I segreti dell’arredamento di lusso

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Arredamento di lusso, che passione! Riuscire a realizzare un arredamento di lusso è il sogno di tantissime persone. Per riuscire in questo obiettivo, è necessario che si seguano quelle che sono le nuove tendenze nell’ambito dell’interior design.

Il concetto che è alla base di un arredamento di lusso sta soprattutto nel fatto che questi elementi riescano a fare la differenza, dato che sono di altissima qualità.

Un arredo luxury infatti, deve tener conto di materiali di pregio, come i legni più particolari e resistenti, le pietre naturali. La scelta dei materiali di qualità è la base da cui partire che però va sintetizzata anche con scelte di tendenza, che non possono essere messe assolutamente in secondo piano.

Gli aspetti fondamentali dell’ arredamento di lusso

Un arredamento luxury è composto da accessori di alto prestigio spesso realizzati a mano da artigiani che conoscono bene questo settore. Si tratta di elementi in grado di soddisfare diversi tipi di esigenze.

Per realizzare tale tipo di arredi bisogna scegliere elementi ben precisi, soprattutto lavorati e tagliati con una precisione estrema, e adoperare creatività ed ingegno.

Un’altra cosa importante è che ogni aspetto e ogni mobile scelto venga percepito da chi lo osserva come una vera e propria opera d’arte. Scegliere per la propria casa un arredamento di lusso significa dare anche eccentricità all’ambiente.

Altre idee per un arredamento di lusso

Un ulteriore dettaglio che vale la pena prendere in considerazione è quello di abbellire lo spazio con le boiserie.

Si tratta di una tecnica decorativa per le mura con una copertura fatta di pannelli che possono essere in metallo, in ceramica e in legno magari pantografati, intarsiati, incisi o anche lisci.

Si tratta di un elemento che da sempre rispecchia l’alta borghesia. In più, è importantissimo anche puntare su un particolari effetti nei colori e nei materiali che, fusi insieme, devono dare un tocco di classe ad un intero ambiente.

I COMPLEMENTI D’ARREDO CHE NON POSSONO MANCARE IN CASA

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Tutti noi abbiamo il piacere di arricchire e definire casa con soluzioni decorative che siano carine e originali. Questi sono quasi sempre pezzi piccoli o secondari, ma che portano familiarità e colore in ogni ambiente del nostro appartamento.

Tra l’altro gli accessori decorativi consentono effettivamente di cambiare l’aspetto degli interni di casa con un investimento anche relativamente piccolo, che rende questo tipo di personalizzazione alla portata di tutti. Ecco allora  alcune idee di complementi d’arredo che non possono mancare nella tua casa!

Tappeti e cuscini

Sicuramente arricchire casa con dei bei tappeti può essere una buona idea per apportare il tuo tocco di personalizzazione in più. Tappeti e cuscini infatti, giocano un ruolo di rilievo nel decorare e arricchire ogni stanza, in quanto sono in grado di fornire colore e comfort al resto dell’arredamento circostante. Se scelti adeguatamente, questi elementi sono in grado di rendere ogni stanza del tuo appartamento più calda e confortevole.

Copridivani

Il copridivano è un altro interessante accessorio in grado di aumentare il livello di colore e calore in casa. Un buon copridivano, ne esistono di ogni colore e texture, può anche consentirti di stare più al caldo quando fuori fa freddo. Inoltre essi forniscono all’intera stanza il colore necessario che tu avrai deciso di conferirle, considerando che puoi cercare di abbinarlo a quello di quadri e altri suppellettili presenti.

Vasi

 I vasi rappresentano un altro elemento chiaramente in grado di fornire del valore aggiunto ad ogni ambiente. Essi svolgono principalmente un ruolo che è duplice, in quanto da un lato aiutano a sorreggere piante e fiori, ma d’altra parte consentono di aggiungere all’ambiente un tocco in più di consistenza ed eleganza.

Sculture luminose

Le sculture luminose, oltre a rappresentare una manifestazione culturale e artigianale del laboratorio che le realizza, offrono un contributo molto valido ad ogni ambiente di casa. Chiaramente è bene scegliere con attenzione la zona di casa in cui esporle così che queste sculture possano “dialogare” perfettamente con gli altri arredi che si trovano nelle vicinanze, e soprattutto offrire una buona illuminazione.

Sfruttare i complementi qui citati ti consentirà di aggiungere agli ambienti in cui vivi quel tocco in più di personalizzazione e calore che stavi cercando, riuscendo a mostrare a tutti la tua cura per i dettagli e la ricerca delle soluzioni più congeniali.

IWM | Dispenser d’acqua per il tuo ufficio

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Bere il giusto quantitativo d’acqua è molto importante per garantire al corpo il livello di idratazione ottimale, che è fondamentale per il benessere dell’intero organismo ma non solo. È stato scientificamente dimostrato infatti, che una corretta idratazione riesce a far sì che la persona mantenga un livello di attenzione e concentrazione più alto, il che è molto importante per gli studenti ma soprattutto per quanti lavorano. Ecco il motivo per il quale sono sempre più gli uffici e le grandi aziende che decidono di offrire ai propri dipendenti la possibilità di bere così da potersi dissetare liberamente nel corso della giornata. Solitamente, la soluzione fino a qualche tempo fa più adottata era quella di ricorrere ai classici boccioni distributori d’acqua, ma questi presentano alcuni svantaggi da tenere in considerazione.

Il primo è legato alla qualità dell’acqua, che non è paragonabile a quella del rubinetto. Inoltre, l’acqua dei boccioni ha un costo al litro decisamente più elevato, e comporta notevoli problematiche per quel che riguarda lo stoccaggio ed il trasporto fino al piano in cui si desidera metterli in funzione. Oggi esiste finalmente l’alternativa più comoda e di qualità, per consentire a tutti di offrire ai propri dipendenti la possibilità di poter bere liberamente con dei costi più accessibili ed una logistica più semplice. La soluzione pratica ed efficace è rappresentata dai dispenser d’acqua per uso in ufficio descritti sul sito web https://aziende.iwmceasa.it dell’azienda IWM, i quali consentono di prelevare l’acqua direttamente dalla rete idrica e la trattano eliminando ogni impurità, migliorandone il sapore e rendendola assolutamente equilibrata. Inoltre, l’acqua del rubinetto è notoriamente più economica rispetto quella dei boccioni, il che consente di avere nel luogo periodo un notevole risparmio considerando la grande quantità di acqua che ogni giorno viene mediamente consumata all’interno di un ufficio. IWM si occuperà anche della manutenzione periodica dell’impianto, liberando così i gestori da questo tipo di incombenza, che oltre ad essere conveniente è anche facile da usare.

Faretti da incasso: una soluzione moderna e di design

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I faretti da incasso sono una soluzione oggi particolarmente apprezzata sia per illuminare ambienti interni che esterni, per la loro innata capacità di conferire un design particolarmente moderno al contesto nel quale vengono inseriti e per la loro grande adattabilità a qualsiasi tipo di arredo e stile. L’elemento che sorregge le lampade viene prodotto solitamente in metallo o gesso, tenendo conto che tale materiale dovrà resistere al calore che la lampada sarà in grado di sviluppare. La luce che i faretti producono non è una luce diffusa ma al contrario questa è indirizzata verso punti specifici, il che consente di valorizzare arredi, complementi e angoli che altrimenti sarebbero stati semplicemente bui.

È possibile installarli su diverse tipologie di superfici, tipicamente i soffitti o i controsoffitti realizzati in cartongesso, ma anche mensole, pavimenti, legno, pareti e muretti. Una delle caratteristiche più importanti dei faretti da incasso è la loro capacità di “nascondersi” del tutto, il che avviene tipicamente quando vengono applicati sui controsoffitti, ed il gioco di luce che creano è realmente in grado di rendere unico e particolare ogni tipo di ambiente. Alcuni modelli realizzati in gesso possono anche essere verniciati dello stesso colore della parete o del controsoffitto, così da rendere la mimetizzazione veramente efficace e completa. I

ll loro impiego non si limita agli ambienti interni ma, al contrario, trova sempre più applicazione in giardino ed in tutti quegli ambienti in cui è possibile ottenere un collegamento alla rete elettrica. I faretti sono dunque in grado di valorizzare vialetti, muri perimetrali, muretti ornamentali, scale esterne e tutte le altre strutture che è comune avere in giardino. Si tratta dunque di una soluzione elegante e creativa, ottima per valorizzare ulteriormente gli ambienti in cui viviamo ed in grado di contribuire in maniera concreta a salvaguardare l’ambiente grazie ai suoi consumi ridotti.

Hotel, sempre più viaggiatori lo scelgono in base alla sostenibilità

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I viaggiatori di tutto il mondo sono sempre più attenti alla sostenibilità e alle pratiche a favore dell’ecologia. Anche per quanto riguarda la scelta dell’albergo. Lo rivelano i risultati dell’ultimo studio Sustainable Travel Report, condotto su su scala globale dal portale di prenotazioni Booking.com.

Viaggi green, un trend in costante crescita

Lo studio evidenzia come il trend dei viaggi green sia in continua crescita. La maggior parte dei viaggiatori (l’87%) infatti dichiara di voler viaggiare in modo sostenibile e circa 4 su 10 (39%) confermano di farlo sempre o quasi sempre. Tuttavia, il 48% sostiene di non riuscire a viaggiare mai (oppure solo raramente) in modo sostenibile. Insomma, questo significa che c’è ancora  da fare per trasformare il trend dei viaggi green in una realtà certa e disponibile per tutti, in ogni parte del mondo.

Alloggio, meglio ecosostenibile anche se costa un po’ di più

Sebbene l’idea di “viaggio sostenibile” sia personale,  circa la metà dei viaggiatori (46%) associa questa idea a soggiorni in strutture eco-friendly o green. I motivi principali che spingono a scegliere questo tipo di soggiorno sono abbattere l’impatto negativo sull’ambiente (40%), vivere un’esperienza davvero locale (34%) e il voler fare la scelta giusta rispetto all’alloggio dove si soggiorna (33%). Rispetto alle previsioni future, la tendenza è destinata a crescere: oltre due terzi (68%) dei viaggiatori afferma di voler soggiornare in una struttura ecosostenibile nel 2018, una percentuale in netta crescita rispetto al 2017 (65%) e al 2016 (62%). Ancora, scende la percentuale dei viaggiatori che non ha preso in considerazione un soggiorno eco-friendly perché non al corrente dell’esistenza di questa tipologia di viaggio. Molto interessante è anche notare che circa due terzi dei viaggiatori (67%) sono disposti a spendere almeno il 5% in più per assicurarsi che il viaggio abbia il minore impatto possibile sull’ambiente.

Stessa ideologia anche per i viaggiatori business

La voglia di viaggiare green non riguarda però soltanto i “vacanzieri”, ma anche gli uomini d’affari che viaggiano per lavoro. Oltre la metà dei businessman intervistati (il 52%), infatti, afferma di voler fare scelte più eco-compatibili. I viaggiatori d’affari ricercano anche alberghi o location più green, e già il 69% intende soggiornare in una ricettiva eco-friendly il prossimo anno.

Pratiche eco da adottare subito in albergo

Ci sono dei comportamenti green e allo stesso tempo “economici” che gli alberghi, di qualunque categoria, possono mettere in atto con estrema facilità e budget contenuti a fronte di un grande beneficio. Ad esempio, adottare nei bagni delle camere – così come degli spazi comuni – asciugamani elettrici assicura un notevole risparmio in termini di consumi, sprechi, carta o lavaggi inquinanti di teli tradizionali.  Ad esempio, con un solo asciugamano elettrico prodotto in esclusiva da Mediclinics, è possibile risparmiare mediamente 24 alberi in 16 anni e preservare l’ambiente. Inoltre, si tratta di una strada conveniente anche per il titolare di hotel, ostelli o ristoranti: con l’asciugamani elettrico si paga solo al momento dell’acquisto, con un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto ad esempio all’uso della carta.

Cotini.it – Sistemi di rilevazione presenze

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Avere la possibilità di rilevare le presenze e gli orari di ingresso ed uscita dei dipendenti è una necessità comune a tantissime aziende o realtà commerciali di ogni tipo. Quando il numero dei lavoratori in sede è piuttosto numeroso, e si ritiene per questo necessario passare ad un sistema che consenta di registrare orari e presenze così da poter migliorare la gestione del personale, la soluzione più efficace da adottare è quella di ricorrere ad un sistema di ultima generazione che possa rilevare i movimenti in entrata ed in uscita dei dipendenti in maniera rapida ed infallibile.

Cotini srl è una azienda che progetta e commercializza sistemi di rilevazione presenze e controllo degli accessi, perfetti per soddisfare le esigenze di tutte quelle realtà che desiderano poter aver accesso a questo tipo di dati così da poter gestire al meglio le risorse. SferaCloud è ad esempio una delle soluzioni proposte da Cotini srl, un sistema progettato e sviluppato per far si da rendere più efficace e rapido il rilevare le presenze nonché la timbratura da parte dei dipendenti. Anche i lettori badget e biometrici di Cotini srl consentono di effettuare in maniera rapida la rilevazione delle presenze, sia mediante l’utilizzo del classico badge che per mezzo dell’avanzato sistema di riconoscimento utente tramite la biometria del viso o le impronte digitali, tra le prime aziende italiane ad investire nella tecnologia biometrica relazionata alla rilevazione di presenze.

Per realtà più piccole, o comunque con un numero limitato di dipendenti, il timbracartellini può comunque rappresentare a tutt’oggi la soluzione più adatta ed economica, e vi sono diverse tipologie di modelli in pronta consegna tra i quali poter scegliere. È possibile usufruire della consulenza di un esperto Cotini srl per individuare il prodotto più adatto alle necessità della propria azienda, o per richiedere un preventivo personalizzato su misura.

Giovani italiane insicure dell’aspetto fisico. Body shaming e social sotto accusa

L’85% delle donne italiane tra i 18 e i 24 anni si sente insicura del proprio aspetto fisico, e il 68% affida la propria autostima al giudizio degli altri. Colpa del body shaming, il principale accusato dell’insicurezza che dilaga tra le donne più giovani.  Queste alcune evidenze emerse da un’indagine realizzata dall’Istituto di Ricerca Eumetra per Kérastase in merito all’autostima e la libera espressione di sé e della propria diversità. 
La ricerca è parte del progetto Kérastase #ManifestYourGreatness, che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere un messaggio di inclusione e accettazione di sé, anche attraverso il sostegno dei centri antiviolenza della Fondazione Pangea.

Estremamente influenzate dai canoni estetici imposti dai social media

Il 96% delle donne italiane cita però almeno un elemento di soddisfazione di sé, soprattutto tra gli aspetti che caratterizzano la personalità, come il carattere (52%), le relazioni personali e sociali (53%), il lavoro e l’istruzione (45%). Rispetto a una media nazionale che si attesta intorno al 70%, l’85% delle ragazze tra i 18 e 24 anni però si sente insicura a causa del proprio corpo. Questo perché risultano estremamente influenzate dai canoni estetici imposti dai social media (69%), e quasi la metà di loro (42%) non si sente accettata dalla società in cui vive e affida la propria autostima al giudizio degli altri (68%). Ma se i social da una parte influenzano le donne italiane sui canoni di bellezza, dall’altra risultano un valido alleato per il superamento delle proprie insicurezze (85%).

Il body shaming e la discriminazione

Quanto al body shaming, il 73% delle intervistate afferma di avere assistito in maniera diretta o indiretta a episodi di discriminazione, e tra le motivazioni più diffuse torna prepotente l’aspetto fisico (57% del campione e 66% tra le giovani), seguito dall’orientamento sessuale (32% del campione). Ma cosa fare per arginare il body shaming? Il primo passo è partire dal nucleo familiare (54%) che dovrebbe agire con una adeguata educazione. Rilevante però è anche la richiesta di una maggiore sensibilizzazione da parte della scuola (37% delle giovani), il luogo relegato agli ultimi posti come contesto in cui le giovani donne si sentono accettate (9%) e supportate nel superamento delle insicurezze (2%).

La scuola deve supportare i giovani nella fiducia in sé stessi

La scuola però è ancora un contesto dove si può fare molto di più per abbattere le barriere della diversità, combattere il body shaming e supportare le nuove generazioni nella fiducia in sé stessi, riporta Adnkronos. In ogni caso, l’indagine restituisce una fotografia delle donne ancora fortemente limitate nella propria accettazione, soprattutto le più giovani.
“E ci ha confermato quanto i social – spiega Ana Mesquita, General Manager Kérastase Italia – se da un alto impongono canoni di bellezza perfetta e spesso irraggiungibile, dall’altro possono essere potenti alleati per il superamento di alcune barriere grazie alla condivisione delle proprie esperienze”.

La condizione economica del Paese e quella familiare nel rapporto Eurispes

Rispetto al futuro dell’economia del nostro Paese negli italiani prevale un sentimento di pessimismo: il 53,4% si dice convinto che nei prossimi dodici mesi la situazione è destinata a peggiorare. Ma nonostante i giudizi negativi espressi sull’andamento dell’economia del Paese nel 42,4% dei casi gli italiani riferiscono che la propria situazione economica negli ultimi dodici mesi è rimasta invariata.

Secondo le rilevazioni dell’Eurispes nell’ultimo anno otto italiani su dieci (79,5%) avvertono un peggioramento netto (54,4%) o in parte (25,1%) dell’economia nazionale. L’11,6% ritiene che la situazione sia rimasta stabile, e solo il 3,8% indica un leggero (2,9%) o un netto (0,9%) miglioramento.

Le difficoltà incontrate dalle famiglie

Rispetto al passato sono diminuite le famiglie che devono utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese (37,1%) e aumentate quelle che dichiarano di arrivare senza grandi difficoltà a fine mese (44,3%) e di riuscire a risparmiare (27,6%). Tutti segnali positivi, se non ci fosse la tendenza opposta per quanto riguarda l’incremento di coloro che hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo (38,2%) e l’affitto (47,7%).

Aumentano di poco invece le percentuali di quanti faticano a pagare le spese mediche (24,1%, +1,8%) e le utenze domestiche (27%, +1,1%).

Rateizzare per fronteggiare le difficoltà

Il 28,5% dei cittadini afferma di essere dovuto ricorrere al sostegno economico della famiglia di origine, ma solo il 14,8% ha chiesto aiuto ad amici, colleghi o altri parenti. Il 15,1% ha fatto richiesta di un prestito bancario e quasi il doppio ha effettuato acquisti rateizzando il pagamento (28,7%). Circa un decimo del campione ha poi dovuto chiedere soldi in prestito a privati non potendo accedere a prestiti bancari (9,4%), tornare a vivere nella casa della famiglia d’origine o dai suoceri (10%), vendere/perdere dei beni (11,4%), accumulare ritardi nel saldare commercianti/artigiani (11,8%). Il 22,4% invece ha pagato le bollette con forte ritardo e il 18% è in arretrato con le rate del condominio. Inoltre, sono molto simili tra loro le percentuali di quanti hanno accettato di lavorare senza contratto (15,4%) o hanno svolto più di un lavoro contemporaneamente (15,1%).

Rinunciare all’istruzione privata per i figli e all’acquisto dell’auto

Sul fronte dei servizi alla persona, fra chi ha figli in età scolare ha rinunciato all’istruzione privata il 41,1%, e nelle situazioni familiari in cui c’era la necessità di una badante ne ha fatto a meno un italiano su tre (33,4%), mentre in poco più di un caso su cinque sono state rimandate le visite mediche specialistiche (22,4%). Per quanto riguarda i consumi, gli italiani hanno rinunciato più spesso all’acquisto di una nuova automobile (37,3%), ma anche alle spese per la casa, come sostituzione di arredi/elettrodomestici (34,5%) o riparazioni/ristrutturazioni (34,2%). Meno frequente il caso in cui è stata rimandata la riparazione del proprio auto/motoveicolo (23,9%).

IoT, un mercato da 6 miliardi di euro e 93 milioni di oggetti connessi

Se l’emergenza sanitaria per il Covid-19 ha fermato la crescita dell’Internet of Things, il mercato italiano regge l’urto della pandemia, attestandosi su un valore di 6 miliardi di euro, e segnando una flessione del 3%, in linea con l’andamento dei principali paesi occidentali. A oggi in Italia sono 93 milioni le connessioni IoT attive, di cui 34 milioni di connessioni cellulari (+10%) e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%). Tra queste, emergono le reti Low Power Wide Area (LPWA), che raggiungono per la prima volta un milione di connessioni (+100%). Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

In pole position, Smart Metering&Smart Asset Management nelle Utility

Una forte spinta arriva dalla componente dei servizi collegati agli oggetti connessi, con un valore di 2,4 miliardi di euro (+4%, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato). Il primo segmento del mercato IoT è costituito dallo Smart Metering & Smart Asset Management nelle Utility (1,5 miliardi, -13%), che rappresenta il 25% del totale. Nel 2020 poi sono stati installati 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche (69% del parco complessivo), e 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione (50% del totale). Seguono la Smart Car (1,18 miliardi, 20% del mercato), 17,3 milioni di veicoli connessi (45%), e lo Smart Building, (685 milioni, +2%), legato prevalentemente a videosorveglianza e gestione dei consumi energetici.

Il comparto che cresce di più è la Smart Agricolture

Il comparto con la crescita più significativa è la Smart Agricolture (140 milioni, +17%), ma crescono anche le soluzioni smart per la fabbrica (385 milioni, +10%), la Smart Logistics (610 milioni, +4%), e la Smart City (560 milioni di euro, +8%), che vede un aumento del numero dei progetti avviati dai comuni. In calo, invece, la Smart Home (505 milioni, -5%) e l’ambito Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (265 milioni, -20%), legato principalmente al monitoraggio di gambling machine utilizzate per gioco d’azzardo, ascensori, e distributori automatici.

L’Industrial IoT in Italia

Come emerge dal sondaggio condotto dall’Osservatorio, il 94% delle grandi aziende conosce le soluzioni IoT per l’industria 4.0, e il 68% ha avviato almeno un progetto, mentre fra le Pmi solo il 41% ne ha sentito parlare, e appena il 29% ha attivato iniziative. Tuttavia, nel 2020 il gap è diminuito del 5% in termini di conoscenza e del 6% per quanto riguarda la presenza di progetti. Le applicazioni più diffuse sono legate alla gestione della fabbrica (Smart Factory, 66% dei casi), soprattutto per il controllo in tempo reale della produzione e dei consumi energetici, poi quelle di supporto alla logistica (Smart Logistics, 27%), guidate dalla tracciabilità dei beni in magazzino o lungo la filiera, e lo Smart Lifecycle (7%), con progetti per migliorare lo sviluppo di nuovi modelli e l’aggiornamento dei prodotti.

Dad, migliora per 2 studenti su 3. Ma restano alcune criticità

La Dad è ormai la compagna ufficiale di tutte le classi di studenti, di ogni ordine e grado: dai piccolissimi delle elementari fino ai ragazzi del liceo, tutti hanno dovuto ricorrere alla didattica a distanza. E, a oltre un anno di distanza dal suo avvento. è tempo di bilanci. Cosa ne pensano i giovani, le loro famiglie, gli insegnanti? A tracciare il bilancio di tanti mesi di Dad è Skuola.net, che evidenzia come molti aspetti siano migliorati e come altre criticità non siano state ancora debellate. “Ad alcuni miglioramenti fanno da contraltare limiti ancora evidenti, dalla bulimia digitale (2 studenti su 3 passano connessi per motivi didattici un tempo che va dalle 6 alle 10 ore) alla carenza di infrastrutture all’altezza della situazione, fino alla solitudine degli alunni fragili” riporta una nota del portale dedicato agli studenti. Il problema più sentito e più manifestato è proprio alla base, ed è la questione connessione. “Appena uno studente su due, oggi, ha un collegamento veloce e senza limiti di traffico, il 29% deve fare i conti con una connessione instabile, il 15% con dati limitati, 1 su 10 con ostacoli su tutti i fronti” precisa il rapporto.

Netto miglioramento, gli studenti la promuovono

Nonostante le difficoltà strutturali, le cose vanno molto meglio rispetto al debutto della Dad. In particolare, sono molto più oliate le procedure sotto il profilo organizzativo. Scuole, famiglie e personale sono decisamente più preparati, un risultato riconosciuto da 2 studenti su 3. Sono gli stessi ragazzi – 5mila alunni di scuole secondarie – interpellati dal portale Skuola.net a riconoscere i passi in avanti compiuti dagli istituti: “il 26% dice che in dodici mesi le cose sono nettamente migliorate, un altro 39% che almeno qualche passo in avanti è stato fatto. Alla fine solo per 1 su 3 la situazione è rimasta sostanzialmente invariata”.

C’è chi resta indietro

Tuttavia i problemi più gravi emersi fin dall’inizio dell’epidemia continuano a persistere. Come spiega la nota di Skuola.net, “circa 1 studente su 10 è tagliato fuori dalla scuola proprio per colpa della Dad: sono quelli che, ad oggi, ancora non hanno un Pc o un tablet personale con cui seguire le lezioni; i più fortunati devono dividerselo con gli altri componenti della famiglia. Ma pure nell’altro 90% dei casi, pur essendoci dispositivi per tutti, il rischio di restare indietro è in agguato”. Insomma, per “colpa” della mancanza di dispositivi e di collegamenti Internet adeguati, la metà degli studenti rischia di perdere prezioso terreno.  

Con la pandemia i millennials chiedono un prestito per ottenere più liquidità

Per quale motivo i millennials chiedono un prestito? E come è cambiato il loro rapporto con il mondo del credito al consumo nell’anno della pandemia? Al tempo del coronavirus i millennials fanno richiesta di un prestito personale soprattutto per ottenere liquidità. Non solo sono aumentati gli importi richiesti, ma anche il peso percentuale delle richieste provenienti da questo tipo di utenti. Secondo i dati di Facile.it e Prestiti.it nel 2020 più di una domanda di prestito personale su 3 è stata infatti presentata da un richiedente con età compresa tra i 25 e i 40 anni (38,1%). Un valore in aumento del 5% rispetto al 2019.

Nel 2020 l’importo medio richiesto è il 7% in più rispetto al 2019

Facile.it e Prestiti.it hanno analizzato un campione di oltre 500 mila domande di prestito personale presentate da richiedenti nati tra il 1981 e il 1996, e hanno scoperto che nel 2020 l’importo medio richiesto dai millennials è stato pari a 10.907 euro, ovvero il 7% in più rispetto al 2019. E se la pandemia ha fatto aumentare in percentuale le richieste di prestiti personali presentate dai millennials, quali sono le ragioni per cui sono ricorsi a una società di credito al consumo? Analizzando le domande per le quali è stata dichiarata la finalità emerge che la prima ragione per cui la Generazione Y ha chiesto un prestito nel 2020 è stata l’ottenimento di liquidità (22,5%), seguita dall’acquisto di auto usate (21,5%) e dalla ristrutturazione della casa (16,9%).

Crolla la richiesta per formazione, viaggi e matrimoni

L’effetto della pandemia si fa però sentire in modo specifico analizzando alcune tipologie di prestito personale tipiche di questa fascia di richiedenti, come formazione, matrimoni, viaggi e vacanze, che a causa dell’emergenza sanitaria e dei lockdown sono letteralmente crollate. Il peso percentuale dei prestiti richiesti per la formazione, ad esempio, è diminuito del 16%, quello per i matrimoni del 39%, e quello per viaggi e vacanze addirittura del 51%.

Un rapporto più maturo con il ricorso al credito

“È evidente come la pandemia abbia ridefinito le priorità della Generazione Y anche dal punto di vista dell’accesso al credito – spiega Giovanni Scarascia Mugnozza, responsabile prestiti di Facile.it -. Questa particolare fascia anagrafica, però, ha dimostrato di avere un rapporto più maturo con il ricorso al credito, che in un momento di grave incertezza economica e lavorativa come quella attuale, ha rappresentato per loro in un certo senso un’ancora di salvezza”.

Digitale e sostenibilità, la ricetta delle aziende per superare la crisi

Come superare la crisi economica conseguente alla pandemia? Secondo uno studio di Accenture, dal titolo The European Double Up: A twin strategy that will strengthen competitiveness, presentato nella cornice di Davos 2021, le aziende europee che accelerano sulla transizione digitale e sostenibile saranno le prime a superare la crisi causata dal Covid.

Allo stesso tempo, però, “le aziende prevedono di impiegare mediamente 18 mesi prima di ritornare ai livelli di redditività pre-pandemia”, riporta lo studio. Secondo i dati, infatti, il 49% delle aziende del Vecchio Continente registra ricavi e profitti in calo negli ultimi 12 mesi e non prevede miglioramenti nel prossimo anno, mentre, il 19% segna ottimi risultati finanziari ma prevede una crescita negativa in termini di ricavi e profitti. Ci sono poi i cosiddetti “leader di domani” (32%), che prevedono di realizzare un incremento dei profitti nei prossimi 12 mesi.

Investire nell’AI e nel cloud

“Le aziende pioniere nell’adozione del digitale e nell’implementazione di azioni di sostenibilità – spiega il report – hanno probabilità 2,5 volte maggiori rispetto alle altre di recuperare più rapidamente e uscire rafforzate da questa crisi”. A investire sia nella trasformazione digitale sia nella sostenibilità è il 45% delle aziende intervistate. In particolare, il 40% punta su ingenti investimenti nell’AI, il 37% nel cloud e il 31% sta riorientando i propri investimenti su modelli di business orientati alla sostenibilità, riferisce Ansa.

Italia e Spagna le più pessimiste

Lo studio rileva anche che il 45% delle aziende europee prevede di realizzare i propri obiettivi di crescita per il 2021. Le aziende del Regno Unito, Francia e Germania sono tra le più ottimiste, mentre le aziende italiane e spagnole sono le più pessimiste, con rispettivamente il 34% e il 31% di previsione di realizzare i propri obiettivi di crescita per il 2021.
“Anche le aziende che riconoscono le opportunità che derivano dall’accelerare la propria transizione al digitale e alla sostenibilità incontrano degli ostacoli nei diversi stadi del percorso verso la twin transformation – commenta Fabio Benasso, presidente e AD Accenture Italia -. Fra le maggiori sfide, troviamo sicuramente la definizione di un modello di business efficace per realizzare prodotti sostenibili, la liberazione di risorse e la capacità di passare rapidamente da progetti pilota a iniziative su grande scala che coinvolgono l’intera società”.

Unire le risorse per trasformare le applicazioni tecnologiche in pratiche sostenibili

Lo studio illustra anche gli step che un’azienda deve compiere per superare questi ostacoli e portare a termine la twin transformation. Innanzitutto è necessario favorire modelli di business ecosistemici, orientati alla sostenibilità e abilitati dalla tecnologia, ma è importante anche unire le risorse per trasformare le applicazioni tecnologiche in pratiche sostenibili. È poi essenziale guidare, abilitare e coltivare il talento. I leader della twin transformation si assumono la responsabilità di garantire il continuo livello di occupazione delle proprie risorse, impegnandosi nella riqualificazione e nell’aggiornamento continuo delle competenze, riporta CorCom.

Cresce la mobilità su 2 ruote, ma attenzione alla sicurezza e al divario Nord-Sud

All’interno dell’agenda politica delle città italiane la mobilità su due ruote è in graduale ascesa. Ma è ancora troppo lenta ed è accompagnata da due campanelli d’allarme, la sicurezza degli utenti della strada e il profondo divario fra le misure finora messe in campo al Nord rispetto al Sud del Paese. È il risultato del quinto rapporto dell’Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente, ed elaborata dalla società di consulenza Ambiente Italia. In particolare, l’Osservatorio ha rivolto un questionario a 104 municipi, a cui quest’anno hanno risposto 79 amministrazioni.

Aumenta l’accessibilità, ma anche le vittime della strada

Dalla ricerca, i cui dati si riferiscono al 2019, emerge l’aumento di piste ciclabili, ciclopedonali, zone 20 e 30 km/h (+6% rispetto al 2018), la crescita della possibilità di accesso delle biciclette alle corsie riservate ai mezzi pubblici, e il numero di Comuni con postazioni di interscambio bici nelle stazioni ferroviarie. Risultano infatti in calo le città in cui non è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici, e quelle dotate di un servizio di bike sharing, che passano dal 57% del 2018 al 53% del 2019. Desta però preoccupazione che 253 delle 3.173 vittime della strada del 2019 siano stati ciclisti, scrive Ansa. Un numero in aumento del 15% rispetto al 2018.

Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale

Secondo il rapporto Focus2R il tema della sicurezza sta però progressivamente entrando nei programmi dei municipi. Il 48% dei Comuni intervistati considera infatti il miglioramento della sicurezza stradale una priorità molto alta o alta. Mentre al contempo sembra che i Comuni stiano abbassando la guardia sui motociclisti, con i due principali strumenti di pianificazione della mobilità urbana (PUM e PGTU), che nel 59% dei casi non considera la loro sicurezza una priorità.

“Appare evidente che ci sia ancora molto da fare, in particolare per la sicurezza degli utenti – commenta il presidente di Ancma, Paolo Magri –. Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale, resa viva anche dalle conseguenze della pandemia, che hanno esaltato alcune peculiarità delle due ruote come la fruibilità, la sostenibilità ambientale, il distanziamento e la velocità negli spostamenti”.

Potenziare la sharing mobility

“L’industria delle due ruote è pronta ad affrontare questo percorso e la sfida della mobilità elettrica, pur nella consapevolezza delle difficoltà che questo percorso comporta”, aggiunge Magri. Il parere di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, è che vi sia in atto “un vero e proprio cambiamento delle abitudini, ma restano evidenti le solite emergenze. Tra collisioni stradali e inquinamento urbano nel 2019 sono morte più di 83.000 persone, per un costo sociale che l’Istat stima in 16,9 miliardi di euro, l’1% del Pil nazionale”. Secondo Ciafani, “un primo passo potrebbe essere il rifinanziamento del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale per progetti di mobilità dolce, cofinanziati dagli enti locali, e potenziare il trasporto ferroviario regionale, il trasporto pubblico locale e la sharing mobility”.

È arrivato lo Sportello unico digitale per i consumatori europei

Un nuovo strumento per cittadini e imprese europee che vogliono muoversi liberamente nel mercato unico: dal 12 dicembre lo Sportello unico digitale è online sul portale La tua Europa. Il nuovo strumento darà modo a tutti i cittadini di accedere online ai servizi della Pubblica Amministrazione. In particolare, l’iniziativa mira a offrire un servizio di qualità mettendo a disposizione tutte le informazioni aggiornate, comprensibili e ben strutturate, che forniscano i riferimenti normativi essenziali e i contatti per l’eventuale assistenza o risoluzione dei problemi.

Si completa il progetto inaugurato l’11 dicembre 2018 del Single Digital Gateway

Con lo Sportello unico digitale si completa così il progetto inaugurato due anni fa, l’11 dicembre 2018. Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2018/1724 prendeva vita l’iniziativa del Single Digital Gateway (Sportello unico digitale). L’obiettivo era, e rimane, quello di fornire a cittadini e imprese della Ue un unico punto di accesso attraverso cui ricevere informazioni sulle regole vigenti a livello nazionale ed europeo in materia di impresa, lavoro e pensione, istruzione, salute, viaggi, gestione dell’impresa e tassazione. E ricevere assistenza per la fruizione delle informazioni e delle procedure.

La concretizzazione del Mercato unico europeo

Ma il progetto Single Digital Gateway non si ferma, ed è destinato ad ampliarsi. Entro il 2023 sarà infatti possibile gestire online più di venti procedure amministrative, come certificati di nascita, dichiarazioni dei redditi e iscrizioni all’università. E per garantire ai cittadini un costante miglioramento, e una continua implementazione, sarà possibile fornire anche feedback sulla qualità delle informazioni o del servizio ricevuti. “Lo Sportello digitale unico rappresenta una delle più significative concretizzazioni degli obiettivi del Mercato unico europeo – dichiara Maria Pisanò, direttrice del Centro europeo consumatori Italia -. Grazie al Mercato unico i cittadini europei possono beneficiare di un’ampia scelta di beni e servizi, decidere di lavorare o studiare oltre confine, ma è chiaro che tale libertà può essere esercitata appieno solo se vi è consapevolezza e facilità di accesso a informazioni e procedure”.

Il collegamento diretto alla rete dei Centri europei nazionali Ecc-Net

Lo Sportello unico digitale rappresenta quindi lo strumento ideale che abbatte ulteriormente le barriere. “Sarà sufficiente accedere a una pagina web per essere reindirizzati ai servizi più idonei alle nostre necessità di utenti – aggiunge Pisanò – e la lingua non sarà più un problema, perché le informazioni verranno fornite anche in inglese oltre che nella lingua nazionale di ciascun Paese”.

La rete dei Centri europei dei consumatori Ecc-Net, di cui il Centro italiano è il punto di contatto nazionale, rappresenterà un collegamento diretto allo sportello, “a testimonianza e riconoscimento del grande apporto nell’assistenza al consumatore – continua la direttrice del Centro europeo consumatori Italia – e del significativo ruolo svolto nei primi quindici anni di attività”.