A marzo 2022 i prezzi dei beni al consumo crescono del +6,7%

La conferma arriva dalle stime preliminari dell’Istat: nel mese di marzo 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,2% su base mensile, e del 6,7% su base annua, rispetto al +5,7% del mese di febbraio. Secondo l’Istat, l’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale anche nel mese di marzo è dovuta prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +52,9%. In particolare, quelli della componente non regolamentata, che passano dal +31,3% di febbraio al +38,7% di marzo, e in misura minore, ai prezzi dei Beni alimentari, sia lavorati (da +3,1% a +4,0%) sia non lavorati (da +6,9% a +8,0%), e a quelli dei Beni durevoli (da +1,2% a +1,9%).

Prezzi dei Beni energetici regolamentati quasi raddoppiati in un anno

Anche a marzo secondo l’Istat i prezzi dei Beni energetici regolamentati continuano a essere quasi doppi di quelli registrati nello stesso mese dello scorso anno (+94,6%, come a febbraio). I Servizi relativi ai trasporti, invece, registrano un rallentamento, passando da +1,4% a +1,0%.
L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sempre a marzo accelera da +1,7% a +2,0%, e quella al netto dei soli beni energetici da +2,1% a +2,5%. Su base annua accelerano in misura ampia i prezzi dei beni (da +8,6% a +10,2%), mentre quelli dei servizi rimangono stabili (+1,8%). Si allarga quindi il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -6,8 punti percentuali di febbraio a -8,4).

Accelerano i beni alimentari e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto

In particolare, accelerano sia i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5,0%) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,9%). L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+8,9%) e in misura minore dei Beni alimentari lavorati (+1,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), dei Beni durevoli (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,6%).

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3%

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3% per l’indice generale, e a +1,6% per la componente di fondo. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 2,6% su base mensile, prevalentemente per effetto della fine dei saldi invernali, di cui il NIC non tiene conto, e del 7,0% su base annua, rispetto al +6,2% di febbraio.

Work Trend Index, da Microsoft le indicazioni del lavoro che ci verrà

“Non si può cancellare l’esperienza vissuta e l’impatto che gli ultimi due anni continueranno ad avere sul mercato del lavoro, poichè flessibilità e benessere sono diventati elementi non negoziabili per i dipendenti. Accogliendo e rispondendo in modo proattivo a queste nuove aspettative, le aziende hanno la possibilità di ripensare l’impostazione del proprio business e il ruolo dei dipendenti per raggiungere obiettivi di successo in un orizzonte di lungo termine” dichiara Jared Spataro, Corporate Vice President, Modern Work, Microsoft. Parole che accompagnano la presentazione dei dati della nuova edizione del Work Trend Index di Indeed, dati che indicano cosa vogliono oggi i dipendenti e cosa invece no.

Cosa si è disposti a sacrificare per il lavoro

I dipendenti hanno seguito negli ultimi due anni una nuova visione di ciò che vogliono dal lavoro e cosa sono disposte a sacrificare per esso. L’indagine di Microsoft sottolinea fortemente questa tendenza. Con il 54% degli italiani ora più propensi a dare priorità alla propria salute e al proprio benessere rispetto al lavoro. Questo trend trova anche riscontro nel dato sugli intervistati che l’anno scorso hanno lasciato il lavoro. Il 17% in Italia, quasi uno su cinque. Il cosiddetto “Great Reshuffle” è tutt’altro che concluso e interessa anche il Belpaese anche se in misura leggermente inferiore che a livello globale: il 37% dei lavoratori dichiara che probabilmente prenderà in considerazione un nuovo lavoro nel prossimo anno (a livello globale è il 43%).
Sarà necessario che i manager sappiano agire a protezione della produttività aziendale. Senza però trascurare i problemi e le richieste dei dipendenti. Per esempio, nonostante l’innegabile desiderio di flessibilità che traspare dalla ricerca (il 41% dei lavoratori considera di passare a modalità di lavoro remote o ibride nel prossimo anno), il 47% dei dirigenti italiani sostiene che la propria azienda prevede un rientro a tempo pieno in ufficio nel 2022.

Il lavoro cambia forma

Queste nuove norme dovranno garantire che lo spazio dell’ufficio sia arricchente per i dipendenti, aiutandoli a sentirsi parte dell’azienda. Inoltre è interessante che il 46% dei dipendenti in Italia si dichiara aperto a sfruttare anche spazi digitali immersivi nel metaverso per future riunioni.
L’analisi dei dati di produttività in Microsoft 365 dimostra che le riunioni e le chat sono in aumento. Spesso estendendosi oltre il tradizionale orario lavorativo. Infatti, la media settimanale di tempo trascorso in riunioni su Teams a livello globale è aumentata del 252% da marzo 2020, e il lavoro extra-time e nel fine settimana è cresciuto rispettivamente del 28% e del 14%.

I segreti per un salone da parrucchiere con arredamento moderno e accattivante

In primo piano

Avviare un nuovo salone da parrucchiere è certamente una sfida che riguarda diversi aspetti, pratici ed economici.

A queste si aggiungono inevitabilmente determinate esigenze dal punto di vista del design. Le sembianze di un salone da parrucchiere infatti, non rappresentano un aspetto marginale ma al contrario una componente essenziale del successo dello stesso.

L’aspetto estetico infatti contribuisce a rendere un determinato salone da preferire rispetto agli altri, dato che la percezione di raffinatezza e qualità nella mente dei clienti diventa motivo sufficiente per determinare se continuare a visitare quel determinato esercizio commerciale o meno.

Ecco dunque i motivi per i quali bisogna studiare tutte le possibili soluzioni per poter ottenere un design che sia effettivamente moderno, accattivante e che possa dunque rappresentare un valore aggiunto per una attività commerciale.

Quanto segue vale sia nel caso in cui tu stia avviando un nuovo salone da parrucchiere che abbia deciso di effettuare un restyling di quello esistente.

L’analisi degli spazi

Progettare gli arredi in funzione degli spazi a disposizione è un passo importantissimo. Scegliere degli arredi solo perché ci piacciono, senza tenere conto del modo in cui occuperanno volume all’interno dei locali, sarebbe Infatti un errore non da poco.

Consideriamo invece gli arredi prima di tutto in funzione dello spazio che occuperanno e delle persone che necessariamente si muoveranno all’interno del locale. Chiaramente, tutto deve essere funzionale e rendere più facile il lavoro.

Preferiamo dunque mobili che ci consentano di conservare tutti gli strumenti e gli accessori che adoperiamo quotidianamente per lavorare e che permettano di poterli prendere e riporre velocemente.

Per quel che riguarda le poltrone dei clienti, queste devono essere il più possibile comode e accessoriate, facendo così in modo che la sala d’aspetto risulti essere estremamente confortevole.

La zona shampoo

Quello dello shampoo è un momento di particolare benessere e relax. Qui clienti vogliono un po’ sentirsi come in una Spa. Per questo è bene mettere ogni persona a proprio agio sfruttando per questo apposite sedute ergonomiche che consentano anche di distendere le gambe.

Parliamo dunque di postazioni per lo shampoo assolutamente moderne accattivanti dal punto di vista estetico.

La zona taglio e piega

Qui è dove avviene la magia e soprattutto dove si trascorre la maggior parte del tempo all’interno del locale. È questo il momento in cui bisogna far avvertire le nostre coccole al cliente e fare in modo che decida di tornare ancora da noi.

Questo è il luogo giusto per stupire e affascinare il cliente, per cui facciamo bene a circondarlo di elementi d’arredo e forniture per parrucchieri che lasciano il segno.

Pensiamo ad esempio a delle bellissime poltrone che possano essere facilmente regolate in altezza, le cui imbottiture rendano la seduta particolarmente comoda e perché no, un contorno di luci diffuse e grandi specchi che consentano di visionare momento per momento la regolazione del taglio.

Possiamo approfittarne per inserire qui alcuni espositori con prodotti che andremo in seguito a proporre al cliente.

La zona cassa

Questa è soltanto una zona di passaggio, ma ciò non significa che non debba essere allestita adeguatamente.

Potresti posizionare la cassa su un bel bancone e riporre qui dei piccoli espositori con all’interno dei prodotti che i clienti potrebbero decidere di acquistare.

Questa è la zona adatta in cui inserire qualche piccola pianta grassa o vasi con fiori, l’ideale per una zona di passaggio.

Conclusione

Come hai visto, creare un arredamento moderno e accattivante per un salone da parrucchiere non è difficile.

Ci sono certamente alcune cose a cui prestare attenzione, ma in fin dei conti la cosa più importante di cui hai bisogno è la tua creatività ed un po’ di buon gusto.

Gli 11 claim più performanti, da Italianità a Cura della persona

Quali sono i claim più performanti nel carrello della spesa degli italiani? Da Italianità a Lifestyle fino a Cura della persona sono queste alcune caratteristiche dei prodotti di largo consumo più apprezzate dai consumatori italiani e più valorizzate sulle confezioni. È quanto emerge dalla decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che per ognuno degli 11 fenomeni di consumo monitorati ha individuato i claim e le indicazioni che hanno registrato il maggior aumento del sell-out nel corso dei 12 mesi rilevati. Il primo claim è appunto Italianità: secondo l’Osservatorio di GS1 Italy a crescere maggiormente sono infatti le vendite dei prodotti certificati Doc (+9,1%) o Docg (+17,1%), e tra i prodotti che indicano in etichetta la regione d’origine i trend più interessanti riguardano il Lazio (+17,0%), la Puglia (+16,6%) e il Veneto (+15,5%).

Da “senza zuccheri” a “proteine” a “senza uova”

Il secondo claim segnalato dall’Osservatorio Immagino, Free from, evidenzia la forte attenzione per i prodotti “senza zuccheri aggiunti” (+7,6%) o con “pochi zuccheri”. Tra i claim emergenti spiccano “senza antibiotici” (+18,4%), “non fritto” (+16,5%) e “poche calorie” (+11,5%). Quanto al Rich-in continua l’interesse per i prodotti che segnalano in etichetta l’apporto di “proteine” (+8,5%).
Meno diffusi, ma con performance positive anche i climi “zinco” (+9,9%), “magnesio” e “potassio”.
E per il claim Intolleranze cresce l’interesse per i prodotti “senza uova” (+6,1%), “senza latte” (+4,4%) o “senza lievito” (+4,2%).

Più vendite per le etichette con “vegano”, “CE”, “spirulina”, “non filtrati”

Per il Lifestyle l’Osservatorio sottolinea vendite sopra la media per i prodotti etichettati come “vegano” (+5,7%) o “vegetariano” (+5,3%), e per Loghi/Certificazioni è il marchio di conformità europea CE ad aver messo a segno la miglior performance (+12,8% su base annua).
Per gli Ingredienti benefici aumentano in particolare le vendite di semi (+8,2%) e superfruit (+6,8%), e letteralmente volano quelle di spirulina (+63,2%), avocado (+34,6%) e canapa (+22,0%). 
Per il Metodo di lavorazione piacciono molto i prodotti presentati come “non filtrati” (+17,8%), “affumicati” (+17,4%) e “artigianali” (+11,8%).

Le performance di “croccante”, “plastica riciclata”, “prebiotici/probiotici”

Per la Texture dei prodotti è l’attributo “croccante” il più performante (+5,8%), mentre per il claim Cura casa green sono molto positive le vendite dei prodotti con confezioni in “plastica riciclata” (+17,1%) o con il claim “biodegradabile” (+15,2%). E per finire, il claim Cura persona evidenzia ottime le performance dei prodotti segnalati con “prebiotici/probiotici” (+37,9%), “senza coloranti” (+31,9%) o con “acido ialuronico” (+17,8%).

Come spurgare i termosifoni

In primo piano

Al termine della stagione estiva, prima dell’inizio della stagione invernale, una buona pratica è quella di provare a vedere se i termosifoni funzionano tutti perfettamente o se necessario fare qualche tipo di manutenzione.

Tipicamente infatti è possibile che si verifichi il fenomeno per il quale i termosifoni rimangono freddi nonostante l’accensione della caldaia o che comunque questi non raggiungono la temperatura desiderata.

Dato che non è piacevole ritrovarsi con i termosifoni che non riscaldano a sufficienza quando comincia a fare freddo, è bene per questo fare tale tipo di controlli in anticipo così da non avere sorprese.

Perché i termosifoni non diventano caldi?

I motivi per i quali i termosifoni non diventano caldi possono essere diversi. Il caso classico ed il più frequente, nonchè quello che possiamo tentare di risolvere autonomamente, è quello legato alla presenza di aria all’interno del circuito.

Nel corso dei mesi infatti, è possibile che dal rubinetto della caldaia entri dell’aria direttamente all’interno della rete che raggiunge i termosifoni. L’aria occupa chiaramente dello spazio che viene sottratto all’acqua, la quale ha il compito di far riscaldare le piastre.

Proprio la presenza dell’aria è dunque la responsabile del perché i termosifoni non si riscaldano o comunque non si riscaldano a sufficienza. In questo caso per rimediare è necessario andare ad effettuare l’operazione di spurgo dei termosifoni.

Come si fa lo spurgo dei termosifoni?

Si tratta di una operazione abbastanza semplice che può essere effettuata anche da chi non è esperto. È sufficiente andare ad agire sulla piccola valvola che si trova in ogni termosifone, azionabile mediante l’utilizzo di un cacciavite.

È sufficiente far girare questa piccola valvola per fare in modo da azionare il meccanismo di spurgo. È consigliabile il posizionare un piccolo recipiente sotto la valvola perché assieme all’aria molto probabilmente uscirà anche dell’acqua.

Dato che l’aria è più leggera dell’acqua infatti, essa tende a stazionare in superficie. Questo motivo, una volta azionata la valvola, sarà l’aria ad uscire per prima.

Quando comincerà ad uscire anche l’acqua, vorrà dire che non sarà più presente nessun residuo d’aria all’interno del termosifone e che quindi al suo interno ci sarà soltanto dell’acqua.

A questo punto sarà possibile chiudere la valvola per bloccare il flusso dell’acqua. Questa operazione va ripetuta per tutti i termosifoni di casa, dunque è necessaria un po’ di pazienza.

Tra l’altro, se nel corso di queste operazioni ci si dovesse accorgere che la pressione della caldaia scende notevolmente, è necessario azionare il suo rubinetto e fare entrare dell’acqua all’interno del circuito così che la pressione possa salire nuovamente (consulta le istruzioni tecniche della tua caldaia per sapere a quale pressione di esercizio va impostata).

…e se il problema non fosse ancora risolto?

Quando avrai effettuato questo tipo di operazione su tutti i termosifoni di casa, potrai avviare nuovamente la caldaia e provare a vedere se stavolta tutto funziona normalmente e dunque se tutti i termosifoni diventano caldi.

Sei problema era semplicemente relativo alla presenza di aria nel circuito, con questa operazione di spurgo avrai risolto il problema dato che tutta l’aria presente sarà stata eliminata. Al contrario, se il problema persiste, potrebbe esserci un problema di altra natura.

In questo caso potresti chiedere i ricevere la manutenzione necessaria ad un tecnico specializzato, il quale potrebbe anche eventualmente consigliarti la sostituzione caldaia nel caso in cui il problema sia proprio il dispositivo.

Capita infatti che quando la caldaia è troppo usurata o le sue componenti sono particolarmente deteriorate, sia preferibile direttamente installarne una nuova così che questa possa lavorare in maniera più efficiente e garantire anche un risparmio economico che al momento la vecchia caldaia attuale non è in grado di garantire.

Internet, costi di attivazione in casa dimezzati in 10 mesi

I costi legati all’offerta di Internet per l’uso domestico vanno a picco. Secondo lo studio dell’Osservatorio SosTariffe.it la spesa per l’attivazione della rete Internet a casa negli ultimi 10 mesi è quasi dimezzata: -43%. Lo studio ha analizzato l’evoluzione delle offerte Internet casa avvalendosi dei dati medi ricavati con l’ausilio del proprio comparatore nel periodo tra maggio 2021 e febbraio di quest’anno. È quindi “un momento di grande convenienza per chi cerca una nuova offerta Internet casa, magari veloce, performante e con costi contenuti – spiegano gli analisti di SosTariffe.it”.

L’attivazione scende da una media di circa 82 euro a 46 euro

La voce di costo che più è andata giù è l’attivazione (-43%). Il detestato costo di attivazione, infatti, da una media di circa 82 euro è sceso a 46 euro. Inoltre, le compagnie telefoniche tendono a ripartirlo in un periodo sempre più lungo, non più 11 mesi, ma un po’ più di un anno (12,50 mesi) rendendolo sempre meno percepibile ai clienti che sottoscrivono un nuovo contratto. L’attivazione, quando richiesta dal provider, è quindi quasi sempre ‘nascosta’ nel canone mensile.

Canone mensile standard più allettante per i nuovi clienti

L’Osservatorio SosTariffe.it segnala inoltre che anche il canone mensile standard delle offerte ora è più allettante per i nuovi clienti. Se dieci mesi fa servivano almeno 29 euro al mese per usufruire di una tariffa Internet da rete fissa, ora bastano 27 euro (con un calo dell’8.3%). Anche i canoni promozionali stanno subendo una flessione (-7.8%). Da una media di 27 euro al mese, infatti, si è passati a poco più di 25 euro al mese. Inoltre, ulteriore vantaggio per gli utenti, il periodo promozionale ha ormai una durata indeterminata, riporta Adnkronos

L’avanzata della fibra ottica

Di pari passo con la riduzione dei costi delle offerte è raddoppiata la velocità nominale inclusa nei pacchetti internet casa. Se 10 mesi fa si aggirava su circa 599 Megabit al secondo ora è pari in media a oltre un Gigabit (1167 Megabit). Da cosa dipende questo incremento? Dal fatto che le offerte in fibra ottica stanno gradualmente aumentando copertura e prestazioni in termini di velocità massima di connessione. Quanto al costo promozionale dei pacchetti, si legge su gazzettadimilano.it, sono proprio quelli che comprendono la fibra ottica a subire le maggiori flessioni di prezzo. La fibra FTTH (Fiber-To-The-Home), la più veloce, ha subito la riduzione di prezzo maggiore, per un calo dell’11% rispetto a febbraio scorso, e un costo promozionale che da 28,62 euro scende a 25,45 euro. La fibra mista rame FTTC (Fiber-To-The-Cabinet) registra una flessione del -6%, mentre l’ADSL tradizionale scende del -7%, e la tecnologia di connessione wireless del -5%, passando da un costo medio mensile di 26 euro a 24,72 euro circa.

I podcast approdano anche su LinkedIn

Tra i format di maggior successo in questo momento ci sono sicuramente i podcast, i contenuti “da ascoltare” che stanno sbarcando anche su tutti i principali social media. E ora pure LinkedIn, il social media specializzato in ambito professionale, sceglie di presentare i propri. Un po’ come ha fatto Spotifly, che di recente si è impegnato con grandi investimenti per per allargarsi anche ai podcast. E LinkedIn ne sta seguendo evidentemente la scia, con l’obiettivo di allargare il proprio bacino di utenza.

LinkedIn Podcast Network 

Il social dedicato al mondo del lavoro ha annunciato che produrrà diversi contenuti tutti relativi all’ambito lavorativa. Il servizio si chiama LinkedIn Podcast Network e si occuperà di suggerimenti per colloqui, tecnologia, stress e salute con consigli di esperti. Si tratta di un network con contenuti prodotti dal team di LinkedIn News in collaborazione con figure rilevanti del mondo produttivo, i quali fanno chiaramente riferimento all’ambito lavorativo e vanno a trattare argomenti quali metodologie di recruiting, assunzione di personale e  HR management, tecnologia e benessere mentale dei dipendenti e dei dirigenti. Tutti gli show sono gratuiti e supportati da pubblicità e attualmente lo sponsor in primo piano è IBM. Gratuiti e supportati da pubblicità, i podcast sono iniziati con una release dei primi 12. Quattro vengono curati direttamente dalla redazione, mentre gli altri 8 sono in collaborazione con vari professionisti. Inoltre, la distribuzione è prevista non solo su LinkedIn, ma anche su altre piattaforme, come Apple Podcast, Google Podcast. 

Evoluzione in atto 

LinkedIn ha inoltre annunciato che no si fermerà qui. I prodotti di LinkedIn Podcast Network verranno integrati in varie aree della piattaforma, come newsletter, eventi in diretta, video e articoli testuali, al fine di consentire sia agli host che agli ascoltatori di continuare la conversazione pure su canali diversi e con altri tipi di medium e, ovviamente, anche per cercare di spingere il più possibile il nuovo servizio. Insomma, la tendenza di tutti i principali social pare essere quella di farsi ascoltare, oltre che leggere e vedere.

The Start-Up of You 

Uno di questi podacast – spiega il sito specializzato TechCrunch, riferisca Ansa – sarà co-condotto dall’attuale presidente esecutivo e co-fondatore del social network, Reid Hoffman: partirà in primavera, si chiamerà The Start-Up of You e parlerà di imprenditoria. I podcast stanno attirando in maniera sempre maggiore l’attenzione degli utenti e delle aziende, e anche l’ultima mossa di LinkedIn ne è la conferma. 

Il petfood cresce nel carrello della spesa degli italiani 

l mercato del petfood vale 767 milioni di euro di sell-out, generati da 3.461 prodotti che nell’arco del 2020 ha registrato un aumento di +1,2% delle vendite complessive tra supermercati e ipermercati. Ma il menu di cani e gatti è sempre più simile a quello dei loro proprietari, soprattutto come valori-guida e trend emergenti. È quanto emerge dal dossier dedicato al petfood destinato all’alimentazione felina e canina contenuto nella decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. Secondo l’Osservatorio il paniere più consistente, per numero di referenze e per valore delle vendite, è quello dei prodotti arricchiti: complessivamente il ‘rich-in’ supera i 453 milioni di euro di vendite (59,1% del totale nutrizione cane e gatto) e mostra una crescita annua di +1,0% del sell-out.

Il free form supera 435 milioni di euro

Tra i nove i claim individuati sulle etichette dei 1.774 prodotti arricchiti emergono ‘vitamine’, ‘Omega 3-6’ e ‘proteine’. Si contraggono invece le vendite di alimenti con ‘carne/pesce fresco’ (-12,6%), pur restando ancora molto diffusi (353 prodotti, 10,2% di quota). Hanno invece superato i 435 milioni di euro (+2,8% annuo) le vendite dei 1.557 prodotti che rientrano nel paniere free from. Tra i cinque i claim rilevati sulle etichette il più diffuso e importante per giro d’affari è ‘senza coloranti’, mentre quello a maggior crescita annua è ‘grain free/low grain’ (+21,4% in termini di vendite).

Si afferma il Made in Italy per l’alimentazione di cani e gatti

Il vero fenomeno nel petfood è però l’affermazione dell’italianità dei prodotti come valore determinante per le scelte d’acquisto in supermercati e ipermercati italiani.
“Anche nella nutrizione di cani e gatti cresce l’importanza dei prodotti che indicano la loro italianità in etichetta – commenta Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy -. Le 486 referenze inserite in questo paniere dall’Osservatorio Immagino hanno aumentato le vendite di +17,7% in un anno, sfiorando i 56 milioni di euro di sell-out in ipermercati e supermercati italiani”. Quattro i claim e i pittogrammi individuati: la bandiera italiana è il più usato, mentre l’indicazione ‘Prodotto in Italia/Made in Italy’ è il più dinamico, con vendite in crescita di +36,7% nell’arco dei 12 mesi.

Anche il cibo per il pet deve essere sostenibile

L’Osservatorio Immagino ha evidenziato la presenza e il ruolo della sostenibilità nel mondo del petfood, e sulle etichette dei prodotti destinati alla nutrizione di cani e gatti ha individuato 13 tra claim e certificazioni green attribuendoli a tre panieri tematici. Il principale, per numero di referenze e valore delle vendite, è quello che riunisce 762 prodotti che dichiarano di essere stati ottenuti nel rispetto degli animali: copre il 16,7% di tutte le referenze monitorate e supera i 135 milioni di euro di sell-out.
Il secondo comprende 661 prodotti provenienti da allevamenti e agricoltura sostenibili, che hanno realizzato oltre 134 milioni di euro (-0,9%), mentre il terzo è quello del management sostenibile delle risorse, che conta 173 prodotti per 33,7 milioni di euro di giro d’affari (+21,4%).

In Italia cresce il mercato dell’Intelligenza Artificiale

Sono sempre di più le imprese e i consumatori italiani che si avvicinano all’Intelligenza Artificiale. Tanto che nel 2021 il mercato dell’AI è cresciuto del +27%, raggiungendo quota 380 milioni di euro. Un valore raddoppiato in appena due anni, per il 76% commissionato da imprese italiane (290milioni di euro), per il 24% come export di progetti (90milioni di euro).
Inoltre, secondo la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, il 95% dei consumatori conosce l’AI, anche se solo 6 su 10 sanno riconoscerne le funzioni nei prodotti o servizi utilizzati. E se l’80% ha un’opinione abbastanza o molto positiva dell’AI, rimangono alcune perplessità in merito alla privacy, all’impatto sul lavoro, e in generale, alle implicazioni etiche.

Quanto si investe e in quali progetti?

In Italia il 35% del mercato dell’AI riguarda progetti di algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), un ambito in forte crescita (+32% rispetto al 2020). Seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing, 17,5% del mercato, +24%), e gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System, 16% del mercato, +20%).
In forte crescita rispetto all’anno scorso anche i Chatbot e Virtual Assistant (+34%), che si aggiudicano l’10,5% degli investimenti, e le iniziative di Computer Vision (11% degli investimenti, ma in crescita del 41%). Il 10% del mercato poi va alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation).

Il divario per dimensione di impresa

Emerge però un divario significativo per dimensione di impresa. Se da un lato aumenta il numero di grandi aziende che ha avviato almeno un progetto di AI negli ultimi 12 mesi (59%, +6% rispetto al 2020), dall’altro solo il 6% delle Pmi ha fatto altrettanto.
Quanto allo stato di avanzamento dei progetti avviati dalle grandi imprese, scende al 13% il numero di grandi aziende che non hanno avviato iniziative (-9% rispetto al 2020) e salgono al 18% i progetti pilota (+5%). Restano invariati coloro che hanno almeno un progetto pienamente esecutivo (41%, contro il 40% del 2020) e chi invece si dichiara interessato ad avviare iniziative in futuro (27% vs 25%).

L’evoluzione tecnologica

In uno scenario fortemente condizionato dalla crisi dei semiconduttori, si evidenziano due linee di evoluzione tecnologica per l’AI: la crescita di interesse per la Data Analysis, che consente di integrare ed elaborare in tempo reale dati di tipo eterogeneo, e l’attenzione alla sostenibilità.
Alcune ricerche hanno evidenziato infatti come l’1% del consumo mondiale di energia riguardi i Data Center, e come il training di una rete neurale profonda possa portare alla stessa generazione di CO2 di 5 automobili nel corso della loro vita. La sostenibilità energetica entra quindi a far parte del design delle soluzioni di Intelligenza Artificiale, e nel futuro giocherà un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista algoritmico. Soprattutto nel mondo del deep learning.

Blockchain, tutti i numeri della crescita

Aumentano in tutto il mondo i progetti di Blockchain e Distributed Ledger, un ambito in evoluzione continua e accelerata e diverse applicazioni, dalle criptovalute agli Nft, passando per il DeFi. Nel 2021 a livello globale si contano 370 iniziative di Blockchain e Distributed Ledger sviluppate da aziende e pubbliche amministrazione (+39% rispetto al 2020), che portano a 1.615 il totale dei casi censiti dal 2016 dall’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. I settori più attivi sono quello finanziario, con il 38% dei progetti, e la Pubblica Amministrazione (16%), seguiti dai Media (7%), e l’Agrifood (6%).
Le applicazioni di questa tecnologia, nata nel 2008 con Bitcoin, si stanno evolvendo in diverse direzioni, ma tutte hanno in comune la spinta verso una nuova versione del Web. La Blockchain, infatti, è alla base della ‘next web revolution’, il Web3, una sorta di Internet ‘decentralizzato’, la naturale evoluzione dell’attuale Web ‘centralizzato’ dominato dalle big tech.

In Italia il settore più attivo è quello finanziario e assicurativo

In Italia gli investimenti delle aziende nel 2021 sono pari a 28 milioni di euro, più o meno stabili rispetto ai 23 milioni del 2020.
Il mercato italiano è focalizzato soprattutto sullo sviluppo di progetti pilota e sull’evoluzione di quelli già in produzione: solo il 13% degli investimenti riguarda Proof of Concept o attività di formazione.
Il settore più attivo si conferma quello finanziario e assicurativo, con il 50% degli investimenti, seguono la PA (15%), in forte crescita anche grazie allo sviluppo dell’Italian Blockchain Service Infrastructure, l’agroalimentare (11%) e le utility (10%).
Se l’adozione delle aziende stenta ancora a decollare, i consumatori italiani sono sempre più orientati all’utilizzo delle applicazioni Blockchain, in particolare le criptovalute: il 12% degli italiani ha già acquistato Bitcoin o altre criptocurrencies e il 17% è interessato a farlo in futuro.

L’evoluzione delle applicazioni per l’Internet of Value

Seppure la tecnologia sia nata per permettere lo scambio di valore peer-to-peer in assenza di intermediari, l’utilizzo della Blockchain si è diversificato a molte applicazioni. Innanzitutto, quelle basate sullo scambio di valore del cosiddetto Internet of Value: criptovalute, stablecoin e CBDC, le monete virtuali promosse dalle banche centrali. A livello internazionale, i progetti di Internet of Value censiti sono 180, il 24% del totale (+85%). Un secondo ambito di applicazione è quello dei progetti in cui i processi di business tradizionali vengono replicati utilizzando tecnologie Blockchain. A livello internazionale si contano circa 500 progetti implementativi sviluppati da aziende e pubbliche amministrazioni, il 67% del totale (-19%).

Lo sviluppo del Decentralized web

Nel mondo del Decentralized web, la Blockchain permette di creare l’infrastruttura che abilita nuove soluzioni di business indipendenti, spesso basate su applicazioni decentralizzate (le cosiddette DApp) o gli Nft, token unici che rappresentano una proprietà privata digitale. 
Sono 71 i progetti di Decentralized web sviluppati a livello internazionale, il 9% del totale di quelli censiti, tra DApp e Nft.
L’ecosistema di applicazioni decentralizzate più interessante continua a essere quello del DeFi (Decentralized Finance), sviluppate su piattaforme permissionless per l’offerta di servizi e prodotti finanziari. Il totale del valore investito in queste applicazioni nel 2021 ha superato i 250 miliardi di dollari (+1.250%).