I COMPLEMENTI D’ARREDO CHE NON POSSONO MANCARE IN CASA

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Tutti noi abbiamo il piacere di arricchire e definire casa con soluzioni decorative che siano carine e originali. Questi sono quasi sempre pezzi piccoli o secondari, ma che portano familiarità e colore in ogni ambiente del nostro appartamento.

Tra l’altro gli accessori decorativi consentono effettivamente di cambiare l’aspetto degli interni di casa con un investimento anche relativamente piccolo, che rende questo tipo di personalizzazione alla portata di tutti. Ecco allora  alcune idee di complementi d’arredo che non possono mancare nella tua casa!

Tappeti e cuscini

Sicuramente arricchire casa con dei bei tappeti può essere una buona idea per apportare il tuo tocco di personalizzazione in più. Tappeti e cuscini infatti, giocano un ruolo di rilievo nel decorare e arricchire ogni stanza, in quanto sono in grado di fornire colore e comfort al resto dell’arredamento circostante. Se scelti adeguatamente, questi elementi sono in grado di rendere ogni stanza del tuo appartamento più calda e confortevole.

Copridivani

Il copridivano è un altro interessante accessorio in grado di aumentare il livello di colore e calore in casa. Un buon copridivano, ne esistono di ogni colore e texture, può anche consentirti di stare più al caldo quando fuori fa freddo. Inoltre essi forniscono all’intera stanza il colore necessario che tu avrai deciso di conferirle, considerando che puoi cercare di abbinarlo a quello di quadri e altri suppellettili presenti.

Vasi

 I vasi rappresentano un altro elemento chiaramente in grado di fornire del valore aggiunto ad ogni ambiente. Essi svolgono principalmente un ruolo che è duplice, in quanto da un lato aiutano a sorreggere piante e fiori, ma d’altra parte consentono di aggiungere all’ambiente un tocco in più di consistenza ed eleganza.

Sculture luminose

Le sculture luminose, oltre a rappresentare una manifestazione culturale e artigianale del laboratorio che le realizza, offrono un contributo molto valido ad ogni ambiente di casa. Chiaramente è bene scegliere con attenzione la zona di casa in cui esporle così che queste sculture possano “dialogare” perfettamente con gli altri arredi che si trovano nelle vicinanze, e soprattutto offrire una buona illuminazione.

Sfruttare i complementi qui citati ti consentirà di aggiungere agli ambienti in cui vivi quel tocco in più di personalizzazione e calore che stavi cercando, riuscendo a mostrare a tutti la tua cura per i dettagli e la ricerca delle soluzioni più congeniali.

IWM | Dispenser d’acqua per il tuo ufficio

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Bere il giusto quantitativo d’acqua è molto importante per garantire al corpo il livello di idratazione ottimale, che è fondamentale per il benessere dell’intero organismo ma non solo. È stato scientificamente dimostrato infatti, che una corretta idratazione riesce a far sì che la persona mantenga un livello di attenzione e concentrazione più alto, il che è molto importante per gli studenti ma soprattutto per quanti lavorano. Ecco il motivo per il quale sono sempre più gli uffici e le grandi aziende che decidono di offrire ai propri dipendenti la possibilità di bere così da potersi dissetare liberamente nel corso della giornata. Solitamente, la soluzione fino a qualche tempo fa più adottata era quella di ricorrere ai classici boccioni distributori d’acqua, ma questi presentano alcuni svantaggi da tenere in considerazione.

Il primo è legato alla qualità dell’acqua, che non è paragonabile a quella del rubinetto. Inoltre, l’acqua dei boccioni ha un costo al litro decisamente più elevato, e comporta notevoli problematiche per quel che riguarda lo stoccaggio ed il trasporto fino al piano in cui si desidera metterli in funzione. Oggi esiste finalmente l’alternativa più comoda e di qualità, per consentire a tutti di offrire ai propri dipendenti la possibilità di poter bere liberamente con dei costi più accessibili ed una logistica più semplice. La soluzione pratica ed efficace è rappresentata dai dispenser d’acqua per uso in ufficio descritti sul sito web https://aziende.iwmceasa.it dell’azienda IWM, i quali consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete idrica e la trattano eliminando ogni impurità, migliorandone il sapore e rendendola assolutamente equilibrata. Inoltre, l’acqua del rubinetto è notoriamente più economica rispetto quella dei boccioni, il che consente di avere nel luogo periodo un notevole risparmio considerando la grande quantità di acqua che ogni giorno viene mediamente consumata all’interno di un ufficio. IWM si occuperà anche della manutenzione periodica dell’impianto, liberando così i gestori da questo tipo di incombenza, che oltre ad essere conveniente è anche facile da usare.

Faretti da incasso: una soluzione moderna e di design

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I faretti da incasso sono una soluzione oggi particolarmente apprezzata sia per illuminare ambienti interni che esterni, per la loro innata capacità di conferire un design particolarmente moderno al contesto nel quale vengono inseriti e per la loro grande adattabilità a qualsiasi tipo di arredo e stile. L’elemento che sorregge le lampade viene prodotto solitamente in metallo o gesso, tenendo conto che tale materiale dovrà resistere al calore che la lampada sarà in grado di sviluppare. La luce che i faretti producono non è una luce diffusa ma al contrario questa è indirizzata verso punti specifici, il che consente di valorizzare arredi, complementi e angoli che altrimenti sarebbero stati semplicemente bui.

È possibile installarli su diverse tipologie di superfici, tipicamente i soffitti o i controsoffitti realizzati in cartongesso, ma anche mensole, pavimenti, legno, pareti e muretti. Una delle caratteristiche più importanti dei faretti da incasso è la loro capacità di “nascondersi” del tutto, il che avviene tipicamente quando vengono applicati sui controsoffitti, ed il gioco di luce che creano è realmente in grado di rendere unico e particolare ogni tipo di ambiente. Alcuni modelli realizzati in gesso possono anche essere verniciati dello stesso colore della parete o del controsoffitto, così da rendere la mimetizzazione veramente efficace e completa. I

ll loro impiego non si limita agli ambienti interni ma, al contrario, trova sempre più applicazione in giardino ed in tutti quegli ambienti in cui è possibile ottenere un collegamento alla rete elettrica. I faretti sono dunque in grado di valorizzare vialetti, muri perimetrali, muretti ornamentali, scale esterne e tutte le altre strutture che è comune avere in giardino. Si tratta dunque di una soluzione elegante e creativa, ottima per valorizzare ulteriormente gli ambienti in cui viviamo ed in grado di contribuire in maniera concreta a salvaguardare l’ambiente grazie ai suoi consumi ridotti.

Hotel, sempre più viaggiatori lo scelgono in base alla sostenibilità

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I viaggiatori di tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità e alle pratiche a favore dell’ecologia. Anche per quanto riguarda la scelta dell’albergo. Lo rivelano i risultati dell’ultimo studio Sustainable Travel Report, condotto su su scala globale dal portale di prenotazioni Booking.com.

Viaggi green, un trend in costante crescita

Lo studio evidenzia come il trend dei viaggi green sia in continua crescita. La maggior parte dei viaggiatori (l’87%) infatti dichiara di voler viaggiare in modo sostenibile e circa 4 su 10 (39%) confermano di farlo sempre o quasi sempre. Tuttavia, il 48% sostiene di non riuscire a viaggiare mai (oppure solo raramente) in modo sostenibile. Insomma, questo significa che c’è ancora  da fare per trasformare il trend dei viaggi green in una realtà certa e disponibile per tutti, in ogni parte del mondo.

Alloggio, meglio ecosostenibile anche se costa un po’ di più

Sebbene l’idea di “viaggio sostenibile” sia personale,  circa la metà dei viaggiatori (46%) associa questa idea a soggiorni in strutture eco-friendly o green. I motivi principali che spingono a scegliere questo tipo di soggiorno sono abbattere l’impatto negativo sull’ambiente (40%), vivere un’esperienza davvero locale (34%) e il voler fare la scelta giusta rispetto all’alloggio dove si soggiorna (33%). Rispetto alle previsioni future, la tendenza è destinata a crescere: oltre due terzi (68%) dei viaggiatori afferma di voler soggiornare in una struttura ecosostenibile nel 2018, una percentuale in netta crescita rispetto al 2017 (65%) e al 2016 (62%). Ancora, scende la percentuale dei viaggiatori che non ha preso in considerazione un soggiorno eco-friendly perché non al corrente dell’esistenza di questa tipologia di viaggio. Molto interessante è anche notare che circa due terzi dei viaggiatori (67%) sono disposti a spendere almeno il 5% in più per assicurarsi che il viaggio abbia il minore impatto possibile sull’ambiente.

Stessa ideologia anche per i viaggiatori business

La voglia di viaggiare green non riguarda però soltanto i “vacanzieri”, ma anche gli uomini d’affari che viaggiano per lavoro. Oltre la metà dei businessman intervistati (il 52%), infatti, afferma di voler fare scelte più eco-compatibili. I viaggiatori d’affari ricercano anche alberghi o location più green, e già il 69% intende soggiornare in una ricettiva eco-friendly il prossimo anno.

Pratiche eco da adottare subito in albergo

Ci sono dei comportamenti green e allo stesso tempo “economici” che gli alberghi, di qualunque categoria, possono mettere in atto con estrema facilità e budget contenuti a fronte di un grande beneficio. Ad esempio, adottare nei bagni delle camere – così come degli spazi comuni – asciugamani elettrici assicura un notevole risparmio in termini di consumi, sprechi, carta o lavaggi inquinanti di teli tradizionali.  Ad esempio, con un solo asciugamano elettrico prodotto in esclusiva da Mediclinics, è possibile risparmiare mediamente 24 alberi in 16 anni e preservare l’ambiente. Inoltre, si tratta di una strada conveniente anche per il titolare di hotel, ostelli o ristoranti: con l’asciugamani elettrico si paga solo al momento dell’acquisto, con un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto ad esempio all’uso della carta.

Cotini.it – Sistemi di rilevazione presenze

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Avere la possibilità di rilevare le presenze e gli orari di ingresso ed uscita dei dipendenti è una necessità comune a tantissime aziende o realtà commerciali di ogni tipo. Quando il numero dei lavoratori in sede è piuttosto numeroso, e si ritiene per questo necessario passare ad un sistema che consenta di registrare orari e presenze così da poter migliorare la gestione del personale, la soluzione più efficace da adottare è quella di ricorrere ad un sistema di ultima generazione che possa rilevare i movimenti in entrata ed in uscita dei dipendenti in maniera rapida ed infallibile.

Cotini srl è una azienda che progetta e commercializza sistemi di rilevazione presenze e controllo degli accessi, perfetti per soddisfare le esigenze di tutte quelle realtà che desiderano poter aver accesso a questo tipo di dati così da poter gestire al meglio le risorse. SferaCloud è ad esempio una delle soluzioni proposte da Cotini srl, un sistema progettato e sviluppato per far si da rendere più efficace e rapido il rilevare le presenze nonché la timbratura da parte dei dipendenti. Anche i lettori badget e biometrici di Cotini srl consentono di effettuare in maniera rapida la rilevazione delle presenze, sia mediante l’utilizzo del classico badge che per mezzo dell’avanzato sistema di riconoscimento utente tramite la biometria del viso o le impronte digitali, tra le prime aziende italiane ad investire nella tecnologia biometrica relazionata alla rilevazione di presenze.

Per realtà più piccole, o comunque con un numero limitato di dipendenti, il timbracartellini può comunque rappresentare a tutt’oggi la soluzione più adatta ed economica, e vi sono diverse tipologie di modelli in pronta consegna tra i quali poter scegliere. È possibile usufruire della consulenza di un esperto Cotini srl per individuare il prodotto più adatto alle necessità della propria azienda, o per richiedere un preventivo personalizzato su misura.

Digitale e sostenibilità, la ricetta delle aziende per superare la crisi

Come superare la crisi economica conseguente alla pandemia? Secondo uno studio di Accenture, dal titolo The European Double Up: A twin strategy that will strengthen competitiveness, presentato nella cornice di Davos 2021, le aziende europee che accelerano sulla transizione digitale e sostenibile saranno le prime a superare la crisi causata dal Covid.

Allo stesso tempo, però, “le aziende prevedono di impiegare mediamente 18 mesi prima di ritornare ai livelli di redditività pre-pandemia”, riporta lo studio. Secondo i dati, infatti, il 49% delle aziende del Vecchio Continente registra ricavi e profitti in calo negli ultimi 12 mesi e non prevede miglioramenti nel prossimo anno, mentre, il 19% segna ottimi risultati finanziari ma prevede una crescita negativa in termini di ricavi e profitti. Ci sono poi i cosiddetti “leader di domani” (32%), che prevedono di realizzare un incremento dei profitti nei prossimi 12 mesi.

Investire nell’AI e nel cloud

“Le aziende pioniere nell’adozione del digitale e nell’implementazione di azioni di sostenibilità – spiega il report – hanno probabilità 2,5 volte maggiori rispetto alle altre di recuperare più rapidamente e uscire rafforzate da questa crisi”. A investire sia nella trasformazione digitale sia nella sostenibilità è il 45% delle aziende intervistate. In particolare, il 40% punta su ingenti investimenti nell’AI, il 37% nel cloud e il 31% sta riorientando i propri investimenti su modelli di business orientati alla sostenibilità, riferisce Ansa.

Italia e Spagna le più pessimiste

Lo studio rileva anche che il 45% delle aziende europee prevede di realizzare i propri obiettivi di crescita per il 2021. Le aziende del Regno Unito, Francia e Germania sono tra le più ottimiste, mentre le aziende italiane e spagnole sono le più pessimiste, con rispettivamente il 34% e il 31% di previsione di realizzare i propri obiettivi di crescita per il 2021.
“Anche le aziende che riconoscono le opportunità che derivano dall’accelerare la propria transizione al digitale e alla sostenibilità incontrano degli ostacoli nei diversi stadi del percorso verso la twin transformation – commenta Fabio Benasso, presidente e AD Accenture Italia -. Fra le maggiori sfide, troviamo sicuramente la definizione di un modello di business efficace per realizzare prodotti sostenibili, la liberazione di risorse e la capacità di passare rapidamente da progetti pilota a iniziative su grande scala che coinvolgono l’intera società”.

Unire le risorse per trasformare le applicazioni tecnologiche in pratiche sostenibili

Lo studio illustra anche gli step che un’azienda deve compiere per superare questi ostacoli e portare a termine la twin transformation. Innanzitutto è necessario favorire modelli di business ecosistemici, orientati alla sostenibilità e abilitati dalla tecnologia, ma è importante anche unire le risorse per trasformare le applicazioni tecnologiche in pratiche sostenibili. È poi essenziale guidare, abilitare e coltivare il talento. I leader della twin transformation si assumono la responsabilità di garantire il continuo livello di occupazione delle proprie risorse, impegnandosi nella riqualificazione e nell’aggiornamento continuo delle competenze, riporta CorCom.

Cresce la mobilità su 2 ruote, ma attenzione alla sicurezza e al divario Nord-Sud

All’interno dell’agenda politica delle città italiane la mobilità su due ruote è in graduale ascesa. Ma è ancora troppo lenta ed è accompagnata da due campanelli d’allarme, la sicurezza degli utenti della strada e il profondo divario fra le misure finora messe in campo al Nord rispetto al Sud del Paese. È il risultato del quinto rapporto dell’Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente, ed elaborata dalla società di consulenza Ambiente Italia. In particolare, l’Osservatorio ha rivolto un questionario a 104 municipi, a cui quest’anno hanno risposto 79 amministrazioni.

Aumenta l’accessibilità, ma anche le vittime della strada

Dalla ricerca, i cui dati si riferiscono al 2019, emerge l’aumento di piste ciclabili, ciclopedonali, zone 20 e 30 km/h (+6% rispetto al 2018), la crescita della possibilità di accesso delle biciclette alle corsie riservate ai mezzi pubblici, e il numero di Comuni con postazioni di interscambio bici nelle stazioni ferroviarie. Risultano infatti in calo le città in cui non è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici, e quelle dotate di un servizio di bike sharing, che passano dal 57% del 2018 al 53% del 2019. Desta però preoccupazione che 253 delle 3.173 vittime della strada del 2019 siano stati ciclisti, scrive Ansa. Un numero in aumento del 15% rispetto al 2018.

Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale

Secondo il rapporto Focus2R il tema della sicurezza sta però progressivamente entrando nei programmi dei municipi. Il 48% dei Comuni intervistati considera infatti il miglioramento della sicurezza stradale una priorità molto alta o alta. Mentre al contempo sembra che i Comuni stiano abbassando la guardia sui motociclisti, con i due principali strumenti di pianificazione della mobilità urbana (PUM e PGTU), che nel 59% dei casi non considera la loro sicurezza una priorità.

“Appare evidente che ci sia ancora molto da fare, in particolare per la sicurezza degli utenti – commenta il presidente di Ancma, Paolo Magri –. Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale, resa viva anche dalle conseguenze della pandemia, che hanno esaltato alcune peculiarità delle due ruote come la fruibilità, la sostenibilità ambientale, il distanziamento e la velocità negli spostamenti”.

Potenziare la sharing mobility

“L’industria delle due ruote è pronta ad affrontare questo percorso e la sfida della mobilità elettrica, pur nella consapevolezza delle difficoltà che questo percorso comporta”, aggiunge Magri. Il parere di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, è che vi sia in atto “un vero e proprio cambiamento delle abitudini, ma restano evidenti le solite emergenze. Tra collisioni stradali e inquinamento urbano nel 2019 sono morte più di 83.000 persone, per un costo sociale che l’Istat stima in 16,9 miliardi di euro, l’1% del Pil nazionale”. Secondo Ciafani, “un primo passo potrebbe essere il rifinanziamento del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale per progetti di mobilità dolce, cofinanziati dagli enti locali, e potenziare il trasporto ferroviario regionale, il trasporto pubblico locale e la sharing mobility”.

È arrivato lo Sportello unico digitale per i consumatori europei

Un nuovo strumento per cittadini e imprese europee che vogliono muoversi liberamente nel mercato unico: dal 12 dicembre lo Sportello unico digitale è online sul portale La tua Europa. Il nuovo strumento darà modo a tutti i cittadini di accedere online ai servizi della Pubblica Amministrazione. In particolare, l’iniziativa mira a offrire un servizio di qualità mettendo a disposizione tutte le informazioni aggiornate, comprensibili e ben strutturate, che forniscano i riferimenti normativi essenziali e i contatti per l’eventuale assistenza o risoluzione dei problemi.

Si completa il progetto inaugurato l’11 dicembre 2018 del Single Digital Gateway

Con lo Sportello unico digitale si completa così il progetto inaugurato due anni fa, l’11 dicembre 2018. Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2018/1724 prendeva vita l’iniziativa del Single Digital Gateway (Sportello unico digitale). L’obiettivo era, e rimane, quello di fornire a cittadini e imprese della Ue un unico punto di accesso attraverso cui ricevere informazioni sulle regole vigenti a livello nazionale ed europeo in materia di impresa, lavoro e pensione, istruzione, salute, viaggi, gestione dell’impresa e tassazione. E ricevere assistenza per la fruizione delle informazioni e delle procedure.

La concretizzazione del Mercato unico europeo

Ma il progetto Single Digital Gateway non si ferma, ed è destinato ad ampliarsi. Entro il 2023 sarà infatti possibile gestire online più di venti procedure amministrative, come certificati di nascita, dichiarazioni dei redditi e iscrizioni all’università. E per garantire ai cittadini un costante miglioramento, e una continua implementazione, sarà possibile fornire anche feedback sulla qualità delle informazioni o del servizio ricevuti. “Lo Sportello digitale unico rappresenta una delle più significative concretizzazioni degli obiettivi del Mercato unico europeo – dichiara Maria Pisanò, direttrice del Centro europeo consumatori Italia -. Grazie al Mercato unico i cittadini europei possono beneficiare di un’ampia scelta di beni e servizi, decidere di lavorare o studiare oltre confine, ma è chiaro che tale libertà può essere esercitata appieno solo se vi è consapevolezza e facilità di accesso a informazioni e procedure”.

Il collegamento diretto alla rete dei Centri europei nazionali Ecc-Net

Lo Sportello unico digitale rappresenta quindi lo strumento ideale che abbatte ulteriormente le barriere. “Sarà sufficiente accedere a una pagina web per essere reindirizzati ai servizi più idonei alle nostre necessità di utenti – aggiunge Pisanò – e la lingua non sarà più un problema, perché le informazioni verranno fornite anche in inglese oltre che nella lingua nazionale di ciascun Paese”.

La rete dei Centri europei dei consumatori Ecc-Net, di cui il Centro italiano è il punto di contatto nazionale, rappresenterà un collegamento diretto allo sportello, “a testimonianza e riconoscimento del grande apporto nell’assistenza al consumatore – continua la direttrice del Centro europeo consumatori Italia – e del significativo ruolo svolto nei primi quindici anni di attività”.

La geografa del Superbonus, al Sud il 52,7% di richieste

Il Superbonus 110% ha riscosso interesse in tutte le aree del Paese, con 21 milioni di italiani che, secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, hanno intenzione di usufruire dell’agevolazione. A variare però è la distribuzione geografica di quanti hanno intenzione di approfittare della misura. A fronte di una media nazionale del 48,6% i cittadini più interessati a usufruire del bonus sembrano infatti essere quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole, dove il 52,7% dichiara di avere intenzione di avvalersi dell’agevolazione, mentre i “meno interessati” sembrano essere i residenti nel Nord Ovest, dove la percentuale è pari al 45,1%. Vivono invece prevalentemente al Nord Est gli italiani che pur interessati hanno scelto di rinunciare per l’eccessiva burocrazia connessa alla richiesta, l’8,7% rispetto al 7,1% rilevato a livello nazionale.

L’intervento più diffuso? L’isolamento termico degli edifici

A cambiare è anche la tipologia di immobile sottoposta a intervento. Nelle regioni del Nord saranno interessati dai lavori soprattutto i condomini, in particolare nel Nord Ovest dove la percentuale raggiunge il 65%. Le case unifamiliari sono invece ubicate soprattutto nel Sud Italia (37%), mentre le unità immobiliari in case bi o tri familiari sono presenti prevalentemente nel Nord Est (14,3%). Anche la tipologia di intervento varia a seconda della zona di residenza, e molto spesso rispecchia le caratteristiche degli immobili nelle differenti aree del Paese. Se è vero che l’intervento più diffuso sarà l’isolamento termico degli edifici (58,2%) a livello territoriale questo tipo di intervento raggiunge il 63,4% tra i residenti nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole, mentre i meno interessati a questi lavori sono i residenti nel Nord Ovest (52,1%).

Varia la tipologia di intervento

Le caratteristiche del territorio influiscono in maniera importante sulle tipologie di intervento, e non sorprende che i lavori di miglioramento antisismico siano più diffusi nelle regioni del Centro Italia (10%), rispetto a quelle del Nord Ovest (2,8%). La sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con impianti centralizzati per il riscaldamento, raffreddamento o fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, riguarderà invece in prevalenza il nord del Paese, con percentuali che arrivano al 39,1% tra i residenti nel Nord Est e al 45,1% nel Nord Ovest.

Diverse le modalità con cui usufruire dell’agevolazione

A variare a seconda dell’area di residenza è anche la modalità con la quale usufruire del Superbonus. A livello nazionale, il 47,4% ha intenzione di cedere il credito di imposta alla banca o altri soggetti, il 42,5% detrarrà l’importo direttamente dalla dichiarazione dei redditi, e il 20% usufruirà dello sconto in fattura, ma le percentuali cambiano da regione a regione. La cessione del credito, ad esempio, sembra interessare particolarmente i residenti del regioni del Nord Ovest (53%), la detrazione dalla dichiarazione dei redditi verrà utilizzata più frequentemente nel Centro Italia (45,9%), e lo sconto in fattura sarà chiesto prevalentemente nel Centro (27,6%) e al Meridione (23,1%).

Cresce il broadband, sotto il 42% le linee in rame

A fine giugno 2020 nella rete fissa gli accessi complessivi si sono ridotti di circa 100 mila unità rispetto al trimestre precedente e di quasi 370 mila unità rispetto a giugno 2019. Significativi anche i cambiamenti nella composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio. Infatti, se nel giugno 2016 l’86,5% degli accessi alla rete fissa era in rame, dopo quattro anni questi sono scesi al 41,2%, con una flessione di 9,4 milioni di linee. Allo stesso tempo sono sensibilmente aumentati gli accessi tramite tecnologie qualitativamente superiori. In particolare quelle in tecnologia FTTC (+7,05 milioni di unità), FTTH (+1,06 milioni mila) e FWA (+ 620 mila).

Aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione

Si tratta di alcuni dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dal quale emerge anche come le linee FTTH per la prima volta abbiano superato quelle in tecnologia FWA (1,46 contro 1,42 milioni). Tale dinamica si riflette in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate dalle imprese: in quattro anni le linee con velocità pari o superiore ai 30 Mbit/s sono passate infatti da meno dell’11% al 62% del totale delle linee broadband e ultrabroadband, il cui quadro competitivo vede Tim quale maggiore operatore con il 42,2%, seguito da Vodafone (16,6%), Fastweb (15,1%) e da Wind Tre (13,8%).

Sim, -900 mila in un anno

Nel segmento della rete mobile, le sim complessive (103,6 milioni a giugno 2020) risultano su base annua in flessione di circa 900 mila unità. In particolare, le sim M2M sono cresciute di 2,8 milioni, mentre quelle “solo voce” e “voce+dati” si sono ridotte di 3,6 milioni di unità. Tim si conferma market leader (29,4%), seguita da Vodafone (28,9%) e Wind Tre (26,4%) mentre Iliad rappresenta il 6,0% del mercato. Considerando il solo segmento delle sim “human”, ovvero escludendo le M2M, Iliad raggiunge l’8%, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 2,8 punti percentuali su base annua, rimane il principale operatore, con il 28,8%.

Prosegue la crescita della larga banda mobile

Prosegue poi a ritmi sostenuti la crescita della larga banda mobile. Nei primi 6 mesi del 2020 oltre il 70% delle linee human ha effettuato traffico dati, con un consumo medio unitario mensile di dati stimabile in circa 9,1 GB/mese in crescita del 58% rispetto a giugno 2019. Analizzando i dati di utilizzo di internet, nel mese di giugno 2020 43 milioni di utenti medi giornalieri hanno navigato in rete per un totale di 64 ore di navigazione mensile a persona. Per quanto riguarda l’audience dei principali social network, Facebook, con quasi 37 milioni di utenti unici e una contrazione su base trimestrale del 4%, si conferma la principale piattaforma utilizzata dagli utenti.

Gli effetti positivi della natura sui bambini secondo il Wwf

Giocare in spazi aperti, a contatto con la natura, è un formidabile anti-stress e ansiolitico, stimola la socialità, favorendo l’autonomia, l’interazione tra pari,migliora l’autostima e perfino il QI. Raccogliendo le evidenze scientifiche e pedagogiche più recenti il Wwf ha stilato i 10 fattori che nei bambini vengono migliorati o sviluppati dal contatto con la natura. I benefici del contatto con la natura riassunti dal Wwf in “10 cose che non sai” partono dal benessere e l’autodisciplina, ma arrivano anche alla riduzione dei disturbi depressivi e dei comportamenti problematici.

QI più alto per chi gioca nel verde

L’intelligenza è uno dei fattori più influenzati dalla vita in un ambiente ricco di verde. Secondo uno studio effettuato in Belgio il rafforzamento del QI è uno degli effetti positivi del crescere in spazi urbani ricchi di verde, riporta Adnkronos. Su 620 bambini di età compresa tra i 10 e 15 anni un aumento del 3% del verde del loro quartiere ha incrementato in media 2,6 punti il loro punteggio nel QI, un fatto osservato nelle aree agiate come in quelle più disagiate. La causa è incerta, ma potrebbe essere legata a livelli di stress inferiori a cui sono sottoposti i bambini che giocano in aree verdi, alla maggiore attività ludica e di contatto sociale, o semplicemente al vivere in un ambiente più tranquillo.

Dispensare “dosi” di natura migliora i disturbi comportamentali

Anche nella gestione di particolari disturbi in aumento tra i minori, tra cui l’Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) si nota un miglioramento dispensando ai ragazzi “dosi” di natura. Infatti, nei bambini che vivono in prossimità di aree verdi il volume della corteccia prefrontale e premotoria, le regioni cerebrali implicate nella memoria di lavoro e nei meccanismi di mantenimento dell’attenzione, è maggiore. Altri aspetti importanti nella crescita e sviluppo dei bambini sono l’empatia e la creatività. Ripristinare il contatto con la natura soddisfa un bisogno innato per cui si prova fascinazione ed empatia rispetto ad altre forme di vita.

Rafforzare il senso di appartenenza a una comunità sana

La socio-biologia ha dimostrato che i bambini che giocano a contatto con la natura sono più creativi e collaborativi: vivere e giocare nel verde rafforza il senso di appartenenza a una comunità sana.

Non sono però solo le ricerche a testimoniarne i benefici, ma i bambini stessi. In un report pubblicato dal Wildlifetrusts sulla relazione Bambini e Natura, dopo aver trascorso il loro tempo in ambiente naturale il 90% dei bambini ha imparato qualcosa di nuovo sul mondo naturale, l’84% ritiene di essere capace di cose nuove quando ci prova, il 79% pensa che l’esperienza possa aiutare il proprio lavoro scolastico, e il 79% si è sentito più sicuro di sé.

Immobiliare, in Italia i prezzi della abitazioni in aumento nel secondo trimestre 2020

Anche in tempi di Covid il mercato immobiliare italiano non si ferma. O meglio, non si ferma il trend in salita dei prezzi. A dichiararlo è l’Istat che, in base alle stime preliminari, rileva che nel secondo trimestre 2020 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, aumenta del 3,1% rispetto al trimestre precedente e del 3,4% nei confronti dello stesso periodo del 2019 (era +1,7% nel primo trimestre 2020). Nel report di legge che “L’aumento tendenziale dei prezzi delle abitazioni, il più ampio da quando è disponibile la serie storica dell’IPAB, è attribuibile sia ai prezzi delle abitazioni nuove (+2,7%) sia a quelli delle esistenti (+3,7%), entrambi in accelerazione rispetto al trimestre precedente (erano rispettivamente +1,0% e +1,9%)”.

Andamento diverso per le compravendite

Lo stesso, però, non si può dire delle compravendite: l’andamento dei prezzi, ricorda l’Istituto di Statistica, avviene in un momento di di netta contrazione dei volumi di compravendita (-27,2% la variazione tendenziale registrata nel secondo trimestre del 2020 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale dopo il -15,5% del primo trimestre). Il calo è imputabile alle misure adottate per il contenimento del Covid-19 che hanno drasticamente limitato la possibilità di stipulare i rogiti notarili soprattutto nel mese di aprile.

“La marcata crescita dei prezzi delle abitazioni consolida il trend che aveva iniziato a manifestarsi nella seconda parte del 2019 e fa riferimento a contratti siglati tra aprile e giugno ma le cui condizioni si sono perfezionate per lo più prima del lockdown” precisa il rapporto. “Il drastico calo del numero di compravendite di immobili residenziali ha riguardato la prima parte del trimestre in esame ed è stato in larga parte riassorbito a giugno, senza prefigurare, quindi, per ora, un calo generalizzato e persistente della domanda tale da influenzare l’andamento dei prezzi (di per sé molto vischiosi rispetto ai volumi) nel breve periodo”.

Aumenti maggiori al Nord

Anche se i prezzi delle abitazioni registrano tassi tendenziali positivi in tutte le ripartizioni geografiche, è nel Settentrione che il fenomeno è più rilevante. Il Nord-Ovest e il Nord-Est mostrano infatti aumenti marcati (rispettivamente +5,5% e +4,1%); seguono il Sud e Isole (+2,3%) mentre il Centro si attesta su un tasso di crescita più basso (+0,9%). Anche su base congiunturale si registra ovunque un’ampia crescita dei prezzi delle abitazioni. A Milano accelera ulteriormente la crescita su base annua dei prezzi delle abitazioni (+15,9%). I prezzi aumentano, ma in misura più contenuta, anche a Torino (+1,8%) e a Roma (+1,3%).

Più spiati durante il lockdown, +50% di stalkerware e spyware

Durante e dopo il lockdown, rispetto ai mesi di gennaio e febbraio 2020, è aumentato del 51% l’uso di stalkerware e spyware, ma anche la diffusione di app relative al Covid-19 progettate allo scopo di spiare gli utenti e raccogliere informazioni. A lanciare l’allarme sono i ricercatori spyware e stalkerware della società di sicurezza Avast, che hanno raccolto i dati riferiti al periodo compreso tra marzo e giugno 2020 confrontandoli con quelli dei due mesi precedenti.

Una categoria di malware domestico dalle implicazioni inquietanti e pericolose

Gli spyware sono software malevoli che consentono di tracciare la posizione di qualcuno, accedere a foto e video personali, intercettare e-mail, messaggi e comunicazioni di app come WhatsApp e Facebook, ma anche intercettare telefonate, ed effettuare registrazioni nascoste di conversazioni su Internet. Ovviamente, all’oscuro dell’utente spiato e senza il suo consenso. Oltre allo spywere, è in aumento anche l’utilizzo di stalkeware. “Una categoria di malware domestico in grande crescita, che ha implicazioni inquietanti e pericolose – spiega Jaya Baloo di Avast -. Mentre gli spyware e gli infostealer cercano di rubare dati personali, lo stalkerware è diverso perché ruba la libertà fisica e online della vittima”.

“Un contesto in cui il numero di casi di violenza domestica è aumentato costantemente”

Lo stalkerware “Solitamente viene installato segretamente sui telefoni cellulari da coniugi, ex-partner, cosiddetti amici e persino genitori preoccupati”, continua Jaya Baloo. Si tratta di un software che traccia la posizione fisica della vittima, monitora i siti visitati su Internet, i messaggi di testo e le telefonate, minando la libertà fisica e online di una persona. Questo, sottolinea ancora Jaya Baloo, avviene “In un contesto in cui in tutto il mondo il numero di casi di violenza domestica è aumentato costantemente durante il lockdown. e ciò rispecchia anche quello che è successo nel mondo digitale”.

Proteggere il telefono da qualsiasi accesso fisico non autorizzato

Oltre all’intera gamma di spy e stalkerware, riporta Ansa, Avast ha individuato anche una serie di app relative al Covid-19 progettate anch’esse per spiare gli utenti. Si tratta di app che hanno raccolto più informazioni di quelle necessarie per funzionare. Per difendersi da intrusioni malevole nei propri dispositivi gli esperti di Avast consigliano di proteggere il telefono da qualsiasi accesso fisico non autorizzato. Gli smartphone vengono spesso lasciati non protetti, senza blocco dello schermo tramite impronte digitali o codici pin, il che rende semplice installare segretamente lo stalkerware senza essere notati. L’installazione di un’app stalkerware su un dispositivo può richiedere infatti meno di un minuto. Un buon antivirus mobile inoltre tratterà lo stalkerware e darà la possibilità di rimuoverlo.

Si alza la soglia dell’anzianità

Se negli anni ’60 si diventava anziani al 65° compleanno e nel 1980 un uomo era anziano a 66 anni e una donna a 70, nel 2000 l’anzianità arrivava a 70 anni per gli uomini e 74 per le donne. E oggi? A 65 anni ci si sente e si è considerati ancora nel pieno del benessere psico-fisico. L’età anagrafica quindi non è più indicativa della terza età. Il merito è soprattutto dell’aspettativa di vita, che si è allungata, per cui oggi un uomo è anziano da 73 anni e una donna da 76. E stando alle previsioni, nel 2060 si potrebbe arrivare rispettivamente a 76 per gli uomini e a 79 per le donne. L’analisi è contenuta nel Rapporto annuale dell’Istat, che nel capitolo dedicato alle condizioni di vita degli anziani rileva anche come non valga più nemmeno lo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza, considerate un peso per la società e le famiglie.

Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita

La qualità della vita, ovviamente, è correlata alle condizioni di salute. “Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita – scrive l’Istat – dimostrando di essere molto attivo, di avere una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta, a volte anche intensa”.

Nelle aree metropolitane vive “circa l’11,9% degli ultraottantenni, che hanno un livello di istruzione mediamente più elevato associato a una più intensa partecipazione sociale. L’88,5% prende parte ad attività culturali, il 93,9% si interessa di politica, oltre il 70% si dedica alla lettura ed è molto più attivo della media rispetto all’utilizzo di internet.

Gli anziani non sono gli stessi di una volta

Circa il 33% di questa fascia della terza età (cioè 2 milioni e 137 mila), gode inoltre di buona salute, risiede soprattutto nel Nord e dichiara risorse economiche ottime o adeguate. Quindi “esprime elevati livelli di soddisfazione per la vita nel complesso, frequenta gli amici assiduamente, ha una rete anche di parenti e e conoscenti su cui può contare in caso di bisogno”. In sostanza, sintetizza l’Istat, “gli anziani non sono gli stessi di una volta” e queste considerazioni offrono l’opportunità di valutarne meglio l’impatto progressivo dal punto di vista sociale ed economico.

Il 27% è in condizioni svantaggiate, soprattutto donne che vivono al Sud

Ma se in base all’aspettativa di vita l’Istat certifica che a 65 anni si è ancora giovani e a 80 sono in tanti a godere di un’ottima salute, c’è però anche una quota di anziani, pari al 27%, che si trova in condizioni svantaggiate. Si tratta di persone affette da una o più patologie croniche, con gravi limitazioni nelle funzioni e risorse economiche quasi sempre scarse o insufficienti. Sono coloro che vivono in piccoli centri, spesso in forte isolamento sociale, senza una rete di amici o di conoscenti su cui contare. Sono in prevalenza donne, vedove, che vivono nel Mezzogiorno.