Black Friday e shopping natalizio: come proteggersi dalle truffe online?  

Con l’arrivo del Black Friday, si apre ufficialmente la stagione dello shopping natalizio, che ormai sempre più persone scelgono di fare online. Tuttavia, la ricerca dell’affare migliore può nascondere delle insidie, soprattutto sul web, dove i tentativi di truffa sono frequenti.

Tra le frodi più diffuse vi sono i cosiddetti “fake shops”, ovvero falsi negozi online che vendono prodotti inesistenti a prezzi incredibilmente bassi. Alcuni di questi siti imitano perfettamente quelli dei marchi più noti, inducendo i consumatori a effettuare pagamenti che, purtroppo, finiscono per svanire senza lasciare traccia.

Come riconoscere le possibili frodi 

Le offerte troppo allettanti sono spesso una trappola: molti negozi fake propongono articoli esclusivi a prezzi stracciati, ma si tratta di inganni. Se un prezzo appare sospettosamente basso, è bene fermarsi e cercare maggiori informazioni su altri siti affidabili, verificando il prezzo reale del prodotto.

Controllare le recensioni può essere utile, ma è sempre meglio consultare più di una fonte, perché anche le recensioni potrebbero essere false o scritte da bot. I falsi feedback sono un’altra arma dei truffatori, utilizzata per rendere il sito più credibile.

Occhio agli annunci sui social 

Un altro canale di truffe molto diffuso è rappresentato dai social network, dove spesso compaiono annunci irresistibili che portano a negozi fake. Prima di fare clic su un annuncio, è utile verificare il profilo che lo ha pubblicato. Se il profilo è recente, ha pochi post o pochi follower, è probabile che si tratti di un account creato ad hoc per scopi fraudolenti. Anche i commenti e le interazioni possono essere indizi utili per valutare la serietà del venditore.

Controllare bene i siti prima di effettuare acquisti  

Prima di inserire i propri dati di pagamento, è importante esaminare con attenzione il sito web dell’offerta. La presenza di immagini sgranate, un layout poco curato o errori grammaticali sono segnali d’allarme. Un sito affidabile presenta informazioni chiare su contatti, resi e rimborsi, e una sezione “Chi siamo”. La mancanza di queste informazioni può essere indicativa di un negozio fraudolento.

Utilizzare solo metodi di pagamento tracciabili 

Infine, un vero campanello d’allarme riguarda i metodi di pagamento. Se un sito richiede esclusivamente bonifici bancari, carte regalo o app di pagamento non ufficiali, è meglio diffidare. I truffatori preferiscono transazioni non tracciabili per evitare di essere rintracciati. Pagare su piattaforme ufficiali e con metodi tracciabili resta la scelta più sicura per uno shopping online sereno.

Lavoro e imprese: 538mila assunzioni previste a settembre, +1,3%

Emerge dalle previsioni occupazionali del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: sono 538mila i lavoratori ricercati dalle imprese a settembre con contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato. Settemila in più rispetto a settembre 2023 (+1,3%).

A trainare la crescita occupazionale è il settore dei servizi, con 386mila contratti programmati (+3,9%), e oltre 1 milione nel trimestre settembre-novembre. L’apporto determinante proviene dal turismo e dal commercio, mentre la domanda dell’industria frena sia a settembre (152mila entrate, -4,6%) sia nel trimestre (418mila, -5,7%).
Complessivamente, nei prossimi tre mesi le assunzioni previste restano stabili rispetto all’analogo periodo del 2023 (+0,1%), superando di poco 1,4 milioni.

Frena l’industria tranne il settore alimentare

Le imprese del manifatturiero sono alla ricerca di circa 98mila lavoratori (-1,0%), e quelle delle costruzioni oltre 54mila (-10,5%). Tra i principali settori che programmano assunzioni, la meccatronica prevede circa 24mila contratti nel mese e 64mila nel trimestre (-6,8%, -7,8), la metallurgia 18mila nel mese e 48mila nel trimestre (-10,2%, -12,9%) e l’alimentare 17mila e 49mila (+23,7%, +23,5%). 

Nel terziario offrirono maggiori opportunità lavorative i servizi alle persone, che ricercano 101mila lavoratori nel mese (-9,0%) e circa 201mila nel trimestre (-15,7%).
Seguono il turismo (84mila, +21,4% – 238mila, (+22,9%) e commercio (75mila, +25,4% – 230mila, +24,1%).

Aspettative positive per le aziende medio-grandi 

Sotto l’aspetto dimensionale, positive le aspettative delle imprese di media/grande dimensione, con +9mila entrate nel mese +15mila nel trimestre, mentre risultano in flessione le previsioni delle imprese fino a 9 dipendenti (-1,8mila, -13mila).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (pari al 56,9% del totale), ma le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per oltre 254mila assunzioni (47,2% del totale), soprattutto a causa della ‘mancanza di candidati’ (30,4%).

I gruppi professionali con mismatch più elevato sono operai specializzati (65,6% la quota di entrate difficili da reperire), dirigenti (61,4%), tecnici (52,9%). In particolare, gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (79,0%).

Nel Nord Est domanda in flessione

Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire oltre 100mila ingressi programmati a settembre (19,4% del totale), soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese/persone (34,3%), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (32,8%), metallurgia (23,6%), alloggio/ristorazione (23,3%), alimentare (19,5%). 

Le opportunità per i giovani under 30 sfiorano invece 165mila unità (30,6% del totale), con maggiori opportunità di impiego offerte da servizi finanziari e assicurativi (48%), servizi informatici/Tlc (47,6%), servizi media/comunicazione (47,4%), commercio (41,2%) alloggio e ristorazione (41,0%).

A livello territoriale cresce la domanda nel Nord Ovest e del Centro (+6mila per entrambe), stabile la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole, mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Est (-4mila).

Nomadismo digitale: è Dubai il luogo ideale per gli Executive

Gli Emirati Arabi Uniti dominano la graduatoria dei luoghi ideali per i nomadi digitali, in particolare, per chi ricopre la carica di executive. Dubai, per il secondo anno consecutivo, si conferma infatti al primo posto nell’ultima edizione del Savills Executive Nomad Index, che classifica le 25 destinazioni più adatte ai professionisti che lavorano a distanza per lunghi periodi.

La capitale degli Emirati, Abu Dhabi, è invece passata dal quarto al secondo posto. E se sia Dubai sia Abu Dhabi eccellono in diverse categorie, la prima ha un vantaggio significativo nella connettività aerea.
Il Dubai International, l’aeroporto principale della città, è il più trafficato al mondo per passeggeri internazionali. E con l’annunciata espansione dell’aeroporto Al Makhtoum, una volta completati i lavori Dubai ospiterà anche il più grande scalo del pianeta.

Infrastrutture moderne ed elevata qualità della vita

“Dubai e Abu Dhabi sono particolarmente interessanti per gli executive nomad, perché offrono tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere a livello personale e professionali, grazie a infrastrutture moderne e a un’elevata qualità della vita”, afferma Andrew Cummings, Head of Residential Agency – Middle East di Savills.

Sebbene queste due città siano rinomate per le loro attrazioni turistiche e hotel di lusso, offrono molto di più. “Abbiamo assistito a un forte impegno nel creare un ambiente imprenditoriale dinamico, con numerose opportunità per crescere, costruire reti e stabilire connessioni durature”, aggiunge Cummings.

L’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita

Sebbene la figura del nomade digitale più diffusa sia rappresentata dal giovane viaggiatore con zaino in spalla, gli executive nomad tendono ad avere un’età più avanzata, ed è più probabile che si spostino con la famiglia al seguito.

“Ciò aumenta l’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita, come sicurezza e accesso a servizi sanitari ed educativi, che queste primarie località internazionali possono offrire – spiega Kelcie Sellers, Associate Director di Savills World Research -. Per questi professionisti, sia il networking di persona sia la connettività digitale sono essenziali”.
Inoltre, gli executive nomad danno molta importanza a spazi ampi e alla prossimità dei servizi. “Nell’ultimo anno – continua Sellers -, gli affitti nelle 25 località monitorate dall’indice Savills sono aumentati in media del 5%, con alcune città che hanno registrato aumenti superiori al 15%”.

Al 22° posto l’italiana Palermo

In generale, sono le città costiere a primeggiare nella top 10, con Malaga (3°), Miami (4°), Lisbona (5°), Barcellona (6°) e Palma (7°).
Tra i nuovi ingressi nella classifica 2024 figurano poi l’isola caraibica di Grenada (11°), Bali (12°) e la capitale costaricana San José, prima destinazione centroamericana a essere inclusa nell’indice Savills, al 13° posto, l’italiana Palermo (22°) e Città del Capo (17°).
La capitale siciliana, ricca di storia e cultura, offre infatti il mercato degli affitti di lusso più conveniente in Italia, con canoni fino al 70% inferiori rispetto a Firenze. Mentre Città del Capo beneficerà del programma di Digital Nomad Visa, introdotto dal Sudafrica nel maggio 2024.

Addio al mercato tutelato dell’energia elettrica, ma 1 italiano su 4 non lo sa

Con la scadenza del mercato tutelato dell’energia elettrica, emerge una situazione di disinformazione tra gli italiani. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it e condotta da mUp Research e Bilendi, un quarto dei consumatori, ovvero circa 11 milioni di persone, non è consapevole della fine del regime di maggior tutela.

C’è informazione sul cambiamento?

I risultati dell’indagine mostrano che ben 4,5 milioni di italiani non sanno nemmeno se il loro contratto energetico rientri nel regime tutelato o nel mercato libero. I meno informati sono gli under 34, con una percentuale di disinformazione che supera il 36%, e i residenti del Centro Italia, con il 33%.

Curiosamente, i residenti nei centri di medie dimensioni (comuni tra 30mila e 100mila abitanti) sono meno consapevoli di questa scadenza (29%) rispetto a quelli delle grandi città (26%). I più informati sono i cittadini dei piccoli comuni, dove solo il 23% dichiara di non essere a conoscenza della fine del regime tutelato.

Le intenzioni degli italiani

Molti italiani hanno già fatto il passaggio al mercato libero, ma quasi 3 milioni di persone ancora nel mercato tutelato, pur essendo consapevoli della scadenza, non hanno deciso come comportarsi. La fascia di età più confusa è quella dei 55-64enni, con il 16% incerto rispetto alla media nazionale del 10%.

Le scelte per il futuro 

Guardando al futuro, tra chi è ancora nel mercato tutelato, il 23% ha intenzione di passare al mercato libero, mentre poco più della metà preferisce rimanere nel regime di maggior tutela per entrare automaticamente nel nuovo sistema di tutele graduali. Questo regime temporaneo, della durata di poco meno di tre anni, offrirà una tariffa indicizzata legata al prezzo delle materie prime e uno sconto di circa 100 euro rispetto all’attuale prezzo del mercato tutelato.

Ci sono anche oltre 2 milioni di italiani che hanno dichiarato di voler tornare al mercato tutelato prima della sua fine per usufruire delle tariffe del servizio a tutele graduali.

Cosa accadrà ai clienti non vulnerabili

Dopo il 30 giugno, i clienti vulnerabili (over 75, percettori di bonus elettrico o 104, utenti di apparecchiature medicali salvavita, residenti in zone colpite da calamità o in isole minori non interconnesse) continueranno a rimanere nel regime di tutela. Tutti gli altri saranno assegnati automaticamente a un nuovo fornitore in base alle aste tenutesi a gennaio, entrando nel nuovo sistema di tutele graduali.

Salute, gli italiani vorrebbero lo “psicologo di base”

Per quasi un italiano su due (48%), la salute rappresenta un equilibrio complesso da raggiungere, che coinvolge non solo il corpo ma anche la mente. Oggi, più della metà della popolazione (52%) si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute, sia fisico che psicologico, mostrando una grande attenzione alla prevenzione.

Questo è il quadro emerso dalla IV edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030” realizzato da Groupama Assicurazioni, in collaborazione con l’istituto di ricerca BVA Doxa.

La prevenzione è quasi un’abitudine

Secondo il report, il 66% del campione intervistato effettua periodicamente analisi del sangue e delle urine, il 47% segue percorsi di screening, e il 44% pratica regolarmente attività fisica.

Però, solo il 16% degli intervistati considera il medico di base come l’unico punto di riferimento per la salute, mentre il 36% lo vede come una figura centrale ma non esclusiva. Quasi 9 italiani su 10 (88%) hanno infatti consultato medici specialistici negli ultimi anni, come fisioterapisti, osteopati, nutrizionisti e psicologi.

Il SSN mantiene consensi

Nonostante la fiducia nel sistema sanitario nazionale, emergono carenze in alcuni servizi ritenuti essenziali: il 60% degli italiani chiede maggiore accesso alle prestazioni sanitarie digitali, il 38% desidera migliori servizi di assistenza nelle scuole, e il 35% vorrebbe la disponibilità di uno psicologo di base.

Il ruolo delle assicurazioni

Guardando al futuro, oltre 4 italiani su 10 (42%) temono di vedere peggiorare le proprie condizioni fisiche senza poter ricorrere alle cure necessarie. Questo timore influenza il 59% degli intervistati, che hanno già sottoscritto o pensano di sottoscrivere un’assicurazione sanitaria.

Per molti, avere un’assicurazione sanitaria è così importante che sarebbero disposti a rinunciare a cene fuori o vacanze pur di averne una.

Il futuro della salute

Secondo l’indagine, il 64% degli italiani ritiene che adottare un sistema alimentare più sano sia fondamentale per mantenere un buono stato di salute, e il 63% riconosce l’importanza dell’attività fisica regolare.

Tuttavia, persistono paure come il peggioramento delle condizioni fisiche senza poter accedere alle cure necessarie (42%), l’impossibilità di prenotare visite ed esami in tempi corretti (40%) e le difficoltà economiche nel fronteggiare le spese sanitarie (35%).

Nuove figure professionali

Gli italiani prevedono che nel prossimo decennio figure come lo psicologo, il nutrizionista e il fisioterapista/osteopata assumeranno un ruolo sempre più importante. In particolare, si immaginano il tele-chirurgo, un medico capace di eseguire operazioni a distanza, e il personal wellness trainer, un professionista che sviluppa programmi di allenamento e coaching personalizzati.

Conclusione

“L’indagine conferma come negli ultimi anni si sia verificata un’evoluzione del concetto di salute, in direzione di un equilibrio tra mente e corpo”, afferma Pierre Cordier, amministratore delegato di Groupama Assicurazioni. Oggi, il benessere psicologico è considerato essenziale quanto la salute fisica, portando alla valorizzazione di nuove figure professionali. Groupama risponde a questi bisogni emergenti con soluzioni assicurative personalizzate, come “Groupama Benessere InSalute”, che integra servizi di supporto psicologico e telemedicina.

L’Europa va al voto: perchè è allarme declassamento sociale?

Sono 359 milioni gli elettori che a giugno 2024 andranno al voto per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma quale Europa, e che Italia, si recherà alle urne?
Nel corso degli ultimi anni l’Unione europea ha conosciuto un progressivo ridimensionamento del proprio peso demografico ed economico (quindi politico) sul piano internazionale.

Se quindici anni fa all’Unione a 27 Stati era riferibile una quota del Pil del mondo pari al 17,7% del totale, oggi la percentuale si è ridotta al 14,5%, a vantaggio soprattutto dei Paesi asiatici. Secondo il report ‘Lo stato dell’Unione. Geografia sociale dell’Europa al voto’ del Censis, oggi un terzo dei cittadini europei si sente minacciato dal declassamento sociale.

Oggi peggio di ieri

Con la crisi del 2008 è cominciato il lungo ciclo del declassamento storico e sociale europeo. Molti cittadini si sono persi nelle pieghe della deindustrializzazione di tanti territori, di cui 4 su 10 sono italiani (39,1%). Sono poi 75 le regioni e le province dei Paesi in cui si è verificata una variazione negativa del reddito disponibile netto pro-capite, e 151 milioni di cittadini (34% della popolazione europea, 121 milioni di elettori) hanno subito una flessione del tenore di vita familiare.

I dati più preoccupanti riguardano l’Attica in Grecia (-35,6% reddito pro-capite vs 2007), ma questo avviene anche in alcune regioni italiane (Lazio,-16,0%, Umbria -14,7%, Provincia autonoma di Trento -14,6%) Toscana -14,6%). 

Persistenti disuguaglianze interne agli Stati

In quindici anni si sono accentuate forti disomogeneità sociali nei diversi contesti territoriali all’interno dei singoli Stati, che possono minare la coesione delle comunità nazionali. Ad esempio, in Irlanda si osserva l’oscillazione vertiginosa tra i 36.556 euro di Pil pro-capite del Northern and Western (-55,4% vs media nazionale) e i 99.750 euro del Southern (+21,8%).
La regione irlandese con il Pil pro-capite più alto dell’Unione registra un valore pari a 7 volte quello della regione bulgara con il valore più basso della Ue.

In Italia si oscilla dal valore minimo del Pil pro-capite della Calabria (-40,9% vs dato medio nazionale) al valore massimo di Bolzano (+65,4%), e sono 6 le regioni italiane in cui ancora si misura un Pil pro-capite, a parità di potere d’acquisto, inferiore alla soglia del 75% del valore medio europeo (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Molise).

Allarme astensionismo

Il tasso di astensionismo alle ultime elezioni europee del 2019 si è attestato al 49,3% nella media dell’Unione. (Italia 45,5%).
In Italia la tendenza all’astensionismo elettorale, intensa e prolungata nel tempo, mostra dati più allarmanti alle votazioni europee (45,5% astenuti nel 2019) rispetto alle elezioni politiche (36,1% astenuti nel 2022). D’altronde, oggi solo il 49% degli italiani ha fiducia nel Parlamento europeo, il 46% nella Commissione europea.

Il declassamento storico e sociale che ha investito l’Europa a partire dal 2008 si manifesta nel malessere dei perdenti e nella percezione di aver perso posizioni sul terreno del proprio benessere. E può insidiare gli stessi meccanismi di funzionamento delle democrazie liberali.

Acqua: in Italia a rischio le risorse idriche, -18% nel 2023

La disponibilità di acqua in Italia nel 2023 si è ridotta del 18% rispetto alla media annua calcolata a partire dal 1951.
Si tratta dei dati registrati da Ispra, che segnalano una tendenza negativa in atto da diversi anni.

Nonostante ciò, rispetto al 2022, Ispra segnala una ripresa nella disponibilità di risorse idriche. Infatti, se nel 2023 la disponibilità di acqua stimata è stata pari a 112,4 miliardi di metri cubi, l’anno precedente aveva raggiunto un livello molto più contenuto, pari a 67 miliardi di metri cubi, il minimo storico dal 1951, anno in cui sono iniziate le rilevazioni. Un livello che inoltre corrisponde a circa la metà della disponibilità annua media del periodo 1951-2023.

Deficit di precipitazioni, temperature elevate

La riduzione registrata l’anno scorso è principalmente dovuta al deficit di precipitazioni, registrato soprattutto nei mesi di febbraio, marzo, settembre e dicembre, oltre a un aumento dei volumi idrici di evaporazione diretta dagli specchi d’acqua e dal terreno, frutto delle elevate temperature registrate in più occasioni nel corso dell’anno passato.

Al contrario, hanno reso meno evidente il calo dell’acqua disponibile le copiose precipitazioni avvenute a maggio, che hanno portato il livello a 49 miliardi di metri cubi d’acqua complessivi, contro una media del mese di circa 23 miliardi di metri cubi. Quantitativi di pioggia più che doppi rispetto alla media mensile, che però hanno causato danni in diverse regioni, basti ricordare l’alluvione in Emilia-Romagna.

Tra siccità e alluvioni

Una delle tendenze del periodo 1951-2023 è l’aumento delle fasi di siccità estrema e prolungata, oltre alla maggiore percentuale di territorio soggetto a tale condizione.
Con riferimento al 2023 la siccità ha caratterizzato soprattutto i primi 4 mesi in quasi tutto il Paese, per altro proseguendo la lunga fase siccitosa che ha caratterizzato buona parte del 2022.

Nel proseguimento dell’anno scorso le cose sono migliorate in diverse aree, ma con alcune eccezioni. Attualmente, le condizioni di severità idrica riguardano in maniera elevata la Sicilia, con un livello di media gravità la Sardegna, di bassa intensità l’Appennino Centrale e Meridionale, mentre si registra uno stato di normalità per i distretti del Po, delle Alpi e dell’Appennino Settentrionale. 

Lo stato di fiumi e laghi

Nella valutazione della disponibilità idrica è fondamentale l’analisi dei corpi idrici superficiali, come laghi e fiumi, e dei corpi idrici sotterranei.

Nel complesso le rilevazioni effettuate da Ispra nell’ambito del Piano di Gestione delle Acque del 2023 evidenziano come su un campione pari al 70% del totale dei corpi idrici superficiali e sotterranei, il 14% delle acque superficiali risulta in miglioramento dal punto di vista ecologico, il 60% non subisce alcun deterioramento, il 16% invece peggiora il suo stato ecologico. La previsione per il 2027 vede però in miglioramento le condizioni del 63,5% dei corpi idrici attualmente considerati in stato non buono.

Rc auto: rincari per oltre 765.000 automobilisti 

Le tariffe Rc auto continuano a crescere, con effetti negativi anche sugli automobilisti virtuosi. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2023 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 618,55 euro, vale a dire il 35% in più rispetto a dodici mesi prima.

Va ancora peggio agli oltre 765.000 automobilisti italiani che a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2023 quest’anno vedranno peggiorare la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’Rc.
“L’inflazione, che nel nostro Paese rimane ancora su livelli elevati, gioca un ruolo chiave sia sul costo di riparazione delle auto sia sul costo medio dei sinistri, fattori che inevitabilmente pesano sull’aumento delle tariffe”, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it.

In calo gli automobilisti colposi

Dall’analisi del comparatore, realizzata su un campione di oltre 800.000 preventivi raccolti su Facile.it tra novembre e dicembre 2023, emerge però che la quota di guidatori colpiti dai rincari a causa di un sinistro con colpa rispetto allo scorso anno è in calo del 7%.
E se a livello nazionale la percentuale di automobilisti che nel 2023 hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,33%, guardando al campione su base regionale emergono differenze significative.

In Toscana, Liguria, Sardegna più sinistri con colpa

Scorrendo la graduatoria delle aree in cui si è registrato percentualmente il maggior numero di denunce di incidenti con colpa, al primo posto si posiziona la Toscana, dove il 3,02% degli automobilisti vedrà quest’anno aumentare il premio dell’Rc auto.

Seguono i guidatori di Liguria (2,89%) e Sardegna (2,76%). Le percentuali più basse, invece, sono state rilevate in Trentino-Alto Adige (1,57%), Basilicata (1,78%) e Friuli-Venezia Giulia (1,82%).
Se si limita l’analisi alle province italiane, Biella (4,28%) è quella con la maggiore percentuale di sinistri con colpa denunciati, davanti a Massa-Carrara (4,27%) e Cagliari (3,58%). Belluno e Vibo Valentia quelle invece con meno ricorsi alle assicurazioni (entrambe 1,15%), seguite da Pordenone (1,36%).

Identikit di chi vedrà peggiorare la classe di merito

Fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,16%, valore più basso rispetto a quello rilevato tra le donne (2,62%).
Quanto al profilo anagrafico, gli automobilisti appartenenti alla fascia 35-44 anni e 19-21 anni sono quelli che hanno denunciato il minor numero di incidenti con colpa. Tra loro, la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari rispettivamente solo all’1,98 e all’1,99%.

I 25-34enni sono invece il 2,15%, e gli over 65 hanno registrato la percentuale più alta (2,80%).
Gli agenti di commercio sono poi risultati coloro che in percentuale hanno dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,55%), e che quindi vedranno aumentare il premio Rc auto. Seguono i pensionati (2,83%) e i liberi professionisti (2,66%).

Immobili: frena la compravendita, la domanda si sposta sugli affitti

A quanto emerge dal 3° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2023 di Nomisma, che ha analizzato le performance immobiliari dei principali 13 mercati italiani, nel 2023 il 7,3% della domanda si è spostata dall’acquisto all’affitto, accentuando la pressione su un comparto già saturo.
In generale, l’erosione del potere di acquisto delle famiglie, associata alle difficoltà di accesso al credito, ha penalizzato le prospettive del comparto immobiliare.

Nel corso dell’anno a ridursi non è stato tanto l’interesse della domanda potenziale, che in Italia si mantiene su livelli elevati, ma le difficoltà riscontrate dalle famiglie a finalizzare l’acquisto di un’abitazione hanno fatto crescere l’interesse per il mercato degli affitti

Compravendite residenziali: -12,5%

“L’improvvisa carenza di ossigeno al mercato immobiliare italiano è dovuta alla mancata indicizzazione dei redditi e dalle accresciute difficoltà di accesso al credito derivante dall’impennata del costo del denaro – si legge nel rapporto -. Politiche creditizie più prudenti unitamente alla frenata della domanda si ripercuotono sui volumi di mutui erogati, che registrano un arretramento del -29% nell’anno in corso, con una conseguente diminuzione delle compravendite nell’ordine del -13%”. 

Considerando le compravendite residenziali, se nel 2022 si era registrato un rallentamento della crescita (+4,7% annuo), la flessione tendenziale semestrale (primo semestre 2023/primo semestre 2022) si è attestata al -12,5% per un totale di 50mila scambi in meno. 

I valori di acquisto si confermano rigidi

La risposta dei valori immobiliari alle condizioni di contesto è stata, ancora una volta, improntata alla rigidità. 
Nel secondo semestre 2023 la variazione semestrale dei prezzi si è attestata tra l’estremo inferiore delle abitazioni in ottimo stato di Cagliari (-1,3%) e quello superiore rappresentato da Milano (+1,3%).

In generale, nella media dei principali mercati italiani, sono le abitazioni in ottimo stato a far segnare una variazione negativa di modesta entità (-0,1% su base semestrale), mentre si arresta la crescita dei prezzi di abitazioni in buono stato (+0,5%). 
Nel secondo semestre 2923 il parziale spostamento di interesse verso il mercato degli affitti ha portato a una vera e propria ascesa dei canoni (+2,1%), con incrementi compresi tra il 3-4% di Milano, Firenze e Torino fino al +5% di Bologna.

Un settore fortemente ridimensionato

Negli ultimi 10 anni il trend dei tempi medi di vendita è stato discendente, ma l’attuale congiuntura mette in luce un’attenuazione della flessione, consolidando i livelli raggiunti nel primo semestre 2023.
A tale tendenza fanno eccezione Bologna, Milano e Roma, nelle quali l’inversione di rotta, ovvero, l’allungamento dei tempi di vendita, appare più netto. Nei maggiori mercati sono necessari meno di 5 mesi per concludere una trattativa, e considerando il segmento della locazione, la forbice varia dal mese e mezzo a poco più di due mesi. 

Insomma, il settore immobiliare italiano chiuderà il 2023 fortemente ridimensionato rispetto all’esuberanza del biennio precedente. E se per il segmento abitativo si prevede il protrarsi della debolezza anche per il 2024, sul versante corporate le condizioni per il rilancio potrebbero essere prossime.

Ristorazione commerciale: Italia seconda in Europa  

Nel corso dell’Aigrim Day 2023, l’appuntamento che riunisce le imprese che effettuano attività di ristorazione nei centri commerciali, nelle aree di servizio autostradali, negli aeroporti e nelle stazioni, sono stati presentati i dati del primo Osservatorio sulla Ristorazione nei Centri Commerciali, realizzato da Deloitte e nato dall’iniziativa di Aigrim e Cncc. 
L’obiettivo è analizzare, su base continuativa, i diversi indicatori di prestazione per fornire elementi utili a definire direttive strategiche, e azioni di miglioramento delle performance del comparto.

Di fatto, nel 2022 il settore si è attestato su un valore di 2.626 miliardi di euro a livello globale, con un tasso di crescita annuo (Cagr) del +4,5%. L’Italia rappresenta il secondo paese nel mercato europeo.
Europa e Paesi asiatici sono le aree che cresceranno maggiormente fino al 2027, rispettivamente del +2,8% e +6,4%. 

Un settore in forte crescita

A livello nazionale il settore della ristorazione è in forte crescita, soprattutto nei centri commerciali, nei quali mostra una crescente rilevanza sul fatturato complessivo (pari al 6%), con un volume d’affari stimato nel 2022 a 4,9 miliardi di euro.
L’incidenza nelle vendite relative alla ristorazione all’interno dei centri commerciali passa dal 9% del 2022 all’11% nel primo semestre 2023.

Il primo semestre del 2023 mostra poi un trend fortemente positivo per il comparto dei centri commerciali, trainato dalla ristorazione (+9,1% vs 2019 e +25,1% vs 2022).
Negli ultimi mesi del 2023 in Italia anche la spesa delle famiglie per i consumi alimentari fuori casa mostra un trend migliorativo, dimostrandosi resiliente al contesto esterno, a differenza di altre categorie merceologiche.

Il mercato torna ai livelli pre-pandemici

“I dati dell’Osservatorio Aigrim-Cncc realizzato da Deloitte confermano ancora una volta quanto il comparto della ristorazione, inserito nella filiera agroalimentare e turistica allargata, sia strategico e di fondamentale importanza per il Paese, con un’incidenza della filiera sul Pil attestata intorno al 20% – commenta il presidente di Aigrim, Cristian Biasoni -. Dopo le forti difficoltà del periodo pandemico, il comparto è tornato al valore precedente al 2020, riassestando la traiettoria di crescita. Per il 2024 gli operatori del settore sono fiduciosi, l’anno appena trascorso è stato molto positivo, e lo sarà anche il 2024”.

Si può fare di più in termini di welfare

Il comparto della ristorazione genera un ricavo medio per metro quadrato annuale pari a 6,3mila euro/m2, con un valore negli ultimi 12 mesi che registra una crescita a doppia cifra rispetto al 2022 (+20%). A livello geografico ila crescita è principalmente trainata dal Nord Est (+32%).

“In questo clima di fiducia e crescita, serve mettere al centro le persone. Il lavoro della ristorazione è impegnativo e spesso si svolge in contesti non facili, ma si può fare tanto in termini di welfare – aggiunge Biasoni -. Il problema delle persone in questo comparto esiste, e serve l’impegno di tutti gli interlocutori, istituzioni comprese”.