Perchè le aziende perdono i dati? In oltre il 20% dei casi è “colpa” dei dipendenti

Nel 21% dei casi la causa della perdita dei dati delle aziende è da attribuire alle negligenza dei dipendenti. Ne sono convinte le imprese che hanno partecipato all’indagine Kaspersky IT Security Economic. In base alla survey, si scopre che i collaboratori sarebbero più colpevoli addirittura degli attacchi informatici (17%).  

La sicurezza dei dati è una delle maggiori preoccupazioni delle aziende

La ricerca, condotta tra i decision-maker europei del settore IT, mostra che la perdita o l’esposizione di informazioni aziendali e sui clienti a causa di una violazione dei dati è uno dei principali timori per le aziende: il 55% degli intervistati di organizzazioni di tutte le dimensioni ha indicato questo problema come l’aspetto più impegnativo legato alla sicurezza IT. Tra le altre preoccupazioni più comuni ci sono i costi per la protezione di ambienti tecnologici sempre più complessi e i problemi legati all’adozione di infrastrutture cloud, rispettivamente per il 43% e il 38%. Pensando più in dettaglio alle sfide di sicurezza più diffuse, gli intervistati hanno indicato soprattutto la perdita di dati dai sistemi interni causata da attacchi informatici (17%) e dipendenti (21%). Questi incidenti hanno preceduto l’identificazione di vulnerabilità nel sistema informatico dell’azienda e gli incidenti che hanno interessato l’infrastruttura informatica ospitata da terzi, rilevati rispettivamente dal 20% e dal 19%.

Policy di sicurezza

Sempre nella ricerca, l’88% degli intervistati europei ritiene che la presenza o l’assenza di policy di trasparenza sia importante per stringere rapporti commerciali con fornitori o collaboratori. Se il 73% delle organizzazioni intervistate in Europa dispone già di politicy di trasparenza, il 77% ha invece confermato di essere pronto a investire risorse per svilupparle ulteriormente.

Un elemento essenziale

“Oggi le aziende sono più consapevoli quando si tratta di sicurezza dei dati e un approccio responsabile alla loro gestione sta diventando un elemento essenziale quando si considerano fornitori e collaboratori” ha dichiarato Yuliya Shlychkova, Head of Public Affairs di Kaspersky. “Per aiutare i propri clienti e partner a verificare che vengano applicati gli standard richiesti per garantire la sicurezza dei dati, sempre più aziende adottano politicy di trasparenza. Kaspersky è stato uno dei pionieri del settore nella costruzione della fiducia digitale: abbiamo fornito ai nostri stakeholder una serie di strumenti per convalidare l’affidabilità delle nostre soluzioni e delle nostre operazioni aziendali e siamo determinati a collaborare ulteriormente con i nostri partner per trasformare la trasparenza in uno standard di settore per una maggiore resilienza informatica.

PNRR: all’Italia 48 miliardi, il 37% delle risorse per il Next Generation EU

Per l’Agenda Digitale italiana si apre una nuova fase di opportunità: all’Italia è assegnato il 37% di tutte le risorse europee per il digitale nel Next Generation EU, 48 miliardi per la digitalizzazione dell’Italia messi a disposizione dal PNRR. Con il 17% di milestone e target dedicati già completati, secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) l’Italia nel 2022 è salita di 2 posizioni nel ranking europeo di digitalizzazione. Siamo però al 18° posto su 27 Stati membri, con importanti gap rispetto ad altri Paesi, in particolare, sulle competenze digitali e i servizi pubblici digitali. La ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia come si inizia comunque a concretizzare un modello Government as a Platform di sviluppo ed erogazione di servizi pubblici digitali, in cui la PA diventa una piattaforma di innovazione. 

PA: un ruolo di primo piano nell’attuazione del Piano

La PA riveste un ruolo di primo piano nell’attuazione del PNRR, con almeno il 60% delle risorse destinate a enti pubblici. Per la trasformazione digitale dell’apparato pubblico sono 13 le milestone e 27 i target da realizzare nel 2023, con intenti rilevanti sul fronte del procurement.
Nell’edizione 2022 del DESI l’Italia è 25esima per diffusione di competenze digitali, settima per connettività, ottava per digitalizzazione delle imprese, 19esima per digitalizzazione della PA.
Per superare i limiti di completezza degli indicatori l’Osservatorio ha elaborato i Digital Maturity Indexes (DMI), da cui emergono ottimi risultati nella connettività e nell’integrazione delle tecnologie digitali, dovuti a copertura a 5G, diffusione del cloud, e fatturazione elettronica.

Verso un modello di Government as a Platform

Il nostro Paese sta cercando di adottare un modello di Government as a Platform, con dataset e componenti condivisi, piattaforme per accentrare l’offerta di servizi pubblici, modelli di interoperabilità applicativa basati su API e standard aperti, soluzioni cloud per garantire scalabilità, controllo della sicurezza ed efficienza. Per l’interoperabilità, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) abiliterà lo scambio automatico di dati tra PA e favorirà l’interoperabilità dei sistemi informativi, mentre il Progetto Mobility as a Service for Italy (MaaS) prevede di dedicare 57 milioni di euro all’integrazione e all’interoperabilità di servizi di trasporto pubblico e privato. Per l’infrastruttura cloud, il Polo Strategico Nazionale (PSN) ospiterà i dati e i servizi critici e strategici delle PA, ma siamo ancora lontani dalla dismissione e razionalizzazione degli oltre 11.000 data center attualmente presenti.

Accelerazione nella gestione degli appalti pubblici

Il nuovo Codice dei contratti pubblici (1° aprile 2023) prevede un’accelerazione nella gestione degli appalti pubblici tramite piattaforme digitali interoperabili. Un mercato che nel mondo pubblico vale 28 milioni di euro l’anno. È necessario realizzare un processo di approvvigionamento completamente digitalizzato e superare i problemi del mercato di soluzioni digitali alla PA, che le acquista tutte da aziende private. Perché l’Italia riesca a rispondere alla chiamata digitale è necessario definire una governance che preveda un forte presidio e coordinamento sui temi dell’Agenda Digitale. Le PA locali gestiranno oltre 66 miliardi di euro del PNRR, e molte delle risorse complementari verranno amministrate direttamente da Regioni e Province Autonome.

Rivelati i Top 10 Globl Consumer Trends del 2023

Quali saranno le tendenze chiave dei prossimi mesi? Come si comporteranno i consumatori e, di conseguenza, come dovranno muoversi o organizzare le aziende? A questi questi risponde come di consueto la società di ricerche di mercato globale Euromonitor International con il suo rapporto annuale. Top 10 Global Consumer Trends 2023 individua così le motivazioni, le esigenze, le abitudini e le criticità espresse dai consumatori di 100 Paesi del mondo in merito ai processi di acquisto.

Spendere in modo responsabile, ma emotivo

Tra le principali tendenze emerse dal rapporto spicca l’attitudine dei consumatori a spendere in modo più responsabile e sostenibile. Insomma, si pensa e si “sente” prima di mettere mano al portafoglio. Un altro trend che emerge chiaro e forte è il ruolo crescente della digitalizzazione, nella vita come nello shopping. Infine, un ultimo aspetto da monitorare è quello dei cosiddetti ‘thrivers’ , ovvero le persone che per l’anno nuovo hanno deciso di rallentare i ritmi per ‘germogliare’ su altri fronti. Pare che rinunciando allo stress si possa essere anche più ottimisti: il nuovo stile di vita (più vita privata, meno carriera, meno impegni serrati) induce infatti il 55% del campione a vedersi più felice da qui ai prossimi 5 anni e, per il 48% anche più in salute. Il 53% dice di avere ridotto troppo il limite tra lavoro e vita personale nel 2022 e il 45% si è sentito troppo sotto pressione lo scorso anno.

Esperienza digitale soddisfacente

Tra i trend legati agli stili di consumo non poteva non esserci lo shopping digitale. L’aspetto di novità è che i consumatori non vogliono soltanto la possibilità di acquistare a distanza, ma desiderano anche un’esperienza umana, emotiva. Realtà e mondo virtuale dovrebbero fondersi per fornire soluzioni di spessore ai consumatori. Le connessioni emotive non devono essere sottovalutate, anche in un mondo sempre più tecnologico in cui l’interazione fisica è minima. Catturare l’attenzione e la fiducia del proprio target è fondamentale, anche perchè il tempo passato sui propri device è sempre più selettivo. In più, dal report si scopre che il 57% degli utenti ha deciso si disinstallare le app.

No alle differenze di genere, sì al risparmio

Un ulteriore segnale che arriva è quello contro le differenze di genere. I consumatori si rifiutano di rimanere in silenzio su questa disuguaglianza. Pari rappresentatività, equità e inclusività sono i concetti in prima linea nelle decisioni di acquisto delle donne. L’aumento del costo della vita sta minando il potere d’acquisto dei consumatori. Risparmiare denaro è al primo posto tra le priorità. Nel 2022, il 75% dei consumatori non prevede di aumentare gli importo della propria spesa complessiva.  

Il 5% degli italiani possiede una ricchezza superiore a quella dell’80% più povero

Emerge dal rapporto La disuguaglianza non conosce crisi, pubblicato da Oxfam in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos: a fine 2021 la ricchezza del 5% più ricco degli italiani, titolari del 41,7% della ricchezza nazionale netta, era superiore a quella detenuta dall’80% più povero (31,4%). I super ricchi con patrimoni superiori a 5 milioni di dollari, lo 0,134% degli italiani, erano titolari di un ammontare di ricchezza equivalente a quella posseduta dal 60% dei connazionali più poveri. Tra il 2020 e il 2021 la quota detenuta dal 10% più ricco, 6 volte quanto posseduto alla metà più povera della popolazione, è aumentata dell’1,3% su base annua, a fronte della stabilità del 20% più povero e del calo delle quote di ricchezza degli altri decili della popolazione.

I super-ricchi sono sempre più ricchi

Nel 2022 il valore delle fortune dei super-ricchi italiani (14 in più rispetto a fine 2019) mostra ancora un incremento di quasi 13 miliardi di dollari (+8,8%) rispetto al periodo pre-pandemico. Seppur attenuata dai trasferimenti pubblici emergenziali, nel 2020 cresce la disuguaglianza dei redditi netti, per cui l’Italia si colloca tra gli ultimi paesi nell’Ue. La povertà assoluta interessa il 7,5% delle famiglie (1 milione 960mila) e 5,6 milioni di individui. Un fenomeno allarmante che ha visto raddoppiare in 16 anni la quota di famiglie con un livello di spesa insufficiente a garantirsi uno standard di vita accettabile.

Restano irrisolti i nodi strutturali della crisi del lavoro

Nuovi accordi tra le parti sociali sono particolarmente necessari per i circa 6,3 milioni di dipendenti del settore privato in attesa del rinnovo dei contratti nazionali. Lavoratori che rischiano, con le attuali regole di indicizzazione, di vedere un adeguamento dei salari, calati del 6,6% nei primi nove mesi 2022, insufficiente a contrastare l’aumento dell’inflazione. Se il miglioramento del mercato del lavoro italiano nel 2022 dovrà essere valutato alla luce dei rischi di una nuova recessione, restano irrisolti i nodi strutturali della crisi del lavoro nel nostro Paese: ridotta partecipazione al mercato del lavoro della componente giovanile e femminile, crescenti disuguaglianze retributive, ricorso a forme di lavoro non standard, e conseguente diffusione del lavoro povero. 

La riduzione delle disuguaglianze non interessa i governi

La riduzione delle disuguaglianze è una questione cui nessun governo ha attribuito centralità d’azione. La nuova stagione politica si sta contraddistinguendo più per il riconoscimento di contesti e individui già avvantaggiati che per la tutela dei soggetti più deboli. Invece di rendere più equo ed efficiente il reddito di cittadinanza, lo si abroga dal 2024, adottando per il 2023 un approccio categoriale alla povertà, che vede nell’impossibilità di lavorare, e non nella condizione di bisogno, il titolo d’accesso al supporto pubblico. Anziché porre fine a iniqui trattamenti fiscali differenziati, riporta Adnkronos, si rafforzano regimi come la flat-tax, e invece di puntare a un contrasto all’evasione fiscale, ci si prodiga in interventi condonistici che sviliscono la fedeltà fiscale e incentivano comportamenti opportunistici.

Le top ten degli aumenti per i prodotti alimentari e non

A elaborare i dati Istat è l’Unione Nazionale Consumatori: a causa dell’inflazione nel 2022 una famiglia italiana ha speso in media 513 euro in più rispetto al 2021. Quanto alle classi di spesa, vincono la classifica dei rincari pane, pasta, farina e riso, con una spesa aggiuntiva di 100 euro rispetto al 2021, e a fronte di un’inflazione media del 10,9%. In particolare, sono pane fresco e confezionato e pasta fresca, secca e i preparati di pasta, a svuotare le tasche degli italiani, con una ‘mazzata’ rispettivamente di 29 e 24 euro.  Al secondo posto si piazzano i vegetali, che con un’inflazione del +11,8%, costano mediamente 92 euro in più a famiglia. Al terzo posto le carni, con una stangata di 87 euro (+7,2%), di cui il balzo più alto è segnato dal pollame: +13,4% e +31 euro.

Latte, formaggi e uova a +9,5%

Appena giù dal podio, latte, formaggi e uova (+9,5%, 69 euro), poi pesci e prodotti ittici (+7,7%, 40 euro), al sesto posto la frutta (+7,1%, 36 euro), a cui seguono oli e grassi (+18%, 31 euro), con l’olio diverso da quello di oliva che spicca il volo con un +51,6% rispetto al 2021, pari a 13 euro. 
All’ottavo posto acque minerali e bevande analcoliche (+8,7%, +23 euro) e al nono zucchero, confetture e miele (+7,3%, +16 euro).  Chiudono la top ten gli ‘Altri prodotti alimentari’, come salse, piatti pronti, alimenti per bimbi, integratori alimentari e caffè, tè e cacao, entrambi con un incremento di spesa pari a 9 euro rispetto al 2021 e un’inflazione, rispettivamente, del 6,5% e del 5,2%.

Medaglia d’oro dei rincari all’olio diverso da quello di oliva: +51,6 

In termini di inflazione per la top ten 2022 dei prodotti alimentari e le bevande analcoliche vince l’olio diverso da quello di oliva (+51,6%), medaglia d’argento al burro, con un +28,2%, e sul gradino più basso del podio, lo zucchero (+19%). In quarta posizione la farina (+18,5%), poi il riso (+17,9%), la margarina (+17,8%). In settima posizione la pasta (+17,3%), seguita dal latte conservato (+16,5%), e i vegetali freschi (+14,3%). Chiude la top degli aumenti dei prezzi il pollame, con un +13,4%.

Non alimentari: vincono energia elettrica, voli internazionali, gas di città

Per la top ten 2022 dei prodotti non alimentari, al 1° posto si posiziona l’energia elettrica, con un ‘astronomico’ +110,4%. Lo riporta Adnkronos. Al 2° posto i voli internazionali, che nel 2022 volano dell’85,9% rispetto all’anno precedente. Medaglia di bronzo per il gas di città, con un +73,7%, e appena sotto il podio, al 4° posto, il gasolio per riscaldamento (+38,4%), seguito da Gpl e metano (+33,3%) e gasolio per mezzi di trasporto (+22,1%).

Largo consumo: quali saranno i prossimi trend?

Una delle tendenze future evidenziate dal Retail Measurement di NielsenIQ per i beni di largo consumo è l’aumento dei consumi domestici a scapito delle spese fuori casa. Per mitigare l’impatto dell’aumento delle bollette e della spesa alimentare i consumatori spendono infatti meno per intrattenimento e pasti fuori casa. Secondo NielsenIQ le vendite della categoria dei beni di largo consumo riflettono questo trend. Pertanto, nel secondo trimestre del 2022 le vendite di farina, pasta, riso o cibo in scatola sono aumentate del 5,9% a livello globale.  Ma nonostante l’inflazione, i dati di NielsenIQ indicano che gli shopper sono ancora disposti a pagare un prezzo elevato per determinate categorie di prodotti. 

Crescono le vendite di snack, bevande e prodotti per i pet

Crescono anche le vendite di prodotti legati alle attività di consumo di contenuti online e giochi: snack e bevande sono tra le categorie in maggiore crescita a livello globale. Nel secondo trimestre 2022 la vendita delle bevande è infatti cresciuta del 5,4% a livello mondiale. Continua poi l’impennata delle vendite di prodotti per gli animali domestici, la categoria a più rapida crescita a livello globale: nel secondo trimestre 2022 le vendite sono cresciute del 9,8% rispetto al 2021.
Un’impennata che manda un segnale chiaro a manufacturer e retailer: i proprietari sono disposti a spendere per i loro pet.

I consumatori sono disposti a pagare di più per le alternative salutari

Oltre all’attenzione alla convenienza c’è anche quella per la salute: le opzioni alimentari sane e nutrienti sono tra le principali preferenze dei consumatori. Un report su salute e benessere di NielsenIQ evidenzia che il 70% dei consumatori globali è disposto a pagare un prezzo maggiore per prodotti privi di OGM, biologici o naturali. In Europa le alternative salutari come i prodotti bio/organici o vegani sono un trend in rapida crescita. Più della metà dei consumatori europei (55%) è disposta a pagare un prezzo elevato per i prodotti biologici/bio, e in mercati specifici come l’Italia questo trend è ancora più marcato (70%). In molte categorie, poi, la crescita a valore delle varianti biologiche supera la performance del segmento non biologico. 

La cautela nei confronti dei prezzi è un ostacolo all’acquisto

Sebbene in Europa occidentale il 3%-5% segua diete completamente vegane o vegetariane, in media circa 3 famiglie europee su 10 hanno ridotto il consumo di carne per motivi di salute. E in un numero sempre maggiore di categorie, i consumatori scelgono opzioni vegetali, come snack surgelati, caramelle e gelati. Come dimostrano i numeri delle vendite, gli shopper sono disposti a spendere per categorie e attributi di prodotto che rispondano a esigenze fondamentali, come la salute e il benessere.
I manufacturer e retailer devono considerare che la cautela nei confronti dei prezzi è un ostacolo all’acquisto. Per mantenere i consumatori fedeli ai brand è quindi fondamentale offrire opzioni più economiche, ad esempio, offrendo alternative salutari a prezzi accessibili.

Trend 2023: Mobilità, Fashion, Food, Sostenibilità e Digital Transformation

Dal 29 novembre al 1 dicembre si è tenuta la sesta edizione dei Wired Trends 2023, nati dalla collaborazione tra Ipsos e Wired Italia dedicati alle tendenze protagoniste dei prossimi 12 mesi. In particolare, nei campi mobilità, food, fashion, sostenibilità e digital transformation.
“I trends sono come una fotografia: ci aiutano a capire cosa succede nella nostra società civile, quali sono le trasformazioni, come cambiano i mercati, gli atteggiamenti, le paure”, commenta Nicola Neri, ceo Ipsos.
Ad esempio, il 78% dei cittadini sostiene che per non andare incontro a un disastro ambientale è necessario cambiare il proprio modo di vivere, eppure il 55% è convinto che gli scienziati non sappiano di cosa parlano quando si occupano di ambiente.

“La mobilità è un diritto elementare”

Sulle nuove tendenze della mobilità e del trasporto pubblico e privato, i dati raccolti dall’Osservatorio Ipsos, condotto in collaborazione con Legambiente, mettono a confronto Milano, Torino, Roma, Napoli con le maggiori città europee.
“La mobilità è un diritto elementare – afferma Chiara Ferrari, Lead, Ipsos Public Affairs -. Le grandi aree metropolitane sono un laboratorio su cui possiamo sperimentare e da cui possiamo imparare”. 
Di fatto, se l’aria pulita di Helsinki raggiunge la percentuale del 72% a Torino non supera il 33%. Mentre la percentuale di piste ciclabili sul totale della rete stradale se a Torino e Milano raggiunge il 6-7% ad Amsterdam il 26%.

Fashion e food: parola d’ordine sostenibilità 

I principali fashion trends per il 2023 riguarderanno business model, tecnologia (con l’affermarsi del Metaverso), diversi canali di vendita e Diversity&Inclusion. Ma soprattutto, sostenibilità. “Non si tratta di un trend, ma di un imperativo categorico – spiega Silvia Andreani, Client Officer Luxury Fashion & Beauty Ipsos -. Il 49% degli intervistati pagherebbe di più per comprare i prodotti i brand con un impegno etico e ecosostenibile”. E il 92% smetterebbe di acquistare da brand che non sono portatori di valori etici. Quanto al food, nel 2023 guideranno il settore climate change, globalizzazione, salute, e lifestyle. E se il 94% degli intervistati pone più attenzione allo spreco e il 63% vuole un regime alimentare più sano, solo il 6% segue una dieta vegana o vegetariana.

Il futuro tra disastro ambientale e progresso tecnologico

Negli ultimi anni le riflessioni su sostenibilità, climate change e sviluppo sostenibile sono state messe in secondo piano dal Covid, l’inflazione e la guerra, ma il 90% delle persone pensa che si andrà incontro a un disastro ambientale se non si cambia.
Quanto alla digital transformation, “sono evidenti i vantaggi che possono derivare dalla transizione digitale – sottolinea Ilaria Ugenti, Corporate Reputation Leader Ipsos -. Più di due aziende su tre riconoscono che la transizione digitale ha permesso di liberare i propri dipendenti da una serie di mansioni di routine”.
Inoltre, per il 75% degli intervistati è inevitabile perdere un po’ di privacy in nome del progresso tecnologico, ma per il 45% il progresso tecnologico sta distruggendo le nostre vite. 

Futuro green? Gli italiani ci credono, tanto da investirci 

Gli italiani vogliono credere, e puntano, su un futuro Green, anche in termini di investimento. Immaginando il futuro con un orizzonte al 2050, il 71% degli italiani (contro una media dei Paesi Ue del 48%) è convinto che l’energia, i prodotti e i servizi sostenibili saranno disponibili a prezzi convenienti per tutti, incluse le persone meno abbienti. Per il 68% degli italiani (più della media europea, pari al 57%) le politiche per far fronte al cambiamento climatico e a favore della sostenibilità ambientale consentiranno di creare nuovi posti di lavoro in misura maggiore di quanti se ne distruggeranno. Per il 71% (il 61% nella media Ue) si potrà creare nuova occupazione di qualità in termini di retribuzioni e sicurezza dei luoghi di lavoro. Provati dalla successione di eventi atmosferici avversi, gli italiani ora guardano positivamente alle tecnologie green e alle opportunità economiche della transizione ecologica. È quanto emerge dal Rapporto annuale Assogestioni-Censis, presentato nell’ambito del talk di approfondimento R-Evolution Esg, trasmesso sulla piattaforma FR|Vision.

Strumenti finanziari ad hoc

Questa sensibilità verso le energie green e in generale verso la sostenibilità incide positivamente anche sulle intenzioni dei risparmiatori, stimolati dall’inflazione a riallocare l’ingente accumulo di cash. Il 57,4% dei risparmiatori italiani considera positivamente l’idea di investire in prodotti finanziari e in imprese sostenibili. Maggiormente convinti sono i residenti nel Nord-Ovest (61,7%), i laureati (67,9%) e le persone con redditi alti (76,6%). Si tratta di un’apertura che candida gli investimenti green a occupare un posto rilevante nella competizione per attrarre risorse da riallocare.

Consulenti finanziari figure fondamentali per questo passaggio 

Il 57,5% dei risparmiatori italiani ritiene indispensabile l’assistenza di un consulente finanziario nella scelta degli investimenti da indirizzare su imprese, settori, progetti sostenibili. Convinti di avere bisogno di una consulenza fidata e di competente certe per orientarsi in tempi di forte incertezza, lo sono ancora di più quando si parla di investimenti green.

Un ente che certifichi la “verità”

L’89,8% dei risparmiatori italiani vorrebbe che ci fossero istituzioni o enti certificatori terzi per garantire che gli investimenti green siano effettivamente conformi agli obiettivi e ai criteri annunciati dai proponenti. Sarebbe una soluzione che consentirebbe di concretizzare le intenzioni dichiarate dai risparmiatori sugli investimenti green, perché permetterebbe di superare la persistente confusione e di fugare ogni diffidenza. 

Previsioni APT 2023: dall’hacking dei droni a un nuovo WannaCry

Quali saranno e come avverranno gli attacchi informatici nel 2023? Rispondono i ricercatori di Kaspersky, che hanno presentato le previsioni sul futuro delle Advanced Persistent Threat (APT), che emergeranno nel corso del prossimo anno. Le tensioni politiche del 2022 hanno determinato un cambiamento che si rifletterà sulla cybersecurity dei prossimi anni, e avrà un effetto diretto sullo sviluppo di futuri attacchi sofisticati. Questi potrebbero riguardare, in particolare, attacchi a tecnologie satellitari e server di posta elettronica e l’hacking dei droni. Al contempo, si potrebbe assistere all’aumento degli attacchi distruttivi e delle violazioni, e a una prossima grande epidemia informatica, simile a quella di WannaCry.

Una nuova epidemia informatica

Statisticamente, alcune delle epidemie informatiche più grandi e impattanti si verificano ogni sei/sette anni. L’ultimo incidente di questo tipo è stato appunto il ransomware-worm WannaCry, e i motivi per cui un fenomeno simile potrebbe ripetersi sono che gli attori delle minacce più sofisticate probabilmente sono in possesso di almeno un exploit adatto, e le attuali tensioni globali aumentano notevolmente la possibilità che si verifichi. I cambiamenti più importanti si rifletteranno anche sui nuovi obiettivi e scenari di attacco: il prossimo anno si potranno individuare attaccanti e specialisti abili nel combinare intrusioni fisiche e informatiche, impiegando droni lanciati con dispositivi fisicamente vicini al target.

Attacchi di alto profilo contro le infrastrutture

Considerato l’attuale clima politico si prevede un numero record di attacchi informatici che colpiranno le PA e i principali settori di mercato. È probabile che una parte non sia facilmente riconducibile a incidenti informatici, ma appaia come un incidente casuale. Altri attacchi assumeranno la forma di pseudo-ransomware o operazioni hacktivist per fornire una copertura plausibile ai veri autori. Anche gli attacchi informatici di alto profilo contro le infrastrutture a uso civile, come reti energetiche o radiodiffusione pubblica, potrebbero diventare obiettivi, così come i collegamenti sottomarini e i nodi di distribuzione della fibra, difficili da difendere.

L’anno degli zero-day per i servizi e-mail

I server di posta elettronica contengono informazioni chiave, quindi sono elementi interessanti per gli attori APT e hanno la più grande superficie di attacco immaginabile. I leader di mercato hanno già affrontato lo sfruttamento di vulnerabilità critiche e il 2023 sarà l’anno degli zero-day per tutti i principali programmi di e-mail. Con le attuali funzionalità e la prova che le APT sono in grado di attaccare i satelliti, poi, è probabile che in futuro i cybercriminali rivolgeranno sempre più l’attenzione alla manipolazione e all’interferenza con le tecnologie satellitari. Inoltre, la nuova modalità di attacco ibrido sviluppata nel 2022 ha comportato numerose operazioni hack-and-leak. Queste persisteranno anche nel prossimo anno, con gli operatori APT che faranno trapelare dati su gruppi di minaccia concorrenti e diffonderanno informazioni.

Attacchi DDoS: nel terzo trimestre 2022 raddoppiano gli smart attack

Nel terzo trimestre 2022 gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) sono aumentati significativamente. Rispetto al terzo trimestre 2021, il numero complessivo di attacchi è aumentato del 47,87%, mentre il numero di attacchi smart, ovvero sofisticati ed eseguiti in modo professionale, è raddoppiato. Si tratta di alcuni risultati del report trimestrale pubblicato da Kaspersky.  Un attacco DDoS è progettato per impedire a un sito web di funzionare normalmente o per bloccarlo. Durante un attacco, che di solito prende di mira PA, società finanziarie o di vendita al dettaglio, media o altre organizzazioni, la vittima perde i clienti a causa dell’indisponibilità del suo sito web. E di conseguenza, ne risente anche la sua reputazione.

Calano gli attacchi non professionali

Secondo Kaspersky, si tratta di un quadro standard: a un’estate relativamente calma segue una forte impennata dell’attività DDoS.
Ciò che rende il terzo trimestre più significativo è il continuo calo degli attacchi non professionali. Sebbene durante la prima metà del 2022 gli hacktivist siano stati piuttosto attivi nei tentativi DDoS, nel terzo trimestre si sono orientati verso altre attività malevole, e il numero di attacchi DDoS di hacktivist tende allo zero. Nel frattempo, il numero di attacchi professionali di alta qualità è rimasto a un livello elevato.

Più colpiti i settori finanziario e governativo

Gli obiettivi degli attacchi non sono cambiati, rivolgendosi principalmente ai settori finanziario e governativo. Entrambi questi elementi rafforzano l’idea che dalla primavera fino almeno alla fine di settembre i professionisti lavoravano su commissione contro questi settori.
In termini di durata degli attacchi, non ci sono stati nuovi record. Se il secondo trimestre è stato caratterizzato dall’attacco più lungo mai osservato, il terzo trimestre è stato più tranquillo. In media, gli attacchi sono durati circa otto ore, mentre il più lungo è stato di poco meno di quattro giorni. Rispetto al quarter precedente, questo dato sembra piuttosto modesto, ma le cifre sono comunque elevate.

“Raggiungere obiettivi chiaramente definiti”

“Dalla fine di febbraio abbiamo osservato e contrastato un numero insolitamente alto di attacchi da parte di attivisti dilettanti – commenta Alexander Gutnikov, Security Expert di Kaspersky, come riporta Adnkronos -. Tuttavia, il numero di questo tipo di attacchi è diminuito gradualmente, e alla fine del terzo trimestre è tornato a livelli normali. Durante questo periodo, abbiamo osservato molti attacchi sofisticati che miravano a raggiungere obiettivi chiaramente definiti: ad esempio, tagliare fuori i media o persino sospendere le operazioni generali delle organizzazioni governative”.