Cresce il broadband, sotto il 42% le linee in rame

A fine giugno 2020 nella rete fissa gli accessi complessivi si sono ridotti di circa 100 mila unità rispetto al trimestre precedente e di quasi 370 mila unità rispetto a giugno 2019. Significativi anche i cambiamenti nella composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio. Infatti, se nel giugno 2016 l’86,5% degli accessi alla rete fissa era in rame, dopo quattro anni questi sono scesi al 41,2%, con una flessione di 9,4 milioni di linee. Allo stesso tempo sono sensibilmente aumentati gli accessi tramite tecnologie qualitativamente superiori. In particolare quelle in tecnologia FTTC (+7,05 milioni di unità), FTTH (+1,06 milioni mila) e FWA (+ 620 mila).

Aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione

Si tratta di alcuni dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dal quale emerge anche come le linee FTTH per la prima volta abbiano superato quelle in tecnologia FWA (1,46 contro 1,42 milioni). Tale dinamica si riflette in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate dalle imprese: in quattro anni le linee con velocità pari o superiore ai 30 Mbit/s sono passate infatti da meno dell’11% al 62% del totale delle linee broadband e ultrabroadband, il cui quadro competitivo vede Tim quale maggiore operatore con il 42,2%, seguito da Vodafone (16,6%), Fastweb (15,1%) e da Wind Tre (13,8%).

Sim, -900 mila in un anno

Nel segmento della rete mobile, le sim complessive (103,6 milioni a giugno 2020) risultano su base annua in flessione di circa 900 mila unità. In particolare, le sim M2M sono cresciute di 2,8 milioni, mentre quelle “solo voce” e “voce+dati” si sono ridotte di 3,6 milioni di unità. Tim si conferma market leader (29,4%), seguita da Vodafone (28,9%) e Wind Tre (26,4%) mentre Iliad rappresenta il 6,0% del mercato. Considerando il solo segmento delle sim “human”, ovvero escludendo le M2M, Iliad raggiunge l’8%, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 2,8 punti percentuali su base annua, rimane il principale operatore, con il 28,8%.

Prosegue la crescita della larga banda mobile

Prosegue poi a ritmi sostenuti la crescita della larga banda mobile. Nei primi 6 mesi del 2020 oltre il 70% delle linee human ha effettuato traffico dati, con un consumo medio unitario mensile di dati stimabile in circa 9,1 GB/mese in crescita del 58% rispetto a giugno 2019. Analizzando i dati di utilizzo di internet, nel mese di giugno 2020 43 milioni di utenti medi giornalieri hanno navigato in rete per un totale di 64 ore di navigazione mensile a persona. Per quanto riguarda l’audience dei principali social network, Facebook, con quasi 37 milioni di utenti unici e una contrazione su base trimestrale del 4%, si conferma la principale piattaforma utilizzata dagli utenti.

Gli effetti positivi della natura sui bambini secondo il Wwf

Giocare in spazi aperti, a contatto con la natura, è un formidabile anti-stress e ansiolitico, stimola la socialità, favorendo l’autonomia, l’interazione tra pari,migliora l’autostima e perfino il QI. Raccogliendo le evidenze scientifiche e pedagogiche più recenti il Wwf ha stilato i 10 fattori che nei bambini vengono migliorati o sviluppati dal contatto con la natura. I benefici del contatto con la natura riassunti dal Wwf in “10 cose che non sai” partono dal benessere e l’autodisciplina, ma arrivano anche alla riduzione dei disturbi depressivi e dei comportamenti problematici.

QI più alto per chi gioca nel verde

L’intelligenza è uno dei fattori più influenzati dalla vita in un ambiente ricco di verde. Secondo uno studio effettuato in Belgio il rafforzamento del QI è uno degli effetti positivi del crescere in spazi urbani ricchi di verde, riporta Adnkronos. Su 620 bambini di età compresa tra i 10 e 15 anni un aumento del 3% del verde del loro quartiere ha incrementato in media 2,6 punti il loro punteggio nel QI, un fatto osservato nelle aree agiate come in quelle più disagiate. La causa è incerta, ma potrebbe essere legata a livelli di stress inferiori a cui sono sottoposti i bambini che giocano in aree verdi, alla maggiore attività ludica e di contatto sociale, o semplicemente al vivere in un ambiente più tranquillo.

Dispensare “dosi” di natura migliora i disturbi comportamentali

Anche nella gestione di particolari disturbi in aumento tra i minori, tra cui l’Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) si nota un miglioramento dispensando ai ragazzi “dosi” di natura. Infatti, nei bambini che vivono in prossimità di aree verdi il volume della corteccia prefrontale e premotoria, le regioni cerebrali implicate nella memoria di lavoro e nei meccanismi di mantenimento dell’attenzione, è maggiore. Altri aspetti importanti nella crescita e sviluppo dei bambini sono l’empatia e la creatività. Ripristinare il contatto con la natura soddisfa un bisogno innato per cui si prova fascinazione ed empatia rispetto ad altre forme di vita.

Rafforzare il senso di appartenenza a una comunità sana

La socio-biologia ha dimostrato che i bambini che giocano a contatto con la natura sono più creativi e collaborativi: vivere e giocare nel verde rafforza il senso di appartenenza a una comunità sana.

Non sono però solo le ricerche a testimoniarne i benefici, ma i bambini stessi. In un report pubblicato dal Wildlifetrusts sulla relazione Bambini e Natura, dopo aver trascorso il loro tempo in ambiente naturale il 90% dei bambini ha imparato qualcosa di nuovo sul mondo naturale, l’84% ritiene di essere capace di cose nuove quando ci prova, il 79% pensa che l’esperienza possa aiutare il proprio lavoro scolastico, e il 79% si è sentito più sicuro di sé.

Immobiliare, in Italia i prezzi della abitazioni in aumento nel secondo trimestre 2020

Anche in tempi di Covid il mercato immobiliare italiano non si ferma. O meglio, non si ferma il trend in salita dei prezzi. A dichiararlo è l’Istat che, in base alle stime preliminari, rileva che nel secondo trimestre 2020 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, aumenta del 3,1% rispetto al trimestre precedente e del 3,4% nei confronti dello stesso periodo del 2019 (era +1,7% nel primo trimestre 2020). Nel report di legge che “L’aumento tendenziale dei prezzi delle abitazioni, il più ampio da quando è disponibile la serie storica dell’IPAB, è attribuibile sia ai prezzi delle abitazioni nuove (+2,7%) sia a quelli delle esistenti (+3,7%), entrambi in accelerazione rispetto al trimestre precedente (erano rispettivamente +1,0% e +1,9%)”.

Andamento diverso per le compravendite

Lo stesso, però, non si può dire delle compravendite: l’andamento dei prezzi, ricorda l’Istituto di Statistica, avviene in un momento di di netta contrazione dei volumi di compravendita (-27,2% la variazione tendenziale registrata nel secondo trimestre del 2020 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale dopo il -15,5% del primo trimestre). Il calo è imputabile alle misure adottate per il contenimento del Covid-19 che hanno drasticamente limitato la possibilità di stipulare i rogiti notarili soprattutto nel mese di aprile.

“La marcata crescita dei prezzi delle abitazioni consolida il trend che aveva iniziato a manifestarsi nella seconda parte del 2019 e fa riferimento a contratti siglati tra aprile e giugno ma le cui condizioni si sono perfezionate per lo più prima del lockdown” precisa il rapporto. “Il drastico calo del numero di compravendite di immobili residenziali ha riguardato la prima parte del trimestre in esame ed è stato in larga parte riassorbito a giugno, senza prefigurare, quindi, per ora, un calo generalizzato e persistente della domanda tale da influenzare l’andamento dei prezzi (di per sé molto vischiosi rispetto ai volumi) nel breve periodo”.

Aumenti maggiori al Nord

Anche se i prezzi delle abitazioni registrano tassi tendenziali positivi in tutte le ripartizioni geografiche, è nel Settentrione che il fenomeno è più rilevante. Il Nord-Ovest e il Nord-Est mostrano infatti aumenti marcati (rispettivamente +5,5% e +4,1%); seguono il Sud e Isole (+2,3%) mentre il Centro si attesta su un tasso di crescita più basso (+0,9%). Anche su base congiunturale si registra ovunque un’ampia crescita dei prezzi delle abitazioni. A Milano accelera ulteriormente la crescita su base annua dei prezzi delle abitazioni (+15,9%). I prezzi aumentano, ma in misura più contenuta, anche a Torino (+1,8%) e a Roma (+1,3%).

Più spiati durante il lockdown, +50% di stalkerware e spyware

Durante e dopo il lockdown, rispetto ai mesi di gennaio e febbraio 2020, è aumentato del 51% l’uso di stalkerware e spyware, ma anche la diffusione di app relative al Covid-19 progettate allo scopo di spiare gli utenti e raccogliere informazioni. A lanciare l’allarme sono i ricercatori spyware e stalkerware della società di sicurezza Avast, che hanno raccolto i dati riferiti al periodo compreso tra marzo e giugno 2020 confrontandoli con quelli dei due mesi precedenti.

Una categoria di malware domestico dalle implicazioni inquietanti e pericolose

Gli spyware sono software malevoli che consentono di tracciare la posizione di qualcuno, accedere a foto e video personali, intercettare e-mail, messaggi e comunicazioni di app come WhatsApp e Facebook, ma anche intercettare telefonate, ed effettuare registrazioni nascoste di conversazioni su Internet. Ovviamente, all’oscuro dell’utente spiato e senza il suo consenso. Oltre allo spywere, è in aumento anche l’utilizzo di stalkeware. “Una categoria di malware domestico in grande crescita, che ha implicazioni inquietanti e pericolose – spiega Jaya Baloo di Avast -. Mentre gli spyware e gli infostealer cercano di rubare dati personali, lo stalkerware è diverso perché ruba la libertà fisica e online della vittima”.

“Un contesto in cui il numero di casi di violenza domestica è aumentato costantemente”

Lo stalkerware “Solitamente viene installato segretamente sui telefoni cellulari da coniugi, ex-partner, cosiddetti amici e persino genitori preoccupati”, continua Jaya Baloo. Si tratta di un software che traccia la posizione fisica della vittima, monitora i siti visitati su Internet, i messaggi di testo e le telefonate, minando la libertà fisica e online di una persona. Questo, sottolinea ancora Jaya Baloo, avviene “In un contesto in cui in tutto il mondo il numero di casi di violenza domestica è aumentato costantemente durante il lockdown. e ciò rispecchia anche quello che è successo nel mondo digitale”.

Proteggere il telefono da qualsiasi accesso fisico non autorizzato

Oltre all’intera gamma di spy e stalkerware, riporta Ansa, Avast ha individuato anche una serie di app relative al Covid-19 progettate anch’esse per spiare gli utenti. Si tratta di app che hanno raccolto più informazioni di quelle necessarie per funzionare. Per difendersi da intrusioni malevole nei propri dispositivi gli esperti di Avast consigliano di proteggere il telefono da qualsiasi accesso fisico non autorizzato. Gli smartphone vengono spesso lasciati non protetti, senza blocco dello schermo tramite impronte digitali o codici pin, il che rende semplice installare segretamente lo stalkerware senza essere notati. L’installazione di un’app stalkerware su un dispositivo può richiedere infatti meno di un minuto. Un buon antivirus mobile inoltre tratterà lo stalkerware e darà la possibilità di rimuoverlo.

Si alza la soglia dell’anzianità

Se negli anni ’60 si diventava anziani al 65° compleanno e nel 1980 un uomo era anziano a 66 anni e una donna a 70, nel 2000 l’anzianità arrivava a 70 anni per gli uomini e 74 per le donne. E oggi? A 65 anni ci si sente e si è considerati ancora nel pieno del benessere psico-fisico. L’età anagrafica quindi non è più indicativa della terza età. Il merito è soprattutto dell’aspettativa di vita, che si è allungata, per cui oggi un uomo è anziano da 73 anni e una donna da 76. E stando alle previsioni, nel 2060 si potrebbe arrivare rispettivamente a 76 per gli uomini e a 79 per le donne. L’analisi è contenuta nel Rapporto annuale dell’Istat, che nel capitolo dedicato alle condizioni di vita degli anziani rileva anche come non valga più nemmeno lo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza, considerate un peso per la società e le famiglie.

Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita

La qualità della vita, ovviamente, è correlata alle condizioni di salute. “Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita – scrive l’Istat – dimostrando di essere molto attivo, di avere una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta, a volte anche intensa”.

Nelle aree metropolitane vive “circa l’11,9% degli ultraottantenni, che hanno un livello di istruzione mediamente più elevato associato a una più intensa partecipazione sociale. L’88,5% prende parte ad attività culturali, il 93,9% si interessa di politica, oltre il 70% si dedica alla lettura ed è molto più attivo della media rispetto all’utilizzo di internet.

Gli anziani non sono gli stessi di una volta

Circa il 33% di questa fascia della terza età (cioè 2 milioni e 137 mila), gode inoltre di buona salute, risiede soprattutto nel Nord e dichiara risorse economiche ottime o adeguate. Quindi “esprime elevati livelli di soddisfazione per la vita nel complesso, frequenta gli amici assiduamente, ha una rete anche di parenti e e conoscenti su cui può contare in caso di bisogno”. In sostanza, sintetizza l’Istat, “gli anziani non sono gli stessi di una volta” e queste considerazioni offrono l’opportunità di valutarne meglio l’impatto progressivo dal punto di vista sociale ed economico.

Il 27% è in condizioni svantaggiate, soprattutto donne che vivono al Sud

Ma se in base all’aspettativa di vita l’Istat certifica che a 65 anni si è ancora giovani e a 80 sono in tanti a godere di un’ottima salute, c’è però anche una quota di anziani, pari al 27%, che si trova in condizioni svantaggiate. Si tratta di persone affette da una o più patologie croniche, con gravi limitazioni nelle funzioni e risorse economiche quasi sempre scarse o insufficienti. Sono coloro che vivono in piccoli centri, spesso in forte isolamento sociale, senza una rete di amici o di conoscenti su cui contare. Sono in prevalenza donne, vedove, che vivono nel Mezzogiorno.

Fase 2, ancora in crescita il mercato Tech in Italia

Dall’inizio della Fase 2 in Italia il mercato della tecnologia di consumo prosegue nella crescita, tanto che l’ultima settimana di maggio segna un +35,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Trend positivi per tutti i prodotti più importanti, compresi TV e smartphone, che registrano entrambi +25%.

Secondo le rilevazioni effettuate da GfK sul Retail Panel Weekly, con un giro d’affari di oltre 200 milioni di euro la settimana dal 22 al 31 maggio è stata quella con il fatturato più alto da inizio anno. In questo periodo il mercato ha recuperato almeno in parte le perdite registrate durante le otto settimane di lockdown, pur non avendo ancora invertito il trend relativo al 2020.

La ripresa delle vendite riguarda tutti i canali

Se dall’inizio dell’anno il perimetro Retail Panel Weekly registra un -2,5% a totale, le quattro settimane successive all’inizio della Fase 2, da lunedì 4 maggio a domenica 31 maggio, hanno fatto registrare crescite a doppia cifra, per un complessivo +25% rispetto allo stesso periodo del 2019. La ripresa delle vendite riguarda tutti i canali. In particolare, nell’ultima settimana di maggio il canale online ha registrato una crescita del +86% a valore, e nei punti vendita tradizionali il risultato è pari a +26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Smartphone e TV +25%

A livello territoriale, la settimana dal 25 al 31 maggio 2020 è stata positiva per le vendite nei punti vendita fisici in tutte le macro regioni italiane. La Lombardia ha registrato un +33% a valore rispetto allo scorso anno, tornando a essere la regione più importante. Un altro segnale molto positivo è dato dalla crescita decisa di tutti i prodotti Tech più importanti per fatturato. Tornano a salire le vendite di smartphone (+25%), di gran lunga il comparto più importante della tecnologia di consumo, che aveva sofferto durante il periodo di lockdown. In crescita anche le TV, che crescono sempre del +25%.

Performance positive per IT, Office e grande e piccolo elettrodomestico

Per effetto delle nuove abitudini di home working e didattica a distanza continua poi anche il trend positivo del comparto IT e Office. I pc portatili crescono  del +105%, i tablet del +46%, e le stampanti multifunzione del +78,5%. Positivi anche i principali prodotti del segmento Grande Elettrodomestico, con una crescita del +12% per le lavatrici e del +57% per i frigoriferi. Rispetto alla stessa settimana del 2019 si registrano performance positive anche per il Piccolo Elettrodomestico. Qui, le macchine da caffè registrano un +33%, mentre gli aspirapolvere incrementano le vendite del +64% a valore. Complice anche l’avvicinarsi della bella stagione, torna anche a salire il settore dell’aria condizionata (+28%), e si conferma una categoria molto richiesta quella dell’Air Treatment (+130%), che aveva fatto segnare risultati molto positivi anche durante il lockdown.

La Lombardia è la Regione con più siti dedicati al Covid-19

Dal mese di febbraio i nuovi siti web registrati con dominio italiano legati alla pandemia e ai suoi effetti sono 3.922, e la Lombardia e la provincia di Milano sono i luoghi dove il “contagio” in rete è più diffuso. Tuttavia, non vi è correlazione tra il numero di registrazioni e i casi di infezione. Lo rivela un’analisi del Registro dominio.it, l’anagrafe dei domini con suffisso “.it”, con sede operativa presso l’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iit) di Pisa. L’osservatorio, ideato dall’Unità sistemi e sviluppo tecnologico del portale, specifica che il numero è in crescita e sarà monitorato.

Da mascherine ad antivirus i termini più usati nei nuovi domini

L’analisi ha monitorato attraverso i nomi e la distribuzione geografica i nuovi domini “pandemici”, e secondo il Registro .it, la Lombardia è al primo posto in Italia come regione, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, mentre Milano è al primo posto come provincia. All’ultimo posto di questa graduatoria si trova invece la Valle d’Aosta. La top ten dei termini più usati in questi domini è coronavirus, covid19, covid, mascherine, mask, virus, mascherina, Italia, free, antivirus.

Non c’è correlazione tra il numero delle registrazioni e i casi di Coronavirus

Di fatto, “la correlazione tra il numero delle registrazioni sul tema e i casi di Coronavirus registrati localmente risulta debole – spiega il responsabile del registro e direttore dell’istituto di informatica e telematica, Marco Conti – le regioni che contano più registrazioni sul Covid sono quelle che registrano normalmente più domini .it”.

L’analisi di Registro .it, riporta Ansa, evidenzia che nella maggioranza dei casi questi nomi sono stati registrati da persone fisiche italiane e straniere, oltre a società o imprese individuali e liberi professionisti. Molto bassa, invece, risulta la percentuale di domini assegnati a enti no-profit

Dietro ad alcuni portali si potrebbe celare l’attività dei cyber criminali

Per lo più, spiega Registro .it, si tratta di siti di news, informazioni sanitarie oppure legati alle vendite online. Ma non è tutto oro quel che luccica. “Non è da escludere – aggiunge Marco Conti – che dietro ad alcuni di questi nuovi domini si celino registrazioni speculative e malevoli: anche a livello internazionale è stato appurato che dietro ad alcuni nuovi domini legati alla pandemia si possano celare spammer o cyber criminali”.

Per monitorare eventuali attività illecite svolte tramite i nuovi domini Registro .it sta collaborando con le istituzioni e le autorità competenti impegnate nel contrasto al crimine informatico.

Nel 2019 l’Iot sale a 6,2 miliardi di euro

L’Internet of Things italiano vola, e nel 2019 raggiunge un valore di 6,2 miliardi di euro, crescendo di 1,2 miliardi (+24%) rispetto al 2018. Trainato dalle applicazioni più consolidate, che sfruttano la tradizionale connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) e da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%), il mercato Iot nostrano è spinto anche dalla componente dei servizi abilitati dagli oggetti connessi, che registra +28% e raggiunge un valore di 2,3 miliardi di euro. Si tratta dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata all’evento online Internet of Things: l’innovazione parte da qui.

“Un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato”

“L’Internet of Things in Italia continua a crescere a ritmi sostenuti in tutti i segmenti di mercato, con incrementi particolarmente significativi nelle soluzioni per la casa intelligente, l’Industria 4.0 e la Smart City – afferma Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. La crescita è trainata dalle nuove tecnologie di comunicazione e dai servizi abilitati dagli oggetti connessi, segno di un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato. Al tempo stesso – continua Salvadori – prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla PA”.

Il 5G per il Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT

Nel corso del 2019, riporta Askanews, sono stati fatti importanti passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale. I Paesi in prima fila sono Stati Uniti, Corea del Sud e Cina, a livello internazionale, Svizzera, Regno Unito e Austria, in Europa, mentre in Italia sono coinvolti tutti gli operatori di rete, con 14 reti 5G già operative.

Ridurre i consumi energetici e supportare connessioni multiple in parallelo

Le reti LPWA che operano su banda non licenziata continuano a crescere, ampliando la loro copertura su scala globale e il numero di dispositivi certificati in tutti gli ambiti IoT (Smart Metering, Smart Building, Smart Logistics, asset tracking, Industrial IoT e Smart Agriculture). Nell’ambito dei protocolli a corto raggio, WiFi e Bluetooth continuano ad avvicinarsi al mondo IoT con il lancio di nuove versioni, che puntano a ridurre i consumi energetici e supportare connessioni multiple in parallelo.

“Rimane però ancora difficile individuare il livello di personalizzazione supportato da ogni piattaforma – spiega Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things – con uno spartiacque tra sviluppo ad hoc e configurazione non sempre così evidente”.

Il vademecum per risparmiare energia quando si lavora da casa

Quando si trascorrono molte ore in casa, come sta accedendo in questo momento di emergenza per il Coronavirus, si rischia di consumare più energia di quella necessaria o utilizzata normalmente. Soprattutto se si lavora in smart working. Ma bastano pochi accorgimenti per ridurre lo spreco sia in termini energetici sia per rispettare l’ambiente e il portafoglio, come accendere la luce solo quando è necessario, fare docce brevi, arieggiare casa solo per pochi minuti. Sono alcuni dei consigli di Italtherm, l’azienda italiana che produce impianti di riscaldamento e raffrescamento dell’ambiente domestico.

Luce accesa solo quando è necessario, e non lasciare il pc in standby

Il primo consiglio è sfruttare al massimo la luce naturale aprendo le tende, e accendere la luce solo quando è necessario. Quindi, non dimenticare la lampadina accesa quando si esce da una stanza. Se possibile, usare lampadine Led, che consumano fino al 50% in meno rispetto a quelle incandescenza.

Evitare poi di lasciare il computer in standby nonostante sia la soluzione più pratica. Se il pc rimane inutilizzato per un’ora o più è meglio spegnerlo, e staccare la spina per evitare di consumare inutilmente energia. Soprattutto, è bene eliminare gli screensaver, che oggi hanno solo una funzione decorativa, e consumano più elettricità di quella che il computer utilizzerebbe in totale standby.

Evitare inutili dispersioni di calore e fare docce brevi

Per impostare al massimo i criteri di risparmio energetico dei pc basta anche mettere in stop i dischi rigidi quando inutilizzati, spegnere lo schermo dopo alcuni minuti di inutilizzo, e regolare la luminosità dello schermo. Ma come evitare inutili dispersioni di calore, soprattutto quando l’impianto di riscaldamento è acceso? Semplice, basta arieggiare la casa solo per pochi minuti per stanza. E come consumare meno acqua? Innanzitutto, abituarsi a fare docce brevi. Questo, riduce i consumi due volte, perché permette di risparmiare acqua e al contempo consumare meno gas.

Utilizzare la domotica e riscaldare una stanza alla volta

Con il controllo remoto e il timer, consiglia Italtherm, è possibile gestire gli impianti domestici in modo da utilizzare al meglio l’energia, e solo quando è davvero necessario. Un esempio di sistema per la gestione da remoto degli impianti domestici è l’Italtherm NetApp, che consente all’utente di gestire dal proprio smartphone l’impianto di riscaldamento e la temperatura della casa e di controllare le impostazioni dell’acqua calda sanitaria. Ovviamente, si può decidere di tenere i termosifoni spenti nelle stanze che non si frequentano per gran parte del giorno, limitandosi ad alzare la temperatura nella stanza che viene utilizzata come sede dello smart working. In questo caso è importante tenere la porta chiusa, in modo da evitare inutili dispersioni di calore.

Green economy, una risorsa per imprese, ambiente e occupazione

“Incoraggiare l’economia verde è un investimento non una spesa e la green economy è il nuovo eldorado dell’occupazione”. Ne è convinto Massimo Stronati, il presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi. Secondo il quale, convertire i rifiuti in risorse per le imprese e l’ambiente si può. La plastica raccolta, ad esempio, può dare vita a oggetti green “che possono essere inseriti tra gli acquisti della Pa”, spiega il presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi. Se degli oltre 170 miliardi di spesa annuale per la plastica se ne destinassero 20 all’acquisto di prodotti nati da plastica riciclata si potrebbe generare nuova occupazione. “Che tra filiera diretta e indiretta continua Stronati – creerebbe lavoro per circa 80 mila persone in meno di tre anni”.

Spesa pubblica e public procurement devono essere volano di sviluppo e ricchezza

“La spesa pubblica e il public procurement – sottolinea a ancora Stronati – possono e devono essere sempre più volano di sviluppo e moltiplicatore di ricchezza ed evitare la tentazione di internalizzare i servizi”. Oltre alle cifre, conta soprattutto la qualità della spesa, riporta Askanews. “Incoraggiare gli acquisti green” dice Stronati “fa bene alle imprese, all’economia e all’ambiente, se pensiamo che nello scenario di riscaldamento globale le stime dei danni da disastri climatici nei paesi del G20 sono pari a oltre il 4% del loro Pil”.

Entro il 2023 quasi 500 mila nuovi posti di lavoro

L’economia verde è quella del futuro, ma già oggi il suo valore è pari al 2,4% del Pil. I dati raccolti nel focus di Censis e Confcooperative dal titolo Smart & green, l’economia che genera futuro, mostrano come “da oggi al 2023 ogni cinque nuovi posti di lavoro creati dalle imprese attive in Italia uno sarà generato da aziende eco-sostenibili – si legge nel focus – oltre il 50% in più di quelli del digitale”. L’occupazione in ambito eco-sostenibile, considerando le stime di crescita del Pil italiano elaborate dal Fmi, e delle previsioni del Sistema informativo excelsior coprirebbe una quota del 18,9% del totale fino al 2023. In termini assoluti, il volume di lavoro con un profilo di competenze green sarebbe pari a 481 mila unità, poco meno di 100 mila all’anno, riferisce Ansa.
L’economia pulita orienta la crescita economica a livello globale
La transizione verso un’economia pulita “sta determinando una modifica strutturale all’interno dell’occupazione nei Paesi avanzati e in quelli emergenti – continua il rapporto di Censis e Confcooperative -. Il bisogno di competenze green e l’adozione di tecnologie nuove nel campo della sostenibilità stanno accompagnando la generale riconversione dei modi di produrre e l’orientamento della crescita economica a livello globale”.
Nel 2017 la stima economica degli effetti del cambiamento climatico ha raggiunto 290 miliardi di euro. “Evitare tali costi – commenta Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – potrebbe incrementare, entro il 2050% il Pil dei Paesi G20 del 4,7% netto”.