Natale: nel 2024 il pranzo supera i 3,5 miliardi di euro 

Il pranzo di Natale nel 2024 agli italiani costerà oltre 3 miliardi e mezzo di euro complessivamente. Si sa, le festività natalizie sono un momento per stare in famiglia, per condividere ricordi ed emozioni, e quest’anno in Italia per il pranzo del 25 dicembre o la cena della Vigilia si spenderanno in media 83 euro a testa.

Il 25% degli italiani spenderà più di quanto non abbia fatto lo scorso anno, ma alcuni pagheranno attraverso forme di prestito o finanziamenti.
È quanto rivelano le previsioni di spesa stimate dall’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different. 

Chi spenderà di più… e chi di meno


Scorrendo i risultati dell’analisi, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta, emerge che sono gli over 65 a mettere a budget un importo maggiore, ovvero, ben 149 euro, probabilmente perché ospiteranno a pranzo o a cena figli e nipoti.
Si notano poi alcune differenze anche a livello geografico.

Secondo l’indagine di Facile.it, coloro che prevedono di spendere di più per festeggiare a tavola il Natale sono i residenti del Sud e delle Isole, i quali pagheranno, mediamente, 115 euro. Un budget quasi doppio rispetto a quello di chi abita nel Nord Est (61 euro) e nel Nord Ovest (68 euro). E l’importo è decisamente più basso anche nel Centro Italia: mediamente, 71 euro a testa.

Budget aumentato rispetto al 2023, ma non per tutti

Ma la spesa destinata a pranzi e cene è inferiore o maggiore rispetto al 2023?
Il 25% degli intervistati ha ammesso che metterà a budget un importo maggiore, un dato che sale al 32% tra gli appartenenti alla fascia di età tra 18 e 34 anni, e addirittura al 43% nel Centro Italia.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia, rappresentato dalle oltre 2 milioni di persone che spenderanno meno del 2023. Per il  53% di loro, ovvero, quasi 1,1 milioni di individui, il motivo è perché sono aumentate altre voci di costo nella vita quotidiana, e quindi si preferisce ‘tagliare’ la tavola di Natale.

L’1% farà ricorso a un prestito

Ma pur di non rinunciare a un momento di condivisione e di convivialità così importante nella tradizione italiana, l’1% degli intervistati all’indagine di Facile.it ha ammesso che ricorrerà a un prestito personale per pagare il pranzo o la cena di Natale.
L’indagine è stata condotta su un campione di 1.000 intervistati di età adulta, tra 18 a 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana per sesso, età, regione, e classe d’ampiezza demografica dei comuni.

Per quanto riguarda il metodo di raccolta delle informazioni, si tratta di una Rilevazione CAW, effettuata nel periodo tra il 14e il 20 novembre 2024.

I creativi bocciano l’AI, ma i giovani sono più fiduciosi

Paura e tristezza sono le prime emozioni che i creativi associano all’Intelligenza artificiale. Pare che gli artisti, e più in generale, chi si occupa di cultura e creatività, boccino l’Intelligenza artificiale: solo il 15% crede che l’AI avrà un’influenza positiva nel mondo della musica, il 27% nel cinema, il 15% nei libri e il 12% nelle opere teatrali.
Al contrario, tra i giovani e chi utilizza questa tecnologia in maniera più intensa il giudizio espresso è migliore.

Sono alcune evidenze contenute nel XV Rapporto Civita, presentato a Roma e intitolato ‘Next Gen AI. Opportunità e lati oscuri dell’Intelligenza artificiale nel mondo culturale e creativo’, edito da Marsilio Editori con il sostegno di Igt e Siae e la collaborazione con l’Istituto di ricerca Swg.

Preoccupa la tutela del diritto d’autore

All’interno del XV Rapporto Civita sono presenti due indagini che fotografano opinioni, sentimenti e previsioni sul futuro dell’AI. La prima è stata condotta su 4.700 creativi iscritti alla Siae, l’altra su un campione rappresentativo di 1500 giovani italiani fra 18 e 34 anni.

Se circa la metà degli artisti italiani dichiara di avere usato strumenti di AI, solo uno su 3 ha sperimentato direttamente sistemi di Intelligenza artificiale generativa. Quanto alla tutela del diritto d’autore, 9 creativi su 10 sono molto o abbastanza d’accordo sul fatto che l’Italia dovrebbe tutelare la voce degli artisti, in modo da evitarne la clonazione.
Quanto ai giovani, il 62% pensa che l’AI avrà un’influenza positiva nella gestione di trasporti e spostamenti, il 57% nella cura della salute e il 56% in studio e formazione.

Sorpresa, paura e speranza le principali emozioni che suscita

Per il 39% dei giovani, inoltre, l’AI avrà un’influenza negativa nelle relazioni interpersonali. 
Nel complesso, la maggioranza del campione intervistato ha familiarità con gli strumenti e le tecnologie basate sull’AI, per averle utilizzate personalmente o solo per averne sentito parlare.

Tuttavia, la comprensione delle caratteristiche proprie di queste tecnologie è decisamente più limitata, con meno del 10% del campione che sostiene di averne una conoscenza approfondita.

“Bilanciare le potenzialità creative di questi strumenti con il rispetto della creatività umana”

Il 70% dei giovani ritiene poi che le istituzioni nazionali dovrebbero muoversi sulla scia degli organismi internazionali, riporta ANSA, per garantire un quadro normativo uniforme dell’AI nei diversi Paesi.
“L’adozione di tecnologie di GenAI dovrebbe avvenire nel rispetto di principi etici e normativi condivisi – ha affermato Simonetta Giordani, segretaria generale di Associazione Civita -. È fondamentale bilanciare le potenzialità creative di questi strumenti con il rispetto della creatività umana, promuovendo un uso sostenibile e inclusivo dell’innovazione tecnologica”.

Second hand, il regalo senza stress per tutte le generazioni

La cultura del riuso comincia a radicarsi anche per i momenti più importanti dell’anno, come il Natale, che porta con sé la (stressante) ricerca del regalo perfetto da mettere sotto l’albero.

Se il 27% degli italiani ha acquistato almeno una volta un regalo second hand, in particolare, il 46% in occasione delle festività natalizie, non sorprende che siano i giovani della GenZ e gli Young Millennials quelli che più di tutti dichiarano di comprare e vendere usato. Con una percentuale di adesione che supera il 90%, a fronte di una media nazionale del 60%.

Un dato indicativo di come ‘l’usato’ per questo target sia una scelta di acquisto e un alleato costante, anche per i regali.
Lo ha scoperto l’Osservatorio Second Hand Economy 2023 , condottò da BVA Doxa per Subito.it.

Un oggetto unico per arredare la casa o un accessorio vintage originale?

Il 49% dei giovani non solo prende in considerazione l’idea di un regalo second hand, ma lo cerca e lo compra tra le 38 categorie presenti sul portale Subito.
Non solo, la community della piattaforma vede positivamente la possibilità di ricevere un regalo second hand.

Per il 54% degli intervistati è infatti sinonimo della possibilità di ottenere finalmente qualcosa di introvabile che si desidera da tempo. Un oggetto unico per arredare la casa (33,3%) o un accessorio vintage originale messo in vendita, magari, da qualche boomer (27,2%).

Nerd, neogenitori, sportivi last-minute i destinatari perfetti

Pma chi sono i destinatari ideali di un regalo second hand? Pole position per il nerd, che ha già 7 consolle in collezione, ma non ancora quella portatile (42,5%). Al secondo posto, i neogenitori che si trovano a fare i conti con la velocità con cui crescono i bambini (35%), al terzo, gli sportivi dell’ultimo minuto che organizzano partite di padel ogni weekend (28%), al quarto, l’amica fashion-victim che non può fare a meno dell’accessorio must-have della stagione (26%), e al quinto, l’interior designer wannabe che non sopravvive senza oggetti di design (25%).

Anche Babbo Natale può sbagliare

Non sempre però i desideri diventano realtà, e spesso anche Babbo Natale commette qualche errore, trasformando il momento in cui si scartano i regali sotto l’albero in un incubo.

Ecco, infatti, la top 3 dei regali sgraditi, quelli che, pur nascendo dalle migliori intenzioni finiscono negli angoli più remoti della casa.
Insomma, dal ‘kit ricovero’ (31%), vestaglie, pigiami e calzini, agli oggetti beauty&friends (25%), profumi quando va bene oppure quando va malissimo ‘bagnoschiuma alle ortensie morte della Valgardena’, fino a il Gratta&Vinci (20%).

Moda: per GenZ e Millennials è l’espressione di sé stessi

Oggi i giovani della GenZ e i loro ‘fratelli maggiori, i Millennials, utilizzano l’abbigliamento per esprimere la propria autenticità. Secondo la ricerca ‘Fashion and Identity – Vestirsi senza infrastrutture’, condotta da BVA Doxa in collaborazione con McArthurGlen: il 35% degli intervistati vede nel proprio look una forma d’espressione identitaria. Una percezione più diffusa tra i GenZ (37%), che scelgono l’abbigliamento per raccontare chi sono, rispetto ai Millennials (32%).

Tuttavia, sebbene il 40% degli intervistati preferisca mantenere un’immagine coerente di sé, il 32% talvolta si sente costretto a conformarsi ad aspettative altrui.
Insomma, sono due generazioni anagraficamente vicine, ma con stili e scelte di consumo differenti. Se infatti i Millennials sono più liberi nella propria espressione estetica rispetto a condizionamenti esterni, la GenZ appare fortemente influenzata dai social.

A ogni generazione la sua fonte di ispirazione (e condizionamento)

Famiglia (26%), amici (24%) e mode del momento (24%) continuano a giocare un ruolo importante nell’influenzare la costruzione dell’immagine personale anche nelle generazioni più giovani.
Emerge, anche in questo caso, una differenza generazionale. Mentre i Millennials si dichiarano più autonomi e meno condizionati (il 37%, afferma di non aver subito alcuna influenza esterna), la GenZ è fortemente influenzata da social media, pubblicità e personaggi celebri, in particolare dagli influencer (23%).

Le fonti di ispirazione stilistica principali sono ancora le vetrine dei negozi per il 46% degli intervistati, ma al mondo fisico si unisce quello digitale. Scial media (32%) e siti di brand (29%) sono rilevanti in particolare per donne e GenZ. Ma anche pubblicità e riviste di moda continuano a essere fonti di ispirazione.

Social media, specchio delle mie brame…

I social media si confermano piattaforme fondamentali per esprimere la propria personalità (GenZ 35%, Millennials 30%) e individuare modelli atti a contribuire a costruire la propria immagine (GenZ 31%, Millennials 21%).
Instagram emerge come il canale più rilevante e stimolante: il 58% degli intervistati lo identifica come la piattaforma preferita per suggerimenti di stile. A seguire, Facebook, Youtube e TikTok.

Interessante rilevare la netta preferenza di Instagram per i GenZ (63%) e l’attualità di Facebook per il Millennials (66%).
Per la GenZ i social media rappresentano anche un punto di confronto tra identità online e reale. Il 26% percepisce una differenza tra la propria immagine virtuale e quella quotidiana.

Alla fine, vince uno stile sobrio e originale 

Tra i nove stili identitari che rappresentano l’universo stilistico contemporaneo italiano, la ricerca conferma come cifra estetica di giovani la sobrietà. La GenZ, in particolare, si identifica fortemente nel ‘New Basic’, scelto dal 46%, mentre il campione dei Millennials si sente più vicino al ‘Neoromantico’.

Tra le tendenze emergenti, il ‘Quiet Luxury’, l’eleganza senza ostentazione, e il ‘Genderless’, stanno conquistando i più giovani, con un 34% di preferenze nella GenZ per il primo e il 24% per il secondo.
La ‘Logomania’ perde invece terreno, con solo il 13% che ne fa un elemento distintivo.

Black Friday e shopping natalizio: come proteggersi dalle truffe online?  

Con l’arrivo del Black Friday, si apre ufficialmente la stagione dello shopping natalizio, che ormai sempre più persone scelgono di fare online. Tuttavia, la ricerca dell’affare migliore può nascondere delle insidie, soprattutto sul web, dove i tentativi di truffa sono frequenti.

Tra le frodi più diffuse vi sono i cosiddetti “fake shops”, ovvero falsi negozi online che vendono prodotti inesistenti a prezzi incredibilmente bassi. Alcuni di questi siti imitano perfettamente quelli dei marchi più noti, inducendo i consumatori a effettuare pagamenti che, purtroppo, finiscono per svanire senza lasciare traccia.

Come riconoscere le possibili frodi 

Le offerte troppo allettanti sono spesso una trappola: molti negozi fake propongono articoli esclusivi a prezzi stracciati, ma si tratta di inganni. Se un prezzo appare sospettosamente basso, è bene fermarsi e cercare maggiori informazioni su altri siti affidabili, verificando il prezzo reale del prodotto.

Controllare le recensioni può essere utile, ma è sempre meglio consultare più di una fonte, perché anche le recensioni potrebbero essere false o scritte da bot. I falsi feedback sono un’altra arma dei truffatori, utilizzata per rendere il sito più credibile.

Occhio agli annunci sui social 

Un altro canale di truffe molto diffuso è rappresentato dai social network, dove spesso compaiono annunci irresistibili che portano a negozi fake. Prima di fare clic su un annuncio, è utile verificare il profilo che lo ha pubblicato. Se il profilo è recente, ha pochi post o pochi follower, è probabile che si tratti di un account creato ad hoc per scopi fraudolenti. Anche i commenti e le interazioni possono essere indizi utili per valutare la serietà del venditore.

Controllare bene i siti prima di effettuare acquisti  

Prima di inserire i propri dati di pagamento, è importante esaminare con attenzione il sito web dell’offerta. La presenza di immagini sgranate, un layout poco curato o errori grammaticali sono segnali d’allarme. Un sito affidabile presenta informazioni chiare su contatti, resi e rimborsi, e una sezione “Chi siamo”. La mancanza di queste informazioni può essere indicativa di un negozio fraudolento.

Utilizzare solo metodi di pagamento tracciabili 

Infine, un vero campanello d’allarme riguarda i metodi di pagamento. Se un sito richiede esclusivamente bonifici bancari, carte regalo o app di pagamento non ufficiali, è meglio diffidare. I truffatori preferiscono transazioni non tracciabili per evitare di essere rintracciati. Pagare su piattaforme ufficiali e con metodi tracciabili resta la scelta più sicura per uno shopping online sereno.

Rivoluzione Intelligenza artificiale: le aziende B2B stanno preparando il futuro

L’ Intelligenza artificiale diventerà sempre più il cuore del modello operativo delle imprese per l’innovazione dei prodotti, e occorrerà, da parte delle aziende, dotarsi di una AI strategy concreta.
Nello stesso tempo, per qualsiasi ufficio marketing, è fondamentale capire quali sono i nuovi processi di analisi e automatizzazione dei dati per generare nuovi lead.

Una ricerca realizzata da BVA Doxa rivela come un’azienda su due utilizzi già l’Intelligenza artificiale, sia attraverso chatbot sia tramite altre soluzioni. La ricerca, dal titolo ‘Rivoluzione AI nel B2B: come le aziende stanno preparando il futuro’, è stata condotta in esclusiva per il B2B Marketing Conference, l’evento che ha coinvolto dirigenti e responsabili di aziende B2B con almeno dieci dipendenti, per un totale di 300 imprese.
Insomma, l’adozione dell’AI continua a crescere. E non solo nella nostra vita personale, ma anche professionale.

Le imprese che non la utilizzano sono più critiche

La penetrazione di questa tecnologia è maggiore tra le aziende di grandi dimensioni. Risultano invece più critiche le imprese che non la utilizzano.
Navigare con successo nel mare delle nuove tecnologie non rappresenta una sfida inedita, ma le implicazioni sono sempre più profonde. L’AI sta cambiando radicalmente il modo in cui le aziende operano, influenzando non solo i processi lavorativi, ma anche le interazioni quotidiane.

Le aziende implementano sistemi basati sull’Intelligenza artificiale con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei processi, che più in dettaglio significa agire sulla produttività, sulla qualità dell’offerta e sulla riduzione degli errori. E, in ultima analisi, sulla riduzione dei reclami.

Nuove figure professionali entrano nell’organico societario

Le funzioni aziendali più coinvolte dall’introduzione dell’AI includono l’IT, il Marketing, le Vendite e il reparto Ricerca & Sviluppo.
Considerato il crescente utilizzo di Intelligenza artificiale, sette imprese su dieci hanno introdotto nel loro organico delle nuove figure professionali. Tra le aziende con più di 250 addetti la quota sale all’85%.

Per le aziende che si avvalgono già dell’AI, l’auto valutazione delle capacità di sfruttare lo strumento è decisamente positiva, ed è pari all’81%.

Si continua a investire: +4% di incremento 

Nel complesso, risulta che anche le competenze presenti internamente sono adeguate, seppure presentino margini di miglioramento. 

Continua poi il trend positivo degli investimenti nell’AI, sebbene la ricerca BVA Doxa segnali un minor incremento rispetto al passato, ovvero, un +4% rispetto al +5% dell’ultimo biennio. Analogamente, anche per il prossimo futuro la crescita prefigurata è stimata intorno al 4%.

Mutui, la domanda riprende la sua corsa: +7,2% nei primi 9 mesi del 2024

Dalla metà del 2023 le richieste di mutui immobiliari da parte delle famiglie italiane hanno intrapreso una lenta risalita, spingendo la domanda verso livelli pre-pandemia.
Anche nei primi 9 mesi del 2024 in Italia continua a soffiare un vento positivo sulla domanda di mutui, che spinge il numero delle interrogazioni a un incremento del +7,2%.

Se si guarda al singolo mese di settembre, la domanda è arrivata a sfiorare addirittura il +19% (Fonte: il Sistema di Informazioni Creditizie EURISC).
Ma analizzando i dati nella loro interezza, si osserva che nel I semestre dell’anno il fenomeno delle surroghe ha segnato un +17,6%, mentre i nuovi mutui erogati si sono contratti del -10,5%.

L’importo medio richiesto si attesta a 146.469 euro

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nei primi nove mesi del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 euro e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane, rappresentando il 30,5% del totale delle interrogazioni.

Nel III trimestre dell’anno, l’importo medio richiesto subisce inoltre un leggero aumento, pari al +1,6%, raggiungendo un valore medio complessivo pari a 146.469 euro.
Lo stesso trend si registra nel singolo mese di settembre, dove l’aumento dell’importo medio sale del +1,8%.

La Direttiva Case Green sarà un volano per il comparto dei mutui immobiliari

“Una politica monetaria che torna a essere espansiva, e con possibili ulteriori tagli dei tassi per fine anno, infonde maggiore fiducia nelle famiglie italiane che ritornano a programmare spese di lungo periodo – ha spiegato Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Un altro volano per il comparto dei mutui immobiliari sarà quello dell’effetto della Direttiva Case Green (EPBD). Dal nostro osservatorio prevediamo infatti che i finanziamenti green raggiungeranno nel 2030 percentuali che oscillano tra il 24% e il 30%, e nel 2050 più di un mutuo su due sarà verde”,

Le famiglie continuano a privilegiare piani di rimborso superiori a 10 anni

Per quanto riguarda la fascia di età dei richiedenti, emerge che coloro che hanno un’età tra i 25 e i 44 anni rappresentano il 61,3% del totale, mentre il 32,8% è composto da chi ha tra i 45 e i 64 anni.
Inoltre, quasi 9 richieste su 10 prevedono piani di rimborso dai 10 anni in su.

Ne consegue, che la scelta preferita dalle famiglie rimane quella dei finanziamenti dilazionati nel tempo per non appesantire il bilancio familiare. A maggior ragione. in tempi dove l’inflazione spinge verso l’alto il costo della vita.

Consapevolezza digitale, quanto siamo preparati (veramente)?

In un contesto in cui la vita quotidiana è sempre più connessa al mondo digitale, diventa fondamentale comprendere il nostro rapporto con la tecnologia per garantire un uso consapevole e sicuro delle risorse online.

A tal fine, il WIN-Worldwide Independent Network of Market Research ha condotto una ricerca globale, coinvolgendo 33.866 persone di 39 paesi, tra cui l’Italia, per esplorare le preoccupazioni legate alla privacy, alla sicurezza dei dati e al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale.

Preoccupazioni sulla condivisione dei dati

Secondo la ricerca condotta in Italia da BVA Doxa, il 47% degli intervistati è preoccupato per la condivisione delle informazioni personali online. Particolarmente sensibili sono i dati finanziari, che preoccupano il 52% degli italiani (55% tra le donne). La geolocalizzazione, invece, sembra destare minori preoccupazioni, con il 38% degli intervistati che la ritiene un rischio.

A livello globale, il 45% degli intervistati condivide queste ansie, con livelli di preoccupazione più elevati in paesi come Brasile, Corea del Sud e Indonesia, e più bassi in Malesia, Palestina e Costa d’Avorio.

I rischi legati ai social network

L’uso eccessivo dei social network è percepito come un rischio significativo dal 54% degli italiani. Questo atteggiamento è condiviso trasversalmente, senza particolari differenze tra fasce d’età o genere. Anche a livello globale, la metà degli intervistati ritiene che i social network abbiano un impatto opprimente sulle loro vite.

Le regioni europee e MENA sono quelle dove il senso di sopraffazione è più diffuso, con il 57% delle persone che esprimono preoccupazioni al riguardo.

Sicurezza online, quanti ne sanno?

La consapevolezza di cosa accade ai dati personali dopo la loro condivisione è piuttosto limitata in Italia, dove solo il 30% degli intervistati dichiara di avere una conoscenza adeguata di come i propri dati vengano trattati. Quasi 4 italiani su 5 hanno subito almeno una violazione della sicurezza online, con il 48% che ha ricevuto mail fraudolente (phishing) e il 14% che ha avuto la carta di credito clonata.

A livello globale, la consapevolezza sulla gestione dei dati è bassa, con solo il 25% delle persone che comprende chiaramente come vengono gestiti.

La conoscenza dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale è un tema sempre più centrale, ma solo il 21% degli italiani dichiara di averne una buona conoscenza, con una differenza significativa tra i più giovani (33%) e i più anziani (15%). La comprensione dell’IA varia notevolmente tra le regioni del mondo, con le Americhe e la regione APAC che registrano i livelli più alti di comprensione.

X toglie il blocco agli utenti bannati. Perchè questa scelta preoccupa?  

Una decisione salutata con orgoglio da Elon Musk, proprietario di X, quella di modificare la funzionalità di blocco degli utenti sulla sua piattaforma.
La notizia ha scatenato una ondata di preoccupazione tra gli utenti dell’ex Twitter, in particolare, tra coloro che utilizzano lo strumento di blocco per proteggersi da molestie, stalking e altre forme di abuso online.

Dal canto suo, Elon Musk sostiene che il cambiamento è motivato dal fatto che gli utenti bannati possono comunque visualizzare i post di chi li ha bloccati: basta infatti che effettuino il logout, ovvero, che si disconnettano, o che utilizzino un altro account per accedere.
In ogni caso, secondo le nuove regole del social, se gli utenti bloccati potranno ancora visualizzare i profili di chi li ha bloccati, non potranno interagire con loro in alcun modo.

“Bannare è inutile e non protegge dalle molestie online”

Pertanto, secondo Elon Musk, la funzione di blocco attuale è del tutto inutile, e non è efficace nel proteggere gli utenti dalle molestie.
Tuttavia, molti utenti hanno espresso una certa apprensione per le potenziali implicazioni sulla privacy di questo cambiamento.

La possibilità che gli stalker possano continuare a visualizzare i profili delle loro vittime, anche dopo essere stati bloccati, potrebbe rendere X un ambiente più ostile e pericoloso. 
E sono in molti a temere che la rimozione del blocco possa rendere X un terreno fertile per comportamenti tossici e indesiderati.

La riammissione controversa al profilo di Donald Trump 

Ma questo è solo l’ultimo di una serie di cambiamenti controversi che Musk ha apportato al social network da quando l’ha acquisito, a ottobre del 2022, incluso lo stravolgimento del nome originale, Twitter.

Uno dei suoi primi interventi, oltre a riammettere Donald Trump nella piattaforma, è stato infatti il ripristino di migliaia di account precedentemente bannati, tra cui quelli di attivisti di estrema destra e suprematisti bianchi, come ad esempio, Andrew Anglin, fondatore di The Daily Stormer, riferisce Adnkronos.

Obiettivo del cambiamento? Rendere ancora più trasparente l’esperienza degli iscritti

La nuova modifica era stata proposta da Elon Musk già nell’agosto del 2023. Secondo quanto riporta il sito The Verge, questo cambiamewnto mira a rendere più trasparente l’esperienza degli iscritti, consentendo di ‘identificare e segnalare qualsiasi potenziale contenuto negativo’.

Di fatto, riporta Ansa, anche se la rimozione del blocco consentirebbe ai bannati di continuare a visualizzare i post dei profili che hanno deciso di censurarli, non potranno comunque né commentare né mettere mi piace o condividere i contenuti.

Lavoro e imprese: 538mila assunzioni previste a settembre, +1,3%

Emerge dalle previsioni occupazionali del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: sono 538mila i lavoratori ricercati dalle imprese a settembre con contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato. Settemila in più rispetto a settembre 2023 (+1,3%).

A trainare la crescita occupazionale è il settore dei servizi, con 386mila contratti programmati (+3,9%), e oltre 1 milione nel trimestre settembre-novembre. L’apporto determinante proviene dal turismo e dal commercio, mentre la domanda dell’industria frena sia a settembre (152mila entrate, -4,6%) sia nel trimestre (418mila, -5,7%).
Complessivamente, nei prossimi tre mesi le assunzioni previste restano stabili rispetto all’analogo periodo del 2023 (+0,1%), superando di poco 1,4 milioni.

Frena l’industria tranne il settore alimentare

Le imprese del manifatturiero sono alla ricerca di circa 98mila lavoratori (-1,0%), e quelle delle costruzioni oltre 54mila (-10,5%). Tra i principali settori che programmano assunzioni, la meccatronica prevede circa 24mila contratti nel mese e 64mila nel trimestre (-6,8%, -7,8), la metallurgia 18mila nel mese e 48mila nel trimestre (-10,2%, -12,9%) e l’alimentare 17mila e 49mila (+23,7%, +23,5%). 

Nel terziario offrirono maggiori opportunità lavorative i servizi alle persone, che ricercano 101mila lavoratori nel mese (-9,0%) e circa 201mila nel trimestre (-15,7%).
Seguono il turismo (84mila, +21,4% – 238mila, (+22,9%) e commercio (75mila, +25,4% – 230mila, +24,1%).

Aspettative positive per le aziende medio-grandi 

Sotto l’aspetto dimensionale, positive le aspettative delle imprese di media/grande dimensione, con +9mila entrate nel mese +15mila nel trimestre, mentre risultano in flessione le previsioni delle imprese fino a 9 dipendenti (-1,8mila, -13mila).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (pari al 56,9% del totale), ma le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per oltre 254mila assunzioni (47,2% del totale), soprattutto a causa della ‘mancanza di candidati’ (30,4%).

I gruppi professionali con mismatch più elevato sono operai specializzati (65,6% la quota di entrate difficili da reperire), dirigenti (61,4%), tecnici (52,9%). In particolare, gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (79,0%).

Nel Nord Est domanda in flessione

Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire oltre 100mila ingressi programmati a settembre (19,4% del totale), soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese/persone (34,3%), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (32,8%), metallurgia (23,6%), alloggio/ristorazione (23,3%), alimentare (19,5%). 

Le opportunità per i giovani under 30 sfiorano invece 165mila unità (30,6% del totale), con maggiori opportunità di impiego offerte da servizi finanziari e assicurativi (48%), servizi informatici/Tlc (47,6%), servizi media/comunicazione (47,4%), commercio (41,2%) alloggio e ristorazione (41,0%).

A livello territoriale cresce la domanda nel Nord Ovest e del Centro (+6mila per entrambe), stabile la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole, mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Est (-4mila).