Più spiati durante il lockdown, +50% di stalkerware e spyware

Durante e dopo il lockdown, rispetto ai mesi di gennaio e febbraio 2020, è aumentato del 51% l’uso di stalkerware e spyware, ma anche la diffusione di app relative al Covid-19 progettate allo scopo di spiare gli utenti e raccogliere informazioni. A lanciare l’allarme sono i ricercatori spyware e stalkerware della società di sicurezza Avast, che hanno raccolto i dati riferiti al periodo compreso tra marzo e giugno 2020 confrontandoli con quelli dei due mesi precedenti.

Una categoria di malware domestico dalle implicazioni inquietanti e pericolose

Gli spyware sono software malevoli che consentono di tracciare la posizione di qualcuno, accedere a foto e video personali, intercettare e-mail, messaggi e comunicazioni di app come WhatsApp e Facebook, ma anche intercettare telefonate, ed effettuare registrazioni nascoste di conversazioni su Internet. Ovviamente, all’oscuro dell’utente spiato e senza il suo consenso. Oltre allo spywere, è in aumento anche l’utilizzo di stalkeware. “Una categoria di malware domestico in grande crescita, che ha implicazioni inquietanti e pericolose – spiega Jaya Baloo di Avast -. Mentre gli spyware e gli infostealer cercano di rubare dati personali, lo stalkerware è diverso perché ruba la libertà fisica e online della vittima”.

“Un contesto in cui il numero di casi di violenza domestica è aumentato costantemente”

Lo stalkerware “Solitamente viene installato segretamente sui telefoni cellulari da coniugi, ex-partner, cosiddetti amici e persino genitori preoccupati”, continua Jaya Baloo. Si tratta di un software che traccia la posizione fisica della vittima, monitora i siti visitati su Internet, i messaggi di testo e le telefonate, minando la libertà fisica e online di una persona. Questo, sottolinea ancora Jaya Baloo, avviene “In un contesto in cui in tutto il mondo il numero di casi di violenza domestica è aumentato costantemente durante il lockdown. e ciò rispecchia anche quello che è successo nel mondo digitale”.

Proteggere il telefono da qualsiasi accesso fisico non autorizzato

Oltre all’intera gamma di spy e stalkerware, riporta Ansa, Avast ha individuato anche una serie di app relative al Covid-19 progettate anch’esse per spiare gli utenti. Si tratta di app che hanno raccolto più informazioni di quelle necessarie per funzionare. Per difendersi da intrusioni malevole nei propri dispositivi gli esperti di Avast consigliano di proteggere il telefono da qualsiasi accesso fisico non autorizzato. Gli smartphone vengono spesso lasciati non protetti, senza blocco dello schermo tramite impronte digitali o codici pin, il che rende semplice installare segretamente lo stalkerware senza essere notati. L’installazione di un’app stalkerware su un dispositivo può richiedere infatti meno di un minuto. Un buon antivirus mobile inoltre tratterà lo stalkerware e darà la possibilità di rimuoverlo.

Si alza la soglia dell’anzianità

Se negli anni ’60 si diventava anziani al 65° compleanno e nel 1980 un uomo era anziano a 66 anni e una donna a 70, nel 2000 l’anzianità arrivava a 70 anni per gli uomini e 74 per le donne. E oggi? A 65 anni ci si sente e si è considerati ancora nel pieno del benessere psico-fisico. L’età anagrafica quindi non è più indicativa della terza età. Il merito è soprattutto dell’aspettativa di vita, che si è allungata, per cui oggi un uomo è anziano da 73 anni e una donna da 76. E stando alle previsioni, nel 2060 si potrebbe arrivare rispettivamente a 76 per gli uomini e a 79 per le donne. L’analisi è contenuta nel Rapporto annuale dell’Istat, che nel capitolo dedicato alle condizioni di vita degli anziani rileva anche come non valga più nemmeno lo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza, considerate un peso per la società e le famiglie.

Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita

La qualità della vita, ovviamente, è correlata alle condizioni di salute. “Quasi il 50% degli ultraottantenni vive un’ottima qualità della vita – scrive l’Istat – dimostrando di essere molto attivo, di avere una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta, a volte anche intensa”.

Nelle aree metropolitane vive “circa l’11,9% degli ultraottantenni, che hanno un livello di istruzione mediamente più elevato associato a una più intensa partecipazione sociale. L’88,5% prende parte ad attività culturali, il 93,9% si interessa di politica, oltre il 70% si dedica alla lettura ed è molto più attivo della media rispetto all’utilizzo di internet.

Gli anziani non sono gli stessi di una volta

Circa il 33% di questa fascia della terza età (cioè 2 milioni e 137 mila), gode inoltre di buona salute, risiede soprattutto nel Nord e dichiara risorse economiche ottime o adeguate. Quindi “esprime elevati livelli di soddisfazione per la vita nel complesso, frequenta gli amici assiduamente, ha una rete anche di parenti e e conoscenti su cui può contare in caso di bisogno”. In sostanza, sintetizza l’Istat, “gli anziani non sono gli stessi di una volta” e queste considerazioni offrono l’opportunità di valutarne meglio l’impatto progressivo dal punto di vista sociale ed economico.

Il 27% è in condizioni svantaggiate, soprattutto donne che vivono al Sud

Ma se in base all’aspettativa di vita l’Istat certifica che a 65 anni si è ancora giovani e a 80 sono in tanti a godere di un’ottima salute, c’è però anche una quota di anziani, pari al 27%, che si trova in condizioni svantaggiate. Si tratta di persone affette da una o più patologie croniche, con gravi limitazioni nelle funzioni e risorse economiche quasi sempre scarse o insufficienti. Sono coloro che vivono in piccoli centri, spesso in forte isolamento sociale, senza una rete di amici o di conoscenti su cui contare. Sono in prevalenza donne, vedove, che vivono nel Mezzogiorno.

Fase 2, ancora in crescita il mercato Tech in Italia

Dall’inizio della Fase 2 in Italia il mercato della tecnologia di consumo prosegue nella crescita, tanto che l’ultima settimana di maggio segna un +35,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Trend positivi per tutti i prodotti più importanti, compresi TV e smartphone, che registrano entrambi +25%.

Secondo le rilevazioni effettuate da GfK sul Retail Panel Weekly, con un giro d’affari di oltre 200 milioni di euro la settimana dal 22 al 31 maggio è stata quella con il fatturato più alto da inizio anno. In questo periodo il mercato ha recuperato almeno in parte le perdite registrate durante le otto settimane di lockdown, pur non avendo ancora invertito il trend relativo al 2020.

La ripresa delle vendite riguarda tutti i canali

Se dall’inizio dell’anno il perimetro Retail Panel Weekly registra un -2,5% a totale, le quattro settimane successive all’inizio della Fase 2, da lunedì 4 maggio a domenica 31 maggio, hanno fatto registrare crescite a doppia cifra, per un complessivo +25% rispetto allo stesso periodo del 2019. La ripresa delle vendite riguarda tutti i canali. In particolare, nell’ultima settimana di maggio il canale online ha registrato una crescita del +86% a valore, e nei punti vendita tradizionali il risultato è pari a +26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Smartphone e TV +25%

A livello territoriale, la settimana dal 25 al 31 maggio 2020 è stata positiva per le vendite nei punti vendita fisici in tutte le macro regioni italiane. La Lombardia ha registrato un +33% a valore rispetto allo scorso anno, tornando a essere la regione più importante. Un altro segnale molto positivo è dato dalla crescita decisa di tutti i prodotti Tech più importanti per fatturato. Tornano a salire le vendite di smartphone (+25%), di gran lunga il comparto più importante della tecnologia di consumo, che aveva sofferto durante il periodo di lockdown. In crescita anche le TV, che crescono sempre del +25%.

Performance positive per IT, Office e grande e piccolo elettrodomestico

Per effetto delle nuove abitudini di home working e didattica a distanza continua poi anche il trend positivo del comparto IT e Office. I pc portatili crescono  del +105%, i tablet del +46%, e le stampanti multifunzione del +78,5%. Positivi anche i principali prodotti del segmento Grande Elettrodomestico, con una crescita del +12% per le lavatrici e del +57% per i frigoriferi. Rispetto alla stessa settimana del 2019 si registrano performance positive anche per il Piccolo Elettrodomestico. Qui, le macchine da caffè registrano un +33%, mentre gli aspirapolvere incrementano le vendite del +64% a valore. Complice anche l’avvicinarsi della bella stagione, torna anche a salire il settore dell’aria condizionata (+28%), e si conferma una categoria molto richiesta quella dell’Air Treatment (+130%), che aveva fatto segnare risultati molto positivi anche durante il lockdown.

La Lombardia è la Regione con più siti dedicati al Covid-19

Dal mese di febbraio i nuovi siti web registrati con dominio italiano legati alla pandemia e ai suoi effetti sono 3.922, e la Lombardia e la provincia di Milano sono i luoghi dove il “contagio” in rete è più diffuso. Tuttavia, non vi è correlazione tra il numero di registrazioni e i casi di infezione. Lo rivela un’analisi del Registro dominio.it, l’anagrafe dei domini con suffisso “.it”, con sede operativa presso l’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iit) di Pisa. L’osservatorio, ideato dall’Unità sistemi e sviluppo tecnologico del portale, specifica che il numero è in crescita e sarà monitorato.

Da mascherine ad antivirus i termini più usati nei nuovi domini

L’analisi ha monitorato attraverso i nomi e la distribuzione geografica i nuovi domini “pandemici”, e secondo il Registro .it, la Lombardia è al primo posto in Italia come regione, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, mentre Milano è al primo posto come provincia. All’ultimo posto di questa graduatoria si trova invece la Valle d’Aosta. La top ten dei termini più usati in questi domini è coronavirus, covid19, covid, mascherine, mask, virus, mascherina, Italia, free, antivirus.

Non c’è correlazione tra il numero delle registrazioni e i casi di Coronavirus

Di fatto, “la correlazione tra il numero delle registrazioni sul tema e i casi di Coronavirus registrati localmente risulta debole – spiega il responsabile del registro e direttore dell’istituto di informatica e telematica, Marco Conti – le regioni che contano più registrazioni sul Covid sono quelle che registrano normalmente più domini .it”.

L’analisi di Registro .it, riporta Ansa, evidenzia che nella maggioranza dei casi questi nomi sono stati registrati da persone fisiche italiane e straniere, oltre a società o imprese individuali e liberi professionisti. Molto bassa, invece, risulta la percentuale di domini assegnati a enti no-profit

Dietro ad alcuni portali si potrebbe celare l’attività dei cyber criminali

Per lo più, spiega Registro .it, si tratta di siti di news, informazioni sanitarie oppure legati alle vendite online. Ma non è tutto oro quel che luccica. “Non è da escludere – aggiunge Marco Conti – che dietro ad alcuni di questi nuovi domini si celino registrazioni speculative e malevoli: anche a livello internazionale è stato appurato che dietro ad alcuni nuovi domini legati alla pandemia si possano celare spammer o cyber criminali”.

Per monitorare eventuali attività illecite svolte tramite i nuovi domini Registro .it sta collaborando con le istituzioni e le autorità competenti impegnate nel contrasto al crimine informatico.

Nel 2019 l’Iot sale a 6,2 miliardi di euro

L’Internet of Things italiano vola, e nel 2019 raggiunge un valore di 6,2 miliardi di euro, crescendo di 1,2 miliardi (+24%) rispetto al 2018. Trainato dalle applicazioni più consolidate, che sfruttano la tradizionale connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) e da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%), il mercato Iot nostrano è spinto anche dalla componente dei servizi abilitati dagli oggetti connessi, che registra +28% e raggiunge un valore di 2,3 miliardi di euro. Si tratta dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata all’evento online Internet of Things: l’innovazione parte da qui.

“Un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato”

“L’Internet of Things in Italia continua a crescere a ritmi sostenuti in tutti i segmenti di mercato, con incrementi particolarmente significativi nelle soluzioni per la casa intelligente, l’Industria 4.0 e la Smart City – afferma Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. La crescita è trainata dalle nuove tecnologie di comunicazione e dai servizi abilitati dagli oggetti connessi, segno di un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato. Al tempo stesso – continua Salvadori – prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla PA”.

Il 5G per il Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT

Nel corso del 2019, riporta Askanews, sono stati fatti importanti passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale. I Paesi in prima fila sono Stati Uniti, Corea del Sud e Cina, a livello internazionale, Svizzera, Regno Unito e Austria, in Europa, mentre in Italia sono coinvolti tutti gli operatori di rete, con 14 reti 5G già operative.

Ridurre i consumi energetici e supportare connessioni multiple in parallelo

Le reti LPWA che operano su banda non licenziata continuano a crescere, ampliando la loro copertura su scala globale e il numero di dispositivi certificati in tutti gli ambiti IoT (Smart Metering, Smart Building, Smart Logistics, asset tracking, Industrial IoT e Smart Agriculture). Nell’ambito dei protocolli a corto raggio, WiFi e Bluetooth continuano ad avvicinarsi al mondo IoT con il lancio di nuove versioni, che puntano a ridurre i consumi energetici e supportare connessioni multiple in parallelo.

“Rimane però ancora difficile individuare il livello di personalizzazione supportato da ogni piattaforma – spiega Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things – con uno spartiacque tra sviluppo ad hoc e configurazione non sempre così evidente”.

Il vademecum per risparmiare energia quando si lavora da casa

Quando si trascorrono molte ore in casa, come sta accedendo in questo momento di emergenza per il Coronavirus, si rischia di consumare più energia di quella necessaria o utilizzata normalmente. Soprattutto se si lavora in smart working. Ma bastano pochi accorgimenti per ridurre lo spreco sia in termini energetici sia per rispettare l’ambiente e il portafoglio, come accendere la luce solo quando è necessario, fare docce brevi, arieggiare casa solo per pochi minuti. Sono alcuni dei consigli di Italtherm, l’azienda italiana che produce impianti di riscaldamento e raffrescamento dell’ambiente domestico.

Luce accesa solo quando è necessario, e non lasciare il pc in standby

Il primo consiglio è sfruttare al massimo la luce naturale aprendo le tende, e accendere la luce solo quando è necessario. Quindi, non dimenticare la lampadina accesa quando si esce da una stanza. Se possibile, usare lampadine Led, che consumano fino al 50% in meno rispetto a quelle incandescenza.

Evitare poi di lasciare il computer in standby nonostante sia la soluzione più pratica. Se il pc rimane inutilizzato per un’ora o più è meglio spegnerlo, e staccare la spina per evitare di consumare inutilmente energia. Soprattutto, è bene eliminare gli screensaver, che oggi hanno solo una funzione decorativa, e consumano più elettricità di quella che il computer utilizzerebbe in totale standby.

Evitare inutili dispersioni di calore e fare docce brevi

Per impostare al massimo i criteri di risparmio energetico dei pc basta anche mettere in stop i dischi rigidi quando inutilizzati, spegnere lo schermo dopo alcuni minuti di inutilizzo, e regolare la luminosità dello schermo. Ma come evitare inutili dispersioni di calore, soprattutto quando l’impianto di riscaldamento è acceso? Semplice, basta arieggiare la casa solo per pochi minuti per stanza. E come consumare meno acqua? Innanzitutto, abituarsi a fare docce brevi. Questo, riduce i consumi due volte, perché permette di risparmiare acqua e al contempo consumare meno gas.

Utilizzare la domotica e riscaldare una stanza alla volta

Con il controllo remoto e il timer, consiglia Italtherm, è possibile gestire gli impianti domestici in modo da utilizzare al meglio l’energia, e solo quando è davvero necessario. Un esempio di sistema per la gestione da remoto degli impianti domestici è l’Italtherm NetApp, che consente all’utente di gestire dal proprio smartphone l’impianto di riscaldamento e la temperatura della casa e di controllare le impostazioni dell’acqua calda sanitaria. Ovviamente, si può decidere di tenere i termosifoni spenti nelle stanze che non si frequentano per gran parte del giorno, limitandosi ad alzare la temperatura nella stanza che viene utilizzata come sede dello smart working. In questo caso è importante tenere la porta chiusa, in modo da evitare inutili dispersioni di calore.

Green economy, una risorsa per imprese, ambiente e occupazione

“Incoraggiare l’economia verde è un investimento non una spesa e la green economy è il nuovo eldorado dell’occupazione”. Ne è convinto Massimo Stronati, il presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi. Secondo il quale, convertire i rifiuti in risorse per le imprese e l’ambiente si può. La plastica raccolta, ad esempio, può dare vita a oggetti green “che possono essere inseriti tra gli acquisti della Pa”, spiega il presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi. Se degli oltre 170 miliardi di spesa annuale per la plastica se ne destinassero 20 all’acquisto di prodotti nati da plastica riciclata si potrebbe generare nuova occupazione. “Che tra filiera diretta e indiretta continua Stronati – creerebbe lavoro per circa 80 mila persone in meno di tre anni”.

Spesa pubblica e public procurement devono essere volano di sviluppo e ricchezza

“La spesa pubblica e il public procurement – sottolinea a ancora Stronati – possono e devono essere sempre più volano di sviluppo e moltiplicatore di ricchezza ed evitare la tentazione di internalizzare i servizi”. Oltre alle cifre, conta soprattutto la qualità della spesa, riporta Askanews. “Incoraggiare gli acquisti green” dice Stronati “fa bene alle imprese, all’economia e all’ambiente, se pensiamo che nello scenario di riscaldamento globale le stime dei danni da disastri climatici nei paesi del G20 sono pari a oltre il 4% del loro Pil”.

Entro il 2023 quasi 500 mila nuovi posti di lavoro

L’economia verde è quella del futuro, ma già oggi il suo valore è pari al 2,4% del Pil. I dati raccolti nel focus di Censis e Confcooperative dal titolo Smart & green, l’economia che genera futuro, mostrano come “da oggi al 2023 ogni cinque nuovi posti di lavoro creati dalle imprese attive in Italia uno sarà generato da aziende eco-sostenibili – si legge nel focus – oltre il 50% in più di quelli del digitale”. L’occupazione in ambito eco-sostenibile, considerando le stime di crescita del Pil italiano elaborate dal Fmi, e delle previsioni del Sistema informativo excelsior coprirebbe una quota del 18,9% del totale fino al 2023. In termini assoluti, il volume di lavoro con un profilo di competenze green sarebbe pari a 481 mila unità, poco meno di 100 mila all’anno, riferisce Ansa.
L’economia pulita orienta la crescita economica a livello globale
La transizione verso un’economia pulita “sta determinando una modifica strutturale all’interno dell’occupazione nei Paesi avanzati e in quelli emergenti – continua il rapporto di Censis e Confcooperative -. Il bisogno di competenze green e l’adozione di tecnologie nuove nel campo della sostenibilità stanno accompagnando la generale riconversione dei modi di produrre e l’orientamento della crescita economica a livello globale”.
Nel 2017 la stima economica degli effetti del cambiamento climatico ha raggiunto 290 miliardi di euro. “Evitare tali costi – commenta Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – potrebbe incrementare, entro il 2050% il Pil dei Paesi G20 del 4,7% netto”.

L’Intelligenza artificiale al servizio dell’ambiente marino

Utilizzare l’intelligenza artificiale per scovare le microplastiche presenti in mare. Da oggi è possibile, grazie a uno studio del Cnr svolto nell’ambito del progetto interdisciplinare Pon -Sistemi di rilevamento dell’inquinamento marino da plastiche e successivo recupero-riciclo (Sirimap). Un progetto che ha fra i suoi obiettivi anche lo sviluppo di tecniche automatiche di monitoraggio delle plastiche in ambiente marino.

“L’inquinamento dei mari dovuto alla plastica è una delle maggiori emergenze ambientali che ci troviamo ad affrontare – spiegano Vittorio Bianco e Pasquale Memmolo del Cnr-Isasi -. Quando questi inquinanti scendono fino a dimensioni microscopiche, il problema è ancora più allarmante”.

Un sensore olografico rileva le microplastiche distinguendole dal microplancton

In pratica, un sensore olografico e un metodo innovativo di intelligenza artificiale consentono di rilevare automaticamente la presenza di microplastiche in campioni marini distinguendole dal microplancton, riporta Ansa.

La ricerca, pubblicata su Advanced Intelligent Systems (Wiley), ha coinvolto due gruppi dell’Istituto di Scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isasi), ovvero il gruppo di Olografia digitale di Pozzuoli, coordinato da Pietro Ferraro, in collaborazione con il gruppo di Intelligenza artificiale di Lecce.

Riconoscere decine di migliaia di oggetti con accuratezza superiore al 99%

“Le microplastiche possono essere ingerite della fauna marina destinata al consumo, entrando nella catena alimentare e causando effetti negativi sulla salute anche umana – commentano  Bianco e Memmolo -. Dimensioni ridotte degli inquinanti e vasta eterogeneità dei campioni marini, finora, hanno impedito di effettuare uno screening automatico e accurato mirato a conoscere l’abbondanza delle microplastiche”.

Il metodo proposto dai ricercatori, invece, utilizza le informazioni fornite da “un microscopio olografico a contrasto di fase, per estrarre da ciascun elemento analizzato un’ampia e inedita gamma di parametri altamente distintivi per questa classe di inquinanti – aggiungono i ricercatori -. Tali parametri hanno consentito di addestrare un’architettura di intelligenza artificiale a distinguere le microplastiche da microalghe di dimensione e forma in apparenza similari”.

Microscopi portatili per analisi in situ della qualità delle acque

“L’unione di olografia digitale e intelligenza artificiale “ci ha consentito di riconoscere decine di migliaia di oggetti appartenenti a diverse classi con accuratezza superiore al 99%”, aggiunge Pierluigi Carcagnì, ricercatore Isasi-Cnr – . Il nuovo metodo di olografia digitale  fornisce un riconoscimento oggettivo di un numero statisticamente rilevante di campioni – prosegue Carcagnì – fino a centinaia di migliaia di oggetti l’ora, con microscopi realizzabili in configurazioni portatili per analisi in situ della qualità delle acque”.

Le parole più googlate nel 2019, Nadia Toffa e Notre Dame

Google, come ogni anno, condivide i trend più interessanti dei 12 mesi passati, le ricerche e le domande rivolte dagli italiani, dividendole in liste e categorie. Un Anno di Ricerche su Google ripercorre quindi il 2019 del motore di ricerca, attraverso le parole emergenti, i personaggi, i perché, le mete di vacanza, le ricette, i biglietti degli eventi, ma anche le ricerche relative a fai da te, come fare, e cosa significa. E le parole emergenti dell’anno per gli utenti italiani di Google sono Nadia Toffa e Notre Dame. La conduttrice del programma televisivo Le Iene, venuta a mancare lo scorso agosto, è anche in cima alla lista dei personaggi del 2019.

La conduttrice de Le Iene dal 2017 catalizza l’attenzione degli utenti

Se la domanda più digitata è “perché è caduto il governo”, ma anche “perché si chiamano sardine”, riferito al movimento che sta riempiendo le piazze italiane, nelle ricerche degli italiani al primo posto emerge per il terzo anno di seguito Nadia Toffa, tra i personaggi più popolari anche nell’analisi di Twitter. Dal 2017, anno in cui rese pubblica la sua malattia, la conduttrice de Le Iene catalizza infatti l’attenzione degli utenti.

Nella lista delle 10 parole emergenti di Google, al secondo posto c’è Notre Dame, la cattedrale di Parigi devastata da un incendio il 15 aprile 2019, seguita da Sanremo, le Elezioni Europee, l’attore Luke Perry, morto il 4 marzo scorso, e noto per aver recitato nella serie televisiva Beverly Hills 90210, riporta Ansa.

Tra i Personaggi emergenti anche Mia Martini e Patty Pravo

Dopo Luke Perry, tra le 10 parole parole più cercate c’è il Governo, seguito da Joker, il personaggio del film interpretato da Joquin Phoenix che ha vinto Il Leone d’Oro a Venezia, Mia Martini, Mahmood, che ha vinto il festival di Sanremo 2019 con il brano Soldi, e il personaggio dei fumetti Thanos. La lista dei Personaggi emergenti, dopo Nadia Toffa, vede invece Luke Perry al secondo posto, seguito da Mia Martini, Mahmood, Mauro Icardi, Cameron Boyce, Matthijs De Ligt, Achille Lauro, Emma Marrone e Patty Pravo.

Le ricerche più curiose e la classifica dei video più visti su YouTube

Tra le ricerche più curiose, segno dei tempi, come fare domanda per navigator (la nuova figura professionale prevista nel decreto del Reddito di Cittadinanza per aiutare i cittadini a trovare un lavoro), e cosa significa Macchu Picchu, mentre la meta di vacanze al top è Zanzibar, e la ricetta emergente è di nuovo la pastiera napoletana. Nei giorni scorsi Google ha reso noto anche la classifica dei video più visti su YouTube, e al primo posto c’è Carote di Nuela, segue la parodia di Soldi di Mahmood fatta da iPantellas e la prima puntata de Il Collegio dal titolo IO ragazzi arrivano al Collegio.

Arriva la pelle sintetica, non solo per la realtà virtuale

Un gruppo di ricercatori della Northwestern University, coordinato da John Rogers, ha realizzato la pelle sintetica. Grazie a una connessione wireless questo nuovo dispositivo indossabile trasmette vibrazioni meccaniche, e in futuro potrà essere utilizzata nella realtà virtuale per percepire le sensazioni tattili a distanza. Ma oltre che nei videogiochi e nei social media, potrà essere utilizzata anche per potenziare le protesi.

“È un risultato dalle prospettive molto interessanti ottenuto sotto la guida di uno dei principali scienziati e tecnologi al mondo sul tema dell’elettronica indossabile – commenta all’Ansa Calogero Oddo dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. Immagino questa tecnologia applicata per esempio ai cellulari del futuro che potrebbero essere ‘indossati’ sull’avambraccio, dando la possibilità, non solo di di parlarsi e vedersi, ma anche di stringersi la mano a distanza”.

Un foglio elettronico composto di un materiale plastico, morbido e leggero

Il dispositivo, descritto sulla rivista Nature, è un foglio elettronico fatto di un materiale plastico morbido e leggero che aderisce alla pelle e si conforma alla forma del corpo. Contiene una serie di componenti meccanici (attuatori) che convertono l’energia elettrica in vibrazioni, e che vengono alimentati in modalità wireless grazie a un’antenna. In questo modo, si evita l’uso di cavi o batterie interne, che hanno reso piuttosto ingombranti gli altri sistemi indossabili per la realtà virtuale ottenuti finora.

Un rivestimento per le protesi degli arti che permette di percepire le forme

“L’elemento molto innovativo della tecnologia – osserva ancora Calogero Oddo – è che è flessibile e adattabile all’arto che la indossa. Penso, ad esempio, a una persona che ha perso un braccio e che ha una protesi robotica: l’arto residuo può essere rivestito di questa pelle, in modo che quando la protesi robotica tocca un oggetto le invia gli impulsi, permettendo a chi la indossa, di percepire la forma dell’oggetto”.

Possibili applicazioni nei social media, nei videogiochi e nella robotica di soccorso

“Un’altra applicazione – aggiunge Oddo – potrebbe riguardare i social media: due persone collegate a distanza attraverso il pc, se munite di questi dispositivi, potrebbero percepire una carezza a distanza, toccando l’immagine dell’altro sullo schermo”.

Per non parlare delle applicazioni per i videogiochi, che potrebbero diventare più immersivi, permettendo di avvertire le sensazioni tattili dei personaggi. Ma della pelle sintetica potrebbe giovarne anche la robotica di soccorso, grazie alla pelle elettronica un operatore potrebbe percepire a distanza le sensazioni tattili di un robot che opera in una situazione di pericolo, orientando meglio i soccorsi.