Smart Home: il mercato italiano cresce dell’11% e tocca il miliardo di euro 

Nel 2025 il mercato della Smart Home continua a crescere (+11% sul 2024) raggiungendo per la prima volta quota 1 miliardo di euro, in linea con i principali mercati europei, dove la crescita si colloca tra l’8% e il 12%.
La spesa pro-capite italiana resta però inferiore alla media UE (16,9 euro pro-capite contro 34,2).

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato è trainato soprattutto dalle soluzioni per la sicurezza: videocamere, sensori per porte e finestre, videocitofoni e serrature connesse valgono 305 milioni di euro (30% del mercato, +22%).
Seguono elettrodomestici connessi (195 milioni, 20%), dispositivi per il risparmio energetico (14%, 142 milioni) e smart speaker (11%, 112 milioni).

Una domanda più matura

La restante quota del mercato è costituita da casse audio (7%), dimmer & serie civili connesse (6%), lampadine smart (6%), soluzioni di Assisted Living per la salute degli utenti fragili (2%), dispositivi per gestire tende e tapparelle da remoto (2%) e smart plug (2%).
Il 2025 poi segna una svolta sul fronte dell’offerta, con l’AI che diventa un elemento centrale nelle soluzioni Smart Home, abilitando automazione domestica, manutenzione predittiva e ottimizzazione dei consumi energetici.

Si registra un passo avanti anche nella maturità della domanda. Il 63% degli italiani possiede almeno un dispositivo smart (+4% rispetto al 2024) e oltre metà degli utenti (51%) ha effettivamente connesso i dispositivi acquistati. Segnale di una percezione sempre più concreta del valore generato dalle soluzioni smart.

I canali di vendita

Il 2025 si conferma un anno positivo per molti attori dei canali di vendita, a eccezione della filiera tradizionale. che dopo la contrazione del fatturato nel 2024 chiude sugli stessi numeri dei dodici mesi precedenti (345 milioni di euro), principalmente a causa della rimodulazione degli incentivi post-Superbonus.

La forte spinta agli acquisti online favorisce, invece, la crescita degli e-Retailer, che raggiungono quota 465 milioni, registrando +25% nei prodotti smart home, superiore alla media dei prodotti venduti online (+5%).
Bene anche i retailer multicanale (+20%, 160 milioni). Per il secondo anno consecutivo il mondo del fai-da-te registra performance migliori rispetto ai rivenditori di elettronica di consumo. Al contrario, rimangono limitate le vendite di utility, assicurazioni e telco.

La svolta verso soluzioni AI-based

Guardando al futuro, l’interesse dei consumatori resta elevato, in particolare verso applicazioni in grado di migliorare l’efficienza energetica e il comfort abitativo. Il 71% degli utenti è infatti interessato a soluzioni per ottimizzare i consumi energetici della propria abitazione.

“Il 2025 segna un punto di svolta per la Smart Home, sempre più orientata a soluzioni AI-based – spiega Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio -. L’AI diventa un elemento centrale non solo per l’automazione domestica, la manutenzione predittiva e l’ottimizzazione dei consumi energetici, ma anche la leva principale di differenziazione tra funzionalità di base gratuite e servizi avanzati ad alto valore aggiunto, sempre più spesso offerti tramite modelli di abbonamento ricorrenti”.

Audiolibri: gli italiani ne ascoltano più di 3 al mese

Secondo i dati della ricerca Audible Compass nel 2025 il 73% degli intervistati in Italia, Francia, Germania e Spagna ascolta contenuti audio, e quasi 6 su 10 hanno aumentato la frequenza di ascolto rispetto al 2024.
In Italia in media si ascoltano 3,2 audiolibri al mese. Il motivo? Perché ascoltare audiolibri rilassa (70%) e aiuta a non pensare alle preoccupazioni quotidiane (68%) contribuendo a migliorare la salute mentale (60%).

Insomma, si preme play e ci si lascia trasportare dalle storie in cuffia in base al genere (86%), al tema (83%) e alla voce narrante (82%).
L’audiolibro più ascoltato in Italia? “L’anniversario” di Andrea Bajani, vincitore del Premio Strega.

Il genere è il principale criterio di scelta

Le preferenze generali si concentrano sui titoli di mistero e thriller (44%), seguiti da fantasy e fantascienza (40%), crime e romance (entrambi al 37%) e commedia (36%).
L’Italia è l’unico Paese dove l’ascolto di narrativa letteraria è pari a quello di thriller e mistero (entrambi 46%).

Per oltre il 90% degli intervistati gli audiolibri sono una forma di intrattenimento di qualità e un buon alleato del relax quotidiano. Ancora, il 90% ritiene che siano un buon modo per imparare cose nuove.
In generale, si ascolta per lo più a casa (72% vs 45% fuori casa). In Germania e Spagna lo si fa per addormentarsi (34%, 25%), in Francia perché è un valido intrattenimento lontano dagli schermi (24%) e in Italia l’ascolto accompagna tutta la giornata (25%).

Una relazione sinergica con la lettura

In Italia più che altrove chi ha ascoltato un audiolibro negli ultimi dodici mesi ha letto anche almeno un libro (86%, Spagna 85%, Germania 78%, Francia 72%).
E non solo chi ascolta legge, ma spesso legge di più. Per 7  intervistati su 10 gli audiolibri incrementano la lettura dei libri, sia cartacei sia digitali.

Dopo aver ascoltato un audiolibro, la maggior parte degli intervistati (66%) si reca infatti in libreria per acquistare la versione cartacea del titolo. Tanto che per l’87% (Spagna 94%) l’ascolto è finalizzato a conoscere titoli e generi altrimenti non letti.

Un supporto educativo

Parallelamente, chi ascolta audiolibri si dimostra attivo anche su altri formati culturali. L’84% guarda film e serie tv in streaming, l’81% fruisce di social network in video, il 70% ascolta podcast e il 43% serie audio.
Il 79% poi dichiara di aver ascoltato un contenuto audio perché lo aveva apprezzato precedentemente in un altro formato: serie tv, film o graphic novel.

Quasi 1 su 2 afferma, inoltre, di provare un senso di amicizia nei confronti dei narratori o degli host preferiti. E tra i genitori italiani con figli sotto i 18 anni, l’ascolto viene percepito come un supporto prezioso per l’intrattenimento (44%), l’educazione (38%), il tempo lontano dallo schermo (36%) e l’arricchimento del vocabolario (35%).

Turismo slow: viaggiare in treno favorisce il dialogo tra familiari

Tra le famiglie italiane che negli ultimi due anni hanno viaggiato in treno insieme ai bambini il 35% afferma che i propri figli sono visibilmente più calmi a bordo, mentre per il 37% in treno si comunica di più rispetto alla quotidianità.
E ancora, l’82% delle famiglie descrive il viaggio come piacevole e il 59% dichiara che viaggiare in treno è più rilassante rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Tutto ciò si traduce in esperienze estremamente positive per le famiglie in viaggio. Lo ha scoperto una nuova ricerca condotta da Trainline in collaborazione con Doxa su un campione di 500 persone.
Il treno si è ormai trasformato in uno dei pochi luoghi dove le famiglie italiane riescono a trovare calma, rallentare e riconnettersi davvero.

Ai bambini piace guardare il paesaggio “in movimento”

Le famiglie attribuiscono questo senso di benessere alla unicità dell’atmosfera che si ‘respira’ sul treno.
Il 49% degli intervistati afferma infatti che ai bambini piace soprattutto guardare il paesaggio, spesso descritto come un ‘cinema in movimento’, mentre il 28% ritiene che l’ambiente tranquillo migliori l’umore di tutta la famiglia.

Accanto ai benefici emotivi, le famiglie riscontrano anche vantaggi pratici.
I più apprezzati di viaggiare in treno? La libertà di non dover guidare (52%) e l’accesso diretto ai centro città (38%).

Più conversazione, meno tempo sugli schermi

Per molte famiglie il treno diventa uno spazio dove il tempo rallenta. Il 37% afferma di parlare di più con i propri figli, il 23% nota una naturale riduzione nell’uso degli schermi, e il 34% considera il viaggio stesso come una piccola avventura che i bambini non vedono l’ora di vivere.

“I bambini ricordano la connessione, non la perfezione, e il viaggio diventa un momento educativo inestimabile – spiega Elena Cortinovis, pedagogista esperta in genitorialità -. Coinvolgere i bambini in piccole decisioni, creare rituali di partenza o semplicemente accogliere i momenti di noia sono strategie che aiutano a ridurre l’agitazione e a rafforzare il legame familiare. Non servono giochi elaborati o tecnologie avanzate: la vostra presenza, l’ascolto e la capacità di meravigliarvi insieme a loro possono trasformare anche un viaggio in un ricordo felice e un’opportunità di crescita”.

Le mete natalizie preferite? Mercatini e città d’arte

Durante queste ultime festività natalizie, molte famiglie hanno scelto il treno per i loro viaggi, soprattutto con l’obiettivo di visitare i mercatini di Natale (46%), andare a trovare i parenti (36%) ed esplorare le città d’arte (31%).

“Ciò che le famiglie raccontano è quanto apprezzano il tempo trascorso insieme – aggiunge Andrea Saviane, Country Manager di Trainline Italia -. Siamo felici di vedere che le famiglie considerano il viaggio in treno come un momento per riconnettersi, qualcosa di sempre più raro nella vita quotidiana”.

Pediatri, è allarme: i bambini sono davanti allo schermo troppo e troppo presto 

Negli ultimi anni i bambini hanno iniziato a vivere in un mondo in cui lo schermo è ovunque: nei giochi, nelle routine quotidiane, persino nei momenti che una volta appartenevano al silenzio e alla fantasia. Eppure, questo ingresso così precoce della tecnologia porta con sé un conto che spesso non vediamo subito. A ricordarcelo è la Società Italiana di Pediatria (SIP), che ha appena aggiornato le proprie raccomandazioni sull’uso dei dispositivi nella crescita.

Secondo i nuovi dati, basta mezz’ora in più di schermo al giorno per raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio sotto i due anni, mentre un’ora extra può togliere fino a un quarto d’ora di sonno ai bambini fra i tre e i cinque anni. E il tempo trascorso seduti davanti a un tablet si lega, già prima dei sei anni, a un aumento del rischio di sovrappeso.

Linee guida più severe per proteggere lo sviluppo

La SIP invita con decisione a rimandare l’arrivo dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni. Ogni anno passato senza uno schermo in tasca, dicono gli esperti, è un regalo alla salute emotiva, cognitiva e relazionale dei ragazzi. Le nuove indicazioni, presentate al Senato durante gli Stati Generali della Pediatria 2025, nascono da una revisione imponente: oltre 6.800 studi internazionali analizzati, 78 valutati nel dettaglio.

L’aumento dell’esposizione digitale durante la pandemia ha reso urgente aggiornare le raccomandazioni del 2018 e 2019. Oggi la SIP parla chiaro: evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni, ritardare quanto più possibile i social, tenere lontani i dispositivi dai pasti e dalla routine serale e promuovere, senza stancarci, movimento, lettura e gioco libero.

Il cervello cresce lontano dallo schermo

Durante infanzia e adolescenza il cervello è in piena costruzione. E uno stimolo digitale continuo rischia di interferire con attenzione, apprendimento ed equilibrio emotivo. Per il presidente SIP, Rino Agostiniani, posticipare l’autonomia digitale non è un divieto ma un investimento: significa ridare ai ragazzi la possibilità di annoiarsi, inventare, muoversi e dormire davvero.

A fare eco è Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione sulle Dipendenze Digitali, che ricorda come, sotto i 13 anni, ogni ora di schermo tolga tempo a esperienze fondamentali: gioco vero, sport, creatività. Negli adolescenti, invece, cresce l’ansia, si fa più fragile l’autostima e aumenta il rischio di dipendenze comportamentali.

Un impegno che riguarda tutti

I rischi sono molti: obesità, disturbi del sonno, dipendenze, miopia precoce, cyberbullismo, esposizione a contenuti impropri. Per questo la SIP ribadisce la necessità di un’alleanza tra famiglie, scuola e pediatri.
La tecnologia è utile e affascinante, ma deve entrare nella vita dei bambini quando sono pronti davvero. Accompagnarli con calma e buon senso è la sfida più importante della nostra epoca.

Nel 2050 ci saranno 11 milioni di single in Italia: così cambia il modo di viaggiare

Un’Italia sempre più fatta di “numeri uno”, ma non necessariamente più sola. Secondo le proiezioni elaborate da Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in viaggi per single, entro il 2050 il nostro Paese supererà la soglia degli 11 milioni di persone che vivono da sole.

Un cambiamento profondo, confermato dai dati di ISTAT, Eurostat, Confesercenti e Coldiretti, che ridefinisce non solo la società italiana, ma anche il modo di viaggiare.

Dal vivere soli al viaggiare insieme

Le persone che vivono sole sono già oltre nove milioni, e il trend è in costante crescita. Ma non si tratta più di isolamento: sempre più single scelgono di partire per socializzare, scoprire e condividere esperienze.

Il turismo per single, un tempo considerato un mercato di nicchia, ha ormai superato il miliardo di euro di valore. Questo specifico mercato è trainato da viaggiatori curiosi, attenti alla qualità, con una spesa media pro-capite più alta rispetto a quella delle famiglie tradizionali.

I single spendono di più e vivono meglio

Secondo l’analisi di Vamonos Vacanze, la spesa mensile media di una persona sola è di circa 1.972 euro, pari al 70% di quella di un nucleo familiare più ampio, ma con costi unitari più elevati.
I dati di Coldiretti confermano che chi vive da solo spende dal 20 al 30% in più per la spesa alimentare: 337 euro al mese, contro i 266 euro di una coppia e i 220 di una famiglia con tre persone.

Nel 2024 la spesa complessiva delle famiglie unipersonali ha toccato 235 miliardi di euro, pari al 26% dei consumi nazionali, segno di una crescente influenza economica dei single.
“Vivere da soli comporta un costo della vita più alto, ma anche una maggiore libertà di scelta e una propensione alla spesa per esperienze e viaggi”, osservano gli analisti di Vamonos Vacanze, richiamando anche recenti studi di Confesercenti.

Il viaggio come luogo di connessione

Non si viaggia più per fuggire, ma per incontrare. Il 63% dei single predilige vacanze che uniscono relax e socialità, e cresce il numero di chi sceglie di partire da solo ma in compagnia di altri viaggiatori single.

Le destinazioni più amate? Isole Greche, Croazia, Francia, Spagna, fiordi del Nord Europa, Bahamas e Caraibi.
“Le nostre proposte – spiegano gli esperti – sono pensate per creare legami autentici, con attività condivise, giochi, workshop e serate a tema. L’obiettivo è favorire la connessione umana, cuore di ogni nostro viaggio”.

Personal Care: un comparto rilevante per oltre il 70% degli italiani

Per 7 consumatori italiani su 10 le decisioni delle aziende del settore Personal Care hanno un impatto importante sulla vita (73,7%). A livello globale, la quota sale al 74,9%.
Le aree su cui le aspettative sono più alte, ma insoddisfatte, sono maggiore impegno nel fare la cosa giusta e offrire prodotti e servizi a maggior valore, che includono certificazioni di qualità, tracciamento della filiera e trasparenza della produzione, oltre a prendersi cura dei clienti.

Il settore Personal Care suscita quindi un alto livello di interesse e coinvolgimento personale tra la popolazione, anche italiana. Emerge dalla ricerca Post-Invasion 2024/2025, realizzata da Omnicom PR Group.

I fattori più importanti riguardano il modo di agire delle aziende

“Il Settore Personal Care gioca un ruolo sempre più centrale nella vita delle persone. Nel corso degli ultimi anni – commenta Daniela Spiezio, Vice President e Lead della Industry –. Dalla nostra ricerca Post-Invasion, emerge chiaramente che per i consumatori i fattori più rilevanti sono tre e riguardano tutti il modo di agire di un brand/azienda su specifiche tematiche: la cura per le persone, siano dipendenti o clienti, l’attenzione per l’ambiente insieme alla condivisione di purpose, valori e impegno per il futuro. Un ruolo importante lo gioca anche il modo attraverso il quale le aziende comunicano il loro impegno, che deve essere guidato da strategie dedicate e da obiettivi chiari”.

I dati emersi evidenziano soddisfazione, ma è importante che i comportamenti delle aziende siano sempre concreti, trasparenti e autentici.

I consumatori esperti esigono più informazioni

Rispetto alla popolazione generale i consumatori esperti ricercano spesso maggiori informazioni: l’80% dichiara infatti di informarsi su un’azienda prima di sceglierla. C’è quindi più chiarezza e una maggiore volontà a condividere la propria opinione su prodotti e servizi (66%).
La consapevolezza che ne deriva permette di dimostrare un’aumentata soddisfazione verso l’impegno dei brand nel loro agire e prendendosi cura dei dipendenti.

Pari riconoscimento viene anche dato al modo in cui le aziende comunicano, alla qualità dei contenuti che utilizzano per veicolare il loro purpose (che non deve essere solo business oriented), la cui importanza per le preferenze e le scelte d’acquisto è molto elevata.

Sensibili ai temi ESG

“Un punto in comune tra i tra i due campioni intervistati è proprio l’aspettativa verso le aziende di questo settore di apportare un profondo miglioramento nell’impatto sull’ambiente – aggiunge Spiezio –: un approccio ‘natural’ e ‘green’ è un requisito considerato inevitabile e necessario, non più solo tra i desiderata”.

Questo aspetto si manifesta attraverso la sensibilità dimostrata verso  le tematiche ESG secondo gli standard ESRS, con percentuali che superano il 65% in nove dei dieci standard presi in esame. In particolare, i tre standard maggiormente rilevanti sono lotta all’inquinamento (72,3%), cambiamenti climatici (70,4%) e rispetto di consumatori e clienti (68,8%).

Festival musicali e concerti generano fino a 42 tonnellate di CO₂ a spettatore

È quanto emerge dallo scenario delineato da ClimateSeed basato su fonti italiane e internazionali: un singolo concerto può generare fino a 42 tonnellate di CO₂, pari a circa 12,8 kg, per partecipante.

Nonostante si evidenzino segnali positivi da parte del comparto legato agli eventi musicali, che si sta riorganizzando per abbattere le proprie emissioni di CO₂, il percorso verso festival e concerti musicali “puliti” è ancora lungo. Concerti e festival musicali sono tra i momenti più attesi dell’estate. Ma dietro l’intrattenimento si nasconde un impatto ambientale rilevante, e spesso sottovalutato.

La necessità di ricorrere a soluzioni più green

Materiali di scena, strutture, ristorazione e alloggi sono solo alcuni degli elementi più inquinanti di festival e concerti. Tuttavia, è il trasporto la componente dominante delle emissioni totali, soprattutto per quanto riguarda i trasporti degli spettatori e delle attrezzature.
Anche luci, suono, schermi e climatizzatori possono impattare molto su un singolo evento. Particolarmente inquinanti sono poi le emissioni date dai pernottamenti del pubblico in hotel o campeggi, soprattutto se si tratta di eventi multi-giornalieri.

Un festival medio di 3 giorni emette infatti 500 tonnellate di CO₂, pari a 5 kg per persona al giorno. Guardando invece a un solo concerto, l’emissione di 42 tonnellate di CO₂ (circa 12,8 kg per partecipante) in termini energetici si tratta di circa 86.202 kWh totali, ovvero 26 kWh per spettatore.

Le azioni per ridurre l’impatto ambientale

Negli ultimi anni, diversi organizzatori del settore musicale hanno iniziato ad affrontare in modo più consapevole la questione ambientale, intraprendendo delle azioni per la riduzione della carbon footprint.

Secondo AGF – A Greener Future, infatti, è cresciuto il numero di eventi che monitorano le proprie emissioni e adottano soluzioni a basso impatto, come il trasporto locale e l’utilizzo di energia rinnovabile. Nel panorama internazionale, un esempio virtuoso di attenzione all’impatto ambientale dei concerti è rappresentato dal recente tour mondiale dei Coldplay, ‘Music of the Spheres’, le cui emissioni sono state misurate e certificate dal MIT. Anche altri artisti, come Massive Attack, Radiohead e Billie Eilish, hanno iniziato a dare maggiore rilevanza alla sostenibilità, monitorando le emissioni generate dai propri spettacoli.

Come rendere sostenibile l’intrattenimento?

La riduzione dell’impatto ambientale parte dalla sua misurazione, in particolare, attraverso piattaforme apposite, come quella promossa da ClimateSeed.
È importante poi incentivare al più possibile l’uso di mezzi sostenibili, come navette e car sharing, e supportare le filiere locali per quanto riguarda cibo, bevande e forniture.
Non solo, l’ottimizzazione dei consumi, la raccolta differenziata, l’uso di stoviglie riutilizzabili e l’utilizzo di energia rinnovabile possono fare la differenza.

Per le emissioni residue, invece, è essenziale implementare progetti di compensazione certificati, capaci di generare anche impatti sociali positivi, e coinvolgere attivamente il pubblico in azioni di sensibilizzazione e responsabilità ambientale.

Libri: i canali online aiutano a scoprire e acquistare nuovi titoli

Secondo i lettori italiani i negozi online in Italia e all’estero avvicinano la lettura, soprattutto coloro che vivono in aree con poche librerie.
All’estero, tre quarti degli acquirenti di libri in italiano (71,8%) acquista online, mentre in Italia uno su due legge di più grazie all’e-commerce e il 65% degli acquirenti offline consulta almeno una fonte online (70%all’estero).

Per chi vive in aree con difficile accesso alle librerie fisiche, pari al 26% della popolazione italiana, i motori di ricerca risultano il canale più utilizzato per scoprire nuovi titoli (37,2%), seguito da consigli di amici e conoscenti, vetrine dei punti vendita, contenuti sui social e siti di e-cmmerce.
Sono alcuni risultati del NetRetail Books relativo al 2024 realizzato da Netcomm.

Un ruolo complementare alle librerie

Il 56,3% del campione, che rappresenta 24,9 milioni di individui, acquista almeno un libro in negozio online o offline. Di questi, più della metà, il 57%, compra sia online sia offline, con solo il 20,6% e il 20,3% che acquista esclusivamente online e offline.

Anche per i lettori che acquistano solo in negozi fisici, i canali online rappresentano un punto di riferimento importante per la scelta del libro, svolgendo un ruolo complementare e di supporto alle librerie.
Il 65% di questa categoria, prima dell’acquisto in libreria, consulta almeno una fonte online, in particolare, motori di ricerca (24,7%), recensioni su social e blog (19,3%), i siti di e-commerce (12,9%).

L’evidenza è percepita con il crescere dell’età

Circa 8 lettori su 10 concordano sul fatto che i negozi online avvicinano la lettura alle persone che vivono in aree con poche librerie. Si tratta di un’opinione più diffusa col crescere dell’età. Questo dato tocca infatti percentuali superiori all’85% tra i lettori over55 e dell’87,5% over64.

Gli under25 sono la fascia di età con maggiore propensione all’acquisto di libri in generale: l’65,9% ha acquistato almeno un libro nell’ultimo anno.
Seguono i 35-44enni (64,1%) e i 25-34enni (62,8%), che vivono il digitale come un mezzo che consente di leggere di più.

L’e-commerce agevola la scoperta di titoli di nicchia

Mentre tra i generi più apprezzati dai lettori figurano i gialli (19,3%), la narrativa italiana (12,8%) e i fumetti (10,7%), tra i lettori online primeggiano generi più di nicchia.

Il genere più acquistato, infatti, è ‘Altro’, ovvero saggi, libri su religione, filosofia, crescita personale, formazione e viaggi, che raggiungono complessivamente il 17,2%. E dopo gli immancabili gialli e thriller, si posizionano al terzo e quarto posto la letteratura italiana e quella straniera.
Per quanto riguarda gli italiani all’estero, il genere più letto è la narrativa italiana, con un incremento del 29% rispetto all’Italia.

Benessere, salute, stili di vita: healthy e sano non sempre coincidono

Lo ha scoperto la WIN Worldview Survey, l’indagine globale sullo stato di salute percepito e gli stili di vita, svolta in Italia con il contributo di BVA Doxa: sentirsi sani non equivale necessariamente a vivere in modo sano. Tra ciò che le persone credono riguardo al proprio benessere e le loro effettive abitudini quotidiane emerge una distanza significativa.

In Italia, ad esempio, il 79% della popolazione si considera in buona salute, ma questo dato si scontra con livelli preoccupanti di stress, sedentarietà e uso di farmaci. E a livello globale, sebbene molti Paesi vantino una percezione ottimistica della propria salute, fattori come disuguaglianze educative, digitali e socioeconomiche continuano a minare il benessere reale.

In un’epoca in cui il benessere personale è al centro del dibattito pubblico, dalla crescente attenzione alla salute mentale al boom del wellness, emerge una realtà complessa e spesso contraddittoria.

Un ottimismo soggettivo che non riflette abitudini salutari

A livello globale, il 75% delle persone si considera in buona salute, un dato stabile dal 2018, ma questo ottimismo soggettivo non sempre riflette abitudini salutari.
In Italia la percezione è ancora più alta (79%), ma varia significativamente con l’età, dall’85% degli under25 si scende al 69% tra gli over64.

Non emergono differenze rilevanti tra Nord e Sud Italia, ma al Centro la percentuale cala leggermente al 75%.
Tuttavia, il livello di istruzione risulta determinante: il 21% di chi possiede un master o un dottorato si considera ‘molto sano’, contro il 14% di chi ha solo l’istruzione di base.

Italiani stressati e insonni

Nonostante una percezione di salute generalmente alta, lo stress colpisce circa il 38% degli italiani, con picchi tra le donne (47%) e i giovani sotto 34 anni (50%).

Anche la qualità del sonno è compromessa: solo il 51% degli italiani afferma di dormire bene, sebbene al Centro la percentuale salga al 56%. L’uso di farmaci prescritti coinvolge un italiano su tre, con un chiaro aumento nella fascia over 64 (69%).
A livello globale, il 35% delle persone ricorre all’automedicazione, soprattutto i giovani sotto 44 anni e chi ha un basso livello di istruzione. Un fenomeno più diffuso in Paesi come Marocco (39%) e Pakistan (36%), e quasi inesistente in Vietnam (5%) e Norvegia (2%).

Poca attività fisica e abuso di schermi

Il 50% della popolazione mondiale riconosce gli effetti negativi dell’uso eccessivo della tecnologia sulla salute fisica e sulla qualità del sonno. Un terzo riferisce conseguenze sulla salute mentale, con il 16% che soffre spesso di ansia o depressione associate all’abuso di schermi. Giovani e donne sono i gruppi più colpiti.
In Italia, poi, il 21% fuma regolarmente, con un picco del 36% tra i 25-34enni, e il 14% consuma abitualmente alcolici.

L’attività fisica regolare coinvolge invece solo il 36% della popolazione (31% over64). E se globalmente si registra una crescita dal 37% nel 2018 al 43% nel 2025, le disuguaglianze restano marcate. Sia per divario di genere (45% uomini vs 40% donne) sia educativo: solo il 34% di chi ha un basso livello di istruzione fa attività fisica regolare, contro il 58% tra chi possiede un master o un dottorato.

Italiani, quanto si sentono amati nel 2025?

Lo rileva l’Ipsos Love Life Satisfaction 2025, condotto in occasione di San Valentino (14 febbraio), la ricorrenza internazionale dedicata agli innamorati: rispetto all’anno scorso aumenta quasi in tutto il mondo il numero di persone che dichiarano di sentirsi amate.
Le quote più alte sono in America Latina, con Messico e Cile in testa, entrambi all’86%, seguiti dalla Colombia (85%.  

In Italia è il 73% delle persone si sentono amate, dato in linea con la media internazionale del 76%, e in aumento di 10 punti rispetto al 2024.
Il Giappone, nonostante un aumento di 5 punti percentuali, rimane il Paese dove le persone si sentono meno amate, con solo il 55% che esprime questo sentimento. 

La correlazione tra reddito e amore

Le persone con un reddito più alto tendono sentirsi più amate e a essere più felici della loro vita romantica/sessuale. 
A livello internazionale, in media, l’83% delle persone con reddito elevato si dichiara soddisfatto della propria vita amorosa, contro il 76% di coloro con reddito medio e il 69% con reddito basso.

Questa tendenza si estende anche alla sfera più intima delle relazioni, con il 67% delle persone con reddito elevato che esprime soddisfazione per la propria vita sessuale, in contrasto con il 51% di coloro che hanno un reddito inferiore.

Millennials più soddisfatti della vita sentimentale 

In 21 dei 30 Paesi presi in esame, la percentuale di persone soddisfatte della propria vita sentimentale/sessuale  negli ultimi 12 mesi è diminuita.
In media, a livello internazionale, è il 59% a dichiararsi complessivamente soddisfatto. Ancora una volta, i Paesi latinoamericani guidano la classifica, con la Colombia al 74% e il Messico al 72%.

Al contrario, Giappone (39%) e Corea del Sud (47%) mostrano i livelli più bassi di soddisfazione, sebbene entrambi abbiano registrato un lieve aumento del 2%. L’Italia, con un incremento del 5% raggiunge il 57% di soddisfatti nella vita sessuale.
I Millennials risultano più soddisfatti della loro vita sentimentale e sessuale rispetto alle altre generazioni (63%). Un dato superiore al 58% di soddisfazione riscontrato nella GenZ e nella Generazione X, e al 55% dei Baby Boomers.

Quest’anno love is in the air

A livello internazionale, una significativa maggioranza delle coppie, in media l’82%, dichiara di essere felice con il proprio partner, dipingendo un quadro ottimistico delle relazioni in tutto il mondo. 
In particolare, le quote di soddisfazione più alte si registrano in Thailandia e Paesi Bassi (entrambi al 92%), Colombia (89%) e Perù (88%).

Mentre tra i Paesi che mostrano livelli di soddisfazione più contenuti, l’India e la Corea del Sud, che si attestano entrambe al 67%. Il Giappone raggiunge il 73%.
Anche la maggior parte delle persone nel nostro Paese si dichiara felice della propria relazione. L’80% degli italiani in una relazione si dichiara soddisfatto del proprio partner o coniuge, segnando un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente.