Fonti rinnovabili e Cer: italiani interessati all’autoproduzione energetica

Nonostante l’Italia sia al centro di importanti iniziative per la transizione verde, tra i cittadini emerge un senso di insoddisfazione diffusa. Due italiani su 3 ritengono che si stia facendo troppo poco per agevolare la diffusione delle energie rinnovabili. Una distanza che, se colmata, potrebbe liberare un enorme potenziale di innovazione sociale, economica e ambientale.

Di fatto, tra gli italiani è molto diffuso il desiderio di produrre energia pulita in autonomia (58%), e cresce il consenso (87%) verso le comunità energetiche (Cer), le iniziative di condivisione dell’energia pulita tra cittadini.
Tuttavia, l’accesso a tecnologie come il fotovoltaico e alle Cer è ostacolato da barriere percepite come ancora troppo alte. Prima fra tutte, il costo iniziale e la complessità burocratica. Emerge dallo studio condotto da Imc Holding.

Diventare prosumer: consumatori e produttori di energia

Solo il 18% degli intervistati si definisce ‘molto informato’ (il 42% ‘abbastanza’), e il restante 40% ammette di avere poche (30%) o nessuna (10%) informazioni in materia.
Analogamente, le comunità energetiche rinnovabili sono note solo al 25% del campione. Il 50% ne ha sentito parlare e il 25% non le conosce affatto.

Eppure, la voglia di attivarsi in prima persona rimane alta. Il 58% degli italiani dichiara di voler autoprodurre energia rinnovabile (ad esempio, installando pannelli solari in casa), mentre un ulteriore 30% è interessato ma desidera più informazioni.
Solo il 12% non è attratto dall’autoproduzione. 
In sostanza, la maggioranza vorrebbe diventare prosumer, consumatori-produttori di energia, sia per ridurre la bolletta sia per contribuire alla tutela ambientale.

Obiettivo: risparmio, sostenibilità, indipendenza

Risparmio economico (72%), sostenibilità ambientale (61%), maggiore indipendenza energetica (35%) sono considerati i principali benefici delle rinnovabili. Tali aspettative positive alimentano l’entusiasmo verso soluzioni come il fotovoltaico domestico e le comunità energetiche.
Di contro, emergono fattori che ne frenano l’adozione su larga scala. Gli ostacoli principali percepiti sono i costi iniziali elevati (64%), la burocrazia delle procedure (46%) e la carenza di informazioni (32%).

Molti cittadini menzionano proprio ‘costi’, ‘burocrazia’, ‘poca chiarezza’, ‘incentivi poco chiari’ e ‘tempi lunghi’ tra i timori concreti.
In altre parole, anche se esistono incentivi pubblici, vengono spesso percepiti come poco accessibili o comprensibili a causa di iter complessi.

Prevale la percezione di essere in ritardo

L’83% degli italiani ritiene che la spesa energetica incida molto (39%) o abbastanza (44%) sul bilancio familiare. Solo il 15% la giudica poco gravosa e appena il 2% per niente. Questo onere rafforza l’urgenza di soluzioni come l’autoproduzione e la condivisione dell’energia.
Il 41% aderirebbe senza esitazione a una comunità energetica nella propria zona, e un altro 46% lo farebbe se avesse più informazioni. 
Solo il 13% rimane scettico o non interessato.

Nonostante l’entusiasmo ‘dal basso’, prevale però la percezione che il Paese sia in ritardo. Il 65% ritiene che l’Italia non stia facendo abbastanza per promuovere le rinnovabili, contro il 23% convinto del contrario.
Molti cittadini giudicano quindi l’impegno nazionale ancora insufficiente rispetto alle aspettative.