta prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +52,9%. In particolare, quelli della componente non regolamentata, che passano dal +31,3% di febbraio al +38,7% di marzo, e in misura minore, ai prezzi dei Beni alimentari, sia lavorati (da +3,1% a +4,0%) sia non lavorati (da +6,9% a +8,0%), e a quelli dei Beni durevoli (da +1,2% a +1,9%).

Prezzi dei Beni energetici regolamentati quasi raddoppiati in un anno

Anche a marzo secondo l’Istat i prezzi dei Beni energetici regolamentati continuano a essere quasi doppi di quelli registrati nello stesso mese dello scorso anno (+94,6%, come a febbraio). I Servizi relativi ai trasporti, invece, registrano un rallentamento, passando da +1,4% a +1,0%.
L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sempre a marzo accelera da +1,7% a +2,0%, e quella al netto dei soli beni energetici da +2,1% a +2,5%. Su base annua accelerano in misura ampia i prezzi dei beni (da +8,6% a +10,2%), mentre quelli dei servizi rimangono stabili (+1,8%). Si allarga quindi il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -6,8 punti percentuali di febbraio a -8,4).

Accelerano i beni alimentari e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto

In particolare, accelerano sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5,0%) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,9%). L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+8,9%) e in misura minore dei Beni alimentari lavorati (+1,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), dei Beni durevoli (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,6%).

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3%

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3% per l’indice generale, e a +1,6% per la componente di fondo. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 2,6% su base mensile, prevalentemente per effetto della fine dei saldi invernali, di cui il NIC non tiene conto, e del 7,0% su base annua, rispetto al +6,2% di febbraio.

Work Trend Index, da Microsoft le indicazioni del lavoro che ci verrà

“Non si può cancellare l’esperienza vissuta e l’impatto che gli ultimi due anni continueranno ad avere sul mercato del lavoro, poichè flessibilità e benessere sono diventati elementi non negoziabili per i dipendenti. Accogliendo e rispondendo in modo proattivo a queste nuove aspettative, le aziende hanno la possibilità di ripensare l’impostazione del proprio business e il ruolo dei dipendenti per raggiungere obiettivi di successo in un orizzonte di lungo termine” dichiara Jared Spataro, Corporate Vice President, Modern Work, Microsoft. Parole che accompagnano la presentazione dei dati della nuova edizione del Work Trend Index di Indeed, dati che indicano cosa vogliono oggi i dipendenti e cosa invece no.

Cosa si è disposti a sacrificare per il lavoro

I dipendenti hanno seguito negli ultimi due anni una nuova visione di ciò che vogliono dal lavoro e cosa sono disposte a sacrificare per esso. L’indagine di Microsoft sottolinea fortemente questa tendenza. Con il 54% degli italiani ora più propensi a dare priorità alla propria salute e al proprio benessere rispetto al lavoro. Questo trend trova anche riscontro nel dato sugli intervistati che l’anno scorso hanno lasciato il lavoro. Il 17% in Italia, quasi uno su cinque. Il cosiddetto “Great Reshuffle” è tutt’altro che concluso e interessa anche il Belpaese anche se in misura leggermente inferiore che a livello globale: il 37% dei lavoratori dichiara che probabilmente prenderà in considerazione un nuovo lavoro nel prossimo anno (a livello globale è il 43%).
Sarà necessario che i manager sappiano agire a protezione della produttività aziendale. Senza però trascurare i problemi e le richieste dei dipendenti. Per esempio, nonostante l’innegabile desiderio di flessibilità che traspare dalla ricerca (il 41% dei lavoratori considera di passare a modalità di lavoro remote o ibride nel prossimo anno), il 47% dei dirigenti italiani sostiene che la propria azienda prevede un rientro a tempo pieno in ufficio nel 2022.

Il lavoro cambia forma

Queste nuove norme dovranno garantire che lo spazio dell’ufficio sia arricchente per i dipendenti, aiutandoli a sentirsi parte dell’azienda. Inoltre è interessante che il 46% dei dipendenti in Italia si dichiara aperto a sfruttare anche spazi digitali immersivi nel metaverso per future riunioni.
L’analisi dei dati di produttività in Microsoft 365 dimostra che le riunioni e le chat sono in aumento. Spesso estendendosi oltre il tradizionale orario lavorativo. Infatti, la media settimanale di tempo trascorso in riunioni su Teams a livello globale è aumentata del 252% da marzo 2020, e il lavoro extra-time e nel fine settimana è cresciuto rispettivamente del 28% e del 14%.

I segreti per un salone da parrucchiere con arredamento moderno e accattivante

In primo piano

Avviare un nuovo salone da parrucchiere è certamente una sfida che riguarda diversi aspetti, pratici ed economici.

A queste si aggiungono inevitabilmente determinate esigenze dal punto di vista del design. Le sembianze di un salone da parrucchiere infatti, non rappresentano un aspetto marginale ma al contrario una componente essenziale del successo dello stesso.

L’aspetto estetico infatti contribuisce a rendere un determinato salone da preferire rispetto agli altri, dato che la percezione di raffinatezza e qualità nella mente dei clienti diventa motivo sufficiente per determinare se continuare a visitare quel determinato esercizio commerciale o meno.

Ecco dunque i motivi per i quali bisogna studiare tutte le possibili soluzioni per poter ottenere un design che sia effettivamente moderno, accattivante e che possa dunque rappresentare un valore aggiunto per una attività commerciale.

Quanto segue vale sia nel caso in cui tu stia avviando un nuovo salone da parrucchiere che abbia deciso di effettuare un restyling di quello esistente.

L’analisi degli spazi

Progettare gli arredi in funzione degli spazi a disposizione è un passo importantissimo. Scegliere degli arredi solo perché ci piacciono, senza tenere conto del modo in cui occuperanno volume all’interno dei locali, sarebbe Infatti un errore non da poco.

Consideriamo invece gli arredi prima di tutto in funzione dello spazio che occuperanno e delle persone che necessariamente si muoveranno all’interno del locale. Chiaramente, tutto deve essere funzionale e rendere più facile il lavoro.

Preferiamo dunque mobili che ci consentano di conservare tutti gli strumenti e gli accessori che adoperiamo quotidianamente per lavorare e che permettano di poterli prendere e riporre velocemente.

Per quel che riguarda le poltrone dei clienti, queste devono essere il più possibile comode e accessoriate, facendo così in modo che la sala d’aspetto risulti essere estremamente confortevole.

La zona shampoo

Quello dello shampoo è un momento di particolare benessere e relax. Qui clienti vogliono un po’ sentirsi come in una Spa. Per questo è bene mettere ogni persona a proprio agio sfruttando per questo apposite sedute ergonomiche che consentano anche di distendere le gambe.

Parliamo dunque di postazioni per lo shampoo assolutamente moderne accattivanti dal punto di vista estetico.

La zona taglio e piega

Qui è dove avviene la magia e soprattutto dove si trascorre la maggior parte del tempo all’interno del locale. È questo il momento in cui bisogna far avvertire le nostre coccole al cliente e fare in modo che decida di tornare ancora da noi.

Questo è il luogo giusto per stupire e affascinare il cliente, per cui facciamo bene a circondarlo di elementi d’arredo e forniture per parrucchieri che lasciano il segno.

Pensiamo ad esempio a delle bellissime poltrone che possano essere facilmente regolate in altezza, le cui imbottiture rendano la seduta particolarmente comoda e perché no, un contorno di luci diffuse e grandi specchi che consentano di visionare momento per momento la regolazione del taglio.

Possiamo approfittarne per inserire qui alcuni espositori con prodotti che andremo in seguito a proporre al cliente.

La zona cassa

Questa è soltanto una zona di passaggio, ma ciò non significa che non debba essere allestita adeguatamente.

Potresti posizionare la cassa su un bel bancone e riporre qui dei piccoli espositori con all’interno dei prodotti che i clienti potrebbero decidere di acquistare.

Questa è la zona adatta in cui inserire qualche piccola pianta grassa o vasi con fiori, l’ideale per una zona di passaggio.

Conclusione

Come hai visto, creare un arredamento moderno e accattivante per un salone da parrucchiere non è difficile.

Ci sono certamente alcune cose a cui prestare attenzione, ma in fin dei conti la cosa più importante di cui hai bisogno è la tua creatività ed un po’ di buon gusto.

Gli 11 claim più performanti, da Italianità a Cura della persona

Quali sono i claim più performanti nel carrello della spesa degli italiani? Da Italianità a Lifestyle fino a Cura della persona sono queste alcune caratteristiche dei prodotti di largo consumo più apprezzate dai consumatori italiani e più valorizzate sulle confezioni. È quanto emerge dalla decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che per ognuno degli 11 fenomeni di consumo monitorati ha individuato i claim e le indicazioni che hanno registrato il maggior aumento del sell-out nel corso dei 12 mesi rilevati. Il primo claim è appunto Italianità: secondo l’Osservatorio di GS1 Italy a crescere maggiormente sono infatti le vendite dei prodotti certificati Doc (+9,1%) o Docg (+17,1%), e tra i prodotti che indicano in etichetta la regione d’origine i trend più interessanti riguardano il Lazio (+17,0%), la Puglia (+16,6%) e il Veneto (+15,5%).

Da “senza zuccheri” a “proteine” a “senza uova”

Il secondo claim segnalato dall’Osservatorio Immagino, Free from, evidenzia la forte attenzione per i prodotti “senza zuccheri aggiunti” (+7,6%) o con “pochi zuccheri”. Tra i claim emergenti spiccano “senza antibiotici” (+18,4%), “non fritto” (+16,5%) e “poche calorie” (+11,5%). Quanto al Rich-in continua l’interesse per i prodotti che segnalano in etichetta l’apporto di “proteine” (+8,5%).
Meno diffusi, ma con performance positive anche i climi “zinco” (+9,9%), “magnesio” e “potassio”.
E per il claim Intolleranze cresce l’interesse per i prodotti “senza uova” (+6,1%), “senza latte” (+4,4%) o “senza lievito” (+4,2%).

Più vendite per le etichette con “vegano”, “CE”, “spirulina”, “non filtrati”

Per il Lifestyle l’Osservatorio sottolinea vendite sopra la media per i prodotti etichettati come “vegano” (+5,7%) o “vegetariano” (+5,3%), e per Loghi/Certificazioni è il marchio di conformità europea CE ad aver messo a segno la miglior performance (+12,8% su base annua).
Per gli Ingredienti benefici aumentano in particolare le vendite di semi (+8,2%) e superfruit (+6,8%), e letteralmente volano quelle di spirulina (+63,2%), avocado (+34,6%) e canapa (+22,0%). 
Per il Metodo di lavorazione piacciono molto i prodotti presentati come “non filtrati” (+17,8%), “affumicati” (+17,4%) e “artigianali” (+11,8%).

Le performance di “croccante”, “plastica riciclata”, “prebiotici/probiotici”

Per la Texture dei prodotti è l’attributo “croccante” il più performante (+5,8%), mentre per il claim Cura casa green sono molto positive le vendite dei prodotti con confezioni in “plastica riciclata” (+17,1%) o con il claim “biodegradabile” (+15,2%). E per finire, il claim Cura persona evidenzia ottime le performance dei prodotti segnalati con “prebiotici/probiotici” (+37,9%), “senza coloranti” (+31,9%) o con “acido ialuronico” (+17,8%).

Come spurgare i termosifoni

In primo piano

Al termine della stagione estiva, prima dell’inizio della stagione invernale, una buona pratica è quella di provare a vedere se i termosifoni funzionano tutti perfettamente o se necessario fare qualche tipo di manutenzione.

Tipicamente infatti è possibile che si verifichi il fenomeno per il quale i termosifoni rimangono freddi nonostante l’accensione della caldaia o che comunque questi non raggiungono la temperatura desiderata.

Dato che non è piacevole ritrovarsi con i termosifoni che non riscaldano a sufficienza quando comincia a fare freddo, è bene per questo fare tale tipo di controlli in anticipo così da non avere sorprese.

Perché i termosifoni non diventano caldi?

I motivi per i quali i termosifoni non diventano caldi possono essere diversi. Il caso classico ed il più frequente, nonchè quello che possiamo tentare di risolvere autonomamente, è quello legato alla presenza di aria all’interno del circuito.

Nel corso dei mesi infatti, è possibile che dal rubinetto della caldaia entri dell’aria direttamente all’interno della rete che raggiunge i termosifoni. L’aria occupa chiaramente dello spazio che viene sottratto all’acqua, la quale ha il compito di far riscaldare le piastre.

Proprio la presenza dell’aria è dunque la responsabile del perché i termosifoni non si riscaldano o comunque non si riscaldano a sufficienza. In questo caso per rimediare è necessario andare ad effettuare l’operazione di spurgo dei termosifoni.

Come si fa lo spurgo dei termosifoni?

Si tratta di una operazione abbastanza semplice che può essere effettuata anche da chi non è esperto. È sufficiente andare ad agire sulla piccola valvola che si trova in ogni termosifone, azionabile mediante l’utilizzo di un cacciavite.

È sufficiente far girare questa piccola valvola per fare in modo da azionare il meccanismo di spurgo. È consigliabile il posizionare un piccolo recipiente sotto la valvola perché assieme all’aria molto probabilmente uscirà anche dell’acqua.

Dato che l’aria è più leggera dell’acqua infatti, essa tende a stazionare in superficie. Questo motivo, una volta azionata la valvola, sarà l’aria ad uscire per prima.

Quando comincerà ad uscire anche l’acqua, vorrà dire che non sarà più presente nessun residuo d’aria all’interno del termosifone e che quindi al suo interno ci sarà soltanto dell’acqua.

A questo punto sarà possibile chiudere la valvola per bloccare il flusso dell’acqua. Questa operazione va ripetuta per tutti i termosifoni di casa, dunque è necessaria un po’ di pazienza.

Tra l’altro, se nel corso di queste operazioni ci si dovesse accorgere che la pressione della caldaia scende notevolmente, è necessario azionare il suo rubinetto e fare entrare dell’acqua all’interno del circuito così che la pressione possa salire nuovamente (consulta le istruzioni tecniche della tua caldaia per sapere a quale pressione di esercizio va impostata).

…e se il problema non fosse ancora risolto?

Quando avrai effettuato questo tipo di operazione su tutti i termosifoni di casa, potrai avviare nuovamente la caldaia e provare a vedere se stavolta tutto funziona normalmente e dunque se tutti i termosifoni diventano caldi.

Sei problema era semplicemente relativo alla presenza di aria nel circuito, con questa operazione di spurgo avrai risolto il problema dato che tutta l’aria presente sarà stata eliminata. Al contrario, se il problema persiste, potrebbe esserci un problema di altra natura.

In questo caso potresti chiedere i ricevere la manutenzione necessaria ad un tecnico specializzato, il quale potrebbe anche eventualmente consigliarti la sostituzione caldaia nel caso in cui il problema sia proprio il dispositivo.

Capita infatti che quando la caldaia è troppo usurata o le sue componenti sono particolarmente deteriorate, sia preferibile direttamente installarne una nuova così che questa possa lavorare in maniera più efficiente e garantire anche un risparmio economico che al momento la vecchia caldaia attuale non è in grado di garantire.

Internet, costi di attivazione in casa dimezzati in 10 mesi

I costi legati all’offerta di Internet per l’uso domestico vanno a picco. Secondo lo studio dell’Osservatorio SosTariffe.it la spesa per l’attivazione della rete Internet a casa negli ultimi 10 mesi è quasi dimezzata: -43%. Lo studio ha analizzato l’evoluzione delle offerte Internet casa avvalendosi dei dati medi ricavati con l’ausilio del proprio comparatore nel periodo tra maggio 2021 e febbraio di quest’anno. È quindi “un momento di grande convenienza per chi cerca una nuova offerta Internet casa, magari veloce, performante e con costi contenuti – spiegano gli analisti di SosTariffe.it”.

L’attivazione scende da una media di circa 82 euro a 46 euro

La voce di costo che più è andata giù è l’attivazione (-43%). Il detestato costo di attivazione, infatti, da una media di circa 82 euro è sceso a 46 euro. Inoltre, le compagnie telefoniche tendono a ripartirlo in un periodo sempre più lungo, non più 11 mesi, ma un po’ più di un anno (12,50 mesi) rendendolo sempre meno percepibile ai clienti che sottoscrivono un nuovo contratto. L’attivazione, quando richiesta dal provider, è quindi quasi sempre ‘nascosta’ nel canone mensile.

Canone mensile standard più allettante per i nuovi clienti

L’Osservatorio SosTariffe.it segnala inoltre che anche il canone mensile standard delle offerte ora è più allettante per i nuovi clienti. Se dieci mesi fa servivano almeno 29 euro al mese per usufruire di una tariffa Internet da rete fissa, ora bastano 27 euro (con un calo dell’8.3%). Anche i canoni promozionali stanno subendo una flessione (-7.8%). Da una media di 27 euro al mese, infatti, si è passati a poco più di 25 euro al mese. Inoltre, ulteriore vantaggio per gli utenti, il periodo promozionale ha ormai una durata indeterminata, riporta Adnkronos

L’avanzata della fibra ottica

Di pari passo con la riduzione dei costi delle offerte è raddoppiata la velocità nominale inclusa nei pacchetti internet casa. Se 10 mesi fa si aggirava su circa 599 Megabit al secondo ora è pari in media a oltre un Gigabit (1167 Megabit). Da cosa dipende questo incremento? Dal fatto che le offerte in fibra ottica stanno gradualmente aumentando copertura e prestazioni in termini di velocità massima di connessione. Quanto al costo promozionale dei pacchetti, si legge su gazzettadimilano.it, sono proprio quelli che comprendono la fibra ottica a subire le maggiori flessioni di prezzo. La fibra FTTH (Fiber-To-The-Home), la più veloce, ha subito la riduzione di prezzo maggiore, per un calo dell’11% rispetto a febbraio scorso, e un costo promozionale che da 28,62 euro scende a 25,45 euro. La fibra mista rame FTTC (Fiber-To-The-Cabinet) registra una flessione del -6%, mentre l’ADSL tradizionale scende del -7%, e la tecnologia di connessione wireless del -5%, passando da un costo medio mensile di 26 euro a 24,72 euro circa.

I podcast approdano anche su LinkedIn

Tra i format di maggior successo in questo momento ci sono sicuramente i podcast, i contenuti “da ascoltare” che stanno sbarcando anche su tutti i principali social media. E ora pure LinkedIn, il social media specializzato in ambito professionale, sceglie di presentare i propri. Un po’ come ha fatto Spotifly, che di recente si è impegnato con grandi investimenti per per allargarsi anche ai podcast. E LinkedIn ne sta seguendo evidentemente la scia, con l’obiettivo di allargare il proprio bacino di utenza.

LinkedIn Podcast Network 

Il social dedicato al mondo del lavoro ha annunciato che produrrà diversi contenuti tutti relativi all’ambito lavorativa. Il servizio si chiama LinkedIn Podcast Network e si occuperà di suggerimenti per colloqui, tecnologia, stress e salute con consigli di esperti. Si tratta di un network con contenuti prodotti dal team di LinkedIn News in collaborazione con figure rilevanti del mondo produttivo, i quali fanno chiaramente riferimento all’ambito lavorativo e vanno a trattare argomenti quali metodologie di recruiting, assunzione di personale e  HR management, tecnologia e benessere mentale dei dipendenti e dei dirigenti. Tutti gli show sono gratuiti e supportati da pubblicità e attualmente lo sponsor in primo piano è IBM. Gratuiti e supportati da pubblicità, i podcast sono iniziati con una release dei primi 12. Quattro vengono curati direttamente dalla redazione, mentre gli altri 8 sono in collaborazione con vari professionisti. Inoltre, la distribuzione è prevista non solo su LinkedIn, ma anche su altre piattaforme, come Apple Podcast, Google Podcast. 

Evoluzione in atto 

LinkedIn ha inoltre annunciato che no si fermerà qui. I prodotti di LinkedIn Podcast Network verranno integrati in varie aree della piattaforma, come newsletter, eventi in diretta, video e articoli testuali, al fine di consentire sia agli host che agli ascoltatori di continuare la conversazione pure su canali diversi e con altri tipi di medium e, ovviamente, anche per cercare di spingere il più possibile il nuovo servizio. Insomma, la tendenza di tutti i principali social pare essere quella di farsi ascoltare, oltre che leggere e vedere.

The Start-Up of You 

Uno di questi podacast – spiega il sito specializzato TechCrunch, riferisca Ansa – sarà co-condotto dall’attuale presidente esecutivo e co-fondatore del social network, Reid Hoffman: partirà in primavera, si chiamerà The Start-Up of You e parlerà di imprenditoria. I podcast stanno attirando in maniera sempre maggiore l’attenzione degli utenti e delle aziende, e anche l’ultima mossa di LinkedIn ne è la conferma.