Difesa digitale, l’Italia scommette sull’intelligenza artificiale

Le aziende italiane non vogliono restare indietro in materia di sicurezza informatica. E a sentire i numeri diffusi da Kaspersky, l’intelligenza artificiale è diventata la carta su cui puntano praticamente tutte.

Lo studio internazionale realizzato dal gruppo per capire come le imprese gestiscono i propri Security Operation Center (Soc) – le centrali operative che sorvegliano reti e sistemi – racconta una cosa chiara: l’interesse non è più teorico, è una decisione già presa.

Tutti vogliono l’IA, almeno… a parole

Secondo l’indagine, il 100% delle aziende italiane coinvolte ha intenzione di integrare l’intelligenza artificiale nelle attività di sicurezza. Più della metà pensa di farlo a breve, mentre oltre un terzo è già pronto al passo definitivo.
Il motivo è semplice: le imprese vedono in questi strumenti la possibilità di individuare minacce informatiche più in fretta, analizzare incidenti con maggiore precisione e alleggerire il lavoro umano nelle operazioni più ripetitive.

Cosa si aspettano davvero i responsabili sicurezza

Quando si entra nei dettagli, emerge che quasi un’azienda su due punta sull’IA per analizzare grandi quantità di dati e scoprire anomalie sospette prima che diventino problemi seri. Subito dopo viene l’automazione delle risposte agli attacchi, cioè la capacità di reagire in automatico a un incidente senza perdere minuti preziosi.

Non è difficile capirne il fascino: meno falsi allarmi, meno attività manuali e più tempo per concentrarsi sulle minacce reali.

Dove iniziano le difficoltà

Fin qui sembra tutto lineare, ma la realtà è meno semplice. Molte aziende raccontano che integrare davvero l’intelligenza artificiale nei SOC è più complicato di quanto sembri nei piani strategici. Il primo ostacolo è la qualità dei dati necessari ad addestrare i sistemi: senza informazioni affidabili, anche l’algoritmo migliore rischia di sbagliare. Poi c’è la carenza di specialisti, un problema segnalato da diverse imprese, e naturalmente i costi, che non sono trascurabili.

A questo si aggiunge un paradosso: le stesse tecnologie intelligenti possono aprire nuove vulnerabilità se non vengono gestite con attenzione.

Strumenti sempre più evoluti

Come spiega Anton Ivanov, molte organizzazioni sono convinte del valore dell’IA, ma trasformare i progetti pilota in soluzioni operative è la vera sfida, soprattutto perché trovare professionisti esperti sia di sicurezza sia di intelligenza artificiale non è affatto facile.

È anche per questo che le aziende del settore stanno inserendo funzioni intelligenti direttamente nei loro prodotti, così da offrire strumenti pronti e più semplici da usare.

Shopping natalizio: nel 2025 regali digitali per un terzo degli italiani

Regali digitali e auguri personalizzati saranno molto popolari durante le festività natalizie 2025/2026, con abbonamenti ai servizi streaming e crediti di gioco che occupano le prime posizioni nelle wishlist.

Durante la corsa stagionale agli acquisti natalizi Kaspersky ha condotto un sondaggio per scoprire la reale popolarità dei regali digitali. E se in Italia il 41% degli intervistati preferisce i regali fisici, circa un quinto ha già acquistato in passato regali digitali e il 32% pianifica di farlo anche quest’anno.
Con la vita quotidiana sempre più digitale, anche il modo di fare i regali sta cambiando. I doni virtuali non sono più una novità, ma una scelta sempre più diffusa

Meglio un abbonamento Netflix che un maglione

In Italia il 55% degli intervistati che considerato l’acquisto di regali digitali ha indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e Spotify, confermando l’intrattenimento come il regalo digitale per eccellenza.
Al secondo posto si collocano i crediti e gli abbonamenti per i giochi, che raccolgono il 38% delle preferenze degli italiani, seguiti da abbonamenti a e-book (32%) e iscrizioni a corsi online (22%).

Accanto agli abbonamenti per l’intrattenimento, sta registrando una crescente popolarità anche il benessere fisico, come abbonamenti alle palestre (29%), mentre i servizi dedicati al benessere mentale risultano meno diffusi, con solo l’11% degli intervistati che dichiara interesse per questa tipologia di offerta.

Babbo Natale diventa virtuale

I saluti personalizzati in formato video o audio, provenienti da Babbo Natale o da personaggi famosi, e le cartoline digitali stanno diventando sempre più popolari. Questi regali innovativi offrono l’opportunità di creare messaggi unici e personali, distinguendosi dai doni più generici.
Tuttavia, gli esperti di Kaspersky ricordano che alcuni di questi servizi richiedono un’eccessiva quantità di dati personali, mettendo in discussione la loro affidabilità.
Tanto che il 24% dei consumatori in Italia vorrebbero regalare o ricevere un software di sicurezza.

In ogni caso, per rendere più sicuri gli acquisti, è sempre fondamentale utilizzare soluzioni di sicurezza dotate di un componente anti-phishing basato sull’AI, in grado di bloccare link dannosi e proteggere i pagamenti.

Attenzione ai negozi online falsi

Nonostante la crescente diffusione dei regali digitali e i numerosi vantaggi dei doni virtuali, esistono infatti anche i rischi per la sicurezza, come la presenza di negozi online falsi o link di phishing.

Sebbene gli abbonamenti siano diventati l’opzione regalo digitale più popolare, il periodo degli acquisti natalizi comporta rischi significativi. Con l’aumento delle persone che acquistano all’ultimo minuto servizi di streaming, crediti di gioco e corsi online, i criminali informatici ne approfittano con sofisticati schemi di phishing. Sfruttando l’urgenza e l’entusiasmo tipici degli acquisti natalizi, grazie all’AI, i truffatori possono creare siti web falsi molto convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoli che imitano servizi di abbonamento legittimi.

Investimenti sostenibili: i giovani li conoscono (e risparmiano green)

Emerge dalla ricerca “A prova di futuro: giovani, sostenibilità e investimenti. Tendenze e prospettive”, condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con Doxa: il 78% dei giovani ha sentito parlare di finanza sostenibile, ma soltanto il 15% dichiara di conoscere bene gli strumenti di investimento.

Il 35% dei giovani considera la sostenibilità un criterio di guida per le proprie scelte di consumo e di vita, mentre il 18% la interpreta come una sfida di lungo termine e il 17% come un principio da seguire nelle politiche collettive. E tra coloro che conoscono gli investimenti sostenibili, il 28% ha già investito in prodotti di questo tipo. Tra chi invece non li ha ancora scelti, il 43% è propenso a farlo in futuro.

Meglio accantonare denaro che consumare nell’immediato

La maggioranza degli intervistati ha una chiara propensione al risparmio: il 70% evita di indebitarsi per spese rilevanti e il 63% preferisce accantonare denaro piuttosto che consumare nell’immediato. Circa l’80% riesce a risparmiare con regolarità, sebbene un terzo metta da parte soltanto una somma compresa tra il 10% e il 20% delle proprie entrate, e oltre un quarto meno del 10%. 

Di fronte all’ipotesi di disporre di 1.000 euro da investire, l’87% sceglierebbe un prodotto di risparmio o investimento, in vista di progetti e obiettivi specifici (23%), spese impreviste (21%) o con l’obiettivo di ottenere rendimenti elevati (19%). Il 12% si orienterebbe verso investimenti a basso rischio per conservare il capitale o per garantirsi un rendimento e finanziando attività dall’impatto positivo su ambiente e persone. 

Finanza: uno strumento utile per affrontare le sfide socio-ambientali

Il 52% preferisce cercare consigli per poi decidere in autonomia, il 43% si affida principalmente a persone di fiducia e solo il 5% dichiara di decidere sempre da solo. Le banche e i consulenti finanziari sono un riferimento centrale (54%), ma il ruolo dei genitori è molto forte (42%). 

La maggior parte dei giovani riconosce che la finanza può rappresentare uno strumento utile per affrontare le sfide ambientali e sociali, seppur con alcune riserve.
Solo il 28% crede che abbia un impatto positivo reale, mentre il 39% pensa che possa funzionare solo se supportata da regole chiare e trasparenti. Permane però un certo scetticismo. Il 13% associa la finanza sostenibile a operazioni di facciata, come il greenwashing.

Risultati concreti, stabilità nel tempo dei rendimenti, chiarezza degli obiettivi

Chi ha già investito in prodotti di finanza sostenibile ha privilegiato soluzioni che offrano risultati concreti, come fondi a impatto ambientale (32%), titoli di Stato green (27%), obbligazioni sostenibili (25%), polizze vita ESG (25%) e fondi sociali (25%).

Tra le caratteristiche più apprezzate, i rendimenti (62%) e la loro stabilità nel tempo (67%), oltre alla chiarezza degli obiettivi ambientali/sociali e i relativi risultati (68%).
In generale, chi ha già investito in prodotti sostenibili si dichiara soddisfatto. Il 98% li sceglierebbe nuovamente, il 60% sarebbe disposto a reinvestire somme simili a quelle già impiegate e il 19% potrebbe aumentare la quota allocata.

PMI: una guida all’export digitale nel Sud-Est Asiatico

Con un mercato e-commerce che nel 2023 ha superato, 200 miliardi di dollari, e che secondo le stime supererà 300 miliardi entro il 2025, il Sud-Est Asiatico sta emergendo come una delle aree più promettenti per l’export digitale del Made in Italy.

In quest’area del pianeta, il 65% del commercio online è già cross-border e passa dai marketplace, e oltre il 60% dei venditori internazionali opera senza una sede locale, confermando la flessibilità e l’accessibilità del modello digitale.
Indonesia, Thailandia, Vietnam, Filippine, Malesia e Singapore oggi rappresentano mercati strategici che complessivamente contano oltre 460 milioni di utenti connessi. E una popolazione giovane, mobile-first e nativa digitale.

Come definire strategie e-commerce efficaci nei mercati ASEAN

I dati emergono dal NetRetail Focus Marketplace 2025 di Netcomm, che in collaborazione con Adiacent, ITA – Italian Trade Agency e UniCredit, ha realizzato La Guida all’Export Digitale nel Sud-Est Asiatico.

La Guida, oltre a delineare i principali trend e opportunità per le aziende che intendono espandersi in una delle aree più dinamiche al mondo, fornisce un vero e proprio vademecum per accompagnare le imprese italiane nella definizione di strategie digitali efficaci di ingresso e crescita nei mercati ASEAN (Association of South-East Asian Nations).  

L’ultima frontiera del Made in Italy

Il valore dell’e-commerce italiano, pari a 54 miliardi di dollari, è ormai comparabile a quello dell’Indonesia (62 miliardi), ma la crescita dei mercati asiatici procede a un ritmo tre volte superiore.
L’export italiano verso l’area ASEAN ha raggiunto 14 miliardi di euro nel 2023, ma solo una parte di questo valore passa oggi attraverso i canali digitali. L’elevato tasso di penetrazione mobile, la diffusione degli e-wallet e la centralità dei marketplace come Shopee, Lazada e TikTok Shop rendono quindi il Sud-Est Asiatico un ambiente ideale per la costruzione di strategie cross-border accessibili anche alle Pmi italiane.

Ma in uno scenario sempre più globale e interconnesso è la sinergia tra marketplace, banche e istituzioni a rappresentare una leva decisiva per rendere il Made in Italy competitivo.

L’ibridazione come chiave di successo

La Guida all’Export Digitale nel Sud-Est Asiatico individua nel modello ibrido, che combina la titolarità diretta dei canali digitali con l’esecuzione affidata a partner locali, la formula più efficace per un ingresso sostenibile nei mercati asiatici.

Questo approccio consente alle imprese di mantenere il controllo sui contenuti, sul pricing e sulla relazione con il cliente, beneficiando al contempo di una gestione operativa radicata nel contesto locale.
Grazie alla guida e al supporto di ITA e UniCredit, le aziende italiane possono così accedere a strumenti di accompagnamento, formazione e finanziamento dedicati all’internazionalizzazione digitale, integrando la dimensione tecnologica con quella strategica.

Giochi e scommesse sportive, un business in crescita continua

Il comparto delle scommesse sportive incide profondamente non soltanto sull’economia, ma anche sulla cultura sportiva, i consumi mediatici e gli equilibri sociali
Secondo un report di Eurispes nel 2024 in Italia l’ammontare totale giocato è stato di oltre 157 miliardi di euro, +6,5% rispetto all’anno precedente. 

Il mercato del gioco in Italia è infatti uno dei più grandi in Europa, con una continua crescita in termini di ricavi complessivi e di penetrazione digitale. Nel 2023 il Gross Gaming Revenue (GGR) ha raggiunto 21,5 miliardi di euro, confermando l’Italia come leader europeo nel settore.
Ma questa leadership porta con sé responsabilità, e criticità, che si riflettono in ambiti regolatori, fiscali e sanitari.

Gioco online: nel 2024 raccolti 92 miliardi

Il gioco online ha visto una significativa espansione, con una raccolta di 92 miliardi di euro nel 2024. Questo canale ha superato quello fisico, rappresentando il 58,5% del totale delle giocate. La crescita del gioco online è stata trainata dalle preferenze delle fasce più giovani, con oltre il 50% dei conti online attivi detenuti da persone tra 18 e 34 anni.

La presenza di una rete fisica strutturata e capillare contribuisce alla salvaguardia della legalità sul territorio, assumendo un ruolo estremamente importante nel sostegno alle attività di prevenzione e gestione del disturbo da gioco d’azzardo. In questo contesto, la crisi che sta vivendo il comparto fisico rischia di produrre effetti negativi, non solo in termini di aumento delle dipendenze, ma anche fiscali. Uno dei motivi del calo delle entrate in rapporto all’aumento della raccolta è legato proprio ai diversi tipi di prelievi presenti nei due comparti. 

In Italia 1,5 milioni di persone gioca troppo

Le scommesse sportive in Italia registrano una crescita annuale del 20%, con il 60% delle puntate effettuate online. Innovazioni tecnologiche come le scommesse live e l’adozione mobile hanno ulteriormente stimolato il settore. Emergono infatti nuove forme di gioco, come gli eSports (+40%), il social betting e le scommesse live, che rappresentano già il 60% del mercato online.
Il calcio si conferma lo sport predominante (75%), seguito da basket (10%) e tennis (7%). 

Il lato più problematico della crescita è rappresentato dalla dipendenza da gioco. Si stima che circa 1,5 milioni di italiani abbiano comportamenti problematici, ma solo una minoranza accede ai servizi di cura.

Le tecnologie emergenti favoriscono comportamenti compulsivi?

Gli effetti negativi del gioco sono molteplici: indebitamento, conflitti familiari, isolamento sociale e disturbi psicologici. Le misure attuali, come l’autoesclusione e i limiti di spesa, sono ancora insufficienti.

D’altra parte, le tecnologie emergenti possono essere usate per segnalare tendenze di gioco problematiche prima che un giocatore possa sviluppare un comportamento patologico. L’AI, ad esempio, consente un aggiornamento dinamico delle quote e la personalizzazione delle offerte, ma al contempo rischia di favorire comportamenti compulsivi.

Inoltre, big data e tracciamento comportamentale permettono una segmentazione dettagliata dei giocatori, mentre la blockchain apre a modelli di scommesse peer-to-peer con rischi di riciclaggio. E la pubblicità iper-mirata aumenta l’efficacia del marketing, ma accentua la vulnerabilità dei soggetti fragili.

Come cambia il comparto Fashion & Beauty, tra shopping digitale e voglia di sostenibilità

La moda e la bellezza non sono mai state così vicine al pubblico. Oggi in Italia più di 33 milioni di persone acquistano prodotti Fashion & Beauty, e la maggior parte lo fa combinando acquisti in rete e in negozio.

L’omnicanalità è ormai la normalità: sette consumatori su dieci passano con naturalezza dal carrello online alla boutique sotto casa. Una fetta più contenuta  – circa il 20% – sceglie solo l’e-commerce, mentre un 10% rimane legato esclusivamente allo store fisico.
Il negozio tradizionale, però, non perde appeal: diventa un punto di riferimento per provare, vivere un’esperienza e costruire un legame con il brand.

Un viaggio tra click e vetrine

Il percorso d’acquisto inizia quasi sempre online. Nove clienti su dieci entrano in contatto con un marchio attraverso il web, tra social, siti ufficiali e vetrine digitali. Prima di comprare, un italiano consulta in media quasi sei canali diversi. ù

Poi arriva il momento della prova in negozio, che resta il luogo ideale per ricevere consigli e confrontarsi con il prodotto reale.

Diversi profili di consumatori 

Dallo studio presentato da Netcomm emergono tre identikit di consumatori: gli Abitudinari (39,2%), fedeli alle proprie routine d’acquisto; i Convenience Seeker (25%), che mettono il prezzo al centro delle loro scelte; e i Digital Power Buyers (13%), giovani, spesso uomini e molto tecnologici, che utilizzano strumenti come l’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza.

Prezzo, affidabilità del marchio e comfort sono i criteri più rilevanti nei processi di acquisto. Per quanto concerne l’online, piacciono praticità e varietà di scelta.

Il peso della sostenibilità

La sostenibilità è ormai un tema fondamentale in ogni decisione. Anche per questo il mercato del second-hand cresce a ritmi tre volte superiori alla moda tradizionale, soprattutto negli Stati Uniti, e conquista in particolare la Gen Z. In Italia, invece, si tenere a preferire ancora il nuovo, ma l’usato è sempre più popolare per acquistare accessori e capi particolari.

Sul fronte opposto, il fast fashion vince facile grazie ai prezzi bassi e all’enorme offerta, ma non mancano critiche: la moda, infatti, è responsabile del 10% delle emissioni globali di CO₂. Le nuove regole europee puntano a far cambiare rotta al comparto, introducendo obblighi di progettazione sostenibile e sistemi di tracciabilità digitale.

Innovazione tecnologica e social media

L’intelligenza artificiale non è più un’idea futuristica: quasi il 17% degli acquirenti italiani la utilizza già per confrontare prezzi o ricevere suggerimenti. Crescono anche le applicazioni di realtà aumentata e virtuale per provare capi e accessori da remoto.

Infine, i social sono ormai la vera passerella globale. TikTok e Instagram guidano le scelte di stile, con i creator più autentici che superano le celebrity in termini di fiducia e capacità di influenzare gli acquisti.

Comparatori: oltre 8 italiani su 10 hanno confrontato prezzi online almeno una volta

Nell’ultimo anno il 65% degli italiani si è servito di un comparatore online per confrontare prezzi e tariffe, in media, tre volte l’anno. Solo considerando l’assicurazione auto, nel 2024, questi strumenti hanno permesso di risparmiare 109 milioni di euro.

Più di 8 italiani su 10 hanno usato almeno una volta un comparatore. E se il risparmio (66%) è la prima motivazione che spinge gli italiani a farne uso, 27 milioni se ne sono serviti per confrontare assicurazioni auto, utenze domestiche, hotel, tariffe degli aerei e molto altro.
Arrivati sul mercato nei primi anni duemila i comparatori gradualmente hanno cambiato il modo in cui gli italiani si approcciano alle spese. Emerge da un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different.

Chi li usa di più? I Millennials

La fascia di età che ha usato maggiormente i comparatori è quella compresa tra 35–44 anni (78%), i Millennials. Dal punto di vista territoriale, l’attitudine a confrontare le spese di casa con strumenti online è più diffusa nel Nord Italia (69%), ma comunque molto forte anche al Centro (65%) e al Sud (60%).

La seconda ragione che spinge a usare i comparatori è la “certezza di trovare le offerte migliori” (57%), mentre circa 13 milioni di consumatori (48%) apprezzano la semplicità di confronto delle tariffe.
Sono invece 3.315.000 (12%, 18% fascia 55–64 anni) i consumatori che dichiarano di servirsene perché apprezzano la possibilità di ottenere una consulenza specializzata indipendente.

RC Auto e moto, offerte luce e gas, viaggi e soggiorni

Importante anche il ruolo dei compratori in termini informativi e tutela dalle truffe. Più di 3 milioni di consumatori usano un comparatore per acquisire conoscenze su prodotti o servizi non familiari o ricevere una consulenza indipendente, mentre quasi 4 milioni si affidano a questi strumenti per evitare di cadere vittima di truffe.

Le assicurazioni auto e moto sono la spesa per la quale gli italiani hanno usato maggiormente i comparatori (41%, circa 11,3 milioni). Pochi meno (11 milioni) quelli che si sono rivolti ai comparatori per confrontare offerte luce e gas.
Gli italiani scelgono il confronto anche quando si tratta di decidere l’hotel in cui soggiornare (31%) o prenotare un volo aereo (27%). Un consumatore su quattro per la telefonia, il 12% per confrontare prodotti di finanza personale, o prestiti e mutui (7%).

Un confronto “anagrafico”

L’uso dei comparatori varia in base all’età: gli under34 li utilizzano principalmente per risparmiare sui viaggi (hotel e aerei), mentre dai 35 anni in su, RC auto e utenze domestiche. La comparazione di mutui e prestiti è particolarmente utilizzata dalla fascia 25-34 anni, mentre il noleggio a lungo termine da quella 35-44 anni. Sono i più giovani (18-24 anni) a utilizzarli maggiormente per cercare prodotti assicurativi diversi dall’RC auto o moto.

Per ogni settore cambiano anche le motivazioni per cui si usano i comparatori. Quando si parla di bollette, ad esempio, viene molto apprezzata la semplicità del confronto, per i prestiti la possibilità di verificare i costi prima di chiedere il finanziamento, per i mutui il risparmio di tempo.

L’e-commerce in Italia genera 150 miliardi di valore condiviso

Lo conferma la nuova edizione dello studio ‘L’e-commerce crea valore per l’Italia’, realizzato da Netcomm in collaborazione con Althesys: il commercio elettronico è un motore fondamentale per lo sviluppo economico, sociale e ambientale dell’Italia.
Nel 2024 il settore vale il 7% del Pil nazionale: 150,1 miliardi di euro (+6,6% vs 2023) di cui 88,6 miliardi di valore aggiunto.

Il valore totale dell’e-commerce si suddivide in tre componenti principali, 58,9 miliardi di euro di ricadute dirette derivanti dalle attività degli online seller, 50 miliardi di ricadute indirette, ovvero l’apporto economico dei fornitori e dei servizi a monte e a valle, e 41,2 miliardi di ricadute indotte, cioè gli effetti positivi sul resto del sistema economico.

Il moltiplicatore di valore e il ruolo fiscale

Dalla ricerca emerge chiaramente il dato strutturale sul moltiplicatore del valore. A ogni euro di valore aggiunto generato direttamente dal comparto e-commerce ne corrispondono tre di benefici per l’intero sistema economico italiano, tra ricadute dirette, indirette e indotte[.

Si tratta di un indicatore che evidenzia la forte capacità dell’e-commerce di attivare valore lungo tutte le maglie del sistema produttivo, confermando la natura interconnessa e sistemica del commercio digitale.
Il contributo fiscale complessivo prodotto dalla filiera raggiunge 44 miliardi di euro, pari al 7,7% delle entrate fiscali italiane nel 2023, confermando il ruolo determinante dell’e-commerce anche nel sostenere la spesa pubblica e il benessere collettivo.

Lavoro e filiera, un sistema che integra fornitori, seller, servizi

L’e-commerce e la sua filiera in Italia coinvolgono direttamente e indirettamente 1,8 milioni di lavoratori compreso l’indotto, +15% tra il 2022 e il 2023, e pari al 6,8% degli occupati in Italia, contribuendo a generare un totale di 40,3 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera (+13,8% rispetto al 2022).
Di questi, 1,17 milioni di lavoratori sono impiegati direttamente nella value chain del commercio digitale (310.000 comparti fornitori, 542.000 retailer, brand, marketplace, 319.000 servizi di logistica, consegna, pagamento).

La creazione di valore è ben distribuita tra le diverse fasi della filiera. La componente a monte genera 35,5 miliardi di euro, la fase centrale produce il maggior impatto (79 miliardi di euro), e la fase di supporto alle attività di vendita online genera 35,6 miliardi.

Benefici per consumatori, lavoratori, ambiente

Dal lato consumatori i dati evidenziano che nel 2024 il 44,3% degli italiani sopra 14 anni ha effettuato almeno un acquisto online, con un aumento di dieci punti percentuali rispetto al 2019. 
Dal punto di vista del capitale umano il settore sta contribuendo in maniera significativa alla qualificazione del lavoro, attraverso l’adozione di contratti collettivi nazionali, formazione continua e programmi aziendali di upskilling digitale, che stanno promuovendo l’innovazione dei profili professionali e la resilienza dell’occupazione lungo tutta la filiera.

Inoltre, l’e-commerce assume un ruolo guida anche nella promozione di modelli di consumo circolari e sostenibili. L’introduzione di soluzioni logistiche a basso impatto ambientale contribuisce in modo significativo alla riduzione delle emissioni di CO2.

Il sales del futuro? Deve unire competenze specialistiche a capacità trasversali

Nell’ultimo anno le richieste per i professionisti della vendita, società di ricerca e selezione di personale qualificato sono cresciute del 12%.
Secondo i dati elaborati da Hunters Group, per il comparto dei servizi il 2025 è un anno di grande fermento, spinto dall’innovazione tecnologica e dal cambiamento delle esigenze dei clienti.

In questo scenario le figure commerciali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale.
Si tratta di profili che devono unire competenze specialistiche e capacità trasversali. Serve infatti una combinazione di competenze tecniche e soft skill, negoziazione, empatia, resilienza, orientamento al risultato. Ma anche spirito di squadra, ascolto attivo e capacità di apprendere in continuazione.

Serve visione strategica, ascolto, adattabilità

“Le aziende non cercano più semplici venditori – spiega Davide Cambianica, manager della divisione sales & marketing di Hunters Group -, ma professionisti capaci di proporre soluzioni, costruire relazioni durature, comprendere le dinamiche di mercato e orientare il cliente in un contesto spesso altamente competitivo. Serve visione strategica, ascolto, adattabilità, ma anche la capacità di dialogare con interlocutori diversi e promuovere servizi che spesso richiedono un elevato grado di personalizzazione – aggiunge -. È proprio in questi contesti che la ricerca e selezione di figure commerciali diventa un passaggio cruciale per le aziende che vogliono fare la differenza sul mercato e generare vero valore”.

Un consulente capace di interpretare i dati e parlare con marketing e operations 

Il professionista sales del futuro deve saper ascoltare, analizzare, proporre soluzioni e creare relazioni di fiducia.
Il sales di successo è un consulente capace di interpretare i dati e in grado di parlare con marketing e operations. In un momento storico ricco di sfide come quello attuale, si deve ‘vendere con’ e non ‘vendere a’. Questo è possibile grazie a una profonda conoscenza del mercato e dei clienti, e alla collaborazione con tutta l’organizzazione.

Il sales del  futuro legge i numeri, interpreta KPI e metriche e orienta le proprie azioni per ottenere i risultati migliori.
Non è un caso che nel 2025 le figure commerciali più richieste in Italia si concentrino su competenze digitali avanzate, marketing strategico e gestione delle vendite in ambito tecnologico.

Le 3 figure commerciali più richieste nel 2025

Le prime tre posizioni sono occupate da e-commerce manager, technical sales specialist e marketing and communication specialist.
Con l’espansione del commercio online, l’e-commerce manager è fondamentale per gestire piattaforme di vendita digitali, sviluppare strategie di marketing online e ottimizzare l’esperienza utente.

Il technical sales specialist, un professionista con competenze tecniche e commerciali in grado di vendere prodotti e servizi complessi, combina conoscenze tecniche con abilità di vendita. Una figura sempre più richiesta per la vendita di prodotti e servizi complessi.
Il marketing and communication specialist è invece uno specialista fondamentale per gran parte delle aziende, poiché in grado di sviluppare e implementare strategie comunicative per promuovere prodotti, servizi e l’immagine dell’azienda.

Supply Chain Finance: in Italia nel 2024 vale tra 594 e 599 miliardi di euro 

Dopo una crescita del 6,3%, che nel 2023 ha portato il Supply Chain Finance a toccare 596 miliardi di euro, nel 2024 il mercato potenziale italiano del credito di filiera è cresciuto tra lo 0,5 e il 3%, raggiungendo un valore compreso tra 594 e 599 miliardi di euro di crediti commerciali.

Nel 2024 i valori del Supply Chain Finance in Italia mostrano quindi una sostanziale stabilità, dovuta a uno scenario macroeconomico anch’esso più stabile, caratterizzato dall’aumento dei tassi di interesse.
Ma a movimentare il settore sono arrivate importanti evoluzioni normative e tecnologiche.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano.

L’impatto della nuova regolamentazione

“Anche nel 2024 il Supply Chain Finance si conferma una leva strategica per affrontare le sfide dello scenario macroeconomico, caratterizzato da incertezze e pressioni sul capitale circolante – afferma Federico Caniato, direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance -. Ma, se il mercato mostra una certa stagnazione, stanno profondamente impattando il settore importanti novità relative a regolamentazione e tecnologia. Le nuove regole sulla rendicontazione delle soluzioni di supplier financing, basate sulle linee guida introdotte dallo IASB, infatti, sembrano rallentare l’adozione di soluzioni di supplier financing, per l’incertezza e le complicazioni tecniche nella rendicontazione”.

Un settore centrale per la transizione sostenibile

Al contrario, le nuove direttive UE CSRD e CS3D sulla sostenibilità rimarcano la centralità del settore. “Le soluzioni ‘sostenibili’ di Supply Chain Finance possono aiutare le imprese nella transizione – aggiunge Federico Caniato -, e gli ESG information provider possono ricoprire un ruolo centrale per abilitare la sostenibilità nelle soluzioni SCF”.

Di fatto, secondo le stime dell’Osservatorio, nel 2024 il mercato servito da soluzioni di Supply Chain Finance resta sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Nello specifico, per il 2024 le stime indicano che il 22% del mercato potenziale è servito da soluzioni di Supply Chain Finance, per un valore complessivo di circa 131 miliardi di euro.

Cresce l’utilizzo di soluzioni innovative

Si mantengono sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente i valori del Factoring (60,4 miliardi di euro), dell’Anticipo Fattura (54 miliardi), del Reverse Factoring (9 miliardi) e del Confirming (1,6 miliardi).

Crescono, invece, in modo rilevante le soluzioni più innovative, come il Purchase Order Finance, che ha registrato un aumento del 35%, raggiungendo 1,4 miliardi di euro, ma anche il Dynamic Discounting, che cresce del 17% (0,8 miliardi), la Carta di Credito B2B, che cresce dell’11% (3,8 miliardi), e l’Invoice Trading, che segna un +5% per un valore di 0,6 miliardi di euro.