Food&Grocery: l’e-commerce si consolida nel retail e cresce dell’8,5%

A quanto emerge dalla ricerca NetRetail 2025 Focus Food&Grocery e dall’Osservatorio Netcomm, svolto in collaborazione con NIQ, nel 2025 per il Food&Grocery si prevede un aumento del valore degli acquisti online dell’8,5% rispetto al 2024, una performance superiore alla crescita media dell’e-commerce di prodotto (+6%).

Il settore dell’e-commerce alimentare in Italia sta attraversando una fase di consolidamento, tuttavia, ‘solo’ il 6,5% delle vendite nel settore Food è rappresentato da acquisti online, una quota ancora limitata rispetto al totale del commercio B2c di prodotto (12% vendite online).

L’80% degli operatori investe in digitalizzazione, ma solo il 26% adotta modelli realmente omnicanale

“L’e-commerce Food&Grocery italiano si conferma un comparto dinamico – commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Oggi l’80% degli operatori investe in digitalizzazione, ma solo il 26% ha adottato modelli realmente omnicanale, segno che il settore ha ancora margini importanti di sviluppo. Le imprese del Food&Grocery sono chiamate a valorizzare il capitale umano, innovare i processi, personalizzare l’offerta e integrare sempre più efficacemente fisico e digitale.
In questo scenario il Retail Media, sia online sia in-store, si sta affermando come leva utile a supportare il percorso d’acquisto e la creazione di una sinergia tra contenuti, esperienza e promozione”.

I costi logistici alzano i prezzi medi del canale online

Nel canale online si osserva in particolare una tendenza al mantenimento di prezzi medi superiori rispetto ai negozi fisici. A dicembre 2024 il differenziale era pari al +5% contro il +3,5% di inizio anno.
Questa dinamica è legata soprattutto ai costi logistici, ancora rilevanti per la redditività degli operatori digitali.

Per i consumatori online il prezzo non è il fattore più determinante: il 35% (+8%) degli acquirenti Food&Grocery online dichiara di acquistare per abitudine consolidata, mentre cresce l’importanza dell’ampia scelta (29,6%, +8% vs 2024) della qualità del servizio di consegna (29,4%) e dell’efficienza complessiva nell’esperienza d’acquisto (25,3%), che deve soddisfare le esigenze e le aspettative dei consumatori in termini di servizi offerti.

I comparatori guidano le scelte dei consumatori

Nel comparto Food&Grocery gli utenti impiegano mediamente 3,6 touchpoint per concludere un ordine, meno rispetto ai 3,9 rilevati in altri settori, a conferma di un processo decisionale più rapido e abitudinario.

In questo contesto, cresce l’importanza di strumenti come i suggerimenti da Chatbot e AI, recensioni, riviste, blog e social media, oltre ai comparatori, che guidano in modo sempre più rilevante le scelte dei consumatori.
A confermare la centralità della consuetudine e della fidelizzazione nel customer journey, l’analisi indica che in più di 7 casi su 10 si tratta di riacquisti, un dato superiore a quello rilevato nel processo di acquisto online di qualsiasi altro tipo di prodotto.

Competenze green: richiesti dalle imprese 8 profili su 10

Nel 2024 la domanda di lavoratori con attitudine al risparmio energetico e formati alla sostenibilità ambientale è aumentata di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, arrivando a oltre 4,4 milioni di assunzioni. L’80,6% del totale delle entrate programmate.
Per il 42,9% dei profili ricercati la competenza green è ritenuta necessaria con un grado elevato. E oggi interessa 8 assunzioni su 10. 

Lo evidenzia l’ultima edizione del volume ‘Le competenze green’, a cura del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzato in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne.
Lo studio fa parte del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione europea in occasione della Giornata mondiale della Terra.

I settori con maggiore richiesta

L’attitudine green è necessaria per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali, ad esempio i tecnici delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 66,6% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (65,7%).
Ma non solo: questa competenza è decisiva ai fini dell’assunzione anche di tecnici meccanici (67,1%), specialisti in scienze economiche (66,4%), ingegneri energetici e meccanici (65,6%).

I risultati del Sistema Informativo Excelsior mostrano però che le difficoltà di reperimento delle imprese sono in costante aumento, e nel 2024 hanno riguardato il 47,8% del totale delle assunzioni programmate.
Inoltre, crescono all’intensificarsi dell’importanza con cui sono richieste le competenze green.

Cresce la difficoltà di reperimento

Quando è richiesta l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale si rileva una difficoltà di reperimento pari al 49,4% delle entrate, quota che arriva al 51,5% nel caso siano necessarie con elevato grado di importanza.

In particolare, il possesso dell’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale è considerata fondamentale per l’assunzione a prescindere dal livello di istruzione. Le richieste maggiori si osservano per il personale con una formazione tecnologica superiore, dove è necessaria per il 90,2% delle entrate con un titolo ITS Academy, ma la domanda rimane elevata anche per chi è in possesso di qualifica o diploma professionale (85,3%), laurea (84,3%) o diploma di livello secondario (82,7%).

Lauree e diplomi associati a un’attitudine green più elevata

Tra gli indirizzi di laurea cui è associata una più elevata domanda di attitudine green si evidenziano gli altri indirizzi di ingegneria, scienze biologiche e biotecnologie, ingegneria industriale, ingegneria civile e architettura, agrario, agroalimentare e zootecnico e scienze della terra.

Tra gli ITS sono più richieste le competenze green negli ambiti dell’energia, sistema casa e ambiente costruito, sistema moda, chimica e nuove tecnologie della vita.

Paradisi fiscali: quattro Paesi della top five sono in Europa

Non servono viaggi oltreoceano per trovare i principali paradisi fiscali: sono molto più vicini di quanto si pensi. Uno studio del World Inequality Lab evidenzia che Monaco, Lussemburgo, Liechtenstein e le Isole del Canale della Manica dominano la lista dei primi cinque, seguiti dalle Bermuda, l’unica località extraeuropea.

Questi territori, nonostante la scarsa popolazione, vantano livelli di ricchezza pro capite che non hanno uguali, come conferma l’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Gli italiani scelgono Montecarlo e Lussemburgo

Molti italiani, tra cui imprenditori e celebrità, hanno trasferito la loro residenza in paradisi fiscali, attratti da regimi estremamente vantaggiosi. Montecarlo è la meta più gettonata: circa 8.000 nostri connazionali vivono lì, grazie all’assenza di tasse sui redditi e sugli immobili. Lussemburgo, invece, ospita sei banche italiane, numerosi fondi d’investimento, istituti assicurativi e multinazionali, italiane e straniere, che operano nel nostro Paese.
Si calcola che queste dinamiche privino ogni anno il fisco italiano di circa 10 miliardi di euro.

Conseguenze per l’economia italiana

Quando i più ricchi e le grandi imprese non pagano le tasse in Italia, i costi ricadono sulla collettività. Le multinazionali che operano in Italia sfruttano infrastrutture pubbliche – come strade, scuole, ospedali e reti informatiche – senza contribuire equamente attraverso le imposte. Spesso ricevono incentivi statali per investire nel Paese e ricorrono a fondi pubblici nei momenti di difficoltà, senza compensare adeguatamente con i contributi fiscali. Questa situazione riduce la base imponibile, costringendo i cittadini e le piccole imprese a colmare il divario fiscale.

Il risultato? Una crescente disuguaglianza, servizi pubblici meno efficienti e un aggravio fiscale per chi paga regolarmente le tasse. Se tutti contribuissero equamente, lo Stato potrebbe ridurre la pressione fiscale e destinare maggiori risorse a chi è in reale difficoltà.

L’esempio delle big tech

Un caso esemplare riguarda le grandi aziende tecnologiche. Secondo Mediobanca, nel 2022 le prime 25 multinazionali del settore digitale attive in Italia hanno registrato un fatturato complessivo di 9,3 miliardi di euro, versando però solo 206 milioni di euro in tasse. Inoltre, i dati Istat rivelano che oltre 18.400 multinazionali estere operano nel nostro Paese attraverso società controllate.

Questo fenomeno solleva interrogativi sull’equità fiscale e sull’urgenza di politiche più incisive per garantire una distribuzione più giusta degli oneri tributari.

Black Friday e shopping natalizio: come proteggersi dalle truffe online?  

Con l’arrivo del Black Friday, si apre ufficialmente la stagione dello shopping natalizio, che ormai sempre più persone scelgono di fare online. Tuttavia, la ricerca dell’affare migliore può nascondere delle insidie, soprattutto sul web, dove i tentativi di truffa sono frequenti.

Tra le frodi più diffuse vi sono i cosiddetti “fake shops”, ovvero falsi negozi online che vendono prodotti inesistenti a prezzi incredibilmente bassi. Alcuni di questi siti imitano perfettamente quelli dei marchi più noti, inducendo i consumatori a effettuare pagamenti che, purtroppo, finiscono per svanire senza lasciare traccia.

Come riconoscere le possibili frodi 

Le offerte troppo allettanti sono spesso una trappola: molti negozi fake propongono articoli esclusivi a prezzi stracciati, ma si tratta di inganni. Se un prezzo appare sospettosamente basso, è bene fermarsi e cercare maggiori informazioni su altri siti affidabili, verificando il prezzo reale del prodotto.

Controllare le recensioni può essere utile, ma è sempre meglio consultare più di una fonte, perché anche le recensioni potrebbero essere false o scritte da bot. I falsi feedback sono un’altra arma dei truffatori, utilizzata per rendere il sito più credibile.

Occhio agli annunci sui social 

Un altro canale di truffe molto diffuso è rappresentato dai social network, dove spesso compaiono annunci irresistibili che portano a negozi fake. Prima di fare clic su un annuncio, è utile verificare il profilo che lo ha pubblicato. Se il profilo è recente, ha pochi post o pochi follower, è probabile che si tratti di un account creato ad hoc per scopi fraudolenti. Anche i commenti e le interazioni possono essere indizi utili per valutare la serietà del venditore.

Controllare bene i siti prima di effettuare acquisti  

Prima di inserire i propri dati di pagamento, è importante esaminare con attenzione il sito web dell’offerta. La presenza di immagini sgranate, un layout poco curato o errori grammaticali sono segnali d’allarme. Un sito affidabile presenta informazioni chiare su contatti, resi e rimborsi, e una sezione “Chi siamo”. La mancanza di queste informazioni può essere indicativa di un negozio fraudolento.

Utilizzare solo metodi di pagamento tracciabili 

Infine, un vero campanello d’allarme riguarda i metodi di pagamento. Se un sito richiede esclusivamente bonifici bancari, carte regalo o app di pagamento non ufficiali, è meglio diffidare. I truffatori preferiscono transazioni non tracciabili per evitare di essere rintracciati. Pagare su piattaforme ufficiali e con metodi tracciabili resta la scelta più sicura per uno shopping online sereno.

Lavoro e imprese: 538mila assunzioni previste a settembre, +1,3%

Emerge dalle previsioni occupazionali del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: sono 538mila i lavoratori ricercati dalle imprese a settembre con contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato. Settemila in più rispetto a settembre 2023 (+1,3%).

A trainare la crescita occupazionale è il settore dei servizi, con 386mila contratti programmati (+3,9%), e oltre 1 milione nel trimestre settembre-novembre. L’apporto determinante proviene dal turismo e dal commercio, mentre la domanda dell’industria frena sia a settembre (152mila entrate, -4,6%) sia nel trimestre (418mila, -5,7%).
Complessivamente, nei prossimi tre mesi le assunzioni previste restano stabili rispetto all’analogo periodo del 2023 (+0,1%), superando di poco 1,4 milioni.

Frena l’industria tranne il settore alimentare

Le imprese del manifatturiero sono alla ricerca di circa 98mila lavoratori (-1,0%), e quelle delle costruzioni oltre 54mila (-10,5%). Tra i principali settori che programmano assunzioni, la meccatronica prevede circa 24mila contratti nel mese e 64mila nel trimestre (-6,8%, -7,8), la metallurgia 18mila nel mese e 48mila nel trimestre (-10,2%, -12,9%) e l’alimentare 17mila e 49mila (+23,7%, +23,5%). 

Nel terziario offrirono maggiori opportunità lavorative i servizi alle persone, che ricercano 101mila lavoratori nel mese (-9,0%) e circa 201mila nel trimestre (-15,7%).
Seguono il turismo (84mila, +21,4% – 238mila, (+22,9%) e commercio (75mila, +25,4% – 230mila, +24,1%).

Aspettative positive per le aziende medio-grandi 

Sotto l’aspetto dimensionale, positive le aspettative delle imprese di media/grande dimensione, con +9mila entrate nel mese +15mila nel trimestre, mentre risultano in flessione le previsioni delle imprese fino a 9 dipendenti (-1,8mila, -13mila).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (pari al 56,9% del totale), ma le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per oltre 254mila assunzioni (47,2% del totale), soprattutto a causa della ‘mancanza di candidati’ (30,4%).

I gruppi professionali con mismatch più elevato sono operai specializzati (65,6% la quota di entrate difficili da reperire), dirigenti (61,4%), tecnici (52,9%). In particolare, gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (79,0%).

Nel Nord Est domanda in flessione

Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire oltre 100mila ingressi programmati a settembre (19,4% del totale), soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese/persone (34,3%), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (32,8%), metallurgia (23,6%), alloggio/ristorazione (23,3%), alimentare (19,5%). 

Le opportunità per i giovani under 30 sfiorano invece 165mila unità (30,6% del totale), con maggiori opportunità di impiego offerte da servizi finanziari e assicurativi (48%), servizi informatici/Tlc (47,6%), servizi media/comunicazione (47,4%), commercio (41,2%) alloggio e ristorazione (41,0%).

A livello territoriale cresce la domanda nel Nord Ovest e del Centro (+6mila per entrambe), stabile la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole, mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Est (-4mila).

Nomadismo digitale: è Dubai il luogo ideale per gli Executive

Gli Emirati Arabi Uniti dominano la graduatoria dei luoghi ideali per i nomadi digitali, in particolare, per chi ricopre la carica di executive. Dubai, per il secondo anno consecutivo, si conferma infatti al primo posto nell’ultima edizione del Savills Executive Nomad Index, che classifica le 25 destinazioni più adatte ai professionisti che lavorano a distanza per lunghi periodi.

La capitale degli Emirati, Abu Dhabi, è invece passata dal quarto al secondo posto. E se sia Dubai sia Abu Dhabi eccellono in diverse categorie, la prima ha un vantaggio significativo nella connettività aerea.
Il Dubai International, l’aeroporto principale della città, è il più trafficato al mondo per passeggeri internazionali. E con l’annunciata espansione dell’aeroporto Al Makhtoum, una volta completati i lavori Dubai ospiterà anche il più grande scalo del pianeta.

Infrastrutture moderne ed elevata qualità della vita

“Dubai e Abu Dhabi sono particolarmente interessanti per gli executive nomad, perché offrono tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere a livello personale e professionali, grazie a infrastrutture moderne e a un’elevata qualità della vita”, afferma Andrew Cummings, Head of Residential Agency – Middle East di Savills.

Sebbene queste due città siano rinomate per le loro attrazioni turistiche e hotel di lusso, offrono molto di più. “Abbiamo assistito a un forte impegno nel creare un ambiente imprenditoriale dinamico, con numerose opportunità per crescere, costruire reti e stabilire connessioni durature”, aggiunge Cummings.

L’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita

Sebbene la figura del nomade digitale più diffusa sia rappresentata dal giovane viaggiatore con zaino in spalla, gli executive nomad tendono ad avere un’età più avanzata, ed è più probabile che si spostino con la famiglia al seguito.

“Ciò aumenta l’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita, come sicurezza e accesso a servizi sanitari ed educativi, che queste primarie località internazionali possono offrire – spiega Kelcie Sellers, Associate Director di Savills World Research -. Per questi professionisti, sia il networking di persona sia la connettività digitale sono essenziali”.
Inoltre, gli executive nomad danno molta importanza a spazi ampi e alla prossimità dei servizi. “Nell’ultimo anno – continua Sellers -, gli affitti nelle 25 località monitorate dall’indice Savills sono aumentati in media del 5%, con alcune città che hanno registrato aumenti superiori al 15%”.

Al 22° posto l’italiana Palermo

In generale, sono le città costiere a primeggiare nella top 10, con Malaga (3°), Miami (4°), Lisbona (5°), Barcellona (6°) e Palma (7°).
Tra i nuovi ingressi nella classifica 2024 figurano poi l’isola caraibica di Grenada (11°), Bali (12°) e la capitale costaricana San José, prima destinazione centroamericana a essere inclusa nell’indice Savills, al 13° posto, l’italiana Palermo (22°) e Città del Capo (17°).
La capitale siciliana, ricca di storia e cultura, offre infatti il mercato degli affitti di lusso più conveniente in Italia, con canoni fino al 70% inferiori rispetto a Firenze. Mentre Città del Capo beneficerà del programma di Digital Nomad Visa, introdotto dal Sudafrica nel maggio 2024.

Addio al mercato tutelato dell’energia elettrica, ma 1 italiano su 4 non lo sa

Con la scadenza del mercato tutelato dell’energia elettrica, emerge una situazione di disinformazione tra gli italiani. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it e condotta da mUp Research e Bilendi, un quarto dei consumatori, ovvero circa 11 milioni di persone, non è consapevole della fine del regime di maggior tutela.

C’è informazione sul cambiamento?

I risultati dell’indagine mostrano che ben 4,5 milioni di italiani non sanno nemmeno se il loro contratto energetico rientri nel regime tutelato o nel mercato libero. I meno informati sono gli under 34, con una percentuale di disinformazione che supera il 36%, e i residenti del Centro Italia, con il 33%.

Curiosamente, i residenti nei centri di medie dimensioni (comuni tra 30mila e 100mila abitanti) sono meno consapevoli di questa scadenza (29%) rispetto a quelli delle grandi città (26%). I più informati sono i cittadini dei piccoli comuni, dove solo il 23% dichiara di non essere a conoscenza della fine del regime tutelato.

Le intenzioni degli italiani

Molti italiani hanno già fatto il passaggio al mercato libero, ma quasi 3 milioni di persone ancora nel mercato tutelato, pur essendo consapevoli della scadenza, non hanno deciso come comportarsi. La fascia di età più confusa è quella dei 55-64enni, con il 16% incerto rispetto alla media nazionale del 10%.

Le scelte per il futuro 

Guardando al futuro, tra chi è ancora nel mercato tutelato, il 23% ha intenzione di passare al mercato libero, mentre poco più della metà preferisce rimanere nel regime di maggior tutela per entrare automaticamente nel nuovo sistema di tutele graduali. Questo regime temporaneo, della durata di poco meno di tre anni, offrirà una tariffa indicizzata legata al prezzo delle materie prime e uno sconto di circa 100 euro rispetto all’attuale prezzo del mercato tutelato.

Ci sono anche oltre 2 milioni di italiani che hanno dichiarato di voler tornare al mercato tutelato prima della sua fine per usufruire delle tariffe del servizio a tutele graduali.

Cosa accadrà ai clienti non vulnerabili

Dopo il 30 giugno, i clienti vulnerabili (over 75, percettori di bonus elettrico o 104, utenti di apparecchiature medicali salvavita, residenti in zone colpite da calamità o in isole minori non interconnesse) continueranno a rimanere nel regime di tutela. Tutti gli altri saranno assegnati automaticamente a un nuovo fornitore in base alle aste tenutesi a gennaio, entrando nel nuovo sistema di tutele graduali.

Salute, gli italiani vorrebbero lo “psicologo di base”

Per quasi un italiano su due (48%), la salute rappresenta un equilibrio complesso da raggiungere, che coinvolge non solo il corpo ma anche la mente. Oggi, più della metà della popolazione (52%) si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute, sia fisico che psicologico, mostrando una grande attenzione alla prevenzione.

Questo è il quadro emerso dalla IV edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030” realizzato da Groupama Assicurazioni, in collaborazione con l’istituto di ricerca BVA Doxa.

La prevenzione è quasi un’abitudine

Secondo il report, il 66% del campione intervistato effettua periodicamente analisi del sangue e delle urine, il 47% segue percorsi di screening, e il 44% pratica regolarmente attività fisica.

Però, solo il 16% degli intervistati considera il medico di base come l’unico punto di riferimento per la salute, mentre il 36% lo vede come una figura centrale ma non esclusiva. Quasi 9 italiani su 10 (88%) hanno infatti consultato medici specialistici negli ultimi anni, come fisioterapisti, osteopati, nutrizionisti e psicologi.

Il SSN mantiene consensi

Nonostante la fiducia nel sistema sanitario nazionale, emergono carenze in alcuni servizi ritenuti essenziali: il 60% degli italiani chiede maggiore accesso alle prestazioni sanitarie digitali, il 38% desidera migliori servizi di assistenza nelle scuole, e il 35% vorrebbe la disponibilità di uno psicologo di base.

Il ruolo delle assicurazioni

Guardando al futuro, oltre 4 italiani su 10 (42%) temono di vedere peggiorare le proprie condizioni fisiche senza poter ricorrere alle cure necessarie. Questo timore influenza il 59% degli intervistati, che hanno già sottoscritto o pensano di sottoscrivere un’assicurazione sanitaria.

Per molti, avere un’assicurazione sanitaria è così importante che sarebbero disposti a rinunciare a cene fuori o vacanze pur di averne una.

Il futuro della salute

Secondo l’indagine, il 64% degli italiani ritiene che adottare un sistema alimentare più sano sia fondamentale per mantenere un buono stato di salute, e il 63% riconosce l’importanza dell’attività fisica regolare.

Tuttavia, persistono paure come il peggioramento delle condizioni fisiche senza poter accedere alle cure necessarie (42%), l’impossibilità di prenotare visite ed esami in tempi corretti (40%) e le difficoltà economiche nel fronteggiare le spese sanitarie (35%).

Nuove figure professionali

Gli italiani prevedono che nel prossimo decennio figure come lo psicologo, il nutrizionista e il fisioterapista/osteopata assumeranno un ruolo sempre più importante. In particolare, si immaginano il tele-chirurgo, un medico capace di eseguire operazioni a distanza, e il personal wellness trainer, un professionista che sviluppa programmi di allenamento e coaching personalizzati.

Conclusione

“L’indagine conferma come negli ultimi anni si sia verificata un’evoluzione del concetto di salute, in direzione di un equilibrio tra mente e corpo”, afferma Pierre Cordier, amministratore delegato di Groupama Assicurazioni. Oggi, il benessere psicologico è considerato essenziale quanto la salute fisica, portando alla valorizzazione di nuove figure professionali. Groupama risponde a questi bisogni emergenti con soluzioni assicurative personalizzate, come “Groupama Benessere InSalute”, che integra servizi di supporto psicologico e telemedicina.

L’Europa va al voto: perchè è allarme declassamento sociale?

Sono 359 milioni gli elettori che a giugno 2024 andranno al voto per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma quale Europa, e che Italia, si recherà alle urne?
Nel corso degli ultimi anni l’Unione europea ha conosciuto un progressivo ridimensionamento del proprio peso demografico ed economico (quindi politico) sul piano internazionale.

Se quindici anni fa all’Unione a 27 Stati era riferibile una quota del Pil del mondo pari al 17,7% del totale, oggi la percentuale si è ridotta al 14,5%, a vantaggio soprattutto dei Paesi asiatici. Secondo il report ‘Lo stato dell’Unione. Geografia sociale dell’Europa al voto’ del Censis, oggi un terzo dei cittadini europei si sente minacciato dal declassamento sociale.

Oggi peggio di ieri

Con la crisi del 2008 è cominciato il lungo ciclo del declassamento storico e sociale europeo. Molti cittadini si sono persi nelle pieghe della deindustrializzazione di tanti territori, di cui 4 su 10 sono italiani (39,1%). Sono poi 75 le regioni e le province dei Paesi in cui si è verificata una variazione negativa del reddito disponibile netto pro-capite, e 151 milioni di cittadini (34% della popolazione europea, 121 milioni di elettori) hanno subito una flessione del tenore di vita familiare.

I dati più preoccupanti riguardano l’Attica in Grecia (-35,6% reddito pro-capite vs 2007), ma questo avviene anche in alcune regioni italiane (Lazio,-16,0%, Umbria -14,7%, Provincia autonoma di Trento -14,6%) Toscana -14,6%). 

Persistenti disuguaglianze interne agli Stati

In quindici anni si sono accentuate forti disomogeneità sociali nei diversi contesti territoriali all’interno dei singoli Stati, che possono minare la coesione delle comunità nazionali. Ad esempio, in Irlanda si osserva l’oscillazione vertiginosa tra i 36.556 euro di Pil pro-capite del Northern and Western (-55,4% vs media nazionale) e i 99.750 euro del Southern (+21,8%).
La regione irlandese con il Pil pro-capite più alto dell’Unione registra un valore pari a 7 volte quello della regione bulgara con il valore più basso della Ue.

In Italia si oscilla dal valore minimo del Pil pro-capite della Calabria (-40,9% vs dato medio nazionale) al valore massimo di Bolzano (+65,4%), e sono 6 le regioni italiane in cui ancora si misura un Pil pro-capite, a parità di potere d’acquisto, inferiore alla soglia del 75% del valore medio europeo (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Molise).

Allarme astensionismo

Il tasso di astensionismo alle ultime elezioni europee del 2019 si è attestato al 49,3% nella media dell’Unione. (Italia 45,5%).
In Italia la tendenza all’astensionismo elettorale, intensa e prolungata nel tempo, mostra dati più allarmanti alle votazioni europee (45,5% astenuti nel 2019) rispetto alle elezioni politiche (36,1% astenuti nel 2022). D’altronde, oggi solo il 49% degli italiani ha fiducia nel Parlamento europeo, il 46% nella Commissione europea.

Il declassamento storico e sociale che ha investito l’Europa a partire dal 2008 si manifesta nel malessere dei perdenti e nella percezione di aver perso posizioni sul terreno del proprio benessere. E può insidiare gli stessi meccanismi di funzionamento delle democrazie liberali.

Acqua: in Italia a rischio le risorse idriche, -18% nel 2023

La disponibilità di acqua in Italia nel 2023 si è ridotta del 18% rispetto alla media annua calcolata a partire dal 1951.
Si tratta dei dati registrati da Ispra, che segnalano una tendenza negativa in atto da diversi anni.

Nonostante ciò, rispetto al 2022, Ispra segnala una ripresa nella disponibilità di risorse idriche. Infatti, se nel 2023 la disponibilità di acqua stimata è stata pari a 112,4 miliardi di metri cubi, l’anno precedente aveva raggiunto un livello molto più contenuto, pari a 67 miliardi di metri cubi, il minimo storico dal 1951, anno in cui sono iniziate le rilevazioni. Un livello che inoltre corrisponde a circa la metà della disponibilità annua media del periodo 1951-2023.

Deficit di precipitazioni, temperature elevate

La riduzione registrata l’anno scorso è principalmente dovuta al deficit di precipitazioni, registrato soprattutto nei mesi di febbraio, marzo, settembre e dicembre, oltre a un aumento dei volumi idrici di evaporazione diretta dagli specchi d’acqua e dal terreno, frutto delle elevate temperature registrate in più occasioni nel corso dell’anno passato.

Al contrario, hanno reso meno evidente il calo dell’acqua disponibile le copiose precipitazioni avvenute a maggio, che hanno portato il livello a 49 miliardi di metri cubi d’acqua complessivi, contro una media del mese di circa 23 miliardi di metri cubi. Quantitativi di pioggia più che doppi rispetto alla media mensile, che però hanno causato danni in diverse regioni, basti ricordare l’alluvione in Emilia-Romagna.

Tra siccità e alluvioni

Una delle tendenze del periodo 1951-2023 è l’aumento delle fasi di siccità estrema e prolungata, oltre alla maggiore percentuale di territorio soggetto a tale condizione.
Con riferimento al 2023 la siccità ha caratterizzato soprattutto i primi 4 mesi in quasi tutto il Paese, per altro proseguendo la lunga fase siccitosa che ha caratterizzato buona parte del 2022.

Nel proseguimento dell’anno scorso le cose sono migliorate in diverse aree, ma con alcune eccezioni. Attualmente, le condizioni di severità idrica riguardano in maniera elevata la Sicilia, con un livello di media gravità la Sardegna, di bassa intensità l’Appennino Centrale e Meridionale, mentre si registra uno stato di normalità per i distretti del Po, delle Alpi e dell’Appennino Settentrionale. 

Lo stato di fiumi e laghi

Nella valutazione della disponibilità idrica è fondamentale l’analisi dei corpi idrici superficiali, come laghi e fiumi, e dei corpi idrici sotterranei.

Nel complesso le rilevazioni effettuate da Ispra nell’ambito del Piano di Gestione delle Acque del 2023 evidenziano come su un campione pari al 70% del totale dei corpi idrici superficiali e sotterranei, il 14% delle acque superficiali risulta in miglioramento dal punto di vista ecologico, il 60% non subisce alcun deterioramento, il 16% invece peggiora il suo stato ecologico. La previsione per il 2027 vede però in miglioramento le condizioni del 63,5% dei corpi idrici attualmente considerati in stato non buono.