Audiolibri: gli italiani ne ascoltano più di 3 al mese

Secondo i dati della ricerca Audible Compass nel 2025 il 73% degli intervistati in Italia, Francia, Germania e Spagna ascolta contenuti audio, e quasi 6 su 10 hanno aumentato la frequenza di ascolto rispetto al 2024.
In Italia in media si ascoltano 3,2 audiolibri al mese. Il motivo? Perché ascoltare audiolibri rilassa (70%) e aiuta a non pensare alle preoccupazioni quotidiane (68%) contribuendo a migliorare la salute mentale (60%).

Insomma, si preme play e ci si lascia trasportare dalle storie in cuffia in base al genere (86%), al tema (83%) e alla voce narrante (82%).
L’audiolibro più ascoltato in Italia? “L’anniversario” di Andrea Bajani, vincitore del Premio Strega.

Il genere è il principale criterio di scelta

Le preferenze generali si concentrano sui titoli di mistero e thriller (44%), seguiti da fantasy e fantascienza (40%), crime e romance (entrambi al 37%) e commedia (36%).
L’Italia è l’unico Paese dove l’ascolto di narrativa letteraria è pari a quello di thriller e mistero (entrambi 46%).

Per oltre il 90% degli intervistati gli audiolibri sono una forma di intrattenimento di qualità e un buon alleato del relax quotidiano. Ancora, il 90% ritiene che siano un buon modo per imparare cose nuove.
In generale, si ascolta per lo più a casa (72% vs 45% fuori casa). In Germania e Spagna lo si fa per addormentarsi (34%, 25%), in Francia perché è un valido intrattenimento lontano dagli schermi (24%) e in Italia l’ascolto accompagna tutta la giornata (25%).

Una relazione sinergica con la lettura

In Italia più che altrove chi ha ascoltato un audiolibro negli ultimi dodici mesi ha letto anche almeno un libro (86%, Spagna 85%, Germania 78%, Francia 72%).
E non solo chi ascolta legge, ma spesso legge di più. Per 7  intervistati su 10 gli audiolibri incrementano la lettura dei libri, sia cartacei sia digitali.

Dopo aver ascoltato un audiolibro, la maggior parte degli intervistati (66%) si reca infatti in libreria per acquistare la versione cartacea del titolo. Tanto che per l’87% (Spagna 94%) l’ascolto è finalizzato a conoscere titoli e generi altrimenti non letti.

Un supporto educativo

Parallelamente, chi ascolta audiolibri si dimostra attivo anche su altri formati culturali. L’84% guarda film e serie tv in streaming, l’81% fruisce di social network in video, il 70% ascolta podcast e il 43% serie audio.
Il 79% poi dichiara di aver ascoltato un contenuto audio perché lo aveva apprezzato precedentemente in un altro formato: serie tv, film o graphic novel.

Quasi 1 su 2 afferma, inoltre, di provare un senso di amicizia nei confronti dei narratori o degli host preferiti. E tra i genitori italiani con figli sotto i 18 anni, l’ascolto viene percepito come un supporto prezioso per l’intrattenimento (44%), l’educazione (38%), il tempo lontano dallo schermo (36%) e l’arricchimento del vocabolario (35%).

Turismo slow: viaggiare in treno favorisce il dialogo tra familiari

Tra le famiglie italiane che negli ultimi due anni hanno viaggiato in treno insieme ai bambini il 35% afferma che i propri figli sono visibilmente più calmi a bordo, mentre per il 37% in treno si comunica di più rispetto alla quotidianità.
E ancora, l’82% delle famiglie descrive il viaggio come piacevole e il 59% dichiara che viaggiare in treno è più rilassante rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Tutto ciò si traduce in esperienze estremamente positive per le famiglie in viaggio. Lo ha scoperto una nuova ricerca condotta da Trainline in collaborazione con Doxa su un campione di 500 persone.
Il treno si è ormai trasformato in uno dei pochi luoghi dove le famiglie italiane riescono a trovare calma, rallentare e riconnettersi davvero.

Ai bambini piace guardare il paesaggio “in movimento”

Le famiglie attribuiscono questo senso di benessere alla unicità dell’atmosfera che si ‘respira’ sul treno.
Il 49% degli intervistati afferma infatti che ai bambini piace soprattutto guardare il paesaggio, spesso descritto come un ‘cinema in movimento’, mentre il 28% ritiene che l’ambiente tranquillo migliori l’umore di tutta la famiglia.

Accanto ai benefici emotivi, le famiglie riscontrano anche vantaggi pratici.
I più apprezzati di viaggiare in treno? La libertà di non dover guidare (52%) e l’accesso diretto ai centro città (38%).

Più conversazione, meno tempo sugli schermi

Per molte famiglie il treno diventa uno spazio dove il tempo rallenta. Il 37% afferma di parlare di più con i propri figli, il 23% nota una naturale riduzione nell’uso degli schermi, e il 34% considera il viaggio stesso come una piccola avventura che i bambini non vedono l’ora di vivere.

“I bambini ricordano la connessione, non la perfezione, e il viaggio diventa un momento educativo inestimabile – spiega Elena Cortinovis, pedagogista esperta in genitorialità -. Coinvolgere i bambini in piccole decisioni, creare rituali di partenza o semplicemente accogliere i momenti di noia sono strategie che aiutano a ridurre l’agitazione e a rafforzare il legame familiare. Non servono giochi elaborati o tecnologie avanzate: la vostra presenza, l’ascolto e la capacità di meravigliarvi insieme a loro possono trasformare anche un viaggio in un ricordo felice e un’opportunità di crescita”.

Le mete natalizie preferite? Mercatini e città d’arte

Durante queste ultime festività natalizie, molte famiglie hanno scelto il treno per i loro viaggi, soprattutto con l’obiettivo di visitare i mercatini di Natale (46%), andare a trovare i parenti (36%) ed esplorare le città d’arte (31%).

“Ciò che le famiglie raccontano è quanto apprezzano il tempo trascorso insieme – aggiunge Andrea Saviane, Country Manager di Trainline Italia -. Siamo felici di vedere che le famiglie considerano il viaggio in treno come un momento per riconnettersi, qualcosa di sempre più raro nella vita quotidiana”.

Shopping natalizio: nel 2025 regali digitali per un terzo degli italiani

Regali digitali e auguri personalizzati saranno molto popolari durante le festività natalizie 2025/2026, con abbonamenti ai servizi streaming e crediti di gioco che occupano le prime posizioni nelle wishlist.

Durante la corsa stagionale agli acquisti natalizi Kaspersky ha condotto un sondaggio per scoprire la reale popolarità dei regali digitali. E se in Italia il 41% degli intervistati preferisce i regali fisici, circa un quinto ha già acquistato in passato regali digitali e il 32% pianifica di farlo anche quest’anno.
Con la vita quotidiana sempre più digitale, anche il modo di fare i regali sta cambiando. I doni virtuali non sono più una novità, ma una scelta sempre più diffusa

Meglio un abbonamento Netflix che un maglione

In Italia il 55% degli intervistati che considerato l’acquisto di regali digitali ha indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e Spotify, confermando l’intrattenimento come il regalo digitale per eccellenza.
Al secondo posto si collocano i crediti e gli abbonamenti per i giochi, che raccolgono il 38% delle preferenze degli italiani, seguiti da abbonamenti a e-book (32%) e iscrizioni a corsi online (22%).

Accanto agli abbonamenti per l’intrattenimento, sta registrando una crescente popolarità anche il benessere fisico, come abbonamenti alle palestre (29%), mentre i servizi dedicati al benessere mentale risultano meno diffusi, con solo l’11% degli intervistati che dichiara interesse per questa tipologia di offerta.

Babbo Natale diventa virtuale

I saluti personalizzati in formato video o audio, provenienti da Babbo Natale o da personaggi famosi, e le cartoline digitali stanno diventando sempre più popolari. Questi regali innovativi offrono l’opportunità di creare messaggi unici e personali, distinguendosi dai doni più generici.
Tuttavia, gli esperti di Kaspersky ricordano che alcuni di questi servizi richiedono un’eccessiva quantità di dati personali, mettendo in discussione la loro affidabilità.
Tanto che il 24% dei consumatori in Italia vorrebbero regalare o ricevere un software di sicurezza.

In ogni caso, per rendere più sicuri gli acquisti, è sempre fondamentale utilizzare soluzioni di sicurezza dotate di un componente anti-phishing basato sull’AI, in grado di bloccare link dannosi e proteggere i pagamenti.

Attenzione ai negozi online falsi

Nonostante la crescente diffusione dei regali digitali e i numerosi vantaggi dei doni virtuali, esistono infatti anche i rischi per la sicurezza, come la presenza di negozi online falsi o link di phishing.

Sebbene gli abbonamenti siano diventati l’opzione regalo digitale più popolare, il periodo degli acquisti natalizi comporta rischi significativi. Con l’aumento delle persone che acquistano all’ultimo minuto servizi di streaming, crediti di gioco e corsi online, i criminali informatici ne approfittano con sofisticati schemi di phishing. Sfruttando l’urgenza e l’entusiasmo tipici degli acquisti natalizi, grazie all’AI, i truffatori possono creare siti web falsi molto convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoli che imitano servizi di abbonamento legittimi.

NEET: come riportare i giovani alla formazione e al lavoro?

In Italia oltre due milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi. Sono i NEET (Not in Education, Employment or Training), giovani che non sono inseriti in alcun tipo di educazione scolastica o universitaria, corsi professionali, tirocini o stage. Quasi 1 su 5. 

I NEET rientrano in una serie di categorie principali: giovani madri che si occupano solo della cura della famiglia, maschi tra 15 e 19 anni che vivono ancora in famiglia e hanno abbandonato gli studi, giovani che vivono di lavoretti precari, in maggioranza ragazze, giovani che hanno subito le conseguenze del lockdown vivendo una transizione tra scuola e lavoro ancora più difficile, ma anche giovani con titolo di studio troppo elevato che non trovano offerte adeguate.

Gender gap anche nella GenNeet

L’Italia ha una percentuale di NEET tra le più alte in Europa. La media dell’Unione Europea, infatti, si assesta attorno all’11%, con l’obiettivo di scendere sotto il 9% entro il 2030. Nel nostro Paese, invece, il fenomeno NEET arriva a toccare punte del 25% nella fascia tra 25 e 29 anni, del 21% tra 20 e 24 anni e del 10% tra 15 e 19 anni.

Inoltre, anche nella generazione NEET esiste un gap di genere. Il 20,5% delle ragazze italiane di 15-29 anni non studia e non lavora, contro il 17,7% dei ragazzi.
Il fenomeno è differenziato anche a livello geografico:. La maggior parte dei NEET si trova infatti al Centro Sud, in Sicilia (30,3%), Calabria (28,4%) e Campania (27,3%) seguite da Puglia (23,6%), Sardegna (21,8%) e Molise (20,3%).

La proposta di Legge a contrasto dell’inattività giovanile

“Riteniamo indispensabile che siano attuati tutti gli interventi necessari per avvicinare e coinvolgere i giovani NEET e valorizzarne le potenzialità, riportandoli all’interno dei percorsi educativi qualora se ne siano allontanati o abbiano necessità di rafforzare le proprie competenze, favorendo anche la transizione nel mondo del lavoro”.

Così commenta Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio, con incarico sulle Politiche per la Contrattazione Collettiva, in audizione presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati sulla proposta di Legge per l’Istituzione della Giornata nazionale per il contrasto all’inattività giovanile.

Un quadro che stride con il mismatch occupazionale

Il provvedimento è finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni su questo tema, nonché promuovere iniziative e interventi con la collaborazione di attori pubblici e privati.

“I dati che caratterizzano il fenomeno dei giovani di età compresa fra 15 e 29 anni – prosegue il vicepresidente di Confcommercio – che non sono inseriti nel mercato del lavoro né frequentano percorsi di studio o di formazione, nonostante il trend discendente negli ultimi anni, sono allarmanti. È un quadro che stride fortemente con la situazione del mercato del lavoro italiano in cui le imprese, e in modo particolare quelle dei settori rappresentati da Confcommercio, faticano a reperire le figure professionali di cui necessitano”.

Pediatri, è allarme: i bambini sono davanti allo schermo troppo e troppo presto 

Negli ultimi anni i bambini hanno iniziato a vivere in un mondo in cui lo schermo è ovunque: nei giochi, nelle routine quotidiane, persino nei momenti che una volta appartenevano al silenzio e alla fantasia. Eppure, questo ingresso così precoce della tecnologia porta con sé un conto che spesso non vediamo subito. A ricordarcelo è la Società Italiana di Pediatria (SIP), che ha appena aggiornato le proprie raccomandazioni sull’uso dei dispositivi nella crescita.

Secondo i nuovi dati, basta mezz’ora in più di schermo al giorno per raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio sotto i due anni, mentre un’ora extra può togliere fino a un quarto d’ora di sonno ai bambini fra i tre e i cinque anni. E il tempo trascorso seduti davanti a un tablet si lega, già prima dei sei anni, a un aumento del rischio di sovrappeso.

Linee guida più severe per proteggere lo sviluppo

La SIP invita con decisione a rimandare l’arrivo dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni. Ogni anno passato senza uno schermo in tasca, dicono gli esperti, è un regalo alla salute emotiva, cognitiva e relazionale dei ragazzi. Le nuove indicazioni, presentate al Senato durante gli Stati Generali della Pediatria 2025, nascono da una revisione imponente: oltre 6.800 studi internazionali analizzati, 78 valutati nel dettaglio.

L’aumento dell’esposizione digitale durante la pandemia ha reso urgente aggiornare le raccomandazioni del 2018 e 2019. Oggi la SIP parla chiaro: evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni, ritardare quanto più possibile i social, tenere lontani i dispositivi dai pasti e dalla routine serale e promuovere, senza stancarci, movimento, lettura e gioco libero.

Il cervello cresce lontano dallo schermo

Durante infanzia e adolescenza il cervello è in piena costruzione. E uno stimolo digitale continuo rischia di interferire con attenzione, apprendimento ed equilibrio emotivo. Per il presidente SIP, Rino Agostiniani, posticipare l’autonomia digitale non è un divieto ma un investimento: significa ridare ai ragazzi la possibilità di annoiarsi, inventare, muoversi e dormire davvero.

A fare eco è Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione sulle Dipendenze Digitali, che ricorda come, sotto i 13 anni, ogni ora di schermo tolga tempo a esperienze fondamentali: gioco vero, sport, creatività. Negli adolescenti, invece, cresce l’ansia, si fa più fragile l’autostima e aumenta il rischio di dipendenze comportamentali.

Un impegno che riguarda tutti

I rischi sono molti: obesità, disturbi del sonno, dipendenze, miopia precoce, cyberbullismo, esposizione a contenuti impropri. Per questo la SIP ribadisce la necessità di un’alleanza tra famiglie, scuola e pediatri.
La tecnologia è utile e affascinante, ma deve entrare nella vita dei bambini quando sono pronti davvero. Accompagnarli con calma e buon senso è la sfida più importante della nostra epoca.

Contract Logistics: un mercato da 112,4 miliardi, +1,9%

Nella Contract Logistics in Italia oggi si contano circa 79.000 aziende, con una sostanziale stabilizzazione dopo le contrazioni degli anni precedenti. Ma il quadro è solo apparentemente stabile, perché il settore è in piena evoluzione. I manager della Logistica e della Supply Chain sono quindi chiamati a rivedere le strategie, consapevoli che il mondo a cui erano abituati non esiste più

Dopo la contrazione registrata nel 2023, dovuta in larga parte alle dinamiche delle tariffe di trasporto internazionale, nel 2024 il fatturato della Logistica conto terzi in Italia è tornato a crescere del +1,7% in termini nominali.
Secondo le previsioni dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, nel 2025 dovrebbe toccare un valore di 112,4 miliardi di euro (+1,9%).

Prosegue l’integrazione verticale degli operatori

Nel 2025 si verifica però un ulteriore aumento dei costi dei fattori produttivi. La manodopera cresce del +4,4%, l’energia elettrica del +7,9%, e i canoni di affitto del +3,5%. Al contrario, calano i costi del diesel (-3,7%) e del denaro (-22%).
Continuano inoltre le operazioni straordinarie, con 24 casi di M&A di aziende italiane, che ricercano il posizionamento in mercati strategici e l’acquisizione di competenze specifiche.

Prosegue poi l’integrazione verticale degli operatori logistici. Crescono i dipendenti diretti e si accorcia la filiera di fornitura, con la quota del costo dei servizi (voce in cui rientrano l’acquisto di attività di magazzino e trasporto da altri operatori) che scende dal 71,9% al 68,9% del fatturato.

Per gestire l’incertezza cambiano le relazioni tra clienti e fornitori

L’analisi di 14.000 contratti evidenzia che nel 74% di quelli relativi ai servizi di trasporto e nel 68% di quelli di magazzino aumentano gli elementi indicizzati, come l’adeguamento agli indici ISTAT e ai minimi salariali del CCNL.

Nel frattempo, prosegue la transizione green. Oggi le aziende sono concentrate soprattutto nel misurare con maggiore accuratezza il proprio impatto climatico (68% dei casi), cercando di conciliare sostenibilità ambientale ed economica. Ma il 78% ha messo in stand-by l’adozione di soluzioni che richiedono maggiori investimenti
In questo scenario, la rivoluzione dell’AI è già una realtà.

Le nuove tecnologie digitali si sviluppano a ritmi senza precedenti

Il 30% delle aziende italiane committenti ha attivi progetti di AI nella Logistica, e nei prossimi tre anni l’adozione aumenterà al 44%.
L’AI è utilizzata maggiormente in attività logistiche per i white collar (26%) rispetto a quelle per i blue collar (16%). Tra le aziende che la adottano, l’81% riscontra benefici, con una soddisfazione media di 7,7 su una scala da 1 a 10.

“Il contesto della Logistica oggi appare in continua evoluzione. Da un lato, l’incertezza geopolitica crea una forte volatilità dei volumi e dei costi, che variano a velocità mai viste prima. Dall’altro, si conferma la difficoltà nel reperire manodopera – afferma Marco Melacini, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. Le filiere stanno cambiando profondamente e, con queste, le abitudini e le modalità operative”.

Investimenti sostenibili: i giovani li conoscono (e risparmiano green)

Emerge dalla ricerca “A prova di futuro: giovani, sostenibilità e investimenti. Tendenze e prospettive”, condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con Doxa: il 78% dei giovani ha sentito parlare di finanza sostenibile, ma soltanto il 15% dichiara di conoscere bene gli strumenti di investimento.

Il 35% dei giovani considera la sostenibilità un criterio di guida per le proprie scelte di consumo e di vita, mentre il 18% la interpreta come una sfida di lungo termine e il 17% come un principio da seguire nelle politiche collettive. E tra coloro che conoscono gli investimenti sostenibili, il 28% ha già investito in prodotti di questo tipo. Tra chi invece non li ha ancora scelti, il 43% è propenso a farlo in futuro.

Meglio accantonare denaro che consumare nell’immediato

La maggioranza degli intervistati ha una chiara propensione al risparmio: il 70% evita di indebitarsi per spese rilevanti e il 63% preferisce accantonare denaro piuttosto che consumare nell’immediato. Circa l’80% riesce a risparmiare con regolarità, sebbene un terzo metta da parte soltanto una somma compresa tra il 10% e il 20% delle proprie entrate, e oltre un quarto meno del 10%. 

Di fronte all’ipotesi di disporre di 1.000 euro da investire, l’87% sceglierebbe un prodotto di risparmio o investimento, in vista di progetti e obiettivi specifici (23%), spese impreviste (21%) o con l’obiettivo di ottenere rendimenti elevati (19%). Il 12% si orienterebbe verso investimenti a basso rischio per conservare il capitale o per garantirsi un rendimento e finanziando attività dall’impatto positivo su ambiente e persone. 

Finanza: uno strumento utile per affrontare le sfide socio-ambientali

Il 52% preferisce cercare consigli per poi decidere in autonomia, il 43% si affida principalmente a persone di fiducia e solo il 5% dichiara di decidere sempre da solo. Le banche e i consulenti finanziari sono un riferimento centrale (54%), ma il ruolo dei genitori è molto forte (42%). 

La maggior parte dei giovani riconosce che la finanza può rappresentare uno strumento utile per affrontare le sfide ambientali e sociali, seppur con alcune riserve.
Solo il 28% crede che abbia un impatto positivo reale, mentre il 39% pensa che possa funzionare solo se supportata da regole chiare e trasparenti. Permane però un certo scetticismo. Il 13% associa la finanza sostenibile a operazioni di facciata, come il greenwashing.

Risultati concreti, stabilità nel tempo dei rendimenti, chiarezza degli obiettivi

Chi ha già investito in prodotti di finanza sostenibile ha privilegiato soluzioni che offrano risultati concreti, come fondi a impatto ambientale (32%), titoli di Stato green (27%), obbligazioni sostenibili (25%), polizze vita ESG (25%) e fondi sociali (25%).

Tra le caratteristiche più apprezzate, i rendimenti (62%) e la loro stabilità nel tempo (67%), oltre alla chiarezza degli obiettivi ambientali/sociali e i relativi risultati (68%).
In generale, chi ha già investito in prodotti sostenibili si dichiara soddisfatto. Il 98% li sceglierebbe nuovamente, il 60% sarebbe disposto a reinvestire somme simili a quelle già impiegate e il 19% potrebbe aumentare la quota allocata.

PMI: una guida all’export digitale nel Sud-Est Asiatico

Con un mercato e-commerce che nel 2023 ha superato, 200 miliardi di dollari, e che secondo le stime supererà 300 miliardi entro il 2025, il Sud-Est Asiatico sta emergendo come una delle aree più promettenti per l’export digitale del Made in Italy.

In quest’area del pianeta, il 65% del commercio online è già cross-border e passa dai marketplace, e oltre il 60% dei venditori internazionali opera senza una sede locale, confermando la flessibilità e l’accessibilità del modello digitale.
Indonesia, Thailandia, Vietnam, Filippine, Malesia e Singapore oggi rappresentano mercati strategici che complessivamente contano oltre 460 milioni di utenti connessi. E una popolazione giovane, mobile-first e nativa digitale.

Come definire strategie e-commerce efficaci nei mercati ASEAN

I dati emergono dal NetRetail Focus Marketplace 2025 di Netcomm, che in collaborazione con Adiacent, ITA – Italian Trade Agency e UniCredit, ha realizzato La Guida all’Export Digitale nel Sud-Est Asiatico.

La Guida, oltre a delineare i principali trend e opportunità per le aziende che intendono espandersi in una delle aree più dinamiche al mondo, fornisce un vero e proprio vademecum per accompagnare le imprese italiane nella definizione di strategie digitali efficaci di ingresso e crescita nei mercati ASEAN (Association of South-East Asian Nations).  

L’ultima frontiera del Made in Italy

Il valore dell’e-commerce italiano, pari a 54 miliardi di dollari, è ormai comparabile a quello dell’Indonesia (62 miliardi), ma la crescita dei mercati asiatici procede a un ritmo tre volte superiore.
L’export italiano verso l’area ASEAN ha raggiunto 14 miliardi di euro nel 2023, ma solo una parte di questo valore passa oggi attraverso i canali digitali. L’elevato tasso di penetrazione mobile, la diffusione degli e-wallet e la centralità dei marketplace come Shopee, Lazada e TikTok Shop rendono quindi il Sud-Est Asiatico un ambiente ideale per la costruzione di strategie cross-border accessibili anche alle Pmi italiane.

Ma in uno scenario sempre più globale e interconnesso è la sinergia tra marketplace, banche e istituzioni a rappresentare una leva decisiva per rendere il Made in Italy competitivo.

L’ibridazione come chiave di successo

La Guida all’Export Digitale nel Sud-Est Asiatico individua nel modello ibrido, che combina la titolarità diretta dei canali digitali con l’esecuzione affidata a partner locali, la formula più efficace per un ingresso sostenibile nei mercati asiatici.

Questo approccio consente alle imprese di mantenere il controllo sui contenuti, sul pricing e sulla relazione con il cliente, beneficiando al contempo di una gestione operativa radicata nel contesto locale.
Grazie alla guida e al supporto di ITA e UniCredit, le aziende italiane possono così accedere a strumenti di accompagnamento, formazione e finanziamento dedicati all’internazionalizzazione digitale, integrando la dimensione tecnologica con quella strategica.

Nel 2050 ci saranno 11 milioni di single in Italia: così cambia il modo di viaggiare

Un’Italia sempre più fatta di “numeri uno”, ma non necessariamente più sola. Secondo le proiezioni elaborate da Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in viaggi per single, entro il 2050 il nostro Paese supererà la soglia degli 11 milioni di persone che vivono da sole.

Un cambiamento profondo, confermato dai dati di ISTAT, Eurostat, Confesercenti e Coldiretti, che ridefinisce non solo la società italiana, ma anche il modo di viaggiare.

Dal vivere soli al viaggiare insieme

Le persone che vivono sole sono già oltre nove milioni, e il trend è in costante crescita. Ma non si tratta più di isolamento: sempre più single scelgono di partire per socializzare, scoprire e condividere esperienze.

Il turismo per single, un tempo considerato un mercato di nicchia, ha ormai superato il miliardo di euro di valore. Questo specifico mercato è trainato da viaggiatori curiosi, attenti alla qualità, con una spesa media pro-capite più alta rispetto a quella delle famiglie tradizionali.

I single spendono di più e vivono meglio

Secondo l’analisi di Vamonos Vacanze, la spesa mensile media di una persona sola è di circa 1.972 euro, pari al 70% di quella di un nucleo familiare più ampio, ma con costi unitari più elevati.
I dati di Coldiretti confermano che chi vive da solo spende dal 20 al 30% in più per la spesa alimentare: 337 euro al mese, contro i 266 euro di una coppia e i 220 di una famiglia con tre persone.

Nel 2024 la spesa complessiva delle famiglie unipersonali ha toccato 235 miliardi di euro, pari al 26% dei consumi nazionali, segno di una crescente influenza economica dei single.
“Vivere da soli comporta un costo della vita più alto, ma anche una maggiore libertà di scelta e una propensione alla spesa per esperienze e viaggi”, osservano gli analisti di Vamonos Vacanze, richiamando anche recenti studi di Confesercenti.

Il viaggio come luogo di connessione

Non si viaggia più per fuggire, ma per incontrare. Il 63% dei single predilige vacanze che uniscono relax e socialità, e cresce il numero di chi sceglie di partire da solo ma in compagnia di altri viaggiatori single.

Le destinazioni più amate? Isole Greche, Croazia, Francia, Spagna, fiordi del Nord Europa, Bahamas e Caraibi.
“Le nostre proposte – spiegano gli esperti – sono pensate per creare legami autentici, con attività condivise, giochi, workshop e serate a tema. L’obiettivo è favorire la connessione umana, cuore di ogni nostro viaggio”.

Giochi e scommesse sportive, un business in crescita continua

Il comparto delle scommesse sportive incide profondamente non soltanto sull’economia, ma anche sulla cultura sportiva, i consumi mediatici e gli equilibri sociali
Secondo un report di Eurispes nel 2024 in Italia l’ammontare totale giocato è stato di oltre 157 miliardi di euro, +6,5% rispetto all’anno precedente. 

Il mercato del gioco in Italia è infatti uno dei più grandi in Europa, con una continua crescita in termini di ricavi complessivi e di penetrazione digitale. Nel 2023 il Gross Gaming Revenue (GGR) ha raggiunto 21,5 miliardi di euro, confermando l’Italia come leader europeo nel settore.
Ma questa leadership porta con sé responsabilità, e criticità, che si riflettono in ambiti regolatori, fiscali e sanitari.

Gioco online: nel 2024 raccolti 92 miliardi

Il gioco online ha visto una significativa espansione, con una raccolta di 92 miliardi di euro nel 2024. Questo canale ha superato quello fisico, rappresentando il 58,5% del totale delle giocate. La crescita del gioco online è stata trainata dalle preferenze delle fasce più giovani, con oltre il 50% dei conti online attivi detenuti da persone tra 18 e 34 anni.

La presenza di una rete fisica strutturata e capillare contribuisce alla salvaguardia della legalità sul territorio, assumendo un ruolo estremamente importante nel sostegno alle attività di prevenzione e gestione del disturbo da gioco d’azzardo. In questo contesto, la crisi che sta vivendo il comparto fisico rischia di produrre effetti negativi, non solo in termini di aumento delle dipendenze, ma anche fiscali. Uno dei motivi del calo delle entrate in rapporto all’aumento della raccolta è legato proprio ai diversi tipi di prelievi presenti nei due comparti. 

In Italia 1,5 milioni di persone gioca troppo

Le scommesse sportive in Italia registrano una crescita annuale del 20%, con il 60% delle puntate effettuate online. Innovazioni tecnologiche come le scommesse live e l’adozione mobile hanno ulteriormente stimolato il settore. Emergono infatti nuove forme di gioco, come gli eSports (+40%), il social betting e le scommesse live, che rappresentano già il 60% del mercato online.
Il calcio si conferma lo sport predominante (75%), seguito da basket (10%) e tennis (7%). 

Il lato più problematico della crescita è rappresentato dalla dipendenza da gioco. Si stima che circa 1,5 milioni di italiani abbiano comportamenti problematici, ma solo una minoranza accede ai servizi di cura.

Le tecnologie emergenti favoriscono comportamenti compulsivi?

Gli effetti negativi del gioco sono molteplici: indebitamento, conflitti familiari, isolamento sociale e disturbi psicologici. Le misure attuali, come l’autoesclusione e i limiti di spesa, sono ancora insufficienti.

D’altra parte, le tecnologie emergenti possono essere usate per segnalare tendenze di gioco problematiche prima che un giocatore possa sviluppare un comportamento patologico. L’AI, ad esempio, consente un aggiornamento dinamico delle quote e la personalizzazione delle offerte, ma al contempo rischia di favorire comportamenti compulsivi.

Inoltre, big data e tracciamento comportamentale permettono una segmentazione dettagliata dei giocatori, mentre la blockchain apre a modelli di scommesse peer-to-peer con rischi di riciclaggio. E la pubblicità iper-mirata aumenta l’efficacia del marketing, ma accentua la vulnerabilità dei soggetti fragili.