In un anno raddoppia il numero di attacchi ai dispositivi IoT

I dispositivi IoT (Internet of Things) smartwatch, serrature, fitness tracker e molti altri sono ormai ovunque. Secondo gli analisti del mercato IoT, ogni secondo vengono connessi a Internet 127 nuovi dispositivi. Dato il numero elevato, questi dispositivi attirano l’attenzione non solo degli utenti entusiasti ma anche dei criminali informatici. Durante i primi sei mesi del 2021 gli honeypot di Kaspersky, software che imita un dispositivo vulnerabile, hanno rilevato oltre 1,5 miliardi di attacchi indirizzati a dispositivi IoT. Il numero è raddoppiato rispetto al semestre precedente.

Barattoli di miele virtuali per catturare i cybercriminali

Per tracciare e prevenire gli attacchi contro i dispositivi smart, gli esperti di Kaspersky hanno creato degli honeypot, letteralmente “barattoli di miele”. Si tratta di software speciali che imitano un dispositivo vulnerabile. Distribuiti pubblicamente su Internet, gli honeypot simulano i dispositivi reali e funzionano come trappole per i criminali informatici. Secondo l’analisi dei dati raccolti dagli honeypot creati da Kaspersky, c’è una tendenza costante all’aumento del numero di attacchi ai dispositivi IoT. Nel primo semestre 2021 il numero totale di tentativi di infezione è arrivato a 1.515.714.259, mentre nei sei mesi precedenti ne sono stati registrati 639.155.942.

Crescono gli attacchi provenienti dall’Italia

Nella maggior parte dei casi, i tentativi di connessione hanno utilizzato il protocollo telnet (utilizzato per accedere a un dispositivo e gestirlo da remoto), mentre i restanti hanno utilizzato SSH e web. Anche il numero di attacchi IoT provenienti dall’Italia ha subito una notevole crescita nell’ultimo periodo, con un incremento del 93%. Nel secondo semestre del 2020, infatti, il numero di attacchi registrati ammontava a 1.892.200, mentre nel primo semestre del 2021 il dato è raddoppiato, raggiungendo i 3.650.500. I criminali informatici che prendono di mira i dispositivi IoT tengono i loro toolset sempre aggiornati. Gli esperti di Kaspersky segnalano che sempre più exploit vengono usati come arma dai criminali informatici, e che i dispositivi infetti vengono spesso utilizzati per rubare dati personali, per il mining di criptovalute, e per i più tradizionali attacchi DDoS.

Installare una soluzione di sicurezza affidabile

“Da quando i dispositivi IoT, come smartwatch e accessori smart per la casa, sono diventati una parte essenziale della nostra vita quotidiana, i criminali informatici hanno sapientemente spostato la loro attenzione in quest’area – commenta Dan Demeter, security expert di Kaspersky -. Abbiamo notato che gli attacchi si sono intensificati con l’aumento dell’interesse degli utenti verso questo tipo di dispositivi. Le persone credono di non essere abbastanza importanti per essere vittima di un hacker, ma nell’ultimo anno abbiamo potuto osservare un grande aumento degli attacchi verso i dispositivi IoT. La maggior parte di questi attacchi si può prevenire, ecco perché consigliamo ai possessori di smart home di installare una soluzione di sicurezza affidabile, che li aiuti a proteggersi”. 

Gli studi professionali investono nel digitale: nel 2020, +l 7,9%

Sono 1,694 miliardi di euro gli investimenti in strumenti digitali attuati da avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro nel 2020, una cifra del l 7,9% in più rispetto all’anno precedente. E per il 2021 le stime indicano un’ulteriore crescita del +5,6%, che porterà il budget a sfiorare quota 1,8 miliardi. Nel 2020 gli investimenti in tecnologie per la gestione elettronica documentale (+34%), strumenti di workflow (+57%), CRM (+120%), business intelligence (+86%) e machine learning (+125%), hanno trainato la spesa negli studi di piccole, medie e grandi dimensioni, mentre le micro strutture, oltre che sulla gestione elettronica documentale (+37%), hanno puntato su tecnologie più centrate sulle esigenze immediate, come canali social (+26%) e VPN (+44%). Si tratta di alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Una nuova consapevolezza sui cambiamenti necessari a rendersi competitivi

L’emergenza sanitaria ha portato nuova consapevolezza sui cambiamenti necessari per mantenere competitivo lo studio, come una maggiore comprensione dei propri punti di forza e debolezza, soprattutto fra gli avvocati (nel 25% dei casi), e una più attenta valutazione delle attitudini dei collaboratori, oltre che dei soli aspetti organizzativi del lavoro in remoto, soprattutto fra i consulenti del lavoro (34%) e negli studi multidisciplinari (43%). Uno studio su quattro, poi, è pronto a ripensare i propri modelli organizzativi, e per il 70% la crisi ha cambiato le modalità di gestione della clientela, per la quale servono più adeguate tecnologie collaborative e un investimento nella formazione. 

Micro e piccole strutture non hanno dedicato risorse all’innovazione digitale

Nel 2020 il 31% degli studi professionali ha investito oltre 10mila euro in tecnologie digitali (+6% rispetto al 2019), il 36% fra 3mila e 10mila euro, il 17% fra mille e 3mila e il 12% meno di mille euro. Il 4%, composto quasi totalmente da micro e piccole strutture, non ha dedicato risorse all’innovazione digitale, esponendosi a ulteriori rischi di marginalizzazione in un periodo in cui la tecnologia è risultata ancor più abilitante per lo svolgimento delle attività lavorative.
Gli studi multidisciplinari sono la categoria che ha investito di più (in media 25.300 euro), seguita da commercialisti (12.100 euro), consulenti del lavoro (10.100 euro) e avvocati (8.700 euro). Questi ultimi hanno anche aumentato maggiormente la spesa digitale (+29,9%).

Fatturazione elettronica e applicazioni per videochiamate le tecnologie più adottate

Le tecnologie più presenti in tutte le categorie professionali sono la fatturazione elettronica e le applicazioni per le videochiamate. Quasi un commercialista su due punta sull’e-learning (49%), mentre è ancora limitato l’investimento nei canali digitali, con solo il 39% che ha un sito proprietario e il 25% che è presente sui social media.
Limitata ma in miglioramento la presenza digitale dei consulenti del lavoro (il 45% ha un sito e il 27% uno o più account social), che risulta invece più sviluppata fra gli avvocati (il 54% ha un sito e nel 36% è presente sui social) La VPN invece è la terza tecnologia più adottata dagli studi multidisciplinari (61%), che hanno anche la presenza digitale più strutturata: il 59% ha un sito web, il 40% almeno un account social.

Meglio lo smart working che una promozione sul lavoro

Lo smart working da soluzione di emergenza a nuova normalità, anzi di più: a condizione perfetta per il lavoro la work life balance. A sostenerlo arriva una nuova ricerca condotta fra i dipendenti del Regno Unito, ma è assai probabile che i risultati siano assimilabili anche nel resto d’Europa e in Italia. Più nel dettaglio, si scopre che la metà dei dipendenti inglesi accetterebbe una riduzione dello stipendio mentre i due terzi degli intervistati rinuncerebbe a una promozione pur di continuare a lavorare da remoto. Solo il 16% dei dipendenti vorrebbe tornare in ufficio a tempo pieno, confermando la validità dell’approccio dell’Everywhere Workplace.

Cosa piace del lavoro da remoto…

Entrando nel merito dei risultati, si scopre che il sondaggio condotto da Ivanti Inc., piattaforma di automazione, fra i lavoratori inglesi fa emergere che il 66% degli intervistati dichiara che preferirebbe lavorare da remoto anziché ricevere una promozione e quasi la metà (49%) ha affermato che accetterebbe una riduzione dello stipendio in cambio della possibilità di lavorare da remoto. Confermando ulteriormente il desiderio di lavorare a distanza, solo il 16% degli intervistati ha sostenuto di voler tornare in ufficio a tempo pieno in futuro. Gli aspetti che più piacciono del lavoro a distanza sono la riduzione da stress (42%), il risparmio di tempo (48%) e un migliore equilibrio lavoro-vita privata (45%). 

… e cosa no 

Di contro, le principali preoccupazioni sono legate a una minore attività fisica durante la giornata (40%), l’assenza di interazioni con i colleghi (44%) e il restare troppe ore davanti allo schermo (33%). Però la gran parte di chi ha risposto al sondaggio (il 55%) ha affermato di aver registrato un notevole aumento del proprio buonumore.

La soluzione? Forse una modalità ibrida

Come si può bilanciare ora la modalità di lavoro in remoto e in presenza? L’analisi rivela che il 39% degli intervistati preferirebbe lavorare da casa anche dopo l’emergenza sanitaria, mentre il 41% preferirebbe una combinazione tra casa e ufficio, confermando che questa flessibilità può essere un valido strumento di selezione del personale per le imprese, garantendo al tempo stesso protocolli di sicurezza, formazione e strumenti tecnologici adeguati a proteggere da eventuali cyberattacchi. Le organizzazioni hanno anche bisogno di modernizzare i loro help desk per garantire che i lavoratori da remoto ricevano soluzioni veloci e personalizzate a ogni problema IT. Sono infatti alcuni problemi legati alla tecnologia a preoccupare chi lavora da remoto: basti pensare che il 23,38% degli intervistati ha contattato l’help desk almeno una volta alla settimana.

La condizione economica del Paese e quella familiare nel rapporto Eurispes

Rispetto al futuro dell’economia del nostro Paese negli italiani prevale un sentimento di pessimismo: il 53,4% si dice convinto che nei prossimi dodici mesi la situazione è destinata a peggiorare. Ma nonostante i giudizi negativi espressi sull’andamento dell’economia del Paese nel 42,4% dei casi gli italiani riferiscono che la propria situazione economica negli ultimi dodici mesi è rimasta invariata.

Secondo le rilevazioni dell’Eurispes nell’ultimo anno otto italiani su dieci (79,5%) avvertono un peggioramento netto (54,4%) o in parte (25,1%) dell’economia nazionale. L’11,6% ritiene che la situazione sia rimasta stabile, e solo il 3,8% indica un leggero (2,9%) o un netto (0,9%) miglioramento.

Le difficoltà incontrate dalle famiglie

Rispetto al passato sono diminuite le famiglie che devono utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese (37,1%) e aumentate quelle che dichiarano di arrivare senza grandi difficoltà a fine mese (44,3%) e di riuscire a risparmiare (27,6%). Tutti segnali positivi, se non ci fosse la tendenza opposta per quanto riguarda l’incremento di coloro che hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo (38,2%) e l’affitto (47,7%).

Aumentano di poco invece le percentuali di quanti faticano a pagare le spese mediche (24,1%, +1,8%) e le utenze domestiche (27%, +1,1%).

Rateizzare per fronteggiare le difficoltà

Il 28,5% dei cittadini afferma di essere dovuto ricorrere al sostegno economico della famiglia di origine, ma solo il 14,8% ha chiesto aiuto ad amici, colleghi o altri parenti. Il 15,1% ha fatto richiesta di un prestito bancario e quasi il doppio ha effettuato acquisti rateizzando il pagamento (28,7%). Circa un decimo del campione ha poi dovuto chiedere soldi in prestito a privati non potendo accedere a prestiti bancari (9,4%), tornare a vivere nella casa della famiglia d’origine o dai suoceri (10%), vendere/perdere dei beni (11,4%), accumulare ritardi nel saldare commercianti/artigiani (11,8%). Il 22,4% invece ha pagato le bollette con forte ritardo e il 18% è in arretrato con le rate del condominio. Inoltre, sono molto simili tra loro le percentuali di quanti hanno accettato di lavorare senza contratto (15,4%) o hanno svolto più di un lavoro contemporaneamente (15,1%).

Rinunciare all’istruzione privata per i figli e all’acquisto dell’auto

Sul fronte dei servizi alla persona, fra chi ha figli in età scolare ha rinunciato all’istruzione privata il 41,1%, e nelle situazioni familiari in cui c’era la necessità di una badante ne ha fatto a meno un italiano su tre (33,4%), mentre in poco più di un caso su cinque sono state rimandate le visite mediche specialistiche (22,4%). Per quanto riguarda i consumi, gli italiani hanno rinunciato più spesso all’acquisto di una nuova automobile (37,3%), ma anche alle spese per la casa, come sostituzione di arredi/elettrodomestici (34,5%) o riparazioni/ristrutturazioni (34,2%). Meno frequente il caso in cui è stata rimandata la riparazione del proprio auto/motoveicolo (23,9%).

I segreti dell’arredamento di lusso

In primo piano

Arredamento di lusso, che passione! Riuscire a realizzare un arredamento di lusso è il sogno di tantissime persone. Per riuscire in questo obiettivo, è necessario che si seguano quelle che sono le nuove tendenze nell’ambito dell’interior design.

Il concetto che è alla base di un arredamento di lusso sta soprattutto nel fatto che questi elementi riescano a fare la differenza, dato che sono di altissima qualità.

Un arredo luxury infatti, deve tener conto di materiali di pregio, come i legni più particolari e resistenti, le pietre naturali. La scelta dei materiali di qualità è la base da cui partire che però va sintetizzata anche con scelte di tendenza, che non possono essere messe assolutamente in secondo piano.

Gli aspetti fondamentali dell’ arredamento di lusso

Un arredamento luxury è composto da accessori di alto prestigio spesso realizzati a mano da artigiani che conoscono bene questo settore. Si tratta di elementi in grado di soddisfare diversi tipi di esigenze.

Per realizzare tale tipo di arredi bisogna scegliere elementi ben precisi, soprattutto lavorati e tagliati con una precisione estrema, e adoperare creatività ed ingegno.

Un’altra cosa importante è che ogni aspetto e ogni mobile scelto venga percepito da chi lo osserva come una vera e propria opera d’arte. Scegliere per la propria casa un arredamento di lusso significa dare anche eccentricità all’ambiente.

Altre idee per un arredamento di lusso

Un ulteriore dettaglio che vale la pena prendere in considerazione è quello di abbellire lo spazio con le boiserie.

Si tratta di una tecnica decorativa per le mura con una copertura fatta di pannelli che possono essere in metallo, in ceramica e in legno magari pantografati, intarsiati, incisi o anche lisci.

Si tratta di un elemento che da sempre rispecchia l’alta borghesia. In più, è importantissimo anche puntare su un particolari effetti nei colori e nei materiali che, fusi insieme, devono dare un tocco di classe ad un intero ambiente.

IoT, un mercato da 6 miliardi di euro e 93 milioni di oggetti connessi

Se l’emergenza sanitaria per il Covid-19 ha fermato la crescita dell’Internet of Things, il mercato italiano regge l’urto della pandemia, attestandosi su un valore di 6 miliardi di euro, e segnando una flessione del 3%, in linea con l’andamento dei principali paesi occidentali. A oggi in Italia sono 93 milioni le connessioni IoT attive, di cui 34 milioni di connessioni cellulari (+10%) e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%). Tra queste, emergono le reti Low Power Wide Area (LPWA), che raggiungono per la prima volta un milione di connessioni (+100%). Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

In pole position, Smart Metering&Smart Asset Management nelle Utility

Una forte spinta arriva dalla componente dei servizi collegati agli oggetti connessi, con un valore di 2,4 miliardi di euro (+4%, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato). Il primo segmento del mercato IoT è costituito dallo Smart Metering & Smart Asset Management nelle Utility (1,5 miliardi, -13%), che rappresenta il 25% del totale. Nel 2020 poi sono stati installati 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche (69% del parco complessivo), e 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione (50% del totale). Seguono la Smart Car (1,18 miliardi, 20% del mercato), 17,3 milioni di veicoli connessi (45%), e lo Smart Building, (685 milioni, +2%), legato prevalentemente a videosorveglianza e gestione dei consumi energetici.

Il comparto che cresce di più è la Smart Agricolture

Il comparto con la crescita più significativa è la Smart Agricolture (140 milioni, +17%), ma crescono anche le soluzioni smart per la fabbrica (385 milioni, +10%), la Smart Logistics (610 milioni, +4%), e la Smart City (560 milioni di euro, +8%), che vede un aumento del numero dei progetti avviati dai comuni. In calo, invece, la Smart Home (505 milioni, -5%) e l’ambito Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (265 milioni, -20%), legato principalmente al monitoraggio di gambling machine utilizzate per gioco d’azzardo, ascensori, e distributori automatici.

L’Industrial IoT in Italia

Come emerge dal sondaggio condotto dall’Osservatorio, il 94% delle grandi aziende conosce le soluzioni IoT per l’industria 4.0, e il 68% ha avviato almeno un progetto, mentre fra le Pmi solo il 41% ne ha sentito parlare, e appena il 29% ha attivato iniziative. Tuttavia, nel 2020 il gap è diminuito del 5% in termini di conoscenza e del 6% per quanto riguarda la presenza di progetti. Le applicazioni più diffuse sono legate alla gestione della fabbrica (Smart Factory, 66% dei casi), soprattutto per il controllo in tempo reale della produzione e dei consumi energetici, poi quelle di supporto alla logistica (Smart Logistics, 27%), guidate dalla tracciabilità dei beni in magazzino o lungo la filiera, e lo Smart Lifecycle (7%), con progetti per migliorare lo sviluppo di nuovi modelli e l’aggiornamento dei prodotti.

Dad, migliora per 2 studenti su 3. Ma restano alcune criticità

La Dad è ormai la compagna ufficiale di tutte le classi di studenti, di ogni ordine e grado: dai piccolissimi delle elementari fino ai ragazzi del liceo, tutti hanno dovuto ricorrere alla didattica a distanza. E, a oltre un anno di distanza dal suo avvento. è tempo di bilanci. Cosa ne pensano i giovani, le loro famiglie, gli insegnanti? A tracciare il bilancio di tanti mesi di Dad è Skuola.net, che evidenzia come molti aspetti siano migliorati e come altre criticità non siano state ancora debellate. “Ad alcuni miglioramenti fanno da contraltare limiti ancora evidenti, dalla bulimia digitale (2 studenti su 3 passano connessi per motivi didattici un tempo che va dalle 6 alle 10 ore) alla carenza di infrastrutture all’altezza della situazione, fino alla solitudine degli alunni fragili” riporta una nota del portale dedicato agli studenti. Il problema più sentito e più manifestato è proprio alla base, ed è la questione connessione. “Appena uno studente su due, oggi, ha un collegamento veloce e senza limiti di traffico, il 29% deve fare i conti con una connessione instabile, il 15% con dati limitati, 1 su 10 con ostacoli su tutti i fronti” precisa il rapporto.

Netto miglioramento, gli studenti la promuovono

Nonostante le difficoltà strutturali, le cose vanno molto meglio rispetto al debutto della Dad. In particolare, sono molto più oliate le procedure sotto il profilo organizzativo. Scuole, famiglie e personale sono decisamente più preparati, un risultato riconosciuto da 2 studenti su 3. Sono gli stessi ragazzi – 5mila alunni di scuole secondarie – interpellati dal portale Skuola.net a riconoscere i passi in avanti compiuti dagli istituti: “il 26% dice che in dodici mesi le cose sono nettamente migliorate, un altro 39% che almeno qualche passo in avanti è stato fatto. Alla fine solo per 1 su 3 la situazione è rimasta sostanzialmente invariata”.

C’è chi resta indietro

Tuttavia i problemi più gravi emersi fin dall’inizio dell’epidemia continuano a persistere. Come spiega la nota di Skuola.net, “circa 1 studente su 10 è tagliato fuori dalla scuola proprio per colpa della Dad: sono quelli che, ad oggi, ancora non hanno un Pc o un tablet personale con cui seguire le lezioni; i più fortunati devono dividerselo con gli altri componenti della famiglia. Ma pure nell’altro 90% dei casi, pur essendoci dispositivi per tutti, il rischio di restare indietro è in agguato”. Insomma, per “colpa” della mancanza di dispositivi e di collegamenti Internet adeguati, la metà degli studenti rischia di perdere prezioso terreno.  

Con la pandemia i millennials chiedono un prestito per ottenere più liquidità

Per quale motivo i millennials chiedono un prestito? E come è cambiato il loro rapporto con il mondo del credito al consumo nell’anno della pandemia? Al tempo del coronavirus i millennials fanno richiesta di un prestito personale soprattutto per ottenere liquidità. Non solo sono aumentati gli importi richiesti, ma anche il peso percentuale delle richieste provenienti da questo tipo di utenti. Secondo i dati di Facile.it e Prestiti.it nel 2020 più di una domanda di prestito personale su 3 è stata infatti presentata da un richiedente con età compresa tra i 25 e i 40 anni (38,1%). Un valore in aumento del 5% rispetto al 2019.

Nel 2020 l’importo medio richiesto è il 7% in più rispetto al 2019

Facile.it e Prestiti.it hanno analizzato un campione di oltre 500 mila domande di prestito personale presentate da richiedenti nati tra il 1981 e il 1996, e hanno scoperto che nel 2020 l’importo medio richiesto dai millennials è stato pari a 10.907 euro, ovvero il 7% in più rispetto al 2019. E se la pandemia ha fatto aumentare in percentuale le richieste di prestiti personali presentate dai millennials, quali sono le ragioni per cui sono ricorsi a una società di credito al consumo? Analizzando le domande per le quali è stata dichiarata la finalità emerge che la prima ragione per cui la Generazione Y ha chiesto un prestito nel 2020 è stata l’ottenimento di liquidità (22,5%), seguita dall’acquisto di auto usate (21,5%) e dalla ristrutturazione della casa (16,9%).

Crolla la richiesta per formazione, viaggi e matrimoni

L’effetto della pandemia si fa però sentire in modo specifico analizzando alcune tipologie di prestito personale tipiche di questa fascia di richiedenti, come formazione, matrimoni, viaggi e vacanze, che a causa dell’emergenza sanitaria e dei lockdown sono letteralmente crollate. Il peso percentuale dei prestiti richiesti per la formazione, ad esempio, è diminuito del 16%, quello per i matrimoni del 39%, e quello per viaggi e vacanze addirittura del 51%.

Un rapporto più maturo con il ricorso al credito

“È evidente come la pandemia abbia ridefinito le priorità della Generazione Y anche dal punto di vista dell’accesso al credito – spiega Giovanni Scarascia Mugnozza, responsabile prestiti di Facile.it -. Questa particolare fascia anagrafica, però, ha dimostrato di avere un rapporto più maturo con il ricorso al credito, che in un momento di grave incertezza economica e lavorativa come quella attuale, ha rappresentato per loro in un certo senso un’ancora di salvezza”.

I COMPLEMENTI D’ARREDO CHE NON POSSONO MANCARE IN CASA

In primo piano

Tutti noi abbiamo il piacere di arricchire e definire casa con soluzioni decorative che siano carine e originali. Questi sono quasi sempre pezzi piccoli o secondari, ma che portano familiarità e colore in ogni ambiente del nostro appartamento.

Tra l’altro gli accessori decorativi consentono effettivamente di cambiare l’aspetto degli interni di casa con un investimento anche relativamente piccolo, che rende questo tipo di personalizzazione alla portata di tutti. Ecco allora  alcune idee di complementi d’arredo che non possono mancare nella tua casa!

Tappeti e cuscini

Sicuramente arricchire casa con dei bei tappeti può essere una buona idea per apportare il tuo tocco di personalizzazione in più. Tappeti e cuscini infatti, giocano un ruolo di rilievo nel decorare e arricchire ogni stanza, in quanto sono in grado di fornire colore e comfort al resto dell’arredamento circostante. Se scelti adeguatamente, questi elementi sono in grado di rendere ogni stanza del tuo appartamento più calda e confortevole.

Copridivani

Il copridivano è un altro interessante accessorio in grado di aumentare il livello di colore e calore in casa. Un buon copridivano, ne esistono di ogni colore e texture, può anche consentirti di stare più al caldo quando fuori fa freddo. Inoltre essi forniscono all’intera stanza il colore necessario che tu avrai deciso di conferirle, considerando che puoi cercare di abbinarlo a quello di quadri e altri suppellettili presenti.

Vasi

 I vasi rappresentano un altro elemento chiaramente in grado di fornire del valore aggiunto ad ogni ambiente. Essi svolgono principalmente un ruolo che è duplice, in quanto da un lato aiutano a sorreggere piante e fiori, ma d’altra parte consentono di aggiungere all’ambiente un tocco in più di consistenza ed eleganza.

Sculture luminose

Le sculture luminose, oltre a rappresentare una manifestazione culturale e artigianale del laboratorio che le realizza, offrono un contributo molto valido ad ogni ambiente di casa. Chiaramente è bene scegliere con attenzione la zona di casa in cui esporle così che queste sculture possano “dialogare” perfettamente con gli altri arredi che si trovano nelle vicinanze, e soprattutto offrire una buona illuminazione.

Sfruttare i complementi qui citati ti consentirà di aggiungere agli ambienti in cui vivi quel tocco in più di personalizzazione e calore che stavi cercando, riuscendo a mostrare a tutti la tua cura per i dettagli e la ricerca delle soluzioni più congeniali.

Digitale e sostenibilità, la ricetta delle aziende per superare la crisi

Come superare la crisi economica conseguente alla pandemia? Secondo uno studio di Accenture, dal titolo The European Double Up: A twin strategy that will strengthen competitiveness, presentato nella cornice di Davos 2021, le aziende europee che accelerano sulla transizione digitale e sostenibile saranno le prime a superare la crisi causata dal Covid.

Allo stesso tempo, però, “le aziende prevedono di impiegare mediamente 18 mesi prima di ritornare ai livelli di redditività pre-pandemia”, riporta lo studio. Secondo i dati, infatti, il 49% delle aziende del Vecchio Continente registra ricavi e profitti in calo negli ultimi 12 mesi e non prevede miglioramenti nel prossimo anno, mentre, il 19% segna ottimi risultati finanziari ma prevede una crescita negativa in termini di ricavi e profitti. Ci sono poi i cosiddetti “leader di domani” (32%), che prevedono di realizzare un incremento dei profitti nei prossimi 12 mesi.

Investire nell’AI e nel cloud

“Le aziende pioniere nell’adozione del digitale e nell’implementazione di azioni di sostenibilità – spiega il report – hanno probabilità 2,5 volte maggiori rispetto alle altre di recuperare più rapidamente e uscire rafforzate da questa crisi”. A investire sia nella trasformazione digitale sia nella sostenibilità è il 45% delle aziende intervistate. In particolare, il 40% punta su ingenti investimenti nell’AI, il 37% nel cloud e il 31% sta riorientando i propri investimenti su modelli di business orientati alla sostenibilità, riferisce Ansa.

Italia e Spagna le più pessimiste

Lo studio rileva anche che il 45% delle aziende europee prevede di realizzare i propri obiettivi di crescita per il 2021. Le aziende del Regno Unito, Francia e Germania sono tra le più ottimiste, mentre le aziende italiane e spagnole sono le più pessimiste, con rispettivamente il 34% e il 31% di previsione di realizzare i propri obiettivi di crescita per il 2021.
“Anche le aziende che riconoscono le opportunità che derivano dall’accelerare la propria transizione al digitale e alla sostenibilità incontrano degli ostacoli nei diversi stadi del percorso verso la twin transformation – commenta Fabio Benasso, presidente e AD Accenture Italia -. Fra le maggiori sfide, troviamo sicuramente la definizione di un modello di business efficace per realizzare prodotti sostenibili, la liberazione di risorse e la capacità di passare rapidamente da progetti pilota a iniziative su grande scala che coinvolgono l’intera società”.

Unire le risorse per trasformare le applicazioni tecnologiche in pratiche sostenibili

Lo studio illustra anche gli step che un’azienda deve compiere per superare questi ostacoli e portare a termine la twin transformation. Innanzitutto è necessario favorire modelli di business ecosistemici, orientati alla sostenibilità e abilitati dalla tecnologia, ma è importante anche unire le risorse per trasformare le applicazioni tecnologiche in pratiche sostenibili. È poi essenziale guidare, abilitare e coltivare il talento. I leader della twin transformation si assumono la responsabilità di garantire il continuo livello di occupazione delle proprie risorse, impegnandosi nella riqualificazione e nell’aggiornamento continuo delle competenze, riporta CorCom.