Utilizzare il 5G abbassa il livello di emissioni: pari a 35 milioni di auto in meno

Utilizzare la tecnologia 5G sarebbe come togliere dalle strade dell’Unione Europea un’auto su sette, ovvero oltre 35 milioni di veicoli. Il 5G, se usato in quattro settori ad alta intensità di carbonio, come energia, trasporti, manifatturiero ed edilizia, potrebbe infatti creare un risparmio annuale di emissioni tra i 55 e i 170 milioni di tonnellate di CO2.  Si tratta dei risultati di uno studio di Ericsson diffuso in occasione del summit Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Riprendendo un’analisi di McKinsey, Net-Zero Europe, il rapporto di Ericsson spiega come con la tecnologia di quinta generazione la riduzione totale delle emissioni passerebbe dal 15% al 20% delle emissioni annuali totali del Continente.

Connettività fissa e mobile tra le soluzioni per la riduzione di CO2 

Lo studio di Ericsson sostiene che almeno il 40% delle soluzioni per la riduzione di CO2 adottate nella Ue da qui al 2030 si baserà sulla connettività fissa e mobile. Queste soluzioni di connettività, così come ad esempio lo sviluppo di generatori per produrre energia rinnovabile, potrebbero ridurre le emissioni all’interno del territorio europeo di 550 milioni di tonnellate di biossido di carbonio equivalente (550MtCO2e), ovvero quasi la metà delle emissioni create dall’intero settore energetico nell’Unione nel 2017. E, sempre, nel 2017, l’anno scelto come benchmark dall’analisi, il 15% delle emissioni annuali totali della Ue.

L’implementazione del 5G non è ancora sufficiente

“Nonostante il potenziale in gioco – spiega ancora il rapporto Ericsson – le nuove previsioni sull’implementazione del 5G dipingono un quadro preoccupante per l’Europa”.
Alla fine del 2020, infatti, il 5G copriva circa il 15% della popolazione mondiale. Nel 2027 si stima che la sua diffusione globale sarà circa del 75%. Quindi, solo tre anni prima che le emissioni globali dovrebbero essere dimezzate per rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 ºC, riporta Ansa.

Entro il 2027 in Europa poco più dell’80% di copertura

Tutto ciò fa emergere la necessità di accelerare l’implementazione del 5G in tutto il territorio europeo per raggiungere gli obiettivi nazionali e comunitari di decarbonizzazione fissati al 2030. In particolare, quanto alla diffusione del 5G, lo studio prevede che il Nord America e il Nord Est asiatico godranno di una copertura della popolazione superiore al 95% entro il 2027.
“Al contrario, l’Europa è destinata a restare significativamente indietro rispetto ai suoi competitor economici – si legge ancora nel rapporto Ericsson – con poco più dell’80% di copertura della popolazione”.

Il turismo riprende a correre: +70% di annunci di posti di lavoro

Dopo il fermo obbligato dalla pandemia e le difficoltà connesse alle tante limitazioni, il settore del turismo ricomincia a prendere fiato. La riprova, oltre alla possibilità di viaggiare che via via si allarga a nuove destinazioni, è il boom di offerte di lavoro nel comparto del turismo e dell’ospitalità. Lo certifica il sito per la ricerca di lavoro Indeed, che ha appena diffuso i dati relativi a questo specifico segmento professionale.

Recupero con sprint sul 2020

Come precisa l’analisi del portale, gli annunci di lavoro e le ricerche contenenti keyword come ‘turismo’ e ‘ospitalità’ hanno recuperato e superato i livelli del 2020, anno in cui gli annunci nel settore turistico sul portale sono diminuiti del 40%. Nel 2021 si è verificato un rimbalzo, con un aumento del 70% rispetto allo stesso periodo del 2020. In crescita anche i click degli utenti sui lavori legati al turismo, in aumento del 96% rispetto allo scorso anno. 

Più offerte, meno ricerche

Un altro elemento interessante è che, a fronte di un aumento di offerte di lavoro, sono invece diminuite del 2% le richieste. Secondo gli esperti del sito, si tratta di una dimostrazione del fatto che chi opera nel turismo ha capacità trasversali e che quindi ha saputo “riciclarsi” anche in altri ambiti. Ancora, ciò significa che il comparto del turismo ha perso un po’ di smalto per quanto riguarda la sua capacità di attrazione. In sintesi, è un mondo che deve recuperare in termini di appeal professionale.

“Il turismo e l’ospitalità sono la spina dorsale di molte regioni d’Italia”

“E’ incoraggiante vedere che i posti di lavoro nell’industria del turismo quest’anno hanno subito un rimbalzo così forte, speriamo che questo trend continui. Il turismo e l’ospitalità sono la spina dorsale di molte regioni d’Italia e sono vitali per i lavoratori stagionali. Il turismo conta per 1 posto di lavoro su 10 in tutto il mondo. Data la sua natura di settore ‘labour-intensive’, il turismo gioca un ruolo importante per l’occupazione, anche in virtù dell’’effetto moltiplicatore’ che determina nello sviluppo di posti di lavoro nelle regioni rurali e non solo. Tale effetto si verifica anche nelle città più grandi, come Roma e Venezia, in settori come l’arte e la cultura, che sovente dipendono dall’arrivo di turisti internazionali” ha dichiarato Dario D’odorico, responsabile di Indeed per il mercato Italia. I prossimi mesi saranno determinanti per comprendere meglio la tenuta e l’attrattività del turismo italiano.

Che cosa è il cancro al seno?

In primo piano

Il cancro al seno, detto anche tumore della mammella oppure carcinoma mammario, è una patologia legata all’incontrollata nascita di nuove cellule che fanno parte della ghiandola mammaria, le quali si trasformano in cellule maligne.

Ci sono alcuni sintomi che solitamente rappresentano dei veri e propri campanelli d’allarme e indicano la presenza di questa malattia.

In genere questi sono i noduli, anche se la maggior parte di questi è innocua, così come eventuali piccole calcificazioni e secrezioni che avvengono nel capezzolo.

Sono questi in genere i sintomi che possono lasciar pensare che sia necessario andare ad effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici per riuscire a capire se veramente ci troviamo di fronte a questa patologia o meno.

Ricordiamo comunque che la prevenzione rappresenta il più importante strumento per avere maggiori possibilità che le cure abbiano il successo sperato.

L’autopalpazione

Ad ogni caso, è sempre importante ricordare che la prevenzione è fondamentale e che rappresenta l’arma più importante a disposizione di ogni donna per poter riuscire ad individuare con tutto l’anticipo possibile un eventuale patologia e avere molte più probabilità di guarire con successo.

A tal proposito, l’autopalpazione rappresenta una delle più importanti tecniche a disposizione per individuare in anticipo eventuali noduli o anomalie nel seno. Si tratta di una tecnica assolutamente indolore che può essere messa in pratica da qualsiasi donna in ogni momento della giornata, in completa autonomia e senza alcun tipo di strumento.

Essa prevede semplicemente la palpazione del seno in tutte le sue parti, incluse le cavità ascellari, per andare alla ricerca di eventuali indurimenti, noduli o corpi estranei che siano percepibili al tatto.

L’autopalpazione è considerata dai medici come il primo strumento di prevenzione e per questo la sua importanza non è da sottovalutare. Ogni donna dovrebbe praticarla superati i 30 anni, associandola chiaramente ad una visita periodica presso uno specialista, magari cercando un esperto senologo a Milano.

Il fenomeno in Italia

Quello del seno è un tipo di tumore che in Italia riguarda una donna su nove. Inoltre, nel corso degli ultimi anni c’è da registrare una maggiore incidenza su quella fascia di persone che va dai 35 ai 55 anni.

Ancora una volta Importante è sottolineare quanto sia bene fare delle visite periodiche, e comunque l’autopalpazione, così da poter andare a lavorare sulla malattia nella sua fase iniziale.

Essa infatti consente di avere maggiori possibilità di successo e dunque il riuscire ad avere ottime probabilità di guarire.

Ci sono dei fattori di rischio?

Sicuramente ci sono dei fattori di rischio da considerare nel tumore del seno. Tra questi certamente l’età, in quanto il rischio aumenta progressivamente assieme all’età.

C’è anche una forte componente familiare, in quanto se in famiglia vi è una certa casistica di tumore alla mammella è possibile che anche le nuove generazioni vadano a sviluppare questa patologia, ragion per cui diventa ancora più importante effettuare i controlli periodici.

Ci sono inoltre dei fattori ereditari che riguardano la mutazione di alcuni geni, i quali vanno ad aumentare il rischio di poter sviluppare il tumore al seno.

Incidono anche l’obesità e l’inizio della menopausa in età tarda, ovvero dopo 55 anni. Incidono in maniera minore l’abuso di alcool e l’aver avuto il primo figlio dopo i 35 anni.

Conclusione

Come in tutte le cose dunque, è importante ricordare che la prevenzione è in grado di salvare la vita proprio perché permette di diagnosticare con grande anticipo un eventuale patologia.

In questa maniera è possibile accedere a cure meno invasive e che soprattutto hanno probabilità di guarigione molto più alte dato che si è iniziato a lavorare sulla malattia con grande anticipo, prima ancora che essa abbia avuto l’opportunità di far danni.

L’eBike traina il mercato delle bici e il settore… pedala

Mai come in questo ultimo periodo gli italiani si sono avvicinati a nuovi sistemi di mobilità, e in moltissimi hanno riscoperto l’appeal della bicicletta, meglio ancora se elettrica. Tanto che la filiera delle due ruote ha ottenuto risultati record, raggiungendo addirittura un valore di 9 miliardi di euro. Ecco la “fotografia” del comparto della bici, che si è evoluto dalla mountain bike degli anni Novanta alle nuove eBike da città per essere sempre più green. Cambiano i costumi e le mode ma non la passione per le due ruote che in Italia hanno un mercato sempre più esigente e raffinato. La produzione e la vendita di biciclette Made in Italy non ha nulla da invidiare ad altri comparti manifatturieri: dopo una fase di contrazione, che ha caratterizzato l’industria delle due ruote tra fine degli anni Novanta fino al 2017, causa delocalizzazione delle filiere e calo della domanda interna, dal 2018 a oggi la produzione italiana segna +20% grazie proprio al fenomeno della bicicletta elettrica trainata dalle nuove politiche di mobilità sostenibile e dallo sprint ecologico degli stessi abitanti, cittadini e turisti. 

Un ecosistema composto da 2.900 imprese

Le cifre emergono dall’ultimo Market Watch di Banca Ifis, che ha tracciato i confini dell’ecosistema della bicicletta: una filiera che conta circa 2.900 imprese per 17 mila addetti e produce ricavi per 9 miliardi di euro annui. La buona notizia, stando all’analisi, è che nel biennio 2021-2022 un’industria su due prevede un aumento dei ricavi e solo il 10% stima una contrazione. Un segnale di un comparto che cresce sull’onda dell’innovazione e dell’impronta sostenibile: nel 2020 sono state prodotte in Italia oltre 3 milioni di bici, +20% rispetto al 2018.

Un comparto innovativo

Nel 2020 il 90% dei produttori italiani ha aumentato o lasciato invariata la quota destinata agli investimenti. Digitale, sostenibilità e ricerca sono ai primi posti nei piani di investimento. Stando al campione, nel biennio 2021-2022, il 45% degli imprenditori intende ampliare i mercati di riferimento e il 29% punterà anche a rinnovare l’offerta. Il mercato è vivace con una forte richiesta di prodotti più economici e più tecnologici. Sul fronte eBike, negli ultimi 5 anni in Italia, si sono quintuplicate le vendite di biciclette elettriche, passando da poco più di 50.000 pezzi annui ai 280.000 del 2020, il 14% del totale venduto. L’80% dei distributori prospetta un aumento anche nel biennio 2021-2022. Il 90% dei produttori è sicuro che l’eBike sarà una rivoluzione duratura della mobilità per la crescente attenzione alla sostenibilità, gli incentivi all’acquisto e all’innovazione che porta modelli sempre più leggeri e performanti.

Combattere lo stress: nei giovani è la prima motivazione per fare sport

Sei ragazzi su 10 lo fanno per combattere lo stress, arrivato a livelli altissimi durante le diverse fasi della pandemia. E solo la restante parte, più o meno, lo pratica per passione. È questa l’istantanea del rapporto tra i giovani e lo sport scattata da Terre des Hommes e OneDay, che hanno condotto una ricerca su 1000 ragazzi tra i 13 e i 23 anni in tutta Italia attraverso l’Osservatorio Permanente sullo Sport e le Nuove Generazioni. 

Inclusione? Sì, ma anche discriminazione

Ragazzi e ragazze credono nello sport come strumento di inclusione, però il 77% di loro ritiene che lo Stato e le Istituzioni non investono abbastanza per renderlo tale, tanto che nelle scuole e nelle città non ci sono sufficienti strutture per renderlo accessibile a tutti gratuitamente (il 50% dei giovani dichiara che nelle loro scuole non hanno campi sportivi).
Ma non solo, i giovani della generazione Z hanno le idee chiare anche sul tema delle differenze di genere: ritengono infatti che i ragazzi siano spesso, ingiustamente, avvantaggiati rispetto alle ragazze nella carriera sportiva così come negli stipendi (sostenuto da oltre il 90%) e che dentro e fuori dalle competizioni sportive troppo spesso si verifichino episodi di bullismo (42%), violenza (sia verbale che fisica, rispettivamente 72% e 46%), abusi e molestie sessuali (17%). Infine, circa 1/3 tra ragazzi e ragazze dice di aver subito comportamenti inappropriati da parte di adulti e il 45% da pari.

Che cosa vogliono i giovani

Dopo aver messo in luce quello che non va, i ragazzi dicono la loro anche su cosa cambiare e soprattutto su come farlo. Il 60% di loro, infatti, vorrebbe contribuire a scrivere un regolamento condiviso da atleti, famiglie e società sportive per renderlo più equo, inclusivo e sicuro.
“Attraverso questo Osservatorio ragazzi e ragazze ci fanno capire quanto lo sport sia una parte fondamentale della loro vita, esprimendo tutto il disagio che hanno vissuto in questo anno e mezzo di pandemia, quando non hanno potuto praticarlo regolarmente. Non solo, i giovanissimi ci dicono anche chiaramente tutto quello che non va nel mondo dello sport – commenta Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia -. I campi da gioco sono un luogo cruciale per la crescita di bambini, bambine, ragazze e ragazzi e dobbiamo garantire che siano un ambiente sicuro, sereno e piacevole per tutti.”.
“I giovani ripongono grande fiducia nello sport attribuendogli un ruolo fondamentale come motore di inclusione sociale, ma ritengono che le istituzioni non facciano abbastanza. Credo proprio che dovremmo ascoltarli di più!” conclude Gaia Marzo, Corporate Brand Director & Equity Partner OneDay Group.

Giovani italiane insicure dell’aspetto fisico. Body shaming e social sotto accusa

L’85% delle donne italiane tra i 18 e i 24 anni si sente insicura del proprio aspetto fisico, e il 68% affida la propria autostima al giudizio degli altri. Colpa del body shaming, il principale accusato dell’insicurezza che dilaga tra le donne più giovani.  Queste alcune evidenze emerse da un’indagine realizzata dall’Istituto di Ricerca Eumetra per Kérastase in merito all’autostima e la libera espressione di sé e della propria diversità. 
La ricerca è parte del progetto Kérastase #ManifestYourGreatness, che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere un messaggio di inclusione e accettazione di sé, anche attraverso il sostegno dei centri antiviolenza della Fondazione Pangea.

Estremamente influenzate dai canoni estetici imposti dai social media

Il 96% delle donne italiane cita però almeno un elemento di soddisfazione di sé, soprattutto tra gli aspetti che caratterizzano la personalità, come il carattere (52%), le relazioni personali e sociali (53%), il lavoro e l’istruzione (45%). Rispetto a una media nazionale che si attesta intorno al 70%, l’85% delle ragazze tra i 18 e 24 anni però si sente insicura a causa del proprio corpo. Questo perché risultano estremamente influenzate dai canoni estetici imposti dai social media (69%), e quasi la metà di loro (42%) non si sente accettata dalla società in cui vive e affida la propria autostima al giudizio degli altri (68%). Ma se i social da una parte influenzano le donne italiane sui canoni di bellezza, dall’altra risultano un valido alleato per il superamento delle proprie insicurezze (85%).

Il body shaming e la discriminazione

Quanto al body shaming, il 73% delle intervistate afferma di avere assistito in maniera diretta o indiretta a episodi di discriminazione, e tra le motivazioni più diffuse torna prepotente l’aspetto fisico (57% del campione e 66% tra le giovani), seguito dall’orientamento sessuale (32% del campione). Ma cosa fare per arginare il body shaming? Il primo passo è partire dal nucleo familiare (54%) che dovrebbe agire con una adeguata educazione. Rilevante però è anche la richiesta di una maggiore sensibilizzazione da parte della scuola (37% delle giovani), il luogo relegato agli ultimi posti come contesto in cui le giovani donne si sentono accettate (9%) e supportate nel superamento delle insicurezze (2%).

La scuola deve supportare i giovani nella fiducia in sé stessi

La scuola però è ancora un contesto dove si può fare molto di più per abbattere le barriere della diversità, combattere il body shaming e supportare le nuove generazioni nella fiducia in sé stessi, riporta Adnkronos. In ogni caso, l’indagine restituisce una fotografia delle donne ancora fortemente limitate nella propria accettazione, soprattutto le più giovani.
“E ci ha confermato quanto i social – spiega Ana Mesquita, General Manager Kérastase Italia – se da un alto impongono canoni di bellezza perfetta e spesso irraggiungibile, dall’altro possono essere potenti alleati per il superamento di alcune barriere grazie alla condivisione delle proprie esperienze”.

Cresce la mobilità su 2 ruote, ma attenzione alla sicurezza e al divario Nord-Sud

All’interno dell’agenda politica delle città italiane la mobilità su due ruote è in graduale ascesa. Ma è ancora troppo lenta ed è accompagnata da due campanelli d’allarme, la sicurezza degli utenti della strada e il profondo divario fra le misure finora messe in campo al Nord rispetto al Sud del Paese. È il risultato del quinto rapporto dell’Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente, ed elaborata dalla società di consulenza Ambiente Italia. In particolare, l’Osservatorio ha rivolto un questionario a 104 municipi, a cui quest’anno hanno risposto 79 amministrazioni.

Aumenta l’accessibilità, ma anche le vittime della strada

Dalla ricerca, i cui dati si riferiscono al 2019, emerge l’aumento di piste ciclabili, ciclopedonali, zone 20 e 30 km/h (+6% rispetto al 2018), la crescita della possibilità di accesso delle biciclette alle corsie riservate ai mezzi pubblici, e il numero di Comuni con postazioni di interscambio bici nelle stazioni ferroviarie. Risultano infatti in calo le città in cui non è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici, e quelle dotate di un servizio di bike sharing, che passano dal 57% del 2018 al 53% del 2019. Desta però preoccupazione che 253 delle 3.173 vittime della strada del 2019 siano stati ciclisti, scrive Ansa. Un numero in aumento del 15% rispetto al 2018.

Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale

Secondo il rapporto Focus2R il tema della sicurezza sta però progressivamente entrando nei programmi dei municipi. Il 48% dei Comuni intervistati considera infatti il miglioramento della sicurezza stradale una priorità molto alta o alta. Mentre al contempo sembra che i Comuni stiano abbassando la guardia sui motociclisti, con i due principali strumenti di pianificazione della mobilità urbana (PUM e PGTU), che nel 59% dei casi non considera la loro sicurezza una priorità.

“Appare evidente che ci sia ancora molto da fare, in particolare per la sicurezza degli utenti – commenta il presidente di Ancma, Paolo Magri –. Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale, resa viva anche dalle conseguenze della pandemia, che hanno esaltato alcune peculiarità delle due ruote come la fruibilità, la sostenibilità ambientale, il distanziamento e la velocità negli spostamenti”.

Potenziare la sharing mobility

“L’industria delle due ruote è pronta ad affrontare questo percorso e la sfida della mobilità elettrica, pur nella consapevolezza delle difficoltà che questo percorso comporta”, aggiunge Magri. Il parere di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, è che vi sia in atto “un vero e proprio cambiamento delle abitudini, ma restano evidenti le solite emergenze. Tra collisioni stradali e inquinamento urbano nel 2019 sono morte più di 83.000 persone, per un costo sociale che l’Istat stima in 16,9 miliardi di euro, l’1% del Pil nazionale”. Secondo Ciafani, “un primo passo potrebbe essere il rifinanziamento del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale per progetti di mobilità dolce, cofinanziati dagli enti locali, e potenziare il trasporto ferroviario regionale, il trasporto pubblico locale e la sharing mobility”.

È arrivato lo Sportello unico digitale per i consumatori europei

Un nuovo strumento per cittadini e imprese europee che vogliono muoversi liberamente nel mercato unico: dal 12 dicembre lo Sportello unico digitale è online sul portale La tua Europa. Il nuovo strumento darà modo a tutti i cittadini di accedere online ai servizi della Pubblica Amministrazione. In particolare, l’iniziativa mira a offrire un servizio di qualità mettendo a disposizione tutte le informazioni aggiornate, comprensibili e ben strutturate, che forniscano i riferimenti normativi essenziali e i contatti per l’eventuale assistenza o risoluzione dei problemi.

Si completa il progetto inaugurato l’11 dicembre 2018 del Single Digital Gateway

Con lo Sportello unico digitale si completa così il progetto inaugurato due anni fa, l’11 dicembre 2018. Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2018/1724 prendeva vita l’iniziativa del Single Digital Gateway (Sportello unico digitale). L’obiettivo era, e rimane, quello di fornire a cittadini e imprese della Ue un unico punto di accesso attraverso cui ricevere informazioni sulle regole vigenti a livello nazionale ed europeo in materia di impresa, lavoro e pensione, istruzione, salute, viaggi, gestione dell’impresa e tassazione. E ricevere assistenza per la fruizione delle informazioni e delle procedure.

La concretizzazione del Mercato unico europeo

Ma il progetto Single Digital Gateway non si ferma, ed è destinato ad ampliarsi. Entro il 2023 sarà infatti possibile gestire online più di venti procedure amministrative, come certificati di nascita, dichiarazioni dei redditi e iscrizioni all’università. E per garantire ai cittadini un costante miglioramento, e una continua implementazione, sarà possibile fornire anche feedback sulla qualità delle informazioni o del servizio ricevuti. “Lo Sportello digitale unico rappresenta una delle più significative concretizzazioni degli obiettivi del Mercato unico europeo – dichiara Maria Pisanò, direttrice del Centro europeo consumatori Italia -. Grazie al Mercato unico i cittadini europei possono beneficiare di un’ampia scelta di beni e servizi, decidere di lavorare o studiare oltre confine, ma è chiaro che tale libertà può essere esercitata appieno solo se vi è consapevolezza e facilità di accesso a informazioni e procedure”.

Il collegamento diretto alla rete dei Centri europei nazionali Ecc-Net

Lo Sportello unico digitale rappresenta quindi lo strumento ideale che abbatte ulteriormente le barriere. “Sarà sufficiente accedere a una pagina web per essere reindirizzati ai servizi più idonei alle nostre necessità di utenti – aggiunge Pisanò – e la lingua non sarà più un problema, perché le informazioni verranno fornite anche in inglese oltre che nella lingua nazionale di ciascun Paese”.

La rete dei Centri europei dei consumatori Ecc-Net, di cui il Centro italiano è il punto di contatto nazionale, rappresenterà un collegamento diretto allo sportello, “a testimonianza e riconoscimento del grande apporto nell’assistenza al consumatore – continua la direttrice del Centro europeo consumatori Italia – e del significativo ruolo svolto nei primi quindici anni di attività”.

La geografa del Superbonus, al Sud il 52,7% di richieste

Il Superbonus 110% ha riscosso interesse in tutte le aree del Paese, con 21 milioni di italiani che, secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, hanno intenzione di usufruire dell’agevolazione. A variare però è la distribuzione geografica di quanti hanno intenzione di approfittare della misura. A fronte di una media nazionale del 48,6% i cittadini più interessati a usufruire del bonus sembrano infatti essere quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole, dove il 52,7% dichiara di avere intenzione di avvalersi dell’agevolazione, mentre i “meno interessati” sembrano essere i residenti nel Nord Ovest, dove la percentuale è pari al 45,1%. Vivono invece prevalentemente al Nord Est gli italiani che pur interessati hanno scelto di rinunciare per l’eccessiva burocrazia connessa alla richiesta, l’8,7% rispetto al 7,1% rilevato a livello nazionale.

L’intervento più diffuso? L’isolamento termico degli edifici

A cambiare è anche la tipologia di immobile sottoposta a intervento. Nelle regioni del Nord saranno interessati dai lavori soprattutto i condomini, in particolare nel Nord Ovest dove la percentuale raggiunge il 65%. Le case unifamiliari sono invece ubicate soprattutto nel Sud Italia (37%), mentre le unità immobiliari in case bi o tri familiari sono presenti prevalentemente nel Nord Est (14,3%). Anche la tipologia di intervento varia a seconda della zona di residenza, e molto spesso rispecchia le caratteristiche degli immobili nelle differenti aree del Paese. Se è vero che l’intervento più diffuso sarà l’isolamento termico degli edifici (58,2%) a livello territoriale questo tipo di intervento raggiunge il 63,4% tra i residenti nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole, mentre i meno interessati a questi lavori sono i residenti nel Nord Ovest (52,1%).

Varia la tipologia di intervento

Le caratteristiche del territorio influiscono in maniera importante sulle tipologie di intervento, e non sorprende che i lavori di miglioramento antisismico siano più diffusi nelle regioni del Centro Italia (10%), rispetto a quelle del Nord Ovest (2,8%). La sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con impianti centralizzati per il riscaldamento, raffreddamento o fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, riguarderà invece in prevalenza il nord del Paese, con percentuali che arrivano al 39,1% tra i residenti nel Nord Est e al 45,1% nel Nord Ovest.

Diverse le modalità con cui usufruire dell’agevolazione

A variare a seconda dell’area di residenza è anche la modalità con la quale usufruire del Superbonus. A livello nazionale, il 47,4% ha intenzione di cedere il credito di imposta alla banca o altri soggetti, il 42,5% detrarrà l’importo direttamente dalla dichiarazione dei redditi, e il 20% usufruirà dello sconto in fattura, ma le percentuali cambiano da regione a regione. La cessione del credito, ad esempio, sembra interessare particolarmente i residenti del regioni del Nord Ovest (53%), la detrazione dalla dichiarazione dei redditi verrà utilizzata più frequentemente nel Centro Italia (45,9%), e lo sconto in fattura sarà chiesto prevalentemente nel Centro (27,6%) e al Meridione (23,1%).

Cresce il broadband, sotto il 42% le linee in rame

A fine giugno 2020 nella rete fissa gli accessi complessivi si sono ridotti di circa 100 mila unità rispetto al trimestre precedente e di quasi 370 mila unità rispetto a giugno 2019. Significativi anche i cambiamenti nella composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio. Infatti, se nel giugno 2016 l’86,5% degli accessi alla rete fissa era in rame, dopo quattro anni questi sono scesi al 41,2%, con una flessione di 9,4 milioni di linee. Allo stesso tempo sono sensibilmente aumentati gli accessi tramite tecnologie qualitativamente superiori. In particolare quelle in tecnologia FTTC (+7,05 milioni di unità), FTTH (+1,06 milioni mila) e FWA (+ 620 mila).

Aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione

Si tratta di alcuni dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dal quale emerge anche come le linee FTTH per la prima volta abbiano superato quelle in tecnologia FWA (1,46 contro 1,42 milioni). Tale dinamica si riflette in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate dalle imprese: in quattro anni le linee con velocità pari o superiore ai 30 Mbit/s sono passate infatti da meno dell’11% al 62% del totale delle linee broadband e ultrabroadband, il cui quadro competitivo vede Tim quale maggiore operatore con il 42,2%, seguito da Vodafone (16,6%), Fastweb (15,1%) e da Wind Tre (13,8%).

Sim, -900 mila in un anno

Nel segmento della rete mobile, le sim complessive (103,6 milioni a giugno 2020) risultano su base annua in flessione di circa 900 mila unità. In particolare, le sim M2M sono cresciute di 2,8 milioni, mentre quelle “solo voce” e “voce+dati” si sono ridotte di 3,6 milioni di unità. Tim si conferma market leader (29,4%), seguita da Vodafone (28,9%) e Wind Tre (26,4%) mentre Iliad rappresenta il 6,0% del mercato. Considerando il solo segmento delle sim “human”, ovvero escludendo le M2M, Iliad raggiunge l’8%, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 2,8 punti percentuali su base annua, rimane il principale operatore, con il 28,8%.

Prosegue la crescita della larga banda mobile

Prosegue poi a ritmi sostenuti la crescita della larga banda mobile. Nei primi 6 mesi del 2020 oltre il 70% delle linee human ha effettuato traffico dati, con un consumo medio unitario mensile di dati stimabile in circa 9,1 GB/mese in crescita del 58% rispetto a giugno 2019. Analizzando i dati di utilizzo di internet, nel mese di giugno 2020 43 milioni di utenti medi giornalieri hanno navigato in rete per un totale di 64 ore di navigazione mensile a persona. Per quanto riguarda l’audience dei principali social network, Facebook, con quasi 37 milioni di utenti unici e una contrazione su base trimestrale del 4%, si conferma la principale piattaforma utilizzata dagli utenti.